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Progetti di bioarchitettura, tecnologie e materiali per l’architettura sostenibile, risparmio energetico, eco design e novità sulle energie rinnovabili.

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    regole-favelas-rio-a

    Manoe Ruhe, urbanista olandese, ha vissuto in una favela per circa sei mesi, presso il Barraco #55, studiandolo ed annotandone le principali caratteristiche. Un tetto rifinito con le tegole non è un tratto distintivo per famiglie ricche, piuttosto il segno che oltre non è possibile costruire; per questo molte abitazioni del Complexo do Alemão, una delle favelas di Rio de Janeiro, sono ricoperte di latta, per poter continuare ad elevarsi di generazione in


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    green-app-ambiente-a

    Le Green App possono aiutarci a
    commettere meno errori nei confronti dell'ambiente e a porre l'attenzione su aspetti ai quali non avremmo badato prima. Quando ci mettiamo in auto per raggiungere un luogo lo facciamo automaticamente senza badare a come e quanto un'azione quotidiana del genere possa arrecare danno alla natura. Ebbene ci sono App in grado di correggere il nostro comportamento, capaci di


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    homeostatic-facciata-a

    Lo studio Decker & Yeadon, con sede a New York, è specializzato in integrazioni di nuove tecnologie con i materiali, per far fronte a problemi contemporanei. In particolare, gli architetti hanno dimostrato come i nuovi materiali e le nanotecnologie possano offrire soluzioni innovative per l’architettura moderna. Un esempio fra tutti è l’Homeostatic Facade System, una doppia pelle in vetro per facciate di grandi edifici, capace di aprirsi e


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    isola-plastica-a

    Secondo il capitano Charles J. Moore, fondatore dell’Algalita Marine Research Institute
     e scopritore, nel 1997, dell’isola di rifiuti galleggianti conosciuta come Pacific Trash Vortex, le dimensioni di quest’ultima stanno aumentando a ritmo sostenuto. Ciò che gli oceanologhi chiamano gyres (vortici, in italiano) è un fenomeno naturale, causato dall’incontro di più correnti marine, le quali formano delle zone di relativa quiete, nelle quali i rifiuti rimangono intrappolati e


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    hub-creatic-alveare-a

    Il progetto dell’Hub Créatic a Nantes porta la firma del Tetrarc Agence d'Architecture: si tratta di
    un edificio dedicato alle piccole compagnie che sviluppano nuove applicazioni digitali. Dietro le sue vivaci pareti gialle, la costruzione ad alveare riunisce ben settanta piccole start-up, permettendo loro di avere una buona presenza in città, ed assicurando la localizzazione in uno spazio a canone ridotto in cui esse possono completare le proprie realizzazioni, e vivere


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    padiglione-legno-robot-l

    La Landesgartenschau Exibition hall 2014è un prototipo architettonico, ideato all’Università di Stoccarda, finanziato dall’Unione europea e dallo stato di Baden-Württemberg. Una novità del design computazionale e dei sistemi robotizzati di fabbricazione a controllo numerico di costruzioni in materiali rinnovabili, come in questo caso il legno. È il primo edificio al mondo con struttura portante interamente costituita da placche di


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    celle-solari-spray-a

    Per la prima volta, gli scienziati avrebbero trovato efficienti celle solari spray-on, ovvero
    “spruzzate” con una sorta di vernice spray e realizzabili a prezzi accessibili. Sebbene gli studiosi si siano cimentati in questa impresa anche in passato, ora sarà possibile impiegare questa tecnologia con costi contenuti, in modo da rivoluzionare completamente la realizzazione dei pannelli solari, attraverso l’uso di un nuovo materiale, chiamato perovskite, utilizzato per il


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    canapa-impianto-puglia-a

    È stata inaugurato il 30 agosto in Puglia il secondo impianto per la trasformazione della paglia di canapa. L’iniziativa organizzata dalla Sout Hemp Tecno e sostenuta da AssoCanapa di Carmagnola si è svolta a Crispiano (Taranto).
    L'impianto tarantino è il secondo in Italia, in termini di dimensione e produttività (il primo è quello di Carmagnola, attivo dal 2010 in Campania) e lavorerà inizialmente la canapa prodotta dai 250 ettari seminati non


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    scalinate-colorate-l

    Le alzate e pedate delle scalinate possono diventare tele perfette per ritratti dettagliatissimi o geometrici pattern. Tastiere dell’arte, inaspettate e bizzarre, cambiano gli scenari urbani e danno un tocco originale a scorci monotoni o a gradinate massive in cemento. Come altre opere nate dalla
    guerrilla art, le scalinate creative e colorate prevedono un punto di osservazione privilegiato: dal basso e da lontano è possibile ammirare interamente, gradino dopo


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    20-citta-bici-a

    Nella statistica svolta a livello mondiale per scoprire lo stato dell'arte su mobilità sostenibile e uso della bicicletta risulta che il nostro Paese non vanti nemmeno una città in classifica. La Copenhagenize ha promosso “The Copenhagenize Index 2013: bicycle friendly cities”: la statistica che promuove l'uso della bici come mezzo di trasporto pratico, salutare ed ecologico.
    Sfogliando la classifica e il relativo punteggio rinocosciute alle città non è


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    cemento-antismog-a

    Il cemento autopulente e mangiasmog, un’idea tutta italiana, arriva in finale nella categoria industria all’European Inventor Award, gli “Oscar” per l’innovazione, assegnati il 17 giugno a Berlino. Lo sviluppo del nuovo materiale nasce dalla volontà di rispondere all’esigenza dei progettisti di poter impiegare un prodotto capace di resistere nel tempo all’azione degli agenti inquinanti. Non si tratta di una semplice questione estetica, ma anche economica: le facciate


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    cibo-cucina-energia-a

    La cultura, il design, l’educazione e il comportamento di un popolo hanno un impatto importante nell’utilizzo delle risorse naturali e dell’energia. I nostri gesti quotidiani possono, infatti,
    contribuire al risparmio energetico e alla salvaguardia delle risorse naturali, basti pensare che l’energia domestica assorbe il 18% del fabbisogno annuale nazionale, ed è responsabile del 27% delle emissioni inquinanti. Con piccoli accorgimenti si può riuscire


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    La spiaggia di Dungeness,nella regione del Kent, è uno dei luoghi più suggestivi dell’Inghilterra. Coste frastagliate e paesaggio desertico, piccole capanne dei pescatori sparpagliate lungo le rive caratterizzano lo sfondo per la piccola casa per le vacanze progettata dall’architetto inglese Guy Hollaway, ispirata alle tradizionali costruzioni locali, ma con un’anima decisamente moderna ed ecosostenibile.

    IL MODERNO CHALET IN SVIZZERA CHE RICORDA LE COSTRUZIONI TRADIZIONALI

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    LO STATO DI FATTO

    Il progetto della casa vacanze si colloca in una zona fortemente vincolata, a causa delle peculiarità paesaggistiche che l’hanno resa Sito di Speciale Interesse Scientifico (SSSI), nonché Riserva Naturalistica Nazionale. Per queste ragioni la politica di pianificazione urbanistica locale impone che ciascun nuovo edificio debba sostituirne uno esistente, rispettandone forma, proporzioni e cubatura.

    La Shingle House dei Living Architecture e la Rubber House dell’architetto Simon Condor, che si trovano nella stessa area, presentano infatti gli stessi criteri architettonici nella composizione volumetrica.

    Oltre a questi due edifici, entrambi terranei, sul sito esiste una piccola ferrovia, due fari, che segnano il paesaggio notturno con le loro luci intermittenti, e il Prospect Cottage di Derek Jarman, artista che ha utilizzato i rottami metallici che si depositano lungo le rive per realizzare il suo particolare giardino. Unico elemento fuori scala è la Centrale Nucleare di Dungeness, che spezza lo sky-line piatto e omogeneo con la sua alta ed imponente struttura.

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    IL PROGETTO DELLA POBBLE HOUSE

    La Pobble House prende il suo nome da una antica parola del Kent, pebble, che indica i ciottoli caratteristici della zona. A causa delle restrizioni imposte sulla cubatura, la residenza si sviluppa interamente sul piano terra, configurandosi con andamento longitudinale in direzione nord-sud, con i vari ambienti che si sviluppano attorno a un lungo corridoio che attraversa tutta la casa. Gli esterni sono trattati utilizzando materiali che richiamino le costruzioni vicine, nonché i colori e le caratteristiche paesaggistiche locali.

    Il volume è suddiviso in tre zone, ciascuna con una differente finitura, studiata in relazione alla mutazione cromatica che i materiali impiegati assumeranno nel tempo, a causa degli agenti atmosferici: il larice, utilizzato per l’open-space che comprende la cucina, la sala da pranzo e il salone; una maglia in acciaio per la zona studio, marcata da finestre a nastro che inquadrano il paesaggio all’altezza delle sedute, e infine il cemento, utilizzato per la parte finale della residenza, a nord, dov’è collocata la zona notte.  

    La residenza nel deserto è stata progettata per ospitare comodamente due famiglie con tre bambini ciascuna. Realizzata con un budget ridottissimo (poco meno di  230 mila sterline), è stata progettata in modo da essere un edificio energeticamente autosufficiente, anche perché la zona non è fornita di condotte del gas, e al tempo stesso per essere robusta e di qualità, affinchè resista al clima piuttosto rigido.

    Per ridurre l’impatto ambientale sono state utilizzate fondazioni puntiformi che sollevano l’edificio dal terreno di circa mezzo metro. La piattaforma, a sud, diventa un’ampia terrazza, che rappresenta la proiezione naturale della zona giorno verso l’ambiente esterno. La zona living, all’ingresso, presenta infatti angoli totalmente smaterializzati, realizzati con grandi pareti vetrate, scorrevoli, che durante la stagione estiva possono essere aperte creando un’ ambiente senza soluzione di continuità col paesaggio selvaggio.

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    L’intera costruzione si comporta come un’enorme grondaia, poiché è interamente rivestita con uno strato di gomma impermeabilizzante, che permette all’acqua piovana di scivolare all’interno del rivestimento di finitura, finendo sotto la casa, sul terreno.

    Per sopperire alla mancanza di condotte del metano, l’impianto di riscaldamento a pavimentoè alimentato dall’energia elettrica generata dai pannelli fotovoltaici collocati sulla parte di tetto piano, che alimentano anche l’impianto di illuminazione di tutta la casa.

    Il risultato è una splendida casa dall’aspetto artigianale che si lega perfettamente con il patrimonio architettonico circostante e con il paesaggio, costituendo un intimo rifugio, al tempo stesso tecnologico, naturale e di elevata qualità.


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    La definizione di edificio sostenibile è stata introdotta per la prima volta nel 1970, quando il Club di Roma pubblica il rapporto sui “limiti dello sviluppo”, in seguito alla crescente preoccupazione circa il futuro dell’ambiente, la necessità incombente di ridurre il dispendio energetico e l’emissione di CO2. Ad oggi numerosi sono gli esempi nell’architettura di cosiddetti edifici sostenibili, modello d’esempio per i progetti di domani.

    Le 10 città più ecosostenibili del mondo

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    In copertina: One Angel Square, BuroHappold Engineering, Manchester, UK

    La top 10 degli esempi di ecosostenibilità

    1 - One Angel Square, Manchester, UK

    La sede principale della Co-operative Group, realizzata dalla BuroHappold Engineering, ospita circa 3000 residenze e ha ottenuto la certificazione massima BREEAM, grazie all’impianto di cogenerazione che permette di produrre energia meccanica, poi trasformata in elettrica, e calore, utilizzando come risorsa l’olio dei semi di colza prodotti in sede. L’energia in eccesso viene poi riutilizzata all’interno dell’edificio; ad integrarne l’efficienza, sono state installate luci LED ed impianti di raccolta dell’acqua piovana e riciclo dei rifiuti prodotti. 

    2 - Crystal, London, UK

    Oggi è The Crystal tra i più qualificati edifici londinesi, avendo ottenuto la massima certificazione LEED e BREEAM; i pannelli fotovoltaici producono energia pulita, mentre le luci LED e fluorescenti sono monitorate, a seconda della luce del giorno per ridurre l’uso di quella artificiale, sul tetto sono stati installati collettori di raccolta per l’acqua piovana, mentre a terra sono collocati gli impianti di trattamento degli scarichi e per il riciclo e riuso dei materiali in loco. 

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    3 - One Bryant Park, New York, U.S.

    Il primo edificio ad aver ottenuto il livello platino nella certificazione LEED, conferendo al grattacielo della Bank of America il titolo di edificio più verde. Il livello di CO2 viene costantemente monitorato, le toilettes non necessitano di acqua per lo scarico, le luci LED sono state posizionate in tutto l’edificio; in totale sono prodotti 4,6 MegaWatt di energia pulita.

    4 - Shanghai Tower, Shanghai, Cina

    Un grattacielo alto 632 metri, che illumina l’area circostante tramite le turbine eoliche poste sul tetto; la vera peculiarità è nel monitoraggio della luce naturale, filtrata attraverso una doppia pelle trasparente, con un risparmio di circa 556 mila dollari.

    5 - Pearl River Tower, Guangzhou, Cina

    Con i suoi 309 metri di altezza, questo grattacielo realizzato dallo studio SOM ha ottenuto diversi premi per la sostenibilità, grazie ai pannelli solari, i sistemi di illuminazione e le turbine eoliche, che consentono la produzione di energia all’interno dell’edificio stesso.

    6 - Sun-Moon Mansion, Dezhou, Cina

    Una delle più grandi strutture alimentate ad energia solare, per una superficie di 75.000 mq, che ospita uffici, hotel e sale conferenze, rivestita di vetri basso emissivi e un’area di 50.000mq di pannelli solari, utilizzati per lo più per produrre acqua calda.

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    7 - Vanke Center, Shenzhen, Cina

    Il grattacielo orizzontale di Steven Holl, nel cui interno vi sono hotel, uffici e sale conferenze, è costruito a prova di tsunami. I pannelli fotovoltaici sul tetto producono il 10% dell’energia utilizzata all’interno dell’edificio, mentre l’arredo, le porte ed i pavimenti sono interamente realizzati in bamboo.  

    caption:© Iwan Baan

    8 - Manitoba Hydro Place, Winnipeg, Canada

    Si tratta di un edificio passive, con sistemi di monitoraggio della ventilazione naturale; l’impianto geotermico è utilizzato per riscaldare, o raffreddare all’occorrenza, l’intero complesso. In aggiunta, il tetto giardino e gli infissi con triplo vetro, permettono un risparmio energetico di circa il 60%.

    9 - CIS Tower, Manchester, UK

    Costruito nel 1962, è uno degli edifici più alti nel Regno Unito; ad oggi sono stati spesi circa 8,4 milioni di dollari per la riqualificazione del grattacielo, costituendo la più grande facciata solare d’Europa. Oltre 7.000 celle fotovoltaiche per una produzione di 180 MegaWatt all’ora e 24 turbine eoliche sul tetto.

    10 - Bahrain World Trade Center, Manama, Bahrain

    Tre enormi turbine eoliche, con un diametro di 29 metri, sono state installate tra le due torri a vela, caratteristiche del complesso, per produrre energia pulita sufficiente a sostenere l’edificio.

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    Daan Roosegaardeè un artista olandese fondatore dello Studio Roosengaarde con una sede in Olanda e una in Cina. Ha partecipato a mostre internazionali ricevendo vari premi e riconoscimenti. Fa parte del New Dutch Digital Design, un gruppo di artisti che s’interessano alla realizzazione di opere d’arte sociali interattive e sostenibili, incentrate sull’interazione uomo-tecnologia-spazio ed utilizza la tecnologia come una matita, creando un rapporto fra emozione e tecnica che chiama "tecno-poesia". Di seguito sono illustrate 3 opere significative della sua creatività e capacità d’innovazione. 

    TECNOLOGIA, UOMO E ARCHITETTURA: IL 3D ARCHITECTURAL MAPPING

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    CRYSTAL

    Chiamato da Daan Roosengaarde il nuovo "lego da Marte",Crystal è un’installazione permanente ad Eindhoven. L'opera interattiva è una composizione di pietre geometriche LED wireless che si ricaricano tramite un piano magnetico sul pavimento dove vengono adagiate. Hanno la particolarità di assumere una luce colorata nel momento in cui vengono toccate. Oltre ad essere utili per un’illuminazione alternativa degli spazi offrono la possibilità di giocare: le si può spostare per comporre disegni, lettere, numeri, ecc. Chi entra in contatto con Crystal può condividere pubblicamente pensieri ed emozioni!

    {youtube}8gcn-yGlMpA{/youtube}

    Il desiderio di Daan è che i giovani studenti comprendano a fondo il funzionamento delle pietre e inventino nuove forme e colori, in modo tale che l’opera si evolva e continui a vivere nel tempo.

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    INTELLIGENT HIGHWAY

    La cosiddetta "autostrada intelligente" riceve il premio internazionale di design INDEX 2013, per la capacità di offrire un approccio interattivo, sicuro e sostenibile con la rete stradale, grazie ad una serie di nuove tecnologie:

    • Pittura fosforescente e dinamica: assorbe la luce durante il giorno e la rilascia di notte garantendo fino a 10 ore di luminosità: la segnaletica orizzontale risulta così visibile per tutto l’arco serale e notturno. La vernice intelligente contiene pigmenti a base di fosfòro, ha una durata di 8-10 anni, non è nociva per l’ambiente e di giorno appare bianca o semi-trasparente. La novità di questa pittura consiste nel fatto che è sensibile alle basse temperature e reagisce diventando fosforescente. Ad esempio in caso di ghiaccio o in prossimità degli 0 gradi, apparirà sul manto stradale un simbolo ben visibile del cristallo di neve. 

    opere-interattive-roosegaarde-c

    • Illuminazione cinetica: avviene tramite luci eoliche, dispositivi simili a piccoli mulini a vento che ricavano energia da tutti gli spostamenti d’aria, in primo luogo quelli delle auto che passano.

    • Illuminazione interattiva: è caratterizzata da luci con sensori che si attivano nel momento del passaggio delle auto e si spengono appena queste si allontanano, garantendo così un notevole risparmio energetico.

    {youtube}4p1WU7M2_Hw{/youtube}

    • Corsia di ricarica: corsia apposita per le auto elettriche che potrebbero caricarsi per induzione solamente percorrendola. Come per le luci eoliche l’energia di ricarica verrebbe dal vento e potrebbe garantire un'autonomia di spostamento a lungo raggio a costi più bassi, cosa che le batterie al litio ancora non permettono.

    opere-interattive-roosegaarde-d

    Intelligent highway oggi è una piccola realtà: nei Paesi Bassi in un tratto di strada ordinaria (500 metri) vicino alla città di Oss sono state applicate le tecnologie di Roosegaarde. Un primo passo verso un sistema di strade intelligenti che si diffonderà in tutto il paese? E magari anche in altri paesi? Chissà, la speranza è l’ultima a morire.

    DUNE

    Paesaggio interattivo, composto da fibre ottiche accanto alle quali i visitatori possono camminare, producendo spostamenti d’aria e suoni che le fanno diventare luminose; in mancanza di sollecitazioni rimangono spente.

    È possibile trovare quest'opera iterattiva permanente lungo un sentiero di 60 metri sulle rive del fiume Mosa a Rotterdam; in questo modo il percorso diventa più frequentabile anche nelle ore serali e notturne, accompagnato da una piacevole scia di luce.

    {youtube}nf-q5zs8HgE{/youtube}

    Inoltre ha trovato spazio come installazione temporanea alla 18th Biennale d’Arte di Sydney (2012), ravvivando il tunnel Dogleg in un particolare rapporto futuristico con lo spazio urbano. È un’opera che, oltre a costituire un risparmio energetico rispetto al tradizionale sistema d’illuminazione, si rivela utile per migliorare la sicurezza di zone desolate e buie della città.

    opere-interattive-roosegaarde-e

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    Come le altre opere di Roosegaarde, anche Dune si spinge oltre il consueto rapporto di pura osservazione, offrendo al visitatore la possibilità di una concreta partecipazione a nuovi universi tanto futuristici quanto sostenibili.


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    Per ottenere la classificazione di Zero Energy Building, le abitazioni devono dimostrare di riuscire a compensare il 100% delle emissioni di CO2, compensazione resa possibile tra le altre cose dallo studio della geometria e del volume dell’involucro, l’orientamento sud-est, il posizionamento delle superfici vetrate e la scelta dei materiali altamente qualificati. La risposta dello studio scandinavo Snøhetta è un modulo unifamiliare costruito a Larvik, in Norvegia, dotato di ogni comfort interno ed esterno, altamente sostenibile ed esteticamente accattivante.

    ZEB IN ITALIA: IL PROGETTO DI TRAVERSO-VIGHY A POCHI CHILOMETRI DA VICENZA

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    RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO ZERO ENERGY

    Al fianco dello studio d’architettura Snøhetta hanno lavorato anche l’ente per la ricerca scandinava Sintef, la società Brødrene Dahl, come consulente per gli impianti di riscaldamento e raffrescamento adottati nella residenza, e la ditta Optimera, per la costruzione e realizzazione della casa multi comfort.

    Oltre a garantire il fabbisogno energetico necessario interno, l’energia geotermica prodotta da pozzi nel terreno conferisce un surplus in grado di alimentare un’auto elettrica per un anno intero.

    Il modulo unifamiliare è stato studiato principalmente per ridurre le emissioni di carbonio, ma al contempo è in grado di abbattere notevolmente il livello di altri gas serra.

    caption:© Snøhetta

    LA SCELTA DEI DETTAGLI FA LA DIFFERENZA

    La copertura è inclinata per favorire la maggiore captazione dei raggi solari tramite pannelli fotovoltaici e solari-termici integrati nell’involucro, unitamente ad un impianto di combustione di elementi fossili nelle centrali elettriche, e collettori disposti sul tetto.

    Il giardino è dotato di una piscina e doccia con acqua calda, ottenuta dal trattamento dell’energia solare, mentre in inverno viene riscaldata a legna la sauna esterna.

    I complementi d’arredo sono in legno riciclato, sia all’interno che all’esterno dell’abitazione, circondata da un piccolo orto capace di sostenere in parte il fabbisogno alimentare della famiglia.

    caption:© Snøhetta


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    Saranno i fratelli portoghesi Manuel e Francisco Aires Mateus a realizzare la Facoltà di Architettura a Tournai nel cuore della città belga, tra le più antiche della regione Vallonia. La nuova struttura di 7.000 mq, selezionata tra i progetti dei locali Robbrecht & Daem e dei francesi Lacaton & Vassal, coinvolge l’ospedale settecentesco destinato agli uffici amministrativi, e due capannoni industriali convertiti in aule scolastiche e biblioteca. I lavori inizieranno entro la fine dell’anno così che gli studenti potranno usufruire delle strutture già nel 2015.

    L'UNIVERSITY OF TECHNOLOGY DI DELFT E IL FRONT OFFICE DI LIBRI RICICLATI

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    IL PROGETTO ARCHITETTONICO PER LA FACOLTÀ

    Selezionato tra 25 progetti che hanno risposto al concorso, nasce dalla collaborazione tra lo studio Mateus e la società Tradeco.

    Gli architetti lisbonesi prevedono la demolizione di alcuni edifici per creare uno spazio alberato e una struttura coperta, nuovo nucleo dell’intero organismo, ma includono il riutilizzo degli edifici industriali della Cofidis e del vecchio ospedale del XVIII secolo in buono stato conservativo. Il nuovo corpo sarà adibito ad auditorium, spazi espositivi e pubblici. La geometria pura e scultorea sorge accanto ai volumi in mattoni, collegando le preesistenze e sfruttando al massimo le loro potenzialità.

    Come spiegano gli stessi progettisti: "Vogliamo che l'edificio sia il più neutrale possibile, senza scomparire sullo sfondo. Ci interessa l'idea di memoria e, soprattutto, vogliamo trattare l'architettura non solo come forma ma soprattutto come spazio."

    facolta-architettura-belgio-c

    L’intervento che nasce dai severi vincoli imposti dal bando e dal budget ristretto (5 milioni di euro per i lavori e 5 milioni di euro già spesi per il sito), riesce a stabilire un nuovo valore architettonico al quartiere eterogeneo e dà priorità assoluta alla comunità e allo spazio pubblico. Dagli interstizi creati tra il nuovo e il vecchio penetra la luce, che rappresenta una pausa necessaria tra i vari periodi costruttivi.

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    L’archetipo della casa, quale riparo degli spazi, si legge nell’enorme ingresso/piazza coperta che crea un interno disponibile per la comunità, un enorme vuoto pensato come zona di attesa e di transito, lasciata libera per gli imprevedibili usi legati alla vita universitaria. Il nuovo organismo sembra vivere in simbiosi con l’esistente e diventare spina dorsale per l’intero blocco eterogeneo.

    Le ampie vetrate, le alti pareti spigolose e le sezioni articolate che creano improvvisi giochi di luce, sono in linea con l’architettura elegante e sofisticata dei Mateus e, più in generale, con la scuola portoghese.


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    Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, opera già da molti anni e si occupa di curare, promuovere e tutelare i beni culturali sul territorio italiano. L’associazione dichiara ufficialmente di: curare i luoghi italiani speciali per le generazioni presenti e future; “promuovere l’educazione, l’amore, la conoscenza e il godimento per l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione” e “vigilare sulla tutela dei beni paesaggistici e culturali, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione”.

    Il FAI ha attualmente 29 luoghi costantemente aperti al pubblico, 50 beni tutelati e 100 manifestazioni l’anno organizzate per promuovere i siti d’interesse comune. 

    CENSIMENTO LUOGHI DEL CUORE

    Per rispondere meglio agli obiettivi sopra elencati il FAI, in collaborazione con Intesa San Paolo, nel 2003 ha coinvolto tutti i cittadini nella segnalazione dei luoghi da tutelare e conservare. Il progetto “I luoghi del cuore” consente a tutti di segnalare un particolare luogo naturale, una chiesa, un palazzo, un ambiente caratteristico e importante per le generazioni presenti e future ed eventualmente garantirne la tutela FAI.

    Il primo censimento ha portato al FAI oltre 24 mila segnalazioni, diventate poi oltre 90 mila nel 2004. Negli anni successivi si è avuta una crescita esponenziale dell’interesse da parte dei cittadini fino ad arrivare al 2012 quando, con l’apertura del progetto a livello internazionale, si è raggiunto 1 milione di segnalazioni.

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    INTERVENTI

    Nell’arco di questi dieci anni, dall’inizio del progetto "I luoghi del cuore" , sono stati votati oltre 31 mila luoghi sparsi su tutto il territorio italiano. Proprio grazie a queste segnalazioni sono stati restituiti alla comunità 45 luoghi su cui il FAI è intervenuto con progetti di tutela e restauro.

    I luoghi su cui concentrare l’attenzione sono stati scelti in base a numero di segnalazioni, valenza storica e artistica, importanza del sito per il territorio e fattibilità dell’intervento. A seguito dell’edizione del 2012 e della redazione delle “Linee Guida per la definizione degli interventi”, che dà un possibilità ai luoghi con più di 1000 segnalazioni, altri 16 interventi sono stati messi in programma.

    Anche in questo settimo censimento indetto nel Maggio 2014 i portatori di interesse di beni che hanno raggiunto 1000 voti possono presentare al FAI e al Ministero dei Beni Culturali una specifica richiesta di intervento.

    Il termine per votare il proprio luogo del cuore è il 30 Novembre di quest’anno.

    Tutti siamo invitati a interessarci, promuovere, tutelare e quindi segnalare i luoghi che più ci stanno a cuore.


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    Il progetto iniziale per la serra di Aarhus, in Danimarca, risale al 1969, a cura dello studio danese C.F.Møller, ripreso successivamente in occasione del restauro della vecchia casa delle palme, oggi centro di documentazione sulla botanica. Lo studio si è occupato della realizzazione di una nuova serra per il giardino botanico dell'Università di Aarhus, a forma di lumaca, sfruttando la struttura di cuscini in ETFE e l’orientamento del sole per ottenere il miglior rendimento possibile: in inverno la cupola capta la maggioranza della radiazione, contrariamente ai mesi estivi, ottimizzando il clima interno.  

    UNA BOLLA IN ETFE: il BUBBLE BUILDING A SHANGhAI

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    DAL CONCEPT ALLA REALIZZAZIONE DELLA SERRA

    Lo studio danese, in collaborazione con la scultrice Karin Lorentzen, ha realizzato la nuova serra dell’Orto Botanico dell’Università di Aarhus, affiancandola alla preesistente, riuscendo a rievocare l’idea di una goccia di rugiada posatasi su una foglia verde, concept evocativo alla base del progetto; la scelta dei materiali ha sicuramente contribuito a creare un’architettura organica conforme al contesto.

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    UN VIAGGIO ATTRAVERSO LE DIVERSE ZONE CLIMATICHE ALL’INTERNO DELLA CUPOLA

    La forma a spirale coinvolge il visitatore ad esplorare, inoltrandosi sempre più all’interno della serra, la varietà della flora esistente, dagli alberi alle piante ed i fiori tropicali, convergenti al centro di un piccolo stagno. Una piattaforma elevata permette di raggiungere e salire fino ad un’altezza di 18 metri, sovrastando le cime degli alberi.

    La struttura del vivaio, a base ovale, è costituita da una cupola in ETFE sostenuta da dieci archi in acciaio, i quali si aprono a ventaglio lungo gli assi trasversale e longitudinale, creando così una maglia a rettangoli irregolare.

    I cuscini in ETFE sono formati da più strati, a seconda del grado di ombreggiamento necessario; a sud, due dei tre strati sono stampati e monitorati per regolare l'opacità, modificando perciò la quantità di calore e luce filtrante all'interno della serra tropicale.

    La membrana in ETFE è stata integrata con un sistema pneumatico di ombreggiamento per garantire la resa migliore.

    caption:© Quintin Lake


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    A Barcellona - Spagna - in calle Urgell ancora una volta sono le piastrelle a fare la differenza. Lo studio di progettazione Anna & Eugeni Bach ha ristrutturato un vecchio stabile del quartiere Eixample recuperando e riutilizzando tutto il salvabile fino all’ultimo elemento ancora in buono stato di conservazione. Inoltre, per non venir meno alla filosofia del progetto, gli architetti hanno ricercato alcuni componenti in un cantiere limitrofo che stava demolendo e portando in discarica ciò che per i progettisti era invece una materia prima.

    RISTRUTTURAZIONI A BARCELLONA: L'APPARTAMENTO NEL QUARTIERE GOTICO

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    IL PROGETTO DI RECUPERO

    L’edifico di Barcellona in origine era formato da due unità immobiliari: una posta al piano terra di circa 65 mq con un unico affaccio verso la strada e con un patio interno, e una posta al primo piano dello stesso stabile di 40 mq. L’intervento ha interessato la ristrutturazione dei due appartamenti uniti in una sola abitazione con un terrazzo sul tetto e il recupero delle vecchie piastrelle della casa originaria.

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    Dal punto di vista funzionale la distribuzione degli ambienti non segue la gerarchia abituale che vede posta ad un piano la zona giorno e al livello superiore la zona notte. I progettisti hanno collocato al piano terra l’ingresso, il soggiorno, la sala da pranzo, la cucina, una camera per i bambini e un bagno, mentre al primo piano hanno posto la zona “genitori” con una camera da letto, un bagno e uno studio.

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    La scala in legnoè l’elemento cardine del progetto: unisce fisicamente e visivamente le varie parti della casa attraverso delle aperture strategiche verso il soggiorno e lo studio. Sul patio del primo piano è stata invece collocata una scala pieghevole per poter accedere al terrazzo posto sul tetto: all’occorrenza il terrazzo può così essere completamente isolato dal resto dell’abitazione.

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    Ogni singolo elemento del vecchio immobile è stato recuperato: porte e finestre in legno sono state rimesse in esercizio e le piastrelle dei pavimenti rimossi sono state riutilizzate e sono diventate l’elemento distintivo del progetto. Infatti, dopo un primo esame del materiale smantellato, i pezzi risultarono insufficienti per cui si sono percorse due strade: una teorica e una pratica. La disposizione delle piastrelle non segue una geometria legata al perimetro del singolo ambiente, ma una distribuzione organizzata per bande parallele in modo da creare una continuità su tutto il livello evitando di creare sfridi inutilizzabili. Gli elementi mancanti invece sono stati ricercati in alcuni cantieri. Fortunatamente uno di questi, in cui si erano eliminati tutti i pavimenti, è stato utili per avere altro materiale da impiegare in questo intervento.

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