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Progetti di bioarchitettura, tecnologie e materiali per l’architettura sostenibile, risparmio energetico, eco design e novità sulle energie rinnovabili.

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    Quello di apparecchiare la tavolaè un momento importante tanto quanto la preparazione delle pietanze stesse. Fa sentire gli ospiti al centro dell’attenzione, li fa sentire coccolati e a proprio agio e contribuisce a dare rilievo ed importanza al cibo. Niente di più sconveniente e sgradevole di un pranzo o una cena preparati con grande cura ed una tavola decisamente da meno, apparecchiata in modo grossolano, senza attenzione né creatività.

    IL BON TON E L’ALLESTIMENTO DELLA TAVOLA

    Prima di suggerirvi qualche idea creativa per allestire una tavola con il riciclo creativo, è importante conoscere in che modo posate, piatti e bicchieri vanno collocati a tavola. Il galateo infatti è piuttosto rigido a riguardo e prevede che ci sia una posata per ogni portata, posizionata come illustrato nell’immagine in basso. 

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    Le forchette, per il primo, il secondo e l’eventuale antipasto, vanno sulla sinistra del piatto (7, 8, 9). Dal lato opposto va posizionato il coltello (eventualmente anche quello per l’antipasto), con la lama sempre rivolta verso l’interno e, se necessario, alla sua destra, il cucchiaio (4, 5, 6). In alto invece vanno le posate da dessert e frutta: forchettina, coltello e cucchiaino (11, 12, 13), orientati come da figura.  Terminato con le posate, è il momento dei bicchieri. Partendo da quello per l’acqua, da allineare con la punta del coltello, il galateo prevede che gli altri si collochino in ordine decrescente di misura da sinistra verso destra (14, 15, 16, 17).

    Una volta chiaro lo schema per apparecchiare, ci si può sbizzarrire arricchendo la tavola con colori, elementi naturali e di riciclo per abbellirla e rendere il pranzo o la cena, un’esperienza per tutti i commensali!

    APPARECCHIARE LA TAVOLA CON CREATIVITÀ

    A tavola con i colori

    Duzzle, il nuovo negozio di arredamento online per la casa e l'ufficio, propone un set di 6 sottobicchieri coloratissimi a forma di cuore per rallegrare la tavola. Il set di bicchieri, realizzato da Present Time, costa 16 euro. Su Duzzle, acquistando 2 o più prodotti, le spese di spedizione sono gratuite. Perchè non abbinare ai sottobicchieri un set di posate dagli stessi colori? Si può scegliere tra tanti altri complementi e prodotti per la tavola e la cucina. Molti sono in Offerta Flash, per tutti gli altri, si può approfittare dello sconto del 10% che si ottiene iscrivendosi alla newsletter. 

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    Decorare con la frutta

    Con la frutta si riesce a decorare la tavola in modo del tutto inaspettato. I suoi meravigliosi colori la rendono perfetta per sbizzarrirci in allestimenti unici. La frutta, ma anche interi rami, può essere disposta lungo la direzione principale di un bel tavolo rettangolare e di per sé crea una decorazione semplice e bella

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    Se siete dotati di tanta pazienza e volete decorare la tavola in un modo che lasci i vostri ospiti a bocca aperta, potete decorare delle mele rosse con della pasta a base di zucchero. Perfette per il pranzo di Natale, sono più belle delle palline dell’albero e possono essere realizzate servendosi della saccapoche.

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    Una tavola fiorita

    A volte bastano dei fiori per ravvivare la tavola. Le alternative al classico vaso di fiori a centro tavola sono diverse. Li si potrebbe collocare in barattoli di latta lasciati al grezzo o dipinti in vari colori, abbinandoli a bicchieri e altri complementi o, ancora meglio, disporli in graziosissime tazzine da tè, magari una diversa dall’altra. Non male è anche l’idea di non limitare la presenza dei fiori a centro tavola ed utilizzarli per esempio come segna posto o per racchiudere le posate nel tovagliolo. 

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    Dopo aver parlato dei 15 siti web e tool online per Architetti estendiamo questo discorso ad alcuni programmi, o meglio, App per Mac, che potrebbero semplificare le azioni lavorative quotidiane degli architetti.

    5 APP PER RILIEVI, SCHIZZI E RICONOSCERE LE ESSENZE VEGETALI

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    In tanti preferiscono interfacciarsi con un sistema operativo diverso da quello proposto dalla Microsoft. Ma i nostri amici di Cupertino producono veramente un prodotto alla pari o superiore di quello rilasciato dalla squadra di Bill Gates? Fino a poco tempo fa gli strumenti che si avevano a disposizione su un Mac erano molto limitati. Basti pensare che il comunissimo AutoCAD fece la sua comparsa sul sistema operativo ritenuto “il più evoluto al mondo” solo nel 2011.

    Tralasciando le fonti che porterebbero ad un più acceso dibattito, e i programmi che oramai si possono trovare parallelamente nei due sistemi operativi (parlo dei più comuni AutoCAD, Archicad, Office, Adobe Creative Suite, Sketch-Up, Cinema 4D…) passiamo in rassegna una serie di Applicazioni che potrebbero fare la differenza e aiutare gli architetti in qualche scomoda situazione.

    Yosemite Cache Cleaner

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    Il computer, è una macchina concepita per essere accesa e spenta ripetutamente; ogni sessione di lavoro, questo crea una serie infinita di file che per l’utente medio contengono “aria fritta”; in realtà questi file racchiudono tutti i passaggi e le operazioni che l’utente esegue minuto dopo minuto. Giorno dopo giorno questi file stipati in un angolo remoto della memoria, si vanno ad accumulare rallentando immancabilmente le prestazioni anche della nostra più performante macchina. Yosemite, ma come lui i precedenti Lion, Mountain Lion e Mavericks, sono dei sistemi operativi a prova di bomba; addirittura possono lavorare ore e ore senza mai essere spenti e dunque risentirne, caratteristica molto interessante se pensiamo alle care e vecchie blue screen che restituiva un po’ a caso il nostro PC. Qualche volta però, anche il Mac può farci qualche scherzo… Può capitare, che dopo un lavoro estenuante che dura magari da giorni, questo inizi a comparire la “rotellina arcobaleno”.

    Ci sta facendo capire che anche lui non ne può più, deve essere spento o riavviato. Lavorare costantemente con Photoshop, CAD, Safari, Immagini, Sketchup sta mettendo a dura prova anche le sue capacità.

    Per questo i ragazzi della Northern Softworks hanno creato ycc (yosemite cache cleaner). Nella schermata del programma, aprendo Cache Cleaner ed effettuando un medium cleaning completo, il nostro Mac tornerà a lavorare come appena acceso. Salvate sempre quello che state facendo, e attenzione al deep cleaning che riporta lo stato di personalizzazione del sistema operativo alla situazione di fabbrica.

    Color Snapper 2

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    Vi è mai capitato di avere a che fare con i colori? Domanda retorica?

    Color Snapper 2 permette di selezionare un campione di colore proveniente da qualsiasi parte del vostro schermo, di leggerne i valori in RGB – HEX – CYMK e di catalogarlo. Ora, ogni colore o sfumatura che vedrete su un sito o su un documento online, potrà essere riutilizzata grazie ai potenti mezzi di questo piccolo software.

    Disk Drill

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    State lavorando ad un progetto senza sosta, quando vi accorgete che potreste recuperare un po’ di tempo andando a recuperare qualche file in qualche vecchio backup su uno dei vostri hard disk esterni. Con tutta la calma di questo mondo, vi accingete a collegare il supporto esterno al vostro piccolo Mac, e… La periferica non viene riconosciuta. Panico, mesi o magari anni di lavoro che molto probabilmente andranno persi. Inutile pensare a quello che si sarebbe potuto fare prima, copiando il backup su un altro hard disk per evitare piccoli inconvenienti come questo.

    Non disperatevi, ci viene in soccorso Disk Drill.. Recuperare file cancellati dal tuo Mac, intere partizioni, unità USB esterne non è mai stato così semplice.

    Super PhotoCut

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    Super PhotoCut è l'equivalente del Background Burner per Windows. Uno strumento di taglio interattivo che separa un oggetto in primo piano dall’immagine di sfondo. Quest’applicazione contiene uno strumento brevettato, un algoritmo migliore nel suo genere, che rimuove immediatamente anche sfondi molto complessi dalle nostre immagini, per renderli trasparenti in pochi click. Tutto questo richiede pochissime abilità tecniche; bisogna marcare l’oggetto con un rettangolo per ottenere il risultato desiderato. Risparmierai molte delle ore che avevi preventivato di utilizzare su Photoshop per scontornare l’oggetto che volevi. Potrai dire addio alla bacchetta magica, al lazo poligonale e alla gomma magica.

    DxO Perspective

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    Gli architetti spesso sono anche degli ottimi fotografi. Tutte quelle nozioni sull’illuminazione, sui punti di vista sulle proiezioni ortogonali, ci aiutano a riprendere i soggetti (animati o inanimati) delle nostre fotografie con più delicatezza e consapevolezza. Personalmente adoro girare per le città e riprendere dettagli e fotografare l’impossibile, tanto che nell’ultimo viaggio di 3 settimane sono riuscito a scattare oltre 2600 fotografie. Alcune buone, altre ottime, altre ancora da eliminare…

    Le fotografie non sono solo ricordi indelebili, possono anche essere trattate come dei disegni che ci aiutano a comprendere forma e dimensione di qualcosa che ci ha colpito. Come quando ci dobbiamo rapportare ad un rilievo architettonico. Tramite il rilievo (che può avvenire per mezzo fotografico) dobbiamo appropriarci di quante più cose possibili relative al nostro soggetto: altezza, larghezza, profondità, sviluppo prospettico, rapporto tra vuoti e pieni. Gli obiettivi della nostra macchina fotografica e lo spazio utile per fotografare (spesso sottodimensionato per la grandezza di quello che ci sta davanti) fanno in modo che le prospettive non siano sempre dalla nostra parte per apprendere le caratteristiche utili. DxO Perspective ci viene in soccorso per i raddrizzamenti fotografici. Il video sul sito dei programmatori, è molto più eloquente di mille parole che bisognerebbe usare per descrivere questo fantastico software.

    iResize

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    Questa è un’alternativa per il ridimensionamento delle immagini direttamente su Mac. Con iResize potrete ridimensionare agevolmente immagini o insiemi di immagini JPG PICT PNG TIFF e anche PSD in modo semplice e veloce, rinominandole numericamente o aggiungendo del testo e ruotandole a vostro piacimento.

    Business Card Composer

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    Piacere sono Mario Rossi, l’Architetto Mario Rossi… Altro che James Bond direte... La prima impressione che fate con una persona o con un cliente è molto importante. Alcuni studi scientifici, affermano che una persona abbronzata, risulta apparentemente più sana e ha un riscontro (a pelle con il suo interlocutore) più piacevole. Anche il linguaggio del corpo, il linguaggio e l’abbigliamento incidono parecchio sull’idea che volete dare di voi stessi. Per non parlare dei colori; dopo tutti questi programmi e tool per scegliere e memorizzare i colori, riuscirete con molta maestria ad abbinarli e a utilizzarli. Quindi perché non fare un passo in più, e procedere alla creazione di un biglietto da visita? Business Card Composer vi permette di scegliere tra 750 template interamente customizzabili e produrre quindi il biglietto da visita che più vi rappresenta, lasciando al vostro cliente, una piccola parte di voi, quella studiata nei minimi dettagli che permetta di ricordarvi per quello che siete; persone in gamba, capaci, attente… degli Architetti insomma.

    AniceSoft EPUB Converter

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    Ricordo con un po’ di nostalgia il periodo delle scuole elementari, quando la parola Sussidiario, ti apriva un mondo di informazioni. Non ci si fa caso, ma nell’arco di una vita immagino che sia impossibile tenere traccia di tutti i testi che ci sono passati sotto mano. Le riviste, i libri di testo, i manuali, giornali… Alcune scuole hanno iniziato da qualche anno a questa parte a cambiare strumenti d’insegnamento; i tablet sono dispositivi che prima o poi sostituiranno i supporti cartacei comuni, rendendo il processo di studio più ecologicamente e ambientalmente sostenibile. Tutti i libri, riformattati su supporti informatici vengono chiamati ebook (estensione .epub). Ma se volessimo aprire questi “libri del futuro” sul nostro computer?

    Per aprire gli ebook in modo agevole sui computer, ci viene in soccorso AniceSoft EPUB Converter che ci permette di convertire i file .epub in .doc, .pdf, .txt, .kindle, e poterli quindi visionare a nostro piacimento sul supporto che più ci soddisfa.

    Fuel For…

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    Lavorare con un Mac rende tutto più semplice. Molti programmi hanno diversi template predefiniti sui quali si possono imbastire le proprie informazioni o i propri dati. Dalle lettere alle fatture di Pages e Word, ai fogli di calcolo preimpostati di Numbers e Excel, alle ancora diversissime presentazioni preimpostate di Keynote e Powerpoint. Troviamo di tutto un po’ per tutti i gusti… Fuel For disegna e mette a disposizione una serie sempre rinnovata di temi presentazioni e fogli preimpostati per le due suite presenti su Mac, ovvero iWork e MS Office. Cercate quel tema che più vi piace e date libero sfogo alla vostra produttività.

    Appunti, mappe mentali e diagrammi

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    iThoughtsX, Diagrammix e Tinderbox sono tre programmi che vi vengono in soccorso per la produzione di mappe mentali, diagrammi e quant’altro vogliate. Questi strumenti aiutano a concentrarsi unicamente su quello che conta, connettendo direttamente gli elementi su celle “autosize” durante l’immissione del testo, allineando gli elementi e i connettori. Gli elementi che potrete utilizzare vi faranno risparmiare molto tempo perché, una volta terminato il vostro schema, saranno disponibili in formato vettoriale.

    Macphun Noiseless Pro

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    Quante foto avete sui vostri hard disk? Immagino moltissime. Macphun Noiseless Pro darà nuova luce ad ogni vostra foto. Quando si scattano fotografie in condizioni di scarsa luminosità, tutti gli obiettivi, dai più ai meno performanti, creano del rumore, piccole macchie di luce, che possono rovinare una foto altrimenti bellissima. Questo software, con un algoritmo unico nel suo genere, pulisce il rumore digitale in maniera semplice e veloce mantenendo i dettagli nitidi. La fotografia può migliorare notevolmente tanto che sembrerà scattata utilizzando un treppiede.

    AutopanoGiga

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    Quante volte vi sarà capitato di scattare una serie di fotografie in sequenza, e poi doverle riunire in un’unica immagine per avere una panoramica da favola, solo vostra? Dovete fotografare qualcosa che sarebbe impensabile far stare in una coppia di foto? Ci arriva in aiuto AutopanoGiga un’applicazione per creare panorami e collage di immagini.

    Il software include molte caratteristiche che rendono la creazione di panorami piacevole, semplice e molto efficiente. L’algoritmo di unione delle immagini, uno dei più avanzati del settore, regola anche l’esposizione del pezzo che compone il puzzle di immagini per restituire un’immagine il più possibile armoniosa e veritiera. Dimenticatevi quelle fastidiose linee di unione e quegli “scalini” di visualizzazione all’interno di una panoramica. AutopanoGiga vi sorprenderà dal primo utilizzo con la sua semplicità e il suo lavoro impeccabile.


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    Che siano spettacolari oppure leggere, quasi invisibili, che siano in legno, in acciaio o vetro, a sbalzo o meno, le scale hanno affascinato architetti di ogni epoca

    Questo elemento architettonico riveste un ruolo fondamentale nella progettazione di ambienti su più livelli, non solo come indispensabile elemento funzionale di connessione verticale tra i piani, ma anche per la capacità che ha di migliorare, impreziosire e a volte anche stravolgere l’aspetto degli ambienti. 

    Ci sono edifici di cui le scale sono il fulcro, come l’hotel Les Haras di Strasburgo, dove una scala centrale in listelli di legnoè il cuore della ristrutturazione del vecchio edificio settecentesco, progettata dallo studio di Parigi Jouin Manku. 

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    Esistono anche case in cui alla scala è data un’importanza tale, da definire tutti gli spazi e modellare letteralmente gli ambienti. È il caso della Stair House (casa-scala), non a caso chiamata proprio così dagli architetti dello studio olandese Onyx, che hanno pensato di sfalsare i piani di soli 75 cm l’uno dall’altro, per evitare parapetti di sicurezza. 

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    I COMPONENTI DELLE SCALE

    Le scale sono composte da una serie di elementi quali: 

    La struttura portante - è la struttura che sorregge la scala. Storicamente realizzata in muratura portante, attualmente è in calcestruzzo armato, legno oppure acciaio. 

    La rampa - la struttura inclinata che collega i due pianerottoli a livelli diversi. La superficie inferiore della rampa, se presente, è detta intradosso;

    I gradini - i gradini, elementi che costituiscono la rampa. Esistono scale con gradini portanti (solitamente a sbalzo da una trave a ginocchio, un muro o un pilastro) ed altre con gradini portati (generalmente accoppiati a solette rampanti). I gradini sono a loro volta costituiti da alzata e pedata. Per dimensionare i gradini di una scala interna, si utilizza la formula di Blondel per cui la somma del doppio dell'alzata e la pedata è compresa tra i 62 e i 64 centimetri. Questo determina una pendenza, per le scale interne, solitamente compresa tra i 20 ed i 45 gradi, caratteristica che le differenzia dalle scale a pioli (con una pendenza superiore ai 77 gradi), dalle scale tecniche (con pendenza compresa tra i 50 ed i 77 gradi) e dalle cordonate, con una pendenza solitamente compresa tra i 7 ed i 15 gradi. La scala più diffusa ha una pedata di 30 cm (consigliata per scale comode e sicure) ed un'alzata di 17 cm per una pendenza pari a 29 gradi. 

    In immagine uno schema dei tipi di scale in funzione della pendenza

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    I pianerottoli - sono gli spazi alle estremità delle rampe. Ce ne sono di intermedi, quando interrompono le rampe, e di arrivo, quando le rampe terminano in essi. 

    Il parapetto ed il corrimano - sono gli elementi che aiutano durante la salita e proteggono dalla caduta. 

    A partire da questi elementi di base ci si può sbizzarrire in una serie di combinazioni e varianti.

    LE SCALE NOVALINEA

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    Novalinea, produttore specializzato sin dal 1979 in scale in legno e leader in Italia per le scale su misura, propone oggi scale anche in acciaio e vetro.

    Nella collezione Futura rientrano alcune scale a sbalzo, vincolate da un solo lato, di grande effetto, leggere, quasi fluttuanti, gradini in legno (faggio, rovere, larice o su richiesta altre essenze) ed alzata sia aperta che chiusa. In foto, una versione in rovere naturale, quella elicoidale e una con alzate chiuse in rovere spazzolato. 

    caption: una versione in teak, quella elicoidale in rovere tinta campione e una con alzate chiuse in rovere decapato.

    Per la collezione Laser (cosciali in acciaio), la compagnia, che applica rigide politiche produttive di rispettodell’ambiente, prevede scale che combinano diversi materiali per un risultato elegante e moderno. Laser Executive, che rientra in questa collezione, presenta bellissimi gradini in vetro ed un look ultra moderno. Per un effetto più caldo ed accogliente, propone Laser Decò con gradini chiusi in legno (nella foto di apertura dell’articolo) e Laser Wing, con inserti in pelle. Elegantissima. 

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    Tutte le vernici utilizzate per gli elementi in legno, estratte da boschi cedui sottoposti a rimboschimento, sono atossiche, all’acqua


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    Ingegneri ed architetti italiani in un workshop a Roma per conoscere e sperimentare esempi di strutture geodetiche e reciproche, dalla teoria alla pratica.

    Si è svolto il 9 ed il 10 maggio il workshop “Il tetto reciproco”, una delle tante occasioni per approfondire, progettare e realizzare in modo concreto, messe a disposizione dallo studio Beyond Architecture Group (BAG), specializzato nell’ambito dell’architettura sostenibile. Il workshop è stato pensato ed organizzato dallo studio BAG e da Kalipè, che ha messo a disposizione il suo nuovo laboratorio permanente di sperimentazione e condivisione di esperienze professionali, tecniche e pratiche artistiche.

    I TETTI A SELLA IN BAMBÙ E PAGLIA DELLE TONGKONAN

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    Docente d’eccezione è stato Biagio di Carlo, architetto famoso a livello internazionale per i suoi studi sui poliedri e sulle strutture geodetiche e reciproche. Biagio tiene conferenze ed è invitato ad eventi che si svolgono in tutto il mondo, oltre a scrivere per numerose riviste nazionali ed internazionali. Nel 2003 la rivista “Bioarchitettura” (n. 34, nov-dic 2003) ha pubblicato infatti il suo articolo “Strutture reciproche”, il primo articolo italiano a trattare tale argomento.

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    Un’occasione unica di approfondimento e sviluppo tecnologico di alto profilo professionale che Architettura Ecosostenibile ha voluto sostenere anche con la sua partecipazione diretta, per raccontarlo ai suoi lettori.

    Nodo reciproco: dalla teoria alla pratica

    Il 9 Maggio, primo giorno del workshop, l’architetto Biagio di Carlo ha tenuto una lezione sui poliedri ed in particolare sui 5 solidi platonici: tetraedro, ottaedro, icosaedro, cubo e dodecaedro. I primi tre poliedri, spiega Biagio, essendo interamente triangolati, sono stabili e indeformabili, mentre, il cubo e il dodecaedro possono essere stabilizzati ricorrendo alla triangolazione delle facce instabili.

    Attraverso questo semplice, ma in realtà complesso concetto, Biagio ha introdotto i corsisti nel mondo dei solidi archimedei e catalani, per giungere ai poliedri più complessi ed infine ai poliedri sviluppati nello spazio tridimensionale e verso lo spazio in 4 dimensioni.

    La stretta connessione tra i poliedri e le “strutture reciproche” passa attraverso lo studio della struttura della materia; in particolare l’analisi dell’organizzazione delle connessioni e delle disposizioni delle cellule organiche, la cui architettura, incentrata sull’auto-generazione di elementi simili e continui, ha da sempre affascinato i più innovativi progettisti del secolo scorso da Richard Buckminster Fuller (inventore, architetto, designer, filosofo e scrittore statunitense) a Pier Luigi Nervi.

    Biagio ha infatti studiato per anni le teorie ed i progetti di Richard Buckminster Fuller il quale è stato il primo progettista a sviluppare il concetto di cupola geodetica, brevettata nel 1954 ed applicata poi dal governo americano per la costruzione di cupole per le installazioni dell'esercito.

    Le strutture spaziali reciproche, già indagate da Leonardo da Vinci, sono strutture realizzate con elementi che si sostengono, per l’appunto, reciprocamente, mediante vincoli di semplice appoggio. Tali strutture sono adatte alla progettazione di coperture con grandi luci ed a strutture temporanee, poiché sono composte da nodi che possono essere facilmente smontati e ricomposti, riformulando gli spazi anche a diverse altezze.

    caption: Ecovillaggio GAIA, Navarro, Buenos Aires, Argentina 2006

    caption: La Maloka, presso Re-green, Grecia

    Durante il workshop, sulla base della lezione di teoria, è stato possibile per i corsisti sperimentare esempi di strutture in scala, mediante l’utilizzo del nodo reciproco, per comprenderne le potenzialità e le regole spaziali.

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    Preparazione e realizzazione tetto reciproco

    La struttura del tetto reciproco realizzata è composta da due poligoni, uno interno ed uno esterno, di 8 lati ognuno. Il poligono interno, quello creato dal nodo reciproco e che costituisce l’occhio centrale, è caratterizzato dall’intersezione delle travi.

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    Il poligono esterno, con numero di lati pari a quello interno, è definito dalle parti finali delle travi stesse, da cui partono gli elementi di collegamento con la struttura verticale.

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    La seconda giornata ha visto i corsisti cimentarsi nella preparazione e lavorazione degli elementi utili alla realizzazione del tetto reciproco. Questo lavoro, prettamente di artigianato, che ha molto a che vedere con il concetto di autocostruzione, è stato seguito direttamente da uno dei responsabili del laboratorio Kalipè, l’arch. Giulio Mattioli.  

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    Ultimata la preparazione degli elementi, attraverso un modello di studio in scala, realizzato seguendo specifici requisiti architettonici caratteristici di questo tipo di costruzioni, è stato possibile riprodurre ed “alzare”, il tetto reciproco.

    La realizzazione del tetto reciproco è stata seguita, in tutte le sue fasi, dall’arch. Giulio Mattioli e dall’arch. Paolo Robazza.

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    Conclusioni e prossimi appuntamenti

    Esperienze di questo tipo costituiscono senz’altro un valore aggiunto alla sfera dei corsi e delle esperienze professionalizzanti in campo architettonico, ingegneristico e progettuale del panorama italiano, anche perché occasioni di scambio culturale con professionisti, studenti e studiosi stranieri, che si recano appositamente in Italia per partecipare ai workshop sperimentali organizzati da Beyond Architecture Group (BAG).

    Di seguito vi segnaliamo le due prossime esperienze proposte:

    • La tecnica in balle di paglia portanti, che si svolgerà dall’11 al 14 giugno 2015 presso il Villaggio Eva, uno dei progetti più importanti di BAG. Si tratta di un ecovillaggio autocostruito, realizzato dopo il terremoto dell’Aquila, a Pescomaggiore, con la tecnica delle balle di paglia. 
    • Terra, legno, sughero e surf, che si svolgerà dal 3 al 9 agosto 2015 presso Santo Isidoro (Portogallo). Il workshop si svolgerà all’interno del cantiere di uno dei progetti più importanti dello studio italo-portoghese Paratelier. Durante il workshop ci sarà l’occasione per sperimentare con la terra compressa, il legno, gli incastri ed il sughero pressato. Durante il workshop sono previste delle visite in laboratori artigianali locali.

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    Quest’estate non prendete impegni! Se avete sempre desiderato apprendere le tecniche di autocostruzione con terra cruda e paglia questi workshop fanno al caso vostro.

    LA STORIA DELLE COSTRUZIONI IN TERRA CRUDA E PAGLIA

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    Le Associazioni “La Boa” e Adapta_Lab, insieme alla docente Angela Granzotto, scienziata ambientale specializzata in costruzioni in terra cruda, hanno organizzato 3 corsi finalizzati al recupero di un piccolo edificio in blocchi di cls con il solo uso di materiali naturali per destinarlo a camera da letto per un agriturismo.

    Ogni sessione si focalizzerà su un tema preciso e consisterà di una parte teorica e una pratica per fornire ai partecipanti tutte le nozioni necessarie in cantiere.

    IL PROGRAMMA

    6-7 Giugno: Costruire ed isolare con la paglia

    4-5 Luglio: Intonacare con terra cruda e calce

    1-2 Agosto: Pavimentare in terra cruda

    I corsi sono aperti a tutti: tecnici del settore edilizio, professionisti, progettisti, artigiani, studenti, appassionati e chiunque voglia provare a conoscere da vicino le tecniche di biocostruzione.
    Gli iscritti ai workshop di Luglio e Agosto possono anche portare da casa 1 kg di terra per studiarla insieme a docente e studenti.

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    Tutti i workshop si terranno presso “La Fattoria di Artur”, un agriturismo nella splendida cornice di Ostrozno Brdo (Slovenia), a 50 minuti di macchina da Trieste. Inoltre, per consentire anche a chi non ha un mezzo proprio di raggiungere il cantiere, gli organizzatori mettono a disposizione i propri veicoli per trasportare i partecipanti, accompagnandoli da Trieste al B&B di Ostrozno Brdo, fino ad esaurimento posti.

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    La quota d’iscrizione ai corsi è comprensiva di docenza, materiale didattico, assicurazione, iscrizione all’associazione, pasti bio forniti dall’agriturismo che ospita l’evento e la possibilità di dormire con la propria tenda nei pressi della struttura ospitante.

    Per info su costi e iscrizioni:
    Angela Granzotto angimes3@gmail.com

    Per info sulla logistica potete visitare il sito web dell’associazione Adapta_Lab e la pagina Facebook dei Laboratori di Biocostruzione.


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    Oggi parliamo di alcuni software per PC, utili a architetti e studenti di architettura. Lasciando da parte software più conosciuti come quelli prodotti da Autodesk, da McNeel, Microsoft ecc, i programmi qui di seguito vi proporranno alcune alternative a strumenti di cui eravate già a conoscenza. Saranno piacevoli sorprese per aumentare la vostra produttività in ufficio o dietro ai banchi di scuola.

    15 PROGRAMMI ONLINE PER ARCHITETTI

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    Ultimate Maps Downloader

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    Immaginiamo di utilizzare una foto di satellitare proveniente da Google Maps, o da Bing Maps come sfondo in un inquadramento per mostrare la zona del nostro prossimo intervento. Il problema è sempre lo stesso: ingrandendo un printscreen (uno stamp) dello schermo con uno zoom troppo ravvicinato corro il rischio di avere un’immagine molto sgranata, se invece il mio stamp prende una porzione di mappa maggiore il problema non è comunque risolto, poiché all’ingrandimento di quest’ultimo otterrò nuovamente un’immagine sgranata con il rischio di far apparire la mia zona di interesse minuscola e invisibile.

    Lizard Labs ha sviluppato Ultimate Maps Downloader, un semplice software che permette di scegliere una tra tante tipologie di mappa provenienti da Google, Bing, Wikipedia, Esri… una porzione di area mondiale e il suo livello di zoom. Automaticamente provvederà al download di tutte le sezioni corrispondenti e al photomerge restituendovi un’immagine ad altissima risoluzione e fedeltà.

    Acronis Backup Advanced 

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    Ognuno di noi sa quanto è importante il contenuto dei nostri inseparabili amici, i Computer. Questo splendido aggeggio, diventato così semplice da usare con interfacce infinitamente personalizzabili, lavora unicamente in sistema binario, ovvero con pacchetti di dati composti da 0 e 1. Questi - apparentemente insignificanti - 0 e 1 che compongono i nostri file sono fonte di numerosissime preoccupazioni, capelli bianchi, rughe e pianti. Immagino che perdere da un giorno all’altro il lavoro di una vita, i ricordi, la musica, risulti abbastanza traumatico. I nostri computer sono gli archivi della nostra vita. Per questo Acronis Backup Advanced, in caso di catastrofe, garantisce una copia di backup su supporti esterni o interni di macchine virtuali, componenti di rete, o di qualsiasi supporto, per recuperare il più velocemente ed efficientemente possibile qualsiasi file vogliate.

    Teorex PhotoScissors 2.0

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    Dovete tagliare rapidamente un oggetto o una persona da una fotografia per incollarla in un’altra immagine? Dovete unicamente rimuovere lo sfondo da una fotografia?

    Con pochi clic di mouse, PhotoScissor produce un ritaglio preciso che può essere implementato a tuo piacimento con sottili pennelli. Invece di perdere tanto tempo con strumenti come bacchetta magica, gomma o lazo poligonale, il software ti fa scegliere una macro area da tagliare e l’area che si desidera conservare. Dopo aver dato l’ok, il risultato sarà stupefacente. L’algoritmo di programmazione, molto evoluto, è in grado di riconoscere i pixel ottimizzando i bordi di ritaglio per riuscire a scovare anche il più piccolo punto su uno sfondo che ben si integra al soggetto che abbiamo deciso di estrapolare

    Movavi PowerPoint to Video Converter

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    La procedura è sempre la stessa: si chiudono le porte che danno sull’esterno, le tende iniziano ad abbassarsii fino a esiliare anche il più piccolo raggio di sole residuo, le persone iniziano a zittirsi, si abbassa lo schermo, si accende il proiettore. Ci ripetiamo che andrà tutto bene, ma un po’ di agitazione rimane, la nostra presentazione curata nei minimi dettagli farà scalpore e sarà di una risoluzione sicuramente adeguata, e quel vecchio proiettore nei prossimi minuti ci farà fare una splendida figura. Poi piano piano, la nostra mente inizia ad elaborare… forse sarebbe stato meglio salvare la presentazione con un formato meno recente, il computer alla postazione del relatore non sembra molto in forma, anzi probabilmente Fred Flintstone ai suoi tempi ne possedeva sicuramente uno più performante.

    Ma cosa ci dobbiamo fare? Sicuramente, se non si possono fare prove di proiezione prima di un evento, converrebbe sempre avere a disposizione una presentazione salvata sotto forma di video, che rimane più compatibile di un classico formato .ppt. L’intercambiabilità dei più recenti software funziona, ma non sempre egregiamente, più volte vi sarete ritrovati con formattazioni di testo diverse, parole tagliate o mangiate dalla casella di testo. Con il programma Movavi PowerPoint to Video Converter risolverete ogni problema. Il vostro PC produrrà un video che potrà essere aperto su qualsiasi hardware avrete a disposizione.

    LUXION Keyshot Pro e Maxwell Render 

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    Quanti strumenti per modellare tridimensionalmente (oggetti parametrici e non) conoscete? Immagino moltissimi. Solo per citare i più diffusi, 3D Studio Max, Rhinoceros, Revit, Maya, Archicad, Cinema 4D, SketchUp (e molti altri). Ognuno ha i suoi punti a favore e le sue debolezze. Potete fare un 3D fantastico o no, ma spesso il problema finale è: come lo renderizzo? Posso usare Mentalray, V-Ray, Flamingo…

    Escludendo Mentalray che è diventato da poco tempo un software stand alone, possiamo fare affidamento su Keyshot e Maxwell Render. Questi due software mettono a nostra disposizione ambienti nei quali possiamo attribuire (molto semplicemente) diversi materiali alle nostre geometrie, renderizzandole in un tempo da noi scelto, con dei risultati a dir poco fantastici. Le camere per la renderizzazione, sono intese come vere e proprie macchine fotografiche DSLR (Reflex); i settaggi per ottenere l’immagine finale, si riferiscono unicamente alle specifiche della Reflex: questo vi aiuterà a non impazzire più dietro a decine di menù a tendina e check box per ottenere spesso e volentieri risultati deludenti a scapito del vostro tempo.

    FarStone One Pro 1.3

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    Volete avere un computer che funziona ottimamente? Nessun rallentamento, avvio veloce, niente bluescreen…? Non è uno scherzo! Qualche tempo fa, alla presentazione del nuovo surface, perfino il tablet di Microsoft dopo essersi bloccato, ha restituito a video il classico errore di memoria con testo bianco su sfondo blu. Per avere un dispositivo performante, bisognerebbe procedere ad un ripristino totale almeno ogni 8-10 mesi. Questo dimostra la reale importanza dei backup e di alcuni software che rendono queste operazioni più semplici anche per chi non ha molte competenze informatiche.

    FarStone ONEè un software di recupero, che crea un’immagine del nostro sistema operativo (con programmi inclusi) e la può ripristinare ogni qualvolta ne avremo bisogno. L’ultima versione è in grado di ripristinare un sistema operativo a ogni riavvio, e anche se qualche pazzoide fissato con l’importanza per la pulizia potrebbe ritenerla un’ottima opzione, per i più comuni mortali potrebbe risultare una scelta un po’ troppo drastica.

    Twinmotion 2015 Pro e Lumion

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    Ricordo bene, quando durante gli atelier universitari, i docenti richiedevano a gran voce rendering o visualizzazioni fotorealistiche del nostro progetto di architettura. Tutto il corso passava tra le più differenti correzioni, fino al più piccolo particolare, e poi ci si ritrovava a dover fare settordici mila rendering nel giro di quattro-cinque giorni. In questi momenti la fretta per la consegna porta spesso a tralasciare piccoli particolari che renderebbero il 3D più ricco e molto più gradevole, ma eravamo disposti a tutto per finire in tempo utile alla prima sessione di esami. Il caro vecchio 3D Studio con i suoi render infiniti avrà bruciato (nel nostro gruppo di laboratorio) dalle sette alle otto schede video in cinque anni di corsi.

    Poi un compagno di corsi mi mostrò Lumion, ero entusiasta, sembrava impossibile produrre rendering e allestire scene con tanta velocità, tanto da far diventare le attese di renderizzazione ridicole. Nel tempo Lumion si è evoluto parecchio e ha implementato diverse caratteristiche; la stessa cosa vale per Twinmotion, che sicuramente più giovane del primo, racchiude molte caratteristiche utili per realizzare immagini digitali dei vostri modelli 3D in tempi brevissimi, lasciandovi molto più tempo per concentrarvi sulle caratteristiche fondamentali del vostro progetto.

    Sicuramente i video saranno più esaustivi delle mie parole e vi mostreranno le capacità di questi due fantastici software.

    {youtube}8JsQSDdamXo{/youtube}

    {youtube}VFKBYb3ZITM{/youtube}

    PointWise 17.3

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    Con uno sviluppo sempre maggiore di un pensiero più eco e sostenibile, vengono implementati sempre più strumenti e software che calcolano la CFD (computational fluid dynamics). Questi software che inizialmente venivano utilizzati dagli ingegneri per il calcolo della fluidodinamica e lo spostamento dei liquidi all’interno di canali e condutture, vengono oggi impiegati (più massivamente) anche per il calcolo dello spostamento delle masse d’aria in alcuni progetti di architettura sostenibile. L’inserimento delle aperture in un progetto architettonico sostenibile, l’orientamento e la dimensione del corpo di fabbrica, dovrebbero relazionarsi, oltre che alla componente solare, anche ad altre componenti terrestri e meteorologiche, movimento delle masse d’aria compreso.

    Anche la più ben nota Autodesk, qualche anno fa, produsse Vasari (http://autodeskvasari.com/), ancora oggi in fase beta e disponibile al download. Questi software, come PointWise corredati da dati climatici provenienti dalle stazioni meteorologiche di interesse, sono in grado di creare complesse reti di punti che interagiscono con modelli architettonici inseriti all’interno del loro ambiente di sviluppo restituendo valori che ci coadiuvano a prendere decisioni utili in fase progettuale.

    (immagine: http://www.corsicad.net/2011/09/progetto-vasari-21-unanteprima-della.html)

    MediaChance Dynamic Photo HDR 

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    La fotografia è una passione che accomuna molti. Quando ci si mette dietro un obiettivo, la nostra mente, tende a percepire e osservare tutto quello che ci sta intorno in chiave molto più critica del solito. Quante volte ci soffermiamo a fotografare una cosa piuttosto che un’altra? Una volta archiviate e nonostante le nostre preferenze, le foto che vengono catturate - prima dal nostro sguardo – appaiono diverse da come ce le ricordavamo. Queste non riescono sempre a ri-trasmettere, le emozioni e le vibrazioni percepite al momento dello scatto, anche a causa delle condizioni talvolta non ottimali del punto di presa, la forte luce solare sull’obiettivo.. Tutto questo può essere corretto con una buona pratica, diventando padrone dei settaggi della propria DSLR.

    Tramite MediaChance Dynamic Photo HDR si possono trasformare le proprie foto allineando i colori, la luminosità e il contrasto. Dopo aver ottimizzato le immagini bilanciando il livello del bianco naturale, queste appariranno più chiare e realistiche. Il programma è progettato anche per elaborare immagini dinamiche che combinano tra loro diversi livelli di esposizioni, generando output più vivaci e quasi surreali, per riuscire a caratterizzare le vostre fotografie e farle diventare come quelle che vedete con il vostro cuore.


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    La Torre Eiffel non è solo l’icona di Parigi, ma anche la metafora di un processo di conversione green della città. “Sguardo, oggetto, simbolo, la Torre Eiffel è tutto ciò che l’uomo decide di metterci, e questo tutto è infinito; […] è il simbolo puro, aperto a tutti i tempi, a tutte le immagini e a tutti i sensi: la metafora irrefrenabile“ (Roland Barthes).

    In copertina: L'Arbre à Vent, Jérôme Michaud-Larivièr

    PARIGI GREEN: UN PROGETTO PER RENDERE PIÙ VERDE LA TOUR EIFFEL

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    E nella varietà di interpretazioni cui si presta la Torre, una chiave di lettura attuale è appunto quella di vetrina per la svolta ecosostenibile della città di Parigi. Infatti è recente l’installazione al suo interno di due turbine eoliche ad asse verticale, ad una quota ottimale per garantire il massimo della prestazione (122 metri, al di sopra del secondo piano), provvedendo con i loro sette metri d'altezza e tre di diametro a fornire annualmente 10mila kWh di energia per le attività commerciali del primo piano.

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    Progetto di alta carica simbolica: la Torre Eiffel, essendo visitata annualmente da circa cinque milioni e mezzo di turisti, contribuirà, con il suo ruolo di landmark, a diffondere i principi del processo di restyling che sta trasformando Parigi in una capitale sempre più green.

    PARIGI E L’ENERGIA EOLICA

    In tale ottica l’installazione di turbine eoliche si affianca a due progetti che, sfruttando l’energia del vento, concorrono all’ambizioso obiettivo di riconversione in chiave ecofriendly della città: l'Arbre à Vent, un’idea dell’ingegnere Jérôme Michaud-Larivière, albero hi-tech fotovoltaico biomimetico che produce energia con continuità sfruttando venti anche molto leggeri grazie ai microgeneratori dei rami e delle foglie artificiali orientabili; e lo skyline di grattacieli sostenibili che caratterizza la 2050 Paris Smart City dello studio belga di Vincent Callebaut, in cui gli impianti eolici si affiancano a giardini pensili e a centrali a biomassa.

    Aggiungendo al quadro l’approvazione a marzo -quindi contemporaneamente all’installazione delle turbine- di una legge che stabilisce l’obbligo di dotare gli edifici delle zone commerciali ditetti verdi, è chiaro l’impegno profuso dalla Francia nella riduzione del consumo energetico e delle emissioni del 25 per cento entro il 2020.

    RESTYLING E CONSERVAZIONE DEL VALORE ESTETICO

    In allineamento con progetti internazionali che si contraddistinguono per la produzione di energia eolica come il Bahrain World Trade Center, il 10MW Tower di Dubai e il COR Building di Miami, lo sfruttamento del vento è il caposaldo per un intervento di rinnovamento della Torre Eiffel che sarà il più oneroso (30 milioni di euro) degli ultimi trent’anni, comprendendo non solo energia eolica, ma anche: solare -tramite l’installazione di pannelli in quantità tale da garantire il rifornimento del 50% del fabbisogno di acqua calda-, illuminazione a led e riutilizzo dell’acqua piovana per le toilette.

    Il tutto integrato all’interno del profilo della struttura emblema di Parigi, e mimetizzato grazie alle scelte cromatiche, dimostrando la possibilità di sfruttare energie rinnovabili senza compromissione dei valori estetici esistenti.

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    Nel cuore di Kiev, il ristorante bar “Bite & Go. Deli Cafe” è stato progettato dallo studio di Yaroslav Galant che ha concepito gli interni recuperando e riciclando oggetti esistenti di matrice industriale

    La parte del locale visibile al pubblico, stretta e lunga, è stata distinta in due parti: la zona più vicina all’accesso con i tavoli, dove poter sostare, e una zona soprelevata che, tramite tre scalini, porta ai servizi e al bancone, a cui arrivano le vivande. 

    INTERIOR E RICICLO: GLI ARREDI DI UN LOCALE DI NEW YORK DAL MERCATO DELLE PULCI

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    Partendo da componenti derivanti da lavorazioni industriali di una fabbrica di acciaio, il progettista ha saputo combinare oggetti di scarto, struttura esistente e funzionalità, creando un mix divertente e di sicuro effetto. L’audace filosofia sottesa a questo tipo di realizzazione sposa la visione di un riciclo creativo, immaginando una nuova vita per gli oggetti. Come testimonia il designer, il ciclo di vita degli oggetti non termina con la fine dell’uso per cui sono state concepite: dare loro una una nuova opportunità è una scelta ecologica e virtuosa. Anche i locali, in cui è stata inserita l’attività, sono frutto di una trasformazione: la ristrutturazione ha lasciato trasparire volutamente i mattoni del vecchio edificio, le finestre ad arco e alcune parti del soffitto, e ha completato l’intervento con colonne di metallo, vetri blindati, dettagli in cemento, condotti degli impianti open air e cablaggio elettrico, per dichiarare la provenienza industriale di parte dell’intervento. L’arredo è costruito con materiali di riciclo: partendo dai tavoli, con sostegno ricavato dalla geniale combinazione di pezzi di scarto di una fabbrica di acciaio e isolatori di ceramica (di forma simile a piatti rovesciati), passando dalla realizzazione del bancone ondulato, sviluppato dal progettista utilizzando pannelli di legno di frassino, rivestiti con una cera di petrolio a basso impatto ambientale (trattamento subito da tutti gli altri elementi in legno del locale), fino al telaio delle sedute e all’illuminazione.

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    Gli impianti, non murati ma evidenti sulle pareti, sono completati da lampade ricurve del 1890 (che assomigliano a rubinetti), impreziosite da vecchi cestini per il ghiaccio anni sessanta che hanno l’effetto di lanterne. Anche il bagno è parte di questo manifesto visivo del riciclo: dai tubi a vista al lavandino, l’imprinting industriale è chiaramente riconoscibile.

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    L’attenzione al dettaglio si spinge fino al disegno ondulato della pedana di accesso al bancone e alla particolare posa del rivestimento, fuori e dentro il servizio igienico. Il corian del bancone è utilizzato come proseguimento ed evoluzione della ceramica dei tavoli. Vecchie foto di personaggi del passato alle prese con il cibo, compresi gli originari abitanti del locale, sono appese alle pareti e si intervallano ad antichi specchi e disegni sui muri.

    La sostenibilità passa anche dalle scelte dei progettisti di interni: fare “tutto nuovo” o guardarsi intorno e reinterpretare ciò che già c’è. Il risultato, seguendo la seconda via, non è niente male. Che sia un modo per rimettere nel ciclo oltre agli oggetti anche le idee?


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    La popolazione mondiale sta rapidamente invecchiando (le stime indicano una crescita del 300% entro il 2050), in futuro il cibo potrebbe scarseggiare e la sicurezza alimentare essere messa a rischio. Questi tre problemi, che riguardano molti paesi asiatici, hanno ispirato lo Studio SPARK a presentare un concept di progetto per la città di Singapore che offre alloggi per gli anziani in un luogo stimolante e immerso nel verde, destinato all’agricoltura urbana.

    URBAN FARMING. LA NUOVA RIVOLUZIONE CINESE

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    Non più tristi case di riposo ma una vera e propria fattoria urbana, la Home Farm, alloggi ad alta densità abitativa integrati a sistemi di coltivazione verticale idroponica e tetti-giardino, che permette ai residenti di avere un’opportunità di lavoro dopo la pensione, collaborando alla crescita della comunità attraverso la coltivazione di orti urbani.

    “Abbiamo lavorato a questo concept per la città di Singapore - spiega Stephen Pimbley di SPARK - ma il progetto è replicabile e applicabile in qualunque località che possa sostenere la crescita di vegetali a foglia verde sulle facciate e sui tetti degli edifici. Ci auguriamo che questo progetto si concretizzi in futuro: si tratta di una soluzione a problemi reali e urgenti che molte delle città in crescita nel mondo devono affrontare”.

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    Il sistema idroponicoè adattato per i giardini pensili, i terrazzamenti, i tetti e le facciate verdi verticali; qui il lavoro degli anziani si svolge sotto la guida di agricoltori professionisti e include tutta la filiera produttiva, dalla semina alla vendita in loco dei prodotti, garantendo sicurezza finanziaria e assistenza sanitaria ai pensionati.

    L’edificio utilizza materiali semplici ed elementi modulari, è pensato per essere energeticamente efficiente e sostenibile, con un impianto per la raccolta dell’acqua piovana e il recupero delle acque grigie, un sistema di produzione di energia dai rifiuti e pannelli fotovoltaici.

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    Il progetto offre numerosi vantaggi: oltre a garantire uno stile di vita salutare, promuove la sicurezza alimentare e contribuisce alla sostenibilità urbana e ambientale, all’impegno sociale ed economico.

    Lo scopo dei progettisti è di trasmettere un forte messaggio sociale e di aprire un tavolo di discussione e confronto sulle potenzialità create dall’unione di due mondi separati, il sostegno di una società che invecchia rapidamente e il miglioramento della sicurezza alimentare.

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    Sul versante Nord dell'Etna a Castiglione di Sicilia in provincia di Catania su di un altopiano posto a 870 metri sul livello del mare, alcune "casedde", tipiche costruzioni rurali della zona abbandonate da tempo e in parte crollate, sono state recuperate e trasformate in cantina enologica. I progettisti Santi Albanese e Gaetano Gulino del Gruppo VID'A hanno operato rispettando il contesto dominato da un lato dal vulcano e dall'altro dai monti Nebrodi e Peloritani senza modificare le volumetrie e soprattutto utilizzando materiali tradizionali.

    UNA CANTINA A IMPATTO ZERO GRAZIE AI BIOMATTONI

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    IL PROGETTO DELLA CANTINA

    Il complesso è costituito da tre fabbricati disposti a "L" sulla porzione di terreno pianeggiante che si affaccia verso la valle del fiume Alcantara in modo da formare una corte con al centro una cisterna. Tutt'intorno la vegetazione invade ordinatamente il pendio della montagna: filari di vitigni alternati a muretti a secco fanno da cornice al complesso architettonico.

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    I tre distinti volumi, che sono costituiti da muri in pietra lavica e da coperture a doppio spiovente in legno di castagno e coppi siciliani, sono suddivisi per destinazione d'uso. L'edificio più grande ospita gli ambienti dedicati all'accoglienza e alla degustazione dei vini, il secondo è dedicato alla conservazione e all'affinamento del vino in botti di rovere, mentre il terzo fabbricato è adibito ad abitazione disposta su due livelli. Non è stato previsto uno spazio per la vinificazione.

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    I muri e i tetti sfondati sono stati ricostruiti tali e quali: materiali e tecnologie costruttive impiegati sono quelli che da sempre si utilizzano nella zona. Tutto il recuperabile è stato salvato e le partizioni interne aggiunte si sono limitate agli elementi necessari per l'inserimento dei bagni e degli impianti. L'unico intervento consistente è stato realizzato nell'edificio dedicato all'abitazione: la costruzione era fortemente danneggiata ed è stato necessario ristudiare l'impianto strutturale per adeguarlo alle norme sismiche, ma questo non ha implicato uno stravolgimento del volume che appare immutato.

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    I ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi hanno sviluppato una nuova pellicola bio per alimenti a base di chitosano per cercare di contrastare, in modo ecosostenibile, la massiccia invasione di plastica nel packaging alimentare.

    PLASTICA: QUELLA NATURALE È FATTA DI CAFFÈ, PREZZEMOLO E CANNELLA

    COS’ È IL CHITOSANO?

    Il chitosano è un elemento naturale che compone il guscio dei gamberi e di altri crostacei, biodegradabile e perfettamente adatto a sostituire le comuni pellicole da cucina.

    Infatti, nel corso dello studio guidato da Itsaso Leceta e pubblicato sul numero di Febbraio di Postharvest Biology and Technology, è stata messa a confronto la conservazione delle carote con due tipi di pellicola: quella tradizionale e quella a base di chitosano. Si è visto che il secondo imballaggio ha preservato meglio dell’altro alcune proprietà delle carote, permettendo una conservazione più duratura. Questo è dovuto, secondo i ricercatori, alle proprietà antimicrobiche contenute nel chitosano che permettono agli alimenti di conservare più a lungo e in modo più efficace le loro caratteristiche, rallentando la degradazione.

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    MIGLIORA LA CONSERVAZIONE

    Questa scoperta è, senza dubbio, una buona notizia per l’industria del cibo perché il consumatore potrebbe disporre di cibi più freschi e sicuri, che si mantengono più a lungo ma, nello stesso tempo, è ancora presto per parlare di una commercializzazione di questo nuovo tipo di pellicola bio. Nel futuro dell’industria alimentare non è possibile pensare, infatti, a un solo tipo di materiale; piuttosto si dovrà creare una sinergia fra diversi polimeri capaci di interagire e collaborare tra loro.

    Il chitosano, pur avendo dato risultati più che soddisfacenti in laboratorio, non è stato ancora sufficientemente studiato per fare il suo ingresso sul mercato in tempi brevi, perché richiede altri studi e test sul campo.

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    MENO PLASTICA NELL’AMBIENTE

    È certamente un ottimo punto di partenza nel campo del bio-packaging per ridurre gradualmente la quantità di plastica non sempre smaltita a dovere dal consumatore, che finisce inevitabilmente nell’ambiente inquinando terre, mari, laghi e fiumi, compromettendo la catena alimentare umana.

    Spiega Itsaso Leceta:“Il chitosano è fatto di gusci di gamberi, gamberoni e altri crostacei, questo non significa che non inquini. In termini d’impatto ambientale, però, è migliore delle normali pellicole in plastica: la sua produzione dev’essere tuttavia ancora ottimizzata. Una volta migliorato il processo, l’impatto ambientale si ridurrà ulteriormente.


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    “I feel sLOVEenia. Green. Active. Healthy” è Il motto del padiglione sloveno all’Expo di Milano 2015: un gioco di parole che vuole essere una dichiarazione d’amore alla natura incontaminata del paese e un elogio allo stile di vita sano e soprattutto attivo. Tutto ciò suona come un semplice slogan pubblicitario ma in realtà coglie l’essenza del paese e in particolare della sua capitale Lubiana che, grazie alla politica adottata negli ultimi 10-15 anni, è stata eletta Capitale Verde Europea del 2016

    In copertina: Foto © Matic Štojs, Mostphotos

    COPENHAGEN, CAPITALE VERDE D’EUROPA 2014

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    LE RAGIONI DELLA VITTORIA DI LUBIANA

    Già finalista nel 2015, la città di Lubiana ha conquistato la giuria fornendo una documentazione dettagliata che descrive, così come richiesto dal bando, sia la situazione attuale che gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2025, sulla base di 12 Indicatori: cambiamenti climatici, trasporto locale, aree verdi, natura e bio-diversità, qualità dell’aria, qualità acustica dell’ambiente, produzione e smaltimento dei rifiuti, trattamento dell’acqua, Eco innovazione ed occupazione sostenibile, prestazioni energetiche, gestione ambientale integrata.

    Nella scelta della commissione della Capitale Verde Europea, maggior peso hanno avuto le misure adottate per la riduzione del traffico, la forte presenza di aree verdi e la creazione di nuove tramite il recupero di aree degradate e di zone industriali dismesse, ed i progressi ottenuti nello smaltimento dei rifiuti con l’ambizioso obiettivo “rifiuti zero”.

    Indicatori a parte però, a fare la differenza è stato il riconoscimento del lavoro svolto, insieme alla regione balcanica, nella gestione della crisi dovuta alla recenti inondazioni che hanno afflitto il territorio.

    LE AREE VERDI E IL RECUPERO DELLE AREE INDUSTRIALI DISMESSE

    caption: © B. Jakše & S. Jeršič

    La Capitale Verde Europea 2016 è coperta per circa tre quarti del suo territorio da zone verdi di cui l’81% si trova nella periferia della città, sotto forma di foreste, di zone agricole e in adiacenza dei corsi d’acqua mentre il restante 19% è all’interno dell’agglomerato urbano con parchi, giardini pubblici, parco giochi e spazi verdi tra gli edifici residenziali. Un patrimonio di circa 180 ettari di aree verdi e spazi aperti è curato dal comune ed incide per il 3% sul bilancio della città.

    Una politica impegnata ad evitare ulteriore consumo di suolo mira ad intervenire sulle strutture insediative esistenti, soprattutto tramite il recupero e la rivitalizzazione di aree degradate e al miglioramento degli spazi pubblici già presenti nel territorio comunale. Questo ha portato alla creazione di 40 ettari di nuove zone verdi negli ultimi cinque anni e alla piantumazione di oltre 2000 alberi negli ultimi tre, in particolare lungo le strade principali e all’interno dei parchi.

    L’attenzione al potenziamento delle aree verdi e degli spazi pubblici a Lubiana è stato direttamente proporzionale all’aumento della densità edilizia, una scelta non solo di immagine ma soprattutto di salvaguardia della salute e accrescimento della qualità della vita.

    Tali strategie sono state sviluppate all’interno di un piano ben definito, non solo dal punto di vista della progettazione ma anche nella scelta dei criteri e delle misure di sviluppo, il tutto in accordo con i principi della sostenibilità. Due importanti riconoscimenti ne sottolineano il valore: il premio da parte del Consiglio Europeo degli Urbanisti nel 2011 e il Premio Fabiani nel 2013, ovvero uno dei maggiori riconoscimenti per l’eccellenza nella pianificazione territoriale ed urbanistica.

    caption: © D. Wedam

    Proprio nella pianificazione urbanistica molta attenzione è stata riservata ai progetti relativi ai grandi parchi urbani ovvero al completamento di quelli già esistenti (il più antico, il Tivoli Park, iniziato 200 anni fa e il Path of Memories and Comradeship –PMC, iniziato nel 1946) e alla creazione, dal 2007 ad oggi, di altri 5 parchi.

    Il PMC, il percorso della memoria che corre lungo l’antica barriera di filo spinato eretta dalle forze di occupazione durante la Seconda Guerra Mondiale, già completato nel 1985, è stato continuamente arricchito durante il corso degli anni fino a diventare oggi la spina dorsale del sistema del verde, il più lungo viale alberato della città, con 7000 alberi, monumenti, zone di sosta ed altre attrezzature.

    Tra i nuovi parchi oltre allo Zelena Jama Park, che sorge su un'ex discarica e lo Šmartinski Park, che si collega al parco cimiteriale, spicca senza dubbio il progetto di rinnovamento delle sponde del fiume Ljubljanica, insignito del Premio Europeo per gli spazi pubblici urbani del 2012. L’intervento, oltre ad estendere la già vasta area pedonale del centro fino al fiume attraverso la realizzazione di 4 ponti per pedoni e ciclisti, nuovi pontili, aree pavimentate e logge che scendono a gradonate verso il fiume, ha conferito all’area ulteriore valore aggiunto attraverso l’inserimento di catalizzatori sociali e culturali quali punti lettura, la “Libreria sotto gli alberi”, e il sito archeologico di Špica.

    caption: © D. Wedam

    Iniziative più piccole, ma non di minor importanza, legate alla qualità dell’ambiente dei quartieri e delle comunità locali sono state e vengono tuttora promosse dal Comune di Lubiana insieme ad alcune associazioni non governative. Solo per citarne alcune, nel 2010 la collaborazione tra abitanti ed artisti locali ha dato vita al progetto “Labyrinth of Art” in cui ogni persona poteva diventare custode di un albero mentre, sempre nello stesso anno, un cantiere abbandonato è stato trasformato in un sistema di piccoli orti urbani grazie alla cooperazione tra un gruppo di residenti ed una piccola organizzazione no profit.

    caption: foto da visitljubljana.com

    IL TRASPORTO LOCALE

    Quello della mobilità localeè stato uno dei settori più carenti di Lubiana fino al 2010, quando si è cominciato a registrare il primo incremento nell’utilizzo dei trasporti pubblici dal 1987. Questa inversione di tendenzaè stata resa possibile grazie ad alcune misure adottate dal Comune per migliorare la mobilità che dagli anni novanta fino a quel momento, favorita da una rete ferroviaria insufficiente, aveva visto un aumento del traffico proporzionale allo sviluppo della rete stradale e alla sempre maggiore accessibilità delle auto private.

    Il Piano di Mobilità Sostenibile adottato nel 2012 agisce principalmente in due direzioni: potenziando le “infrastrutture verdi”, ovvero aree pedonali e piste ciclabili, e migliorando il trasporto pubblico.

    Dati del 2011 alla mano, obiettivo principale per il 2020 è quello di ridurre gli spostamenti in auto del 34% (passando dal 67% al 33%) ed incrementare l’uso dei mezzi pubblici e gli spostamenti a piedi o in bici rispettivamente del 20% e del 14% (passando dal 13% al 33% e dal 20% al 34%).

    Le piste ciclabili e la “Zona ecologica”

    Ideale per essere percorsa in bici viste le dimensioni, la morfologia e la collocazione geografica, Lubiana vanta 192 km di piste ciclabili di cui 42 km aggiunti tra il 2006 e il 2013 insieme a 837 nuovi portabici. Il servizio di bikesharing introdotto nel 2011 ha superato tutte le aspettative con 1,6 milioni di spostamenti effettuati: 33 stazioni e 308 biciclette sono a disposizione 24 ore su 24 con un servizio self-service in cui la prima ora è totalmente gratuita.

    La Zona ecologica, ritenuta dal 30% dei residenti la più significativa innovazione della città, è un’area nel centro della capitale chiusa al traffico veicolare e completamente rinnovata. Creata nel 2007 e in continuo miglioramento e ampliamento, attualmente occupa quasi 100’000 m². Ai suoi margini sono stati creati 100 parcheggi per motocicli in modo da fermare l’accesso dei motociclisti all’area mentre è stato considerevolmente ridotto il numero dei parcheggi delle auto destinandoli ad altre attività.

    caption: © NIk Rovan

    I trasporti pubblici

    Alcuni dati del 2008 mostravano come solo il 10% degli spostamenti in città avvenisse tramite i mezzi pubblici mentre la maggior parte di essi era effettuato con auto private di cui il 39% non eccedenti i 5 km; inoltre ogni giorno 130'000 veicoli entravano nella città dai comuni limitrofi. Nel 2009 il comune ha perciò emanato delle linee guida per la regolamentazione e il miglioramento del servizio di trasporto pubblico.

    Da allora la rete dei trasporti pubblici viene implementata ogni anno in base alle esigenze di cittadini e turisti e negli ultimi 5 anni è già stato registrato un aumento di passeggeri del 10%. 209 veicoli per i percorsi urbani e 63 per quelli interurbani fanno sì che il 96% della popolazione viva a meno di 500 m da una fermata dei bus e il 92% si trovi in un raggio di 300 m. Un piano di rinnovamento del parco autobus sta inoltre portando alla progressiva sostituzione dei mezzi più datati con veicoli conformi agli standard EURO V e EEV mentre tre veicoli elettrici sono già operativi nel centro della città.

    Per favorire ulteriormente l’uso dei mezzi pubblici il Comune sta provvedendo alla realizzazione delle così dette Park&Rent areas, ovvero parcheggi nell’immediata periferia delle città dai quali è possibile raggiungere il centro tramite autobus.

    Un’unica tessera prepagata, l’Urbana city card, può essere utilizzata per il trasporto pubblico, per il sistema P&R, per il parcheggio delle auto e per l’affitto delle biciclette; con essa si può anche usufruire dei servizi della biblioteca comunale.

    A fare la differenza però è senza dubbio il servizio di trasporto su richiesta offerto a persone con disabilità: un’iniziativa la cui importanza è stata riconosciuta dall’Unione Europea che ha conferito a Lubiana l’Access City Award 2012 e che ha visto la capitale slovacca trionfare all’Eurocity Award 2013 nella categoria Smart Living.

    PRODUZIONE E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

    L’ambizioso obiettivo “Rifiuti Zero”, ovvero portare in discarica meno dell’1% dei rifiuti, è perseguito tramite un Piano Strategico e una serie di altre iniziative tutte caratterizzate da un unico comun denominatore: la comunicazione e il coinvolgimento degli utenti, ossia i cittadini.

    Il programma di gestione rifiuti si muove sostanzialmente su due linee guida: un’accurata differenziazione prima di portare i prodotti di scarto in discarica e misure per ridurre la produzione di rifiuti.

    La raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti

    Un sistema di raccolta differenziata molto efficiente, con il 94% dei residenti coinvolti nella raccolta dell’umido, ha permesso di dimezzare la quota di rifiuti biodegradabili portati in discarica, passando dal 59.9% al 31.8% in sei anni (2006-2012). La separazione di carta, plastica, metalli e vetro ha fatto sì che venissero riciclati il 47% dei rifiuti nel 2012 e il 53% nel 2013 con l’obiettivo di raggiungere il 60% nel 2016.

    Nel 2013 è stato introdotto il trattamento temporaneo dei rifiuti solidi residui prima del trasporto in discarica. Durante questo processo di trasformazione la frazione leggera viene separata dalla parte restante ed inviata ad un impianto per la produzione di combustibile. I primi dati indicano che potranno essere eliminati il 30-40% di tutti i rifiuti destinati alla discarica.

    Le misure per la riduzione dei rifiuti 

    Dal 2013 il Programma annuale di gestioni di rifiuti è fortemente incentrato alla riduzione della quantità di cibo che finisce nell’immondizia e all’allungamento del ciclo di vita degli oggetti.

    Un’intensa campagna di comunicazione partita nello stesso anno è sfociata nell’apertura di un centro di riuso connesso con commercianti, artigiani e centri di raccolta di quartiere.

    Il centro di smaltimento dei rifiuti mette a disposizione 30 diversi contenitori (ferro solido, pneumatici auto, ecc.) in modo che solamente una minima quota degli “scarti ingombranti” confluisca in discarica; inoltre ogni anno nei cimiteri vengono raccolte in appositi contenitori 348 tonnellate di candele che vengono portate in tre differenti centri di riciclaggio presenti nel territorio sloveno.

    Negli ultimi due anni il centro di raccolta di oggetti usati è stato potenziato: oltre a indumenti e giocattoli vengono raccolti utensili da cucina e materiale didattico che, grazie alla cooperazione con scuole ed cittadini, vengono inviati a centri per senzatetto e per ragazze madri. L’obiettivo è quello di un’espansione progressiva del centro fino a diventare il principale punto di ingresso regionale di una rete connessa direttamente con organizzazioni di beneficenza (tramite la donazione di abiti usati, scarpe e prodotti tessili in genere) e con imprese sociali (che svolgono iniziative quali la riparazione di oggetti usati e la relativa vendita on line e nei mercati).

    Le iniziative per la sensibilizzazione dei cittadini

    L’accurata differenziazione prima del trasporto in discarica e le misure messe in campo per prevenire la produzione di rifiuti sarebbero inapplicabili senza un’adeguata sensibilità da parte di coloro che i rifiuti li producono: i consumatori.

    Con il programma di comunicazione sono stati creati due siti internet e una pagina Facebook sempre aggiornati con comunicazioni per le famiglie, informative per i condomini, avvisi e segnalazioni di qualunque altro tipo di iniziativa; è stato istituito un centro di informazione e di supporto per gli utenti che non solo costituisce un’interfaccia diretta per i cittadini, che vi si possono rivolgere tramite sportello, mail, lettere, ma si fa anche promotore di iniziative come dimostrazioni pratiche per la separazione dei rifiuti e partecipazioni ad eventi di quartiere. Campagne di sensibilizzazione vengono organizzate nelle scuole dove mascotte a forma di drago spiegano tramite disegni i principi della raccolta differenziata ai bambini.

    IL RUOLO DELLE CAPITALI VERDI EUROPEE

    Incoronata Lubiana per il 2016, la Commissione Europea pensa già all’edizione del 2017 dell’European Green Capital Award (EGCA) ed ha fornito la lista delle città finaliste. Non stupisce il fatto che, ancora una volta nessuna città italiana concorra per tale premio, la cui finalità è quella di far sì che le città si ispirino tra loro, condividendo buone pratiche in uno spirito di sana competizione.

    Città come Lubiana e prima di essa Stoccolma, Amburgo, Vitoria-Gastiez, Nantes, Copenaghen e Bristol, sono la dimostrazione di come il rispetto per l'ambiente, la qualità di vita e la crescita economica possono essere combinati con successo perché, citando tra le righe un antico proverbio indiano, il punto è: quando avremo abbattuto l’ultimo albero, pescato l’ultimo pesce e inquinato l’ultimo fiume, capiremo finalmente che non si può mangiare il denaro?


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    Un’ambientazione da sogno quella in cui sorge il progetto di recupero degli australiani Cumulus studio. Il rifugio, oggi attrattiva turistica in Tasmania, è nato dalla riqualificazione dei due edifici esistenti la “Pumphouse” e la “Storehouse”.

    LA RISTRUTTURAZIONE DEL RIFUGIO CASERA GIANIN

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    La Pumphouse si trova sul lago St. Clair, totalmente immersa nella natura della Tasmania, accerchiata dagli alberi e dalla vegetazione del Parco nazionale, patrimonio mondiale, ha come unico collegamento alla terra ferma una passerella in cemento di 250 metri di lunghezza. Uno scenario suggestivo ed onirico nel quale l’edificio, costruito nel 1940, originariamente afferente alla rete idroelettrica del paese, era in stato di abbandono da più di venti anni. La Storehouse si trova invece sulla riva del lago ed ospitava uffici e un’officina di manutenzione delle turbine.

    L’intervento di riqualificazione e ristrutturazione dei due edifici ha permesso di realizzare 18 stanze, la maggior parte delle quali ubicate nella Pumphouse ed il restante nella Storehouse che inoltre ospita la cucina e diversi ambienti comuni come il salone e la zona pranzo.

    Data l'ubicazione dei due edifici, per motivi logistici si è optato per elementi prefabbricati e standardizzati.

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    L’IMPORTANZA DEL CONTESTO NELLA PROGETTAZIONE

    I lavori di riqualificazione hanno interessato principalmente gli interni, mentre per gli esterni si è deciso di mantenere le facciate originarie enfatizzandone il valore storico. L’edificio si eleva su tre piani e vi si accede da un portone in ferro che permette l’accesso al foyer, da cui è possibile raggiungere le stanze distribuite da un corridoio centrale nel quale trovano spazio ambienti comuni di attesa e per il relax. La scelta planimetrica è strettamente legata al paesaggio circostante, aperto alle due estremità il corridoio perde la mera funzione di distribuzione ed assume un valore spaziale superiore fungendo da binocolo sul paesaggio, mantenendo così un collegamento visivo continuo con la natura. In tal modo è come se la passerella che porta dalla terra ferma all’edificio continuasse e terminasse visivamente nella meravigliosa ambientazione che fa da intorno.

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    INTERNI IN LEGNO LOCALE E COLORI NEUTRI 

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    Gli interni, completamente ripensati e riprogettati per poter ospitare le stanze e gli ambienti comuni del rifugio, sono caratterizzati dall’utilizzo di pochi materiali: legno, metallo e intonaco. Le pareti dell’ingresso e delle aree comuni sono rivestite da legno grezzo non trattato, mentre nelle stanze viene utilizzata una pannellatura più raffinata in legno della Tasmania. Per i dettagli come lampade, corrimano, ecc. viene invece utilizzato il ferro verniciato di nero, e le parti intonacate hanno colori neutri dal bianco al grigio, cercando di creare ambienti accoglienti e rilassanti in cui si possa godere del comfort e del paesaggio visibile da ogni finestra e da ogni stanza.

     


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    Una piscina sostenibile senza cloro ha aperto a Londra a Maggio e fino al 2016 offrirà la possibilità di nuotare e rilassarsi a soli 15 minuti a piedi dalla stazione di King’s Cross nel mezzo di un cantiere edile. 

    COME FUNZIONA UNA PISCINA BIO

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    La piscina è in realtà un’opera d’arte che si intitola “Of Soil and Water” e si trova al King’s Cross Pond Club. È l'ultimo e più ambizioso lavoro temporaneo della King's Cross public art, ideato da Marjetica Potrč, artista e architetto sloveno, e dai designer olandesi Ooze, Eva Pfannes e Sylvain Hartenberg. Il pubblico nuoterà di fatto open air all’interno di una vera e propria opera d'arte.

    La piscina sostenibile è lunga 40 metri e larga 10 con profondità crescente ed è capace di accogliere fino ad un massimo di cento bagnanti per consentire all'acqua di rigenerarsi. L’acqua all’interno della piscina infatti non ha additivi chimici e la sua pulizia è affidata ad un sistema di piante e filtri per l'acqua. Niente più cloro quindi, ma attraverso un processo a ciclo chiuso naturale, piante acquatiche sommerse filtrano l'acqua e ne garantiscono la pulizia.

    L'acqua proveniente dal Canale di Regent, mediante questo processo naturale con piante tipiche delle zone umide, viene purificata ed utilizzata per la piscina. La stessa acqua, a chiusura dell’impianto, sarà successivamente filtrata ed utilizzata per irrigare il parco in costruzione accanto al sito dove fiori selvatici ed erbe contornano la piscina contribuendo a rendere suggestivo il paesaggio e cambiandone l'aspetto in base alle stagioni. Questa vegetazione favorirà la presenza della fauna attorno allo specchio d’acqua.

    Si avrà la sensazione di nuotare in un vero e proprio lagoall’interno della città.

    L'installazione di questa piscina è conseguenza di altri interventi ecosostenibili degli stessi progettisti e ideatori ed è l'ultima parte del “Relay program”, un piano pubblico per la rigenerazione di 27 ettari di territorio a Nord di Londra, curato da Michael Pinsky e Stéphanie Delcroix.

    A questo punto, nuotatori e curiosi, fateci sapere come sarà tuffarvi da quelle parti!


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    I dammusi sono le abitazioni tradizionali dell’isola di Pantelleria: unità abitative di derivazione araba (le loro origini sono, infatti, da ricercarsi nel periodo in cui gli arabi abitavano l’isola, tra il VI e il VII secolo d.C.), oggi diventate famose anche perché sono molti i dammusi panteschi di recente acquistati e ristrutturati da personaggi illustri e abbienti, divenuti case di villeggiatura estiva.

    Abitazioni tradizionali della Papua Nuova Guinea

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    Originariamente nate come unità abitative per le famiglie contadine che avevano necessità di spostarsi tra le diverse aree dell’isola in base alla stagione e alle colture che operavano, i dammusi di Pantelleria dovevano garantire un certo comfort ai suoi abitanti, che non poteva dipendere da altro se non dalle risorse naturali che la stessa isola offriva. Per questo motivo i dammusi di Pantelleria sono tutt’oggi considerati bellissimi esempi di architettura ecosostenibile che hanno permesso agli abitanti dell’isola, grazie ad una straordinaria collaborazione tra uomo e natura, di vivere nel migliore dei modi in un territorio sotto certi aspetti inospitale e difficile.

    I dammusi di Pantelleria s’inseriscono alla perfezione nel paesaggio, caratterizzato dai terrazzamenti che servono e soprattutto servivano in passato per facilitare le pratiche agricole su terreni collinari e scoscesi, e inoltre delimitano i confini delle piccole proprietà in cui è suddiviso il territorio, dalla cui trama intricata sorge poi il dammuso, che era realizzato con le stesse pietre ricavate dalla bonifica dei terreni per la formazione dei terrazzamenti.

    caption: una vista dei terrazzamenti di Pantelleria.

    Le cupole e le loro funzioni all’interno dell’architettura del dammuso

    Una delle caratteristiche architettoniche principali dei dammusi è rappresentata dai tetti a cupola estradossata, il numero delle quali denuncia esternamente la quantità esatta delle stanze di cui è composto il dammuso. La copertura a cupola, spessa di solito 35 - 40 cm, è realizzata in pietra coperta da uno strato di terra, su cui viene steso un impasto di pomice vulcanica come isolante, e uno strato di tufo rosso e latte di calce, come impermealizzante.

    caption: le cupole estradossate di un dammuso, a Pantelleria.

    Il tetto a forma di cupola assolve tre funzioni principali: l’ampia superficie esposta ai raggi solari, infatti, garantisce che all’interno degli ambienti non vi sia traccia di umidità; la stessa superfice esposta al sole veniva utilizzata esternamente per  l’essiccazione dei prodotti agricoli locali come uvetta, fichi e pomodori. Inoltre i fianchi rialzati della cupola consentono di far confluire l’acqua piovana attraverso un canale aperto, detto "cannalata", che la dirige all’interno di una cisterna (la "jisterna"), dove si conserva la preziosa riserva di acqua.

    La cisterna presenta di solito, oltre all’apertura superiore che permetteva di prelevare l’acqua piovana raccolta, un’altra apertura laterale, che serviva per entrare all’interno della cisterna per la pulitura, oltre che per creare un ricircolo d’aria che manteneva l’acqua fresca ed ossigenata. Non è raro che le cisterne dei dammusi siano di origine punica (ovvero costruite in principio in un periodo che va dall’IX secolo a.C. all’epoca romana).

    Protezione dal vento e giardini

    Essendo l’isola di Pantelleria soggetta a venti molto forti, i dammusi che sono stati costruiti in particolari aree molto esposte, hanno aperture rivolte verso un’unica direzione, mentre le altre facciate dell’edificio vengono lasciate cieche, per proteggere gli interni dal vento. La porta, disposta generalmente verso sud, è spesso fiancheggiata da due piccole finestre di dimensione 40x50 cm (che di solito sono le uniche della casa), in modo da sfruttare al meglio il calore e la luce negli interni.

    Un altro elemento architettonico presente nel complesso dei dammusi è il giardino (u jardinu): i giardini sono solide costrizioni a secco edificate su pianta circolare, con muri che possono arrivare sino a tre metri di altezza, che avvolgevano uno o più alberi per ripararli dai forti venti marini. Gli alberi che di solito venivano riparati dal giardino erano alberi di agrumi e da frutta, palme da dattero e alberi di ulivo.

    caption: un "Jardinu" di Pantelleria.

    Il dammuso è un insieme di elementi architettonici particolari, che non sono stati nominati nell’ambito di questo articolo perché qui si sono solo voluti evidenziare alcuni aspetti sostenibili di una costruzione tradizionale, semplice ma efficace, che utilizza al meglio il materiale locale a disposizione, per creare degli esempi architettonici a cui forse dovremmo guardare più spesso oggi per le nuove costruzioni.


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    Diffuso prevalentemente in Asia, il bambù si sta facendo largo anche in Europa, dove viene utilizzato non solo in qualche costruzione, ma anche e soprattutto nel settore del design, dove la sua piacevolezza estetica, resistenza e versatilità gli stanno assicurando un grande successo.

    I designer si sono lasciati conquistare e si stanno sbizzarrendo tanto in impensabili creazioni originali quanto in realizzazioni di oggetti tipicamente plastici, replicati nella loro versione in bambù. Il settore dell’informatica non è sfuggito a questa ondata green, con repliche in bambù di accessori high tech. E’ il caso di mouse, tastiere, custodie per pc e altri accessori per il computer, disponibili nella loro versione naturale.

    fanno risparmiare plastica e sono interamente riciclabili. Senza contare il piacere al tatto che un elemento naturale assicura.

    Ecco qualche esempio:

    TASTIERA IN BAMBÙ

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    Una tastiera in bambù fa risparmiare oltre mezzo chilo di plastica in favore di un materiale naturale (che tra l’altro cresce a velocità sostenute). Le nostre dita sono quasi costantemente in contatto con la tastiera mentre lavoriamo e toccare un materiale naturale è molto più piacevole.

    Ecomad è una tastiera ultrasottile interamente in bambù. Può essere utilizzata sia tramite una connessione bluetooth che con il classico cavetto e viene fornita con una batteria integrata inclusa nel prezzo.

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    MOUSE IN BAMBÙ

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    Un mouse in bambù fa risparmiare circa 100 grammi di plastica, ha caratteristiche antibatteriche e limita la sudorazione della mano e le dita.

    Mudder ne propone uno eco-friendly, studiato per essere piacevole al tatto.

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    SET TASTIERA E MOUSE

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    Per chi preferisce un look più serioso ed una scrivania più elegante, suggeriamo un set di tastiera e mouse in bambù effetto mogano, con struttura scura ed inserti in bambù chiaro. Prodotti da Artis, sono realizzati interamente a mano e studiati per suggerire una sensazione di armonia. Entrambi i prodotti sono wireless.

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    ALTRI ACCESSORI IN BAMBÙ

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    Artis propone una calcolatrice in bambù fabbricata a mano che funziona ad energia solare, senza necessità di batterie. Acquista la calcolatrice

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    E’ di Ecomad invece, una chiavetta usb in bambù con una memoria di 4gb. Ha la forma di una foglia, a ricordare la sua origine naturale.

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    Chi utilizza un laptop anziché un computer fisso può trovare utile questo supporto da tavolo in bambù, molto più comfortevole di uno in plastica, evita il surriscaldamento del portatile.

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    Chi preferisce l’utilizzo di dispositivi mobili tipo tablet preferirà invece questa cover per il tablet proposta da JammLizard.

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    The Sablaè un piccolo mirabile progetto pensato per la comunità di AL Ayn, negli Emirati Arabi,  recuperando la tradizionale tecniche di costruzione con foglie di palma. La struttura, biodegradabile e versatile, nasce come serra per naturale ma si presta a più utilizzi.

    In un mondo squassato dai cambiamenti climatici, la desertificazione è un fenomeno potenzialmente devastante per milioni di persone costrette già oggi a convivere con la penuria del bene più prezioso che abbiamo: l’acqua. Intorno ad essa si sprecano le parole, vengono organizzate opulente conferenze internazionali alle quali partecipano le massime autorità governative del pianeta, ma purtroppo latitano le contromisure, serie ed efficaci, nel tentativo di arginare un problema il cui spauracchio aleggia paurosamente anche sul futuro dell’Europa meridionale e dell’Italia.

    Stop alla desertificazione con il recupero delle oasi

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    Per fortuna, a dispetto della lentezza decisionale di molti governi, le piccole iniziative si moltiplicano, andando a interessare anche paesi dove negli ultimi anni l’acqua, più che per le colture, è stata utilizzata per irrigare enormi campi da golf circondati dal deserto: gli Emirati Arabi. Il progetto che vi presento, infatti, è stato pensato per tutelare l’agricoltura nell’oasi di Al Ayn, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, nonché seconda città per dimensioni dell’emirato di Abu Dhabi, sebbene le sue caratteristiche lo rendano facilmente replicabile in molti paesi mediorientali e nordafricani.

    THE SABLA

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    Stiamo parlando del “Food Shelter” o “The Sabla”, come è localmente chiamata la serra naturale, ecosostenibile e totalmente biodegradabile presentata da Sandra Piesik e “3 Ideas Limited” alla terza conferenza delle United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD) tenutasi in Messico nel marzo scorso. Alla base del progetto convivono obiettivi ambiziosi, quali contrastare la desertificazione, recuperare antiche tradizioni e combattere la povertà, perseguiti mediante una proposta intrisa di valori culturali, economica e dal design accattivante.

    LA MILLENARIA CULTURA ARISH

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    A dispetto di un paese punteggiato di grattacieli in vetro e acciaio, The Sabla è costruito avvalendosi praticamente di un solo materiale: foglie di palma da dattero. Il loro utilizzo affonda le proprie radici nella secolare tradizione architettonica locale, ed in particolare a più di 7.000 anni fa, quando furono costruite le prime abitazioni Arish. È proprio partendo da un’analisi attenta di queste architetture che Sandra Piesik ha elaborato la sua proposta, mirabile esempio di integrazione di risorse naturali disponibili e sapienza accumulata in millenni di sperimentazione e riscontri pratici.

    IL PROGETTO DI FOOD SHELTER/THE SABLA

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    Dal punto di vista dimensionale, il progetto consta di 9 calotte modulari di 8x8 metri ciascuna accostate l’una all’altra per un totale di 600 mq di superficie coperta complessiva. La struttura di ogni singolo modulo è ottenuta arrotolando e intrecciando le foglie di palma da dattero, assicurate mediante legacci di corda e successivamente piegate in modo tale da assumere la forma desiderata. Facilità ed economicità nel reperimento di tale materia prima non sono gli unici vantaggi di The Sabla, che può vantarsi di essere interamente biodegradabile, in quanto anche i tessuti di rivestimento sono ottenuti naturalmente, e di non prevedere l’utilizzo di alcun tipo di macchinario in fase di produzione e posa in opera.

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    IL CONCETTO DI ADATTABILITÀ

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    Oltre che per la coltivazione, questo tipo di struttura può anche essere utilizzato per ospitare edifici scolastici, di assistenza sanitaria ed altre funzioni basilari nella vita di tutti i giorni. Abbondanza di materia prima, facilità costruttiva e progettuale conferiscono a questo “rifugio” spiccate doti di adattabilità e flessibilità, per non parlare del suo inestimabile valore simbolico, fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica mostrandole orgoglioso come più che i soldi contino le idee e la convinzione di metterle in pratica.


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    Le amache, accogliente giacigli outdoor, sono il simbolo del riposo all’aria aperta e sinonimo di relax. Montate solitamente tra due alberi o due pali, le amache sono perfette soluzioni per il campeggio, nella frescura di una pineta, ed il giardino, ma ne esistano versioni adatte anche ad essere montate indoor.

    In copertina: Hammock on the tropical beach in the sunlight di Anna Bogush via Shutterstock.

    Sul mercato è possibile trovare diverse soluzioni. Una vasta selezione di amache e' presente su Duzzle, il nuovo shop di arredamento per la casa, l'ufficio e il giardino, che propone colorate amache brasiliane, matrimoniale e in policotone con solidi supporti in acciaio che le rendono adatte ad essere installate tanto all’esterno che dentro casa. Scoprile in offerta “Flash” su Duzzle fino al 15 Giugno. Prezzi a partire da 18 euro con ulteriori sconti del 10% iscrivendosi alla newsletter.

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    Se sei un amante del fai da te e preferisci costruirla da te piuttosto che comprarla, ecco qualche suggerimento per realizzare un’amaca con pochi elementi. Potrai utilizzarla per riposare, leggere un libro o prendere il sole, insomma ti assicurerai il relax per tutta l’estate!

    AMACA FAI DA TE IN TESSUTO

    Insieme a quella costituita da una rete (più difficile da realizzare da sé), l’amaca in tessutoè probabilmente quella più classica e diffusa. Per realizzare un’amaca in tessuto sarà preferibile selezionare tessuti resistenti e naturali, che non irritino la pelle o siano poco confortevoli. Per l’opzione singola basterà un tessuto largo circa 1 metro e 30 e lungo circa 3 metri. Per amache matrimoniali potrai scegliere di optare per una larghezza poco meno che doppia. Ti servirà anche una corda resistente, di una lunghezza indicativa di 20 metri, ma variabile a seconda della distanza reciproca dei sostegni. La corda va divisa in due metà.

    Per realizzare l’orlo in cui passerà la corda da annodare all’albero o al palo in una estremità, piega due volte su se stesso il lato corto del tessuto, lasciando uno spazio, come una sorta di asola, per consentire il passaggio di uno dei due pezzi di corda. Procedi ugualmente per l’altro lato del tessuto. Una volta effettuati questi passaggi, non resta che legare l’amaca agli alberi.

    In alternativa, è possibile dotarsi anche di un bastone di circa 1 metro di lunghezza e creare un’asola nel tessuto più larga (tanto da farci passare il bastone). Quindi inserire il bastone nell’asola (al posto della corda) e utilizzare la corda per legare il bastone all’albero. Con questo sistema l’amaca potrebbe risultare un po’ più comoda.

    Il nodo per fissare l’amaca all’albero

    Realizzata l’amaca, per fissarla all’albero è importante utilizzare una corda resistente e di qualità, possibilmente con un diametro uguale o superiore ai 6 millimetri. Ci sono diverse possibilità per realizzare il nodo per annodarla all’albero. In generale, per evitare che la corda si deteriori a furia dello sfregamento contro il tronco, e per evitare di rovinare il tronco, è consigliabile avvolgerla due volte intorno al tronco o ramo, assicurandosi che la corta si incroci. Un’alternativa per proteggere la corda è quella di farla passare in un pezzo di tubo di gomma come quello di una pompa da giardino.

    Nel video è spiegato come realizzare il nodo per fissare l’amaca agli alberi.

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    AMACA FAI DA TE CON LENZUOLA MATRIMONIALI

    Realizzare un’amaca da sé e farlo anche con materiali di riciclo è sicuramente una soddisfazione in più. La prima opzione in generico tessuto può essere replicata utilizzando lenzuola matrimoniali piegate in due, così che siano più resistenti del singolo strato.

    AMACA FAI DA TE IN PALLET

    Quella dei pallet è una perfetta idea di riciclo per un’amaca ecologica oltre che comodissima. I pallet infatti danno l’opportunità di realizzare una sorta di grande altalena, un divano sospeso, più che una classica amaca, da allestire con grandi cuscini colorati, lasciare al grezzo o dipingere a piacere.

    Realizzarla è davvero semplice: basta assicurare una solida corda alle assi del pallet e legare la corda ad una struttura lignea sovrastante, dei ganci al soffitto o un robusto ramo di un grosso albero. 

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    Ormai sempre più diffusi, conosciuti e anche inflazionati sono i termini “bio”, “biologico”, “eco” riferiti ai prodotti agroalimentari presenti sulle nostre tavole. Pubblicità "green" più o meno veritiere, etichette più o meno ingannevoli rischiano di invadere il mercato alimentare provocando confusione nel consumatore che non riesce più a districarsi tra i prodotti esposti al supermercato e non ha più riferimenti chiari per scegliere cosa effettivamente per lui sia meglio comprare.

    Il grande boom dell’agricoltura biologica si è avuto in Italia dopo l’anno 2000, in particolare solo nel 2014 si è registrato un aumento dei consumi di prodotti biologici pari al 17% rispetto all’anno precedente. Gli operatori del settore biologico, al 31 dicembre 2013, risultano essere 52.383, con un aumento complessivo del 5,4% rispetto al 2012. Il Ministro Martina ricorda che è un settore che in Italia vale 3 miliardi di euro e che riguarda oltre il 10% della superficie agricola nazionale (fonte: Ministero delle Politiche agricole).

    AGRICOLTURA SOSTENIBILE: PROGETTARE UN ORTO SINERGICO

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    È opportuno, proprio per la grande influenza che questo tipo di agricoltura ha sul mercato, far luce su alcuni punti chiave.

    NOMI, CONFEZIONI ED ETICHETTE BIO

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    La normativa che regola la produzione, l’importazione, il commercio, l’etichettatura dei prodotti biologici a livello europeo è il regolamento CE 834/07, recepito in Italia con il decreto ministeriale DM 2049/2012 e successive modifiche. I produttori devono attenersi scrupolosamente a tali normative se vogliono essere certificati come “biologici” e poter vendere come tali i loro prodotti.

    L’etichetta e l’indicazione di prodotto “biologico” deve essere apposta solo se sono rispettate determinate condizioni.

    Non sempre però il consumatore si trova davanti ad etichette chiare anzi, troppo spesso, il colore, il logo e il nome richiamano il prodotto “biologico” quando questo biologico non è. Nella puntata del 14/12/14 di Report è stato ben segnalato il problema di etichette ingannevoli che nascondono prodotti da agricoltura tradizionale.

    LE QUALITÀ NUTRIZIONALI DEI PRODOTTI BIO

    Come riportato da Dario Bressanini, dottore in chimica, sul sito della rivista “Le Scienze” che riassume il numero interamente dedicato al cibo di Novembre 2013, i prodotti biologici hanno le medesime proprietà nutrizionali dei prodotti da agricoltura tradizionale. Questa affermazione deriva da studi specifici dell’Università di Standford e della Food Standard Agency britannica che conclude il suo rapporto di ricerca dicendo:“Per la maggioranza dei nutrienti esaminati non è stata rilevata una differenza nel contenuto di nutrienti e altre sostanze tra prodotti biologici e convenzionali, il che suggerisce che i prodotti biologici e quelli convenzionali siano largamente confrontabili”.

    AGRICOLTURA BIOLOGICA: LA RESA PER ETTARO

    Le rese per ettaro dell’agricoltura biologica sono solitamente più basse di quelle dell’agricoltura convenzionale: mediamente il 25% in meno. Conseguenza di ciò è che per produrre la stessa quantità di prodotto, quindi per soddisfare il fabbisogno alimentare, è necessario un consumo maggiore di suolo. Questo dipende però dal tipo di coltivazione di cui si tratta: su alcune colture come quella della frutta l’incidenza è solo del 5% mentre per i cereali e gli ortaggi si arriva anche a più del 30%.

    Produttori di agricoltura biologica che, in particolari tipi di coltivazioni, ottengono la stessa resa dell’agricoltura tradizionale devono essere fonte di diffidenza e causa di controlli da parte degli organi competenti.

    Nella già citata puntata di Report viene mostrato il caso dei risicoltori piemontesi che denunciano, a loro dire, una “falsa agricoltura biologica” della concorrenza che otterrebbe appunto la stessa resa per ettaro.

    LA SOSTENIBILITÀ DEL BIOLOGICO

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    Nel 2012 è stato pubblicato uno studio che raccoglie i risultati di 71 studi indipendenti sull’impatto ambientale dell’agricoltura biologica europea. Gli aspetti considerati nella ricerca sono: la qualità del suolo, la biodiversità, il rilascio di sostanze potenzialmente dannose nella falda acquifera e il consumo energetico. Il risultato non è univoco come vorremmo aspettarci.

    La produzione biologica di olive e carne di manzo causa meno emissioni di gas serra della produzione convenzionale, mentre per il latte, i cereali e i maiali la situazione si capovolge.

    Citando Dario Bressanini da “Le Scienze”: “In generale lo studio mostra come le pratiche dell’agricoltura biologica abbiano generalmente un impatto positivo sull’ambiente per unità di superficie, ma a causa delle minori rese non necessariamente per unità di prodotto. In altre parole, un’azienda agricola biologica che produce ortaggi può, a parità di superficie coltivata, rilasciare meno azoto nella falda, ma ogni singolo ortaggio raccolto nei suoi campi potrebbe avere un impatto sulla falda maggiore di uno analogo prodotto in modo convenzionale”.

    GLI ORGANI DI CONTROLLO

    In Italia molti sono gli Organi di Controllo deputati all’ispezione delle aziende agricole biologiche. Dal rapporto annuale dei controlli del 2014 dell’ente CCPB.srl emerge come i controlli vengano eseguiti in tutte le aziende biologiche, anche più di una volta l’anno ma che l’esito, ovviamente, non è sempre positivo.

    Per esempio di tutte le aziende controllate la percentuale di produttori non idonei è stata maggiore del 30% in Regione Lombardia, Toscana, Veneto e in molte altre regioni italiane. La media nazionale è di oltre il 25%.


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    Come un grosso pesce, il padiglione ecumenico a Landau, cittadina nella zona sud orientale del Renania-Palatinato in Germania, ha tante lamelle di legno e obbedisce ad una forma perfetta. In pianta travi e pilastri di douglas descrivono l’ellisse allungata, e nella testa di pesce è ritagliato un grande foro circolare. Si chiama "Himmelgrün" ovvero "cielo verde", la nuova chiesa temporanea ideata dallo studio tedesco Bayer & Uhrig ed immersa completamente in un paesaggio paradisiaco. L’altare si trova proprio sotto l’apertura circolare e il movimento del sole disegna un "occhio" di luce sul legno, sui gradini curvi e sugli arredi in corten. Tale materiale è stato scelto proprio perché mutevole ed impermanente come la vita.

    In copertina: foto © Sven Paustian

    La chiesa di cartone di Shigeru Ban

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    caption: Fotografia © Sven Paustian

    Il progetto del padiglione di Landau

    Il padiglione è stato sovvenzionato con i fondi dell'UE e concepito per accogliere sia attività religiose protestanti che altri eventi, come concerti, gruppi teatrali, rock e tradizionali. Prima di tutto, però, nasce come luogo sacro e trasmette l’idea di protezione, onestà costruttiva e semplicità. La "chiesa verde" è stata realizzata in un anno e mezzo, dopo un lungo periodo in cui il progetto era stato ripetutamente abbandonato a causa di difficoltà tecniche ed organizzative. Alla fine è stata inaugurata nel mese di aprile, riscontrando un successo enorme e attualmente luogo per tantissimi eventi religiosi e culturali, soprattutto legati all’inclusione sociale e all'orticoltura.

    caption: Fotografia © Sven Paustian

    caption: foto dalla pagina Facebook Kirche im Garten

    Il padiglione è lungo circa 20 metri e largo 6.50 metri per un altezza pari a 4 metri; un telaio a forma di anello è sospeso per sostenere le travi del tetto. I primi segni tracciati sul terreno sono stati proprio l’ellisse chiara del pavimento e i tre gradini paralleli al cerchio ritagliato in copertura. Sono seguiti: l'anello, le travi rettilinee chiuse da una anulare e quelle in legno poste a raggiera di tre diverse altezze. Il sistema di pilastri ravvicinati lascia aperto solo l’ingresso sul lato corto che, come in ogni edificio religioso, conduce all’altare.

    caption: foto dalla pagina Facebook Kirche im Garten

    La luce gioca un ruolo importante in ogni religione. In tutti gli edifici, seppur diversi a seconda dei credi e dei periodi storici, il comune denominatore è sempre stata l’illuminazione. Anche in questo piccolo ma significativo luogo sacro i progettisti hanno dato molta attenzione alle luci e alle ombre, determinate dal tetto a raggi e dagli spazi tra le singole componenti costruttive. Ai disegni preliminari, infatti, sono seguiti modelli per determinare "lo spessore" dell’ellisse accendendo torce elettriche in modo da indirizzare la luce proprio sopra l'altare.

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    caption: foto dalla pagina Facebook Kirche im Garten

    Il riuso della chiesa verde

    Concepito come allestimento temporaneo della durata quinquennale, è già stato previsto il suo semplice smantellamento ed un facile riutilizzo di tutti i componenti. Dovrebbe seguire, quindi, la logica del più famoso padiglione svizzero dell’Expo di Hannover realizzato da Peter Zumthor, la "catasta di legna low-tech" in cui tutte le parti potevano trovare nuova collocazione. Perciò il suo riuso sarà il prossimo rompicapo da risolvere, visto che gli abitanti di Landau vorrebbero lasciarlo là, ma la società di costruzioni che l’ha realizzato vorrebbe spostarlo a Hunsrück. Ha invaso la cittadina di Landau con preghiere religiose, vibrazioni di strumenti musicali e applausi a tempo di balli: si spera che la "chiesa verde" potrà ancora inspirare altre comunità e rigenerare abitanti e visitatori.


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