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Progetti di bioarchitettura, tecnologie e materiali per l’architettura sostenibile, risparmio energetico, eco design e novità sulle energie rinnovabili.

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    Dal 31 ottobre, con la chiusura dell’esposizione universale ospitata da Milano per quest’anno, è partita la trasformazione dell’area, che diventerà una cittadella universitaria, ed un parco dell’innovazione: ivi saranno ospitate non solo facoltà scientifiche della Statale di Milano, ma anche un gruppo di aziende scientifiche e tecnologiche. Al momento mancano sia i progetti che i finanziamenti per la realizzazione, ma vi è un’unica certezza: circa il 40% dell’area, che in totale ricopre 1,1 milioni di metri quadri, sarà convertita in un parco urbano.

    Che ne sarà delle numerose strutture allestite appositamente per l’evento?

    Entro il 30 giugno 2016 tutte le strutture saranno smontate, lo spazio espositivo sarà utilizzato per la prossima Triennale di Architettura, a cura di Claudio De Albertis, da aprile a settembre.

    Per la maggior parte, i padiglioni verranno smantellati per essere ricostruiti altrove:

    Il Barhain, l'Azerbaijan e gli Emirati Arabi hanno annunciato che rimonteranno ognuno nel proprio Paese la struttura, riutilizzandola per scopi differenti; il Principato di Monaco donerà la struttura per scopi umanitari, utilizzandolo in Burkina Faso come sede della Croce Rossa; altri Stati abbatteranno quanto costruito, riconvertendolo in materiale da recuperare come ferro o legno;

    Alcuni Paesi pensano di devolvere parte dell’arredo in beneficienza: il Padiglione cinese, disegnato dall'architetto Daniel Libeskind, venderà mettendole all'asta le 4 mila mattonelle, aventi forma di squame di drago, che rivestono l’edificio, come una pelle: il denaro così ricavato verrà utilizzato per la sistemazione dell’area intorno al Guangrenwang Temple, il tempio taoista dei 5 draghi, nella provincia dello Shanxi. 

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    La stessa Expo spa potrebbe decidere di regalare alcune sedute o elementi di arredo, a favore di enti o associazioni. D’altra parte, nelle linee guida, cui hanno aderito tutti i Paesi partecipanti ad Expo, si stabilisce che "l'80 per cento dei materiali con cui sono stati fatti i padiglioni sia riciclato dopo l'Esposizione".

    Ci auguriamo dunque di cuore che la sostenibilità che ha condotto l’esposizione come un fil rouge resti tale anche nella pratica concreta, rendendo sostenibile l’intero evento, a vantaggio di persone realmente bisognose e comunque con un’impronta ecologica, che non sia impattante sull’ambiente, per il benessere di tutti noi esseri umani.


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    Situata in periferia, articolata intorno ad un albero e con la “torre dei libri” (ovvero la biblioteca) che corre a tutta altezza fino al terrazzo: è “la scuola che farei , un modello di scuola sostenibile che Renzo Piano, architetto italiano di fama internazionale e Senatore a vita, ha elaborato insieme al maestro e pedagogo Franco Lorenzoni e allo psichiatra e sociologo Paolo Crepet.

    In copertina: Il disegno in cui Renzo Piano rappresenta la sua scuola ideale

    Il progetto de "la scuola che farei"

     Il progetto è stato ideato a marzo 2015 quando proprio il maestro Lorenzoni pubblica un articolo dal titolo provocatorio “Cari architetti, rifateci le scuole!”. Il testo è una denuncia non solo del problema, seppur grave ed urgente, della fatiscenza in cui versa l’edilizia scolastica italiana ma soprattutto dell’inadeguatezza dei luoghi dell’educazione; è uno sprone a ripensare gli spazi, ad immaginare un uso più versatile delle aule in modo da stimolare l’ascolto e la concentrazione dei bambini ed evitare di costringerli per ore in scomodi bianchi, limitando la loro libertà e fantasia.

    Questo invito ad agire viene raccolto da Renzo Piano, progettista pragmatico e convinto sostenitore del ruolo sociale dell’architettura, che elabora, lavorando in stretta sinergia con chi la scuola ed i ragazzi li vive quotidianamente, le linee guida per i futuri istituti italiani.

    Quella pensata da Piano, Lorenzoni e Crepet è una scuola di ispirazione montessoriana, in cui l’educazione avviene non solo tramite le parole ma anche attraverso le esperienze che il bambino fa nell’ambiente che lo circonda, che deve quindi essere ricco e stimolante.

    L’articolazione spaziale della scuola che farei 

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    In immagine: Complesso scolastico “Petrocelli” in località Romanina (Roma) di Herman Hertzberger e Marco Scarpinato. Foto © Duccio Malagamba

    Dal punto di vista spaziale “la scuola ideale” è concepita su tre livelli di cui il piano terra rappresenta il punto di contatto tra l’edificio e la città; è quindi sollevato rispetto al terreno, in modo da essere permeabile e trasparente.

    In esso sono presenti la palestra, l’auditorium, i laboratori - bottega: spazi di carattere collettivo appartenenti all’intera comunità che consentono alla scuola di “vivere per molte più ore rispetto a quelle richieste dalla didattica”. Questi prendono luce da un giardino interno al centro del quale è situato un grande albero che, con colori e profumi che cambiano al variare delle stagioni, insegna ai ragazzi la mutevolezza della vita e la necessità del rinnovamento.

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    In immagine: “La corte degli alberi”, Nuova Scuola Primaria a Cenate Sotto (Bergamo) di Tomas Ghisellini. Il progetto è uno dei vincitori della II edizione del Premio Fondazione Renzo Piano. Foto © Tomas Ghisellini Architetti

    Le classi, una per ogni fascia di età tra i 3 e i 14 anni, sono collocate al primo piano, luogo della didattica. In esso le aule si affacciano sulla corte comune, ad eccezione di quelle per i bambini più piccoli che si aprono invece su un giardino privato. I corridoi, finalmente spogliati della mera funzione di collegamento, non sono più angusti luoghi, stretti e lunghi, ma ampi punti di incontro tra grandi e piccoli.

    All’ultimo livello c’è il tetto, luogo del proibito e della fantasia, da cui guardare il mondo da prospettive diverse. Su questo grande terrazzo, ombreggiato tramite pergolati, i bimbi scoprono le attività manuali, grazie ad un orto in cui coltivare gli ortaggi; i laboratori di astronomia, botanica e scienze danno volto e forma a quello che è riportato sui libri, una macchina eliotermica consente di catturare l’energia solare mentre un telescopio permette di guardare pianeti e galassie: perché nemmeno il cielo deve rappresentare un limite alla creatività dei bambini.

    A fare da connessione ai tre livelli c’è la biblioteca/mediateca o, come preferisce definirla l’architetto Piano, la “torre dei libri”, che si alza dal piano terra fino al tetto. Aperta a tutti, è il luogo della cultura e della memoria, perché oltre ai libri, sia cartacei che virtuali, vengono conservati i disegni e gli altri lavori degli alunni.

    Renzo Piano per la “scuola che farei” ha realizzato un vero e proprio prototipo, un modello in scala 1:200 condiviso con la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Istruzione a fine settembre nel corso di un incontro a Palazzo Giustiniani, sede di G124, gruppo di lavoro (6 architetti, 3 uomini e 3 donne) sulle “periferie e la città che sarà” creato dall’architetto e interamente finanziato con il suo stipendio di Senatore a vita.

    Inizialmente era stato pensato per la riqualificazione dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni (Milano) ma si è presto trasformato in un riferimento per i nuovi edifici scolastici.

    La scuola come modello di sostenibilità

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    In immagine: Nido di infanzia a Guastalla di Mario Cucinella, realizzato con materiali naturali o riciclati a basso impatto ambientale. Foto © Fausto Franzosi

    Dal punto di vista costruttivo l’edificio è pensato in legno, a basso consumo energetico ed alimentato tramite fonti rinnovabili, in cui per il riscaldamento e il raffrescamento viene sfruttata l’energia geotermica mentre quella elettrica è prodotta tramite impianti fotovoltaici.

    Per educare bambini e ragazzi al rispetto della natura e al risparmio delle risorse infatti, la scuola stessa deve essere un esempio di sostenibilità e occasione continua di apprendimento; è necessario quindi spiegare loro che l’edificio che li accoglie non ha causato disboscamento bensì ha dato vita ad una nuova foresta, perché per ogni metro cubo di legno utilizzato un nuovo albero è stato piantato. In questo modo potranno capire a fondo la bellezza e le potenzialità di questo materiale leggero, antisismico, profumato e forse ancora oggi troppo sottovalutato.

    Architettura in legno vuol dire più boschi

    Riqualificare le periferie grazie alle scuole

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    In immagine: Il progetto di Renzo Piano per la riqualificazione dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni (Milano), il più grande recupero urbanistico d’Europa. 

    Ultima ma non meno importante caratteristica è la collocazione: la scuola di Renzo Piano non poteva non essere in periferia. Secondo il Senatore a vita infatti, il “rammendo” delle periferie è la grande sfida di questo secolo, una sfida non solo architettonica ed urbanistica ma soprattutto sociale.

    Bisogna smettere di costruire non-luoghi in cui il centro non è più centro e la campagna ancora non si configura come tale; basta edificare in maniera dissennata ed irrazionale. E’ necessario cominciare a recuperare e trasformare l’esistente, restituendo alle periferie la dignità che gli spetta; e non c’è modo migliore per restituire questi “spazi grigi” alle città se non con la creazione di luoghi per l’istruzione perché, come dice lo stesso Piano, si può scegliere di non visitare un museo ma tutti hanno il diritto e il dovere di andare a scuola.


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    Anche quest’anno il SAIE, Salone dell’Innovazione Edilizia di Bologna, ha voluto premiare i progetti di urbanistica che meglio hanno saputo interpretare il concetto del green building, attraverso la riqualificazione architettonica degli spazi urbani e delle aree industriali in disuso.

    Il premio RI.U.SO di Saie Smart House 2015 dedicato all’urbanistica green e alla rigenerazione urbana sostenibile è stato assegnato dalla giuria che ha valutato gli aspetti urbanistici legati alla sostenibilità del progetto, con particolare attenzione al concetto di densificazione e rigenerazione urbana per ridurre il consumo di territorio.

    IL RICICLO DEI VUOTI URBANI: UN PROGETTO IN SPAGNA

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    I PROGETTI VINCITORI DEL PREMIO RI.U.SO.

    “Ripartire dalla città esistente”  vincitore per la sezione architetti

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    Il progetto di via Andrea Costa portato avanti dal gruppo di lavoro con a capo Mauro Sarti è riuscito a trasformare un luogo, che fino a prima era solamente di passaggio e di parcheggio, in uno spazio a servizio della comunità dotato di una zona verde attrezzata che mira al raggiungimento di un’idea di boulevard sempre più sentita nella città contemporanea. L’intervento ha trasformato la strada esistente in un grande viale alberato con uno spazio verde che ha triplicato le sue dimensioni, attraverso il ridisegno anche dei giardini vicini. Il progetto mette in gioco una nuova visione della città dove in primo piano si trovano gli spazi verdi per la socialità, costruiti per rispondere alle esigenze dell’uomo prima di tutto. Lo spazio verde rimane integro, non viene corrotto dalla necessità di trovare risposta alle esigenze più pratiche, relegate infatti ad un livello secondario: la nuova isola ecologica viene realizzata al di sotto del livello stradale, utilizzando uno spazio che di più si presta a svolgere una funzione di questo tipo, garantendo anche un maggior risultato non solo dal punto di vista progettuale, ma anche pratico.

    “Rehabitar” vincitore per la sezione Università Enti Fondazioni e Associazioni

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    La continua trasformazione della città contemporanea ha messo in moto un processo di reinterpretazione dei vecchi poli industriali e artigianali dismessi; il Poblenou, quartiere storico di Barcellonaè uno di questi spazi che si è caratterizzato negli ultimi vent’anni per una serie di profondi cambiamenti. Questo continuo processo di trasformazione, che attualmente muove ancora le sue macchine, ha contribuito però a creare un tessuto disomogeneo che spesso è rimasto inconcluso. È proprio su questo che i progettisti, capitanati da Sara Neglia, si sono concentrati, con l’obiettivo di ridare vita ad un distretto industriale ormai dismesso. L’idea di progetto si basa su una proposta che abbia come risultato la formazione di un modello per una strategia di riuso articolata in tre fasi, con lo scopo non tanto di definire un’architettura, ma piuttosto diffondere un processo di trasformazione che riesca a fondere i nuovi sistemi con l’esistente. L’integrazione diventa così un punto fondamentale dell’intero percorso progettuale, attraverso la sperimentazione e la partecipazione attiva dei cittadini che vivono questi spazi.

    saie-smart-house-d

    Un buon risultato secondo gli organizzatori del premio che hanno visto la partecipazione di 1200 progetti, a testimoniare della ricchezza e della qualità della progettazione sui temi di sviluppo sostenibile della città. I progetti hanno saputo interpretare al meglio il carattere della competizione offrendo prodotti di grande qualità, segno che si sta diffondendo una sensibilità e una voglia di misurarsi sui temi della progettazione sostenibile.


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    Anche quest’anno il SAIE, Salone dell’Innovazione Edilizia di Bologna, ha voluto premiare i progetti di urbanistica che meglio hanno saputo interpretare il concetto del green building, attraverso la riqualificazione architettonica degli spazi urbani e delle aree industriali in disuso.

    Il premio RI.U.SO di Saie Smart House 2015 dedicato all’urbanistica green e alla rigenerazione urbana sostenibile è stato assegnato dalla giuria che ha valutato gli aspetti urbanistici legati alla sostenibilità del progetto, con particolare attenzione al concetto di densificazione e rigenerazione urbana per ridurre il consumo di territorio.

    IL RICICLO DEI VUOTI URBANI: UN PROGETTO IN SPAGNA

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    I PROGETTI VINCITORI DEL PREMIO RI.U.SO.

    “Ripartire dalla città esistente”  vincitore per la sezione architetti

    saie-smart-house-b

    Il progetto di via Andrea Costa portato avanti dal gruppo di lavoro con a capo Mauro Sarti è riuscito a trasformare un luogo, che fino a prima era solamente di passaggio e di parcheggio, in uno spazio a servizio della comunità dotato di una zona verde attrezzata che mira al raggiungimento di un’idea di boulevard sempre più sentita nella città contemporanea. L’intervento ha trasformato la strada esistente in un grande viale alberato con uno spazio verde che ha triplicato le sue dimensioni, attraverso il ridisegno anche dei giardini vicini. Il progetto mette in gioco una nuova visione della città dove in primo piano si trovano gli spazi verdi per la socialità, costruiti per rispondere alle esigenze dell’uomo prima di tutto. Lo spazio verde rimane integro, non viene corrotto dalla necessità di trovare risposta alle esigenze più pratiche, relegate infatti ad un livello secondario: la nuova isola ecologica viene realizzata al di sotto del livello stradale, utilizzando uno spazio che di più si presta a svolgere una funzione di questo tipo, garantendo anche un maggior risultato non solo dal punto di vista progettuale, ma anche pratico.

    “Rehabitar” vincitore per la sezione Università Enti Fondazioni e Associazioni

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    La continua trasformazione della città contemporanea ha messo in moto un processo di reinterpretazione dei vecchi poli industriali e artigianali dismessi; il Poblenou, quartiere storico di Barcellonaè uno di questi spazi che si è caratterizzato negli ultimi vent’anni per una serie di profondi cambiamenti. Questo continuo processo di trasformazione, che attualmente muove ancora le sue macchine, ha contribuito però a creare un tessuto disomogeneo che spesso è rimasto inconcluso. È proprio su questo che i progettisti, capitanati da Sara Neglia, si sono concentrati, con l’obiettivo di ridare vita ad un distretto industriale ormai dismesso. L’idea di progetto si basa su una proposta che abbia come risultato la formazione di un modello per una strategia di riuso articolata in tre fasi, con lo scopo non tanto di definire un’architettura, ma piuttosto diffondere un processo di trasformazione che riesca a fondere i nuovi sistemi con l’esistente. L’integrazione diventa così un punto fondamentale dell’intero percorso progettuale, attraverso la sperimentazione e la partecipazione attiva dei cittadini che vivono questi spazi.

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    Un buon risultato secondo gli organizzatori del premio che hanno visto la partecipazione di 1200 progetti, a testimoniare della ricchezza e della qualità della progettazione sui temi di sviluppo sostenibile della città. I progetti hanno saputo interpretare al meglio il carattere della competizione offrendo prodotti di grande qualità, segno che si sta diffondendo una sensibilità e una voglia di misurarsi sui temi della progettazione sostenibile.


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    Osservare i fenomeni naturali e gli organismi naturaliè da sempre una fonte di ispirazione per artisti e architetti. Quesiti complessi trovano spesso semplici soluzioni, basta saper guardare con gli occhi giusti il mondo che ci circonda. Questo è quello che ha fatto Chao Chen, uno studente del Master in Product Design al Royal College of Arts di Londra, che si è lasciato ispirare dal meccanismo di reazione delle pigne sotto la pioggia per realizzare una facciata biomimetica.

    FACCIATE VIVENTI: LO SCHERMO DINAMICO PENUMBRA

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    L’acqua è fondamentale per l’uomo e per la Terra, ma per gli edifici e gli architetti la pioggia rappresenta forse il nemico numero uno, ma un’attenta progettazione può sovvertire il problema acqua piovana e permettere di sfruttarla a proprio favore, recuperandola e riutilizzandola, o può dar vita a sistemi innovativi molto interessanti.

    Lasciarsi ispirare dalla natura

    Passeggiando ad Hyde Park, in una giornata piovosa londinese, Chao Chen ha osservato che le pigne a contatto con le gocce di pioggia allungavano il loro guscio esterno per proteggere i loro semi. Incuriosito decide di osservare con più attenzione come è fatta una pigna: sezionandola si accorge che è composta di due gusci, uno interno ed uno esterno, il primo si allunga oltre il secondo strato, in modo da impedire che i semi vengano a contatto con l’acqua piovana.

    “Questo fenomeno naturale- dice Chao Chen- mi ha portato a uno studio sulla scienza del bio-mimetismo e mi ha ispirato nell’ideazione di un materiale laminato che reagisce con l’acqua.”

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    Sfruttando le proprietà del materiale, è riuscito a realizzare una superficie biomimetica che a seconda del grado di umidità dell’aria muta la sua forma naturalmente, senza l’utilizzo di sistemi elettronici o strutture meccaniche. Questo è possibile perché le fibre si espandono a contatto con l’acqua distendendosi, cosicché ne risulta una superficie che allungandosi o incurvandosi si apre e si chiude a seconda della pioggia.

    Questo materiale è stato studiato per diversi contesti, di tipo agricolo e di tipo architettonico: utilizzando una lamina di materiale nel suolo, è possibile capirne il grado di umidità, così come è possibile creare una superficie che cambia colore a contatto con l’acqua, o creare una superficie dinamica che si apre e si chiude per impedire all’acqua di entrare all’interno di un edificio.

    • Indicatore per il giardinaggio - Una lamina di materiale composta da un lato color rosa e uno azzurro, utilizzata nei vasi o nella terra, permette di rilevare il grado di umidità del suolo, è così possibile capire quando annaffiare le piante. Quando la terra è secca il materiale si alza mostrando il lato rosa, mentre quando la terra è umida il materiale si curva mostrando il lato azzurro.
    • Pensilina che reagisce alla pioggia - Una seconda applicazione è quella ideata per una pensilina intelligente composta da lamelle che si chiudono a contatto con l’acqua per impedire agli utenti di bagnarsi, nelle giornate di sole le lamelle sono invece aperte in modo da far passare la luce naturale filtrata da queste finte foglie, che fungono da schermatura, si avrà così l’impressione di essere sotto un albero.
    • Superficie architettonica che reagisce alla pioggia 

    caption: L'indicatore per il giardinaggio

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    caption: La pensilina che reagisce alla pioggia

    Questo terzo prototipo, della superficie architettonica che reagisce alla pioggia, è pensato per l’involucro degli edifici, una superficie composta da elementi romboidali uniti tra loro attorno a dei perni, un po’ come fossero i petali di un fiore. Questi elementi sono liberi di curvarsi e di distendersi: nelle giornate di pioggia la superficie risulterà compatta e chiusa, mentre nelle giornate di sole questi elementi si incurvano e lasciano passare le radiazioni solari all’interno degli ambienti.

    Essendo pensato per città molto piovose e grigie, il materiale è di tonalità chiare, per dare più luminosità alle facciate e rendere più piacevoli le giornate uggiose. Chen sta continuando a sviluppare questi prototipi, prima di poter essere messi sul mercato è necessario infatti verificare la resistenza del materiale ai venti o il numero di volte in cui può rimanere a contatto con l’acqua.

    Un’idea brillante che unisce la funzionalità all’estetica. Non ci resta che aspettare di vederli applicati in un edificio!

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    Il nuovo bosco verticale, dopo quello di Milano, sorgerà a Losanna: il progetto per la costruzione della nuova torre verdeè stato affidato allo studio Stefano Boeri Architetti (Sba): si tratta di una costruzione sostenibile che verrà realizzato nel comune di Chavannes-Près-Renens, in un aggregato urbano della cittadina svizzera. “La Torre dei Cedri”, così denominata, nasce da un progetto che ha visto la collaborazione di Stefano Boeri con Buro Happold Engineering e con l'agronoma Laura Gatti; il costruttore svizzero Bernard Nicod renderà possibile la concretizzazione dell’edificio.

    IL BOSCO VERTICALE DI BOERI A MILANO

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    Gli alberi del nuovo bosco verticale di Boeri

    La torre di Losanna ospiterà 100 alberi di cedro, 6 mila arbusti e 18 mila piante di differenti tipologie, per un’altezza complessiva di 117 metri; saranno inoltre presenti alberi di cedro appartenenti a quattro differenti specie. L’edificio sarà caratterizzato da forme ortogonali della facciata, che ospiteranno al loro interno terrazze ricche di verde, per un totale di oltre 24.000 piante.

    Il nuovo edificio sarà il primo al mondo con l’80% di alberi sempreverdi, e potrà in questo modo fornire un importante contributo ecologico sia per fissare le polveri sottili che per assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno; il significativo apporto fornito per la riduzione dell’inquinamento urbano nasce dalla possibilità di combattere l’effetto isola di calore e di favorire la biodiversità nell'ambiente urbano.

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    Le caratteristiche de La Torre dei Cedri

    La Torre dei Cedri sarà costituita da 36 piani, per un totale di circa 3.000 mq ed ospiterà non solo residenze private, ma anche una palestra ed un ristorante panoramico. Intorno al grattacielo, il progetto prevede un centro commerciale ed un parco, circondato da una serie di palazzine più basse.

    Stefano Boeri ha affermato: "Con La Torre dei Cedri avremo la possibilità di realizzare un edificio sobrio e insieme di grande importanza nel paesaggio di Losanna. Un'architettura capace tra l'altro di innestare una significativa biodiversità di specie vegetali nel cuore di una importante città europea".

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    Le gridshell (gusci strutturali a graticcio) sono strutture che incrociano il comportamento strutturale del guscio (shell) con quello del graticcio (grid), due famiglie molto distanti tra loro, una dalle curve morbide e l'altra caratterizzata da geometria e rigore cartesiano.

    Le strutture in legno leggere sono state spesso oggetto di studio e sperimentazione. Dalle prime balloon frame alle visionarie sperimentazioni di Frei Otto ed Edmund Happold, fino ad arrivare alle strutture più dinamiche di Ville Hara e Mutsuro Sasaki, si assiste ad un graduale passaggio da una concezione bidimensionale ad una tridimensionale, dove gli elementi del graticcio strutturale piano si piegano in configurazioni spaziali resistenti.

    SHIGERU BAN E LA STRUTTURA IN LEGNO PER IL GOLF CLUB

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    La nascita e gli sviluppi delle gridshell

    Il primo a sperimentare questa tecnica è Frei Otto con la Multihalle di Mannheim del 1975, che risulta essere la più grande gridshell autoportante in legno nel mondo, classificata come monumento storico-culturale nel 1998, per la sua forma insolita, l’ampia luce, per l'uso innovativo del legno impiegato per creare un reticolo complesso e flessibile che non aveva precedenti eguali nella storia della carpenteria.

    Molte altre gridshell, anche di materiali differenti, sono state create dopo il progetto del Mannheim Pavilion, come il Padiglione del Giappone in tubi di cartone (Hannover, 2000, Shigeru Ban e Frei Otto), il Weald e Downland gridshell in rovere (Singleton, 2002, Buro Happold e Edward Cullinan) e il Savill gridshell in larice (Windsor, 2006, Buro Happold e Glen Howells Architects).

    caption: Frei Otto

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    Equilibrio, leggerezza e semplicità sono gli aggettivi che meglio identificano questi gusci strutturali a graticcio. Ma anche resistenza, rigidezza, razionalità e consapevolezza delle tecniche costruttive e delle proprietà del materiale. Forme sinuose capaci di coprire spazi considerevoli e garantire grande flessibilità spaziale.

    Tutte le parti costituenti la maglia strutturale hanno una dimensione ridotta e sono semplici da produrre. Le bacchette sono facilmente sostituibili poiché non sono né incastrate né incollate. E’ una struttura che dura nel tempo, grazie al suo stesso sistema costruttivo. Basti pensare al Multihalle di Mannheim che dopo 40 anni ancora è in piedi, nonostante i limiti tecnologici del tempo in cui è stato pensato e realizzato.

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    Strutture resistenti per forma

    Se la materia è flessibile, configurata in una maniera specifica e vincolata a estremità fisse, è in grado di autosostenersi, di sopportare un certo carico e coprire determinate luci. Le gridshell sono considerate pertanto strutture resistenti per forma.

    Le gridshell in legno si realizzano seguendo le seguenti fasi:

    • Tessitura e cucitura: gli elementi lineari si assemblano in una trama regolare e si fissano secondo la forma desiderata; questa operazione avviene in piano. La tessitura ha le caratteristiche della produzione industriale e razionale a ricordare il concetto del graticcio, la manifattura quella dell’azione artigianale, organica, più vicina al tema del guscio.
    • Deformazione: le parti si forzano ad assumere la forma finale, attraverso la flessione degli elementi e la deformazione delle maglie, che da quadrate diventano romboidali. Ciò è possibile grazie alla grande elasticità del legno e quindi sulla sua disponibilità a essere deformato anche in maniera sensibile senza spezzarsi, ma flettendosi dolcemente e cambiando la geometria delle maglie. Una volta formate, quest’ultime si fissano al suolo e si procede alla posa degli irrigidimenti diagonali, cavi metallici o altri elementi lignei, che gli attribuiscono la necessaria rigidezza. Come accade per il fasciame delle barche, la messa in coazione delle bacchette produce la doppia curvatura finale. Tuttavia, è una forma che più che essere imposta al materiale, va calcolata già in fase di progetto.

    Attraverso appositi programmi di calcolo strutturale bisogna valutare dove e in che misura applicare le pressioni per attribuire alla struttura la forma che si vuole realizzare.

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    La sostenibilità delle gridshell

    I gusci strutturali a graticcio post-formati sono sostenibili in quanto composti da un materiale ecologico per eccellenza, il legno, secondo una produzione in parte industrializzata e in parte hand-made. La fase di cantiere prevede l’utilizzo di macchinari dal ridotto consumo e la leggerezza delle parti consente di muovere tutto a mano. Le giunzioni non prevedono l’uso di collanti chimici né di trattamenti superficiali con prodotti di sintesi; le bacchette, infatti, sono bullonate, così da essere facilmente sostituibili e reversibili. Ciò comporta principalmente la garanzia, alla fine del ciclo di vita, di poter smaltire ecologicamente il legno di cui la struttura si compone.

    Le gridshell in Italia

    In Italia l’unico gruppo di ricerca sul tema gridshell è guidato dall’Arch. Prof. Sergio Pone, del Dipartimento di Architettura dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, che dal 2006 sperimenta forme e sistemi di costruzione diversi, in collaborazione con gli architetti Sofia Colabella e Bianca Parenti. Nel 2014, un gruppo tutto italiano formato da Sofia Colabella, Alberto Pugnale (docente presso la Melbourne School of Design) e Sergio Pone (docente presso UniNa), ha progettato e realizzato con gli studenti australiani, la prima gridshell post-formata in accoya d’Australia. L’accoya è una varietà di legname di eccezionale durabilità e stabilità dimensionale, dalle elevate prestazioni, atossico e resistente agli ambienti esterni più ostili.

    Tra le gridshell realizzate in Italia si citano: la copertura della corte di una casa rurale a Ostuni nel 2007; la Woodome, gazebo nella corte della Masseria Ospitale di Lecce nel 2009; la copertura della terrazza sempre presso la Masseria Ospitale Lecce nel 2010; il gazebo nella sede della Holzbau sud Calitri nel 2010; la gridshell all’interno del Parco archeologico di Selinunte nel 2012; Toledo 2, un padiglione nel cortile della Scuola di Architettura di Napoli nel 2014.

    Tra tradizione e modernità

    Il sistema costruttivo delle gridshell si rifà a tecniche costruttive molto antiche. Si ispira, infatti, sia ad una tecnica millenaria, tipica di alcune popolazioni asiatiche e australiane, di lavorare il bambù, sia alla sapiente tradizione costruttiva degli scafi in legno.

    Questi gusci strutturali a graticcio, si adattano all’ambiente urbano e naturale, dialogando con il costruito ma anche con la natura. Data la flessibilità delle geometrie strutturali è possibile intervenire, con leggerezza, sia negli edifici del paesaggio rurale che nei contesti aperti più complessi delle città. La possibilità di personalizzazione offre poi infinite possibilità di configurazioni spaziali, attraverso software molto complessi, basati su algoritmi generativi e sulla progettazione parametrica (come Kangaroo e Karamba, all’interno del programma Grasshopper). Progettazione parametrica, innovazione, approccio ecologico, creatività e collaborazione pratica sono gli elementi base per una continua “ricerca della leggerezza” in architettura.

    Grande libertà compositiva che ben si adatta alla molteplicità e complessità della società contemporanea, sempre più mutevole e dinamica.

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    http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/progetti/in-europa/torre-cedri-bosco-boeri-551/

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    Quando il designer Daan Roosegaarde uscì dalla doccia della sua stanza d’albergo a Pechino, in un lunedì d’autunno, vide dalla sua finestra l’iconica sede della China Central Television. Il giorno seguente e quello dopo ancora gli edifici della CCTV erano completamente oscurati dal pesante smog della città. Da questa esperienza nacque l’idea di incorporare quel pesante inquinamento atmosferico in un'altra delle sue sperimentazioni:Roosegaarde è infatti noto in tutto il mondo per le sue opere interattive e i suoi progetti sociali che creano relazioni futuristiche nel rapporto umano-tecnologia-natura. Così dopo Dune, Waterlicht e Smart Highway, lo Studio Roosegaarde ed il suo team di esperti hanno creato la Smog Free Tower, “il più grande aspirapolvere del mondo”– così come lo stesso designer ha voluto definirla.

    IL MATTONE IN CALCESTRUZZO POROSO CHE FILTRA L'ARIA

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    La Smog Free Tower di Roosegaarde

    La torre usa una tecnologia brevettata agli ioni per migliorare la qualità dell’aria nelle sue vicinanze e per produrre delle “bolle” di spazio pubblico prive di smog, permettendo alle persone di testare l’esperienza sensoriale del respirare aria pulita.

    L’obiettivo del progetto non è ovviamente limitato al contesto locale ma ha orizzonti ben più ampi: l’esperienza sensoriale dell’aria fino al 75% più pura vuole essere di sensibilizzazione per le persone che la sperimentano, stimolandole ad immaginare un futuro pulito in cui essi possano diventare parte della soluzione invece che del problema, con la collaborazione ed il lavoro sinergico dei governi, delle organizzazioni non governative, del settore delle industrie clean-tech.

    La prima torre Smog Free, alta circa 7 metri, è stata aperta al pubblico da Settembre, in seguito ad una campagna di fundraising, in Vierhavensstraat 52, a Rotterdam e prossimamente farà il giro del mondo, visitando anche città come Los Angeles, Città del Messico e la stessa Pechino.

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    Il funzionamento della torre smog free

    Dopo aver studiato, fin dai primi anni del 2000, i processi di ionizzazione e il meccanismo naturale di pulizia dell’aria dell’olivello spinoso– una pianta della famiglia delle Hippophae, capace di rimuovere dall’aria le particelle di sabbia, sale e particolato – Bob Ursem, ricercatore dell’Università di Tecnologia di Delft, ne immaginò una versione artificiale: dalla collaborazione con il team dello studio Roosegaarde e con European Nano Solution è poi nata la Smog Free Tower.

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    L’aria viene aspirata all’interno della torre da un sistema di aspirazione radiale posto nella parte alta ed entra in un comparto interno nel quale le particelle più piccole di 15 micrometri vengono ionizzate – gli atomi o le molecole rimangono carichi positivamente. Come trucioli di ferro attirati da una calamita le particelle cariche vengono attratte da un elettrodo posto nella parte bassa dello stesso comparto. Dopo essere stata privata di polveri sottili e particolato all'interno l’aria pulita viene pompata all'esterno da aperture situate nella parte bassa della torre. Il funzionamento della torre è garantito da un impianto microeolico ed essa, utilizzando grossomodo la stessa quantità di energia elettrica di uno scaldabagno, è in grado di pulire circa 30000 metri cubi d’aria l’ora senza produrre ozono.

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    I gioielli Smog Free

    Per concretizzare il lavoro della macchina e rendere il problema dello smog più tangibile, lo studio Roosegaarde ha poi ideato qualcosa di estremamente rappresentativo: con il particolato ottenuto come sottoprodotto della pulizia dell’aria da parte del macchinario, vengono creati dei gioielli Smog Free, un anello o dei gemelli rispettivamente per donne e per uomini. Le particelle di carbonio vengono compresse e sigillate in un cubetto di resina che racchiude 1000 metri cubi di aria pulita: un gioiello che ci si augura sia davvero “per sempre!”.

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    La necessità di vivere in un ambiente più pulito e salubre esorta, ormai da tempo, i ricercatori a pensare ad un uso ecocompatibile della luce e del sole e ad indagare, nell’ambito della fotochimica applicata ai materiali da costruzione, nuove strategie per ridurre l’inquinamento ambientale. Negli ultimi anni l’interesse scientifico e tecnico per le applicazioni della fotocatalisiè aumentato in misura considerevole, fino ad approdare alle lampade con tecnologia LED per purificare l'aria.

    LA FOTOCATALISI PER PURIFICARE L'ARIA

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    Cos'è la fotocatalisi

    Akira Fujishima dell’università di Tokio nel 1990 è stata la prima ad osservare che una pellicola di biossido di titanio sotto l’azione della luce del sole azionava un processo di fotocatalisi.

    La fotosintesi clorofilliana delle piante è un tipico esempio di fotocatalisi. A differenza della fotosintesi, in cui la clorofilla cattura la luce solare per trasformare acqua e anidride carbonica in ossigeno e glucosio, la fotocatalisi (in presenza di un catalizzatore e di luce) genera un agente ossidante in grado di trasformare le sostanze organiche presenti nell’aria in anidride carbonica e sali (nitrati di sodio e di calcio).

    È un processo che già avviene in natura ma che la fotocatalisi accelera. I sali che si depositano al suolo vengono rimossi dal vento e dalla pioggia, mentre l'anidride carbonica si disperde nell'atmosfera.

    Il fotocatalizzatore in questo caso è il biossido di titanio (TiO2) che, irraggiato dalla luce solare o da una lampada a raggi UV sulla lunghezza d'onda 400-315 nm, assorbe l'energia portata da un fotone e scatena la reazione che decompone le sostanze inquinanti organiche ed inorganiche presenti nell’aria sottoposta al processo. Il meccanismo con cui i materiali come il biossido di titanio trasferiscono l’energia assorbita dalla luce ad altre sostanze poste nelle loro immediate vicinanze consiste nella donazione di elettroni. Il titanio non interviene nella reazione fotocatalitica, la favorisce soltanto prestando i suoi elettroni che successivamente riacquista dall'ambiente. Quindi non si consuma. Il biossido di titanio si comporta solo come accettore di elettroni. 

    Applicazioni tradizionali della fotocatalisi

    Sono stati concepiti depuratori d’aria di diverse dimensioni, da quelli per uso domestico a sistemi di ventilazione per trafori. Un’altra applicazione è quella di rivestire i materiali da costruzione con fotocatalizzatori per rimuovere gli agenti inquinanti dalle strutture. Questo metodo che può essere chiamato “passive air purification”. L’obiettivo principale è la riduzione dei livelli di ossido di azoto (gas NOx) che oltre a creare problemi respiratori, contribuisce alla formazione dello smog e delle piogge acide. I prodotti fotocatalitici in grado di abbattere l’inquinamento atmosferico rientrano nelle “Linee Guida per l’utilizzo di sistemi innovativi finalizzati alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento ambientale” indicate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio con decreto ministeriale del 1 aprile 2004 in attuazione della legge 16 gennaio 2004 n. 045. Secondo il CodiceST001 sono materiali fotocatalitici: “malte, pavimentazioni, pitture, intonaci e rivestimenti contenenti sostanze fotocatalitiche con biossido di titanio per la riduzione di ossidi di azoto, VOC, batteri e di altri inquinanti atmosferici”.

    L’efficacia della reazione fotocatalitica è massima durante il giorno e minima nelle ore di oscurità, tranne nel caso di utilizzo di lampade a raggi UV che garantiscono quindi una stessa efficacia. Pertanto, una tipica applicazione di materiali fotocatalitici è quella di usare lampade UV per purificare l'aria. I raggi UV, tuttavia, sono anche conosciuti per i loro effetti a lungo tempo nocivi per gli essere viventi, responsabili di danni alla salute ed in particolare alla pelle.

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    Applicazione delle lampade LED nel processo fotocatalitico

    A differenza degli altri sistemi di illuminazione tradizionali con uno spettro continuo in cui sono presenti contemporaneamente tante frequenze cromatiche, il LED ha una sola frequenza e produce un fascio luminoso assolutamente privo di raggi infrarossi e ultravioletti. Oltre ai vantaggi in termini di risparmio energetico, durata e di sostituzione/manutenzione derivanti dal sistema di illuminazione LED, queste lampade sono utilizzate per purificare l’aria attraverso il processo di fotocatalisi, sostituendo la tecnologia tradizionale attivata dai raggi UV. Il catalizzatore, infatti, si attiva con luce visibile.

    L’attività di purificazione avviene durante tutto il tempo di accensione, grazie al trattamento della lampada con una nanotecnologia, frutto di ricerca e innovazione. La luce attiva il processo di fotocatalisi che permette alle molecole di triossido di tungsteno (WO3) di generare i Reactive Oxygen Species, capaci di decomporre gli odori sgradevoli (derivanti, ad esempio, da cucina o bagno), gas e vapori inquinanti (come la formaldeide), ma anche di distruggere virus, germi e batteri. Il Triossido di Tungsteno è più efficace di qualsiasi altro agente antibatterico (e di altri materiali fotocatalitici come il biossido di titanio che reagiscono principalmente ai raggi UV). Queste innovative lampade LED, quindi, illuminano gli ambienti svolgendo contemporaneamente le funzioni appena citate.

    Tra i vantaggi nell’utilizzo della tecnologia LED durante il processo fotocatalico il primo e più interessante è senz'altro il fatto che il catalizzatore, ovvero il triossido di tungsteno, non si attiva con i raggi UV; la reazione, come detto all’inizio, non consuma il catalizzatore che ricopre la superficie della lampada, quindi non c’è bisogno di nessuna manutenzione o sostituzione del film; inoltre, non vengono rilasciati materiali inquinanti.

    Questa innovazione nel campo dell’efficienza energetica e della sanificazione dell’aria trova diversi campi d’applicazione: strutture di cura, residenze per anziani, ambulatori pubblici e privati, scuole, hotel, ristoranti, mezzi di trasporto pubblico e tutti i luoghi in cui è presente un forte inquinamento indoor o si rende necessario garantire la salute e il benessere delle persone.

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    Con il D.L 4 luglio 2014, n. 102  Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica entro il 31 dicembre del 2016 i condomini, e gli edifici polifunzionali, dotati di un impianto di condizionamento dell’aria centralizzato, o rifornito da una rete di teleriscaldamento, dovranno dotarsi di sistemi di contabilizzazione, di termoregolazione del calore e adottare il criterio della ripartizione dei costi in base alla norma UNI 10200/2015. In questo articolo, il primo di una serie di quattro, vediamo brevemente le motivazioni dell’aggiornamento normativo ed i benefici dell’adozione delle tecniche moderne di contabilizzazione e regolazione del calore.

    Riscaldamento: scegliere il sistema più adatto alle esigenze

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    La premessa fondamentale a questo nuovo obbligo, deriva dal riconoscimento -da parte della UE- della necessità di affrontare sfide senza precedenti, ossia di ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di energia non rinnovabile, di razionalizzare risorse energetiche scarse, nonché di contrastare i cambiamenti climatici e, insomma, di superare la crisi economica, aggravata molto probabilmente dal fallimento del modello economico lineare, ormai insostenibile. In questo contesto, dunque, l'efficienza energetica costituisce un valido strumento. Essa può migliorare la sicurezza dell' approvvigionamento dell'Unione, riducendo il consumo di energia primaria del 20% -corrispondente a 368 MTOE (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) rispetto alle proiezioni del 1990- entro l’orizzonte temporale del 2020, diminuendo in particolare le importazioni di energia da fonti fossili e le conseguenti emissioni climalteranti. E infine, raggiungere l’obiettivo, non marginale rispetto a quanto fin qui elencato, di creare posti di lavoro di qualità elevata nei diversi settori connessi con l'efficienza energetica.

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    Chi ha esperienza di partecipazione in assemblee dei condòmini, avrà sicuramente potuto constatare che, per i diversi modi di fruizione degli appartamenti (diverse esigenze d’orario, o locali inutilizzati per lunghi periodi, etc.) è altamente improbabile riuscire a soddisfare in qualche modo, e “contemporaneamente”, le diverse esigenze degli utenti, senza contrastare con il contenimento dei consumi, dei costi e quindi con il rispetto dell’ambiente. Ci aspettiamo dunque che, a conti fatti, la nuova disposizione possa finalmente essere un efficace strumento per la mitigazione delle esternalità negative e per indurre corretti comportamenti per la massimizzazione della redditività dell’investimento negli interventi di contabilizzazione dei consumi, salvaguardando il comfort all’interno dell’edificio e la salubrità dello stesso.

    La termoregolazione e contabilizzazione negli impianti centralizzati

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    Si tratta di due interventi che è consigliabile realizzare congiuntamente: la termoregolazione, poiché mira a ridurre il consumo di calore e la contabilizzazione, poiché serve per l’equa ripartizione delle spese condominiali.  Vediamone i principali vantaggi.

    1. Gestire il riscaldamento in base alle proprie esigenze, quindi garantire la flessibilità gestionale caratteristica del riscaldamento autonomo senza rinunciare ai vantaggi del riscaldamento centralizzato.
    2. Ottimizzare la correlazione tra la spesa attribuibile al singolo utente e il calore effettivamente prelevato dalla centrale termica.
    3. Premiare il comportamento virtuoso del singolo utente, il quale grazie all’utilizzo parsimonioso del servizio di erogazione, attraverso i dispositivi di termoregolazione, può ottenere una riduzione degli sprechi e quindi un aumento del risparmio dal 12 al 30%, corrispondente un risparmio in bolletta di circa 50 a 100 euro a bimestre. Esiste anche la possibilità di detrarre fiscalmente: del 50% gli interventi di sola installazione di termoregolazione e contabilizzazione del calore solo se è seguito a una ristrutturazione edilizia e del 65% (Econbonus) se l’intervento di efficientamento energetico riguarda la sostituzione della vecchia caldaia con una più efficiente, anche se effettuato dal condominio. Nel 2016 sono previste nuove agevolazioni nella prossima Legge di Stabilità con il nuovo bonus casa 2016 condomini.

    Impianti centralizzati o termoautonomi?

    Da un punto di vista puramente tecnico, gli impianti centralizzati presentano i seguenti vantaggi rispetto a quelli termoautonomi, sostenendo un'inversione di tendenza del mercato. Vediamone le principali motivazioni:

    • Minore costo di manutenzione: una sola visita annuale dell’idraulico.
    • Miglior controllo della manutenzione e maggiore sicurezza per tutti i condomini in generale.
    • Efficienza della caldaia in genere crescente con la potenza nominale.
    • In impianti molto grandi, possibilità di installare un cogeneratore oppure un trigeneratore (cogenerazione ad alto rendimento).
    • Un’unica canna fumaria, quindi si evitano i problemi di tiraggio tipici dei vecchi condomini (odori, monossido di carbonio…).
    • Possibilità di avere un unico impianto solare termico sul tetto del condominio, in parallelo con la caldaia.

    Gli svantaggi dei sistemi centralizzati sono piuttosto limitati: la maggiore dispersione di calore nelle tubazioni -perché le tratte sono più lunghe, specialmente in condomini molto grandi- e i problemi “comportamentali” (il condomino che sistematicamente non paga la sua quota, quello che regola la temperatura al massimo e poi apre le finestre, e tante altre storie di ordinaria conflittualità condominiale).

    Da un punto di vista tariffario, la convenienza non è così evidente come possiamo immaginare, in parte per la scarsa trasparenza che da sempre caratterizza le utilities, in parte anche per la legislazione in continuo divenire che privilegia, a seconda dei governi di turno, l'una o l'altra lobby (di fabbricanti di caldaie, installatori, ecc.).
    A novembre 2015 la situazione è la seguente: l’IVA e le aliquote di accise, come si evince dalla tabella 1, variano con la regione geografica e crescono con il consumo.  

    Fasce di consumo annuo Aliquota di accisa Centro Nord Aliquota di accisa Territori Mezzogiorno Aliquota IVA

    Da 0 a 120 mc

    0,044 €/mc 0,038 €/mc 10%

    Da 121 a 480 mc

    0,175 €/mc

    0,135 €/mc

    10%

    Da 481 a 1560 mc

    0,170 €/mc

    0,120 €/mc

    22%

    Oltre 1560 mc

    0,186 €/mc

    0,150 €/mc

    22%

    Tabella 1: Imposta sul valore aggiunto (IVA) , tratta da www.famiglia.eni.it

    "La somministrazione di gas naturale per usi civili, per effetto di quanto disposto dall'articolo 2 del D.Lgs. 2.2.2007 n. 26, dal 1° gennaio 2008, è soggetta all'aliquota IVA del 10% sui primi 480 metri cubi consumati in ogni anno solare e all'aliquota IVA del 22% sui consumi eccedenti tale ammontare, nonché ad aliquote di accisa (e di addizionale regionale) differenziate in relazione a quattro scaglioni di consumo, ai quali vengono imputati i consumi di ciascun anno solare."

    In genere, le quote fisse e le componenti variabili di costo sono molto articolate, come si evince dalle tariffe del servizio di fornitura domestica “in maggior tutela” pubblicate dall’ENI.

    Suggeriamo il seguente esercizio per valutare la convenienza di un impianto centralizzato rispetto ad uno termoautonomo: ad esempio si consideri un condominio di 6 unità abitative nella Regione Piemonte. Per semplicità, supporremo che il consumo termico annuo sia identico per tutti gli appartamenti, pari a 250 Sm3 (metri cubi standar) equivalenti di gas (PCS = 38,52 MJ/Sm3).
    La Tabella 2 illustra il costo annuo per appartamento in entrambe le ipotesi impiantistiche, calcolato in base alle voci di costo definite nel sito dell’ENI.

    Voce di spesa annua corrisp. unitario Impianto termoautonomo Impianto centralizzato
    quantità totale quantità totale/6 unità
    Componente servizio trasporto (€/Sm3) 0,045327 250 11,33175 1500 11,33175
    Costi fissi distribuzione (€/anno) 61,79 1 61,79 1 10,29833333
    Costi variabili distribuzione (€/Sm3)          
    da 0 a 120 Sm3 0 120 0 120 0
    da 121 a 480 Sm3 0,078303 130 10,17939 360 4,69818
    da 481 a 1560 Sm3 0,071669 0 0 1020 12,18373
    Costo della materia prima gas (€/Sm3) 0,267563 250 66,89075 1500 66,89075
    Oneri aggiuntivi (€/Sm3) 0,0245 250 6,125 1500 6,125
    Componente vendita al dettaglio cliente domestico  singolo (€/anno) 57,76 1 57,76 0 0
    Componente vendita al dettaglio cliente domestico  condominio (€/anno) 75,86 0 0 1 12,64333333
    Componente vendita al dettaglio, parte variabile (€/Sm3) 0,007946 250 1,9865 1500 1,9865
    Componente squilibri e perequazione (solo condomini e utenze non domestiche, €/Sm3) 0,001336 0 0 1500 0,334
    Componente fondo per risparmio energetico ed energie rinnovabili (€/Sm3) 0,0069 250 1,725 1500 1,725
    Componenteoneri fondo qualità servizi (€/Sm3) 0,001526 250 0,3815 1500 0,3815
    Componente eventuali squilibri perequazione ed eventuali conguagli (€/Sm3) 0,013617 250 3,40425 1500 3,40425
    Compensazione dei costi di commercializzazione, parte fissa (€) -27,01 1 -27,01 1 -4,501666667
    Compensazione dei costi di commercializzazione, parte variabile          
    da 0 a 120 Sm3 0 120 0 120 0
    da 121 a 480 Sm3 0,0376 130 4,888 360 2,256
    da 481 a 1560 Sm3 0,0217 0 0 1020 3,689
    Componente per servizio di misura (€/Sm3) 0,003175 250 0,79375 1500 0,79375
               
    Aliquote d'accisa Centro-Nord          
    da 0 a 120 Sm3 0,044  120 0 120 0
    da 121 a 480 Sm3 0,175 130 22,75 360 10,5
    da 481 a 1560 Sm3 0,17 0 0 1020 28,9
               
    Subtotale annuo     222,99589   173,63941
    IVA          
    da 0 a 120 Sm3 10% 107,03803 10,70380272 83,346917 1,38911528
    da 121 a 480 Sm3 10% 115,95786 11,59578628 250,04075 4,16734584
    da 481 a 1560 Sm3 22% 0 0 708,44879 25,97645574
               
    Totale Annuo     245,295479   205,1723269

    Si osserva una convenienza di 40 € annui a favore degli impianti condominiali centralizzati rispetto a quelli termoautonomi. La condizione sine qua non, affinché detta convenienza sia effettiva, risiede proprio nella condizione che la ripartizione della spesa sia assolutamente equa, fatto possibile solo in presenza di un impianto di contabilizzazione ben progettato e correttamente installato.


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    Con l'entrata in vigore del D.L 4 luglio 2014, n. 102  “Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica”, i condomìni e gli edifici polifunzionali, dotati di un impianto di condizionamento dell’aria centralizzato, o rifornito da una rete di teleriscaldamento, sono tenuti ad installare entro il 31 dicembre del 2016 sistemi di contabilizzazione, di termoregolazione individuali per misurare l’effettivo consumo e al contempo dovranno adottare il criterio della ripartizione dei costi in base alla norma UNI 10200/2015. In questo articolo, il secondo di una serie di quattro, vediamo brevemente i soggetti responsabili, le scadenze per l’attuazione del Decreto e le eventuali sanzioni.

    SISTEMI DI CONTABILIZZAZIONE E TERMOREGOLAZIONE PER GLI IMPIANTI

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    Il quadro normativo dalla L.10/91

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    Il concetto di contabilizzazione del calore, ovvero la misurazione dei consumi per il riscaldamento, il raffreddamento e dell’acqua calda per ciascuna unità immobiliare, viene introdotto per la prima volta con la L. 10 del 1991, già all’avanguardia all’epoca nella UE.

    All’art. 26 del comma 5, la L 10/91 recitava: "Per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per la conseguente ripartizione degli oneri di riscaldamento in base al consumo, effettivamente registrato, l’assemblea di condominio decide a maggioranza, in deroga agli artt. 1120 e 1136 del Codice civile".

    Al comma 6, dello stesso articolo la L 10/91 recitava: “Per gli edifici di nuova costruzione, la cui concessione edilizia sia rilasciata dopo la data di entrata in vigore della presente legge, gli impianti di riscaldamento devono essere progettati e realizzati in modo tale da consentire l’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per ogni unità immobiliare". Insomma, la legge all’avanguardia prevedeva già l’adozione di sistemi di termoregolazione di contabilizzazione del calore sia per gli edifici esistenti che per quelli di nuova costruzione, ma senza privilegiare alcun tipo di apparecchiatura.

    La L.10/91 è tutt’ora la principale fonte di riferimento, in termini gerarchici, rispetto alla serie di decreti che si sono susseguiti dal 1991 al 2014, i quali passeremo brevemente in rassegna.
    Il D.P.R. 412/1993 introduce il rispetto dell’orario di accensione dell'impianto centralizzato mediante un sistema di contabilizzazione del calore, il quale diventa obbligatorio con il D.P.R. 551/1999. Il DPR 59 del 2 aprile del 2009 (art.4) introduce i seguenti concetti: adozione di contabilizzazione nel caso di mera sostituzione del generatore; obbligo di contabilizzazione in caso di ristrutturazione o d’installazione dell’impianto termico; mantenimento d’impianto centralizzato sopra alle 4 unità abitative e l’errore massimo di misura consentito dei contabilizzatori (inferiore al 5%). Il D.P.R. 59/2009 introduce l’obbligo di contabilizzazione del calore per impianti con distribuzione non equilibrata. 

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    Infine, con il recente D.L. 102/2014  -dopo un periodo di politiche a favore degli impianti termoautonomi- si introduce un’alternativa più ecosostenibile nella gestione dei consumi, ovvero rendere possibile il mantenimento dei vantaggi di un impianto centralizzato e contemporaneamente la libertà di scegliere le temperature, nonché gli orari che più soddisfano le esigenze del singolo utente come avviene in un impianto termoautonomo.

    Il criterio di ripartizione dei consumi

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    La UNI 10200 -introdotta nel 2005, cogente con l’art. 9 del DLgs 102/2014- a giugno del 2015 sospende alcune parti dell’edizione del 2013 che avevano generato problemi interpretativi (in relazione all’applicazione della UNI EN 834 ) ed esclusione dei ripartitori aventi il fattore K (valutazione globale) non programmabile al momento dell’installazione, e diventa così il documento tecnico normativo di riferimento per l’equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale, di acqua calda sanitaria (ACS) in edifici condominali, a cui si aggiungono inevitabilmente anche quelle per il servizio di gestione della contabilizzazione.
    Il criterio di calcolo però non contempla le spese di manutenzione straordinaria. Inoltre, la norma distingue i consumi delle singole unità immobiliari di energia termica totale in due tipi: volontari (consumo reale di combustibile fossile e di energia elettrica per ciascuna utenza) misurati mediante contatori o ripartitori di calore e involontari (dovuti alle perdite di rete e alle dispersioni dello stabile). Inoltre, ai fini del calcolo della spesa totale, il D.L. distingue i seguenti tre casi di impianti:

    1. provvisti di contabilizzazione del calore (diretta o indiretta) e di termoregolazione;
    2. provvisti esclusivamente di termoregolazione (senza contabilizzazione);
    3. sprovvisti di contabilizzazione del calore e di termoregolazione.

    Vediamo brevemente le novità della nuova edizione della UNI 10200:

    1) è stata cancellata la prima frase del terzo capoverso del punto 5.1.3: “I dispositivi utilizzati in caso di contabilizzazione indiretta, nella fattispecie i ripartitori, devono essere programmati in funzione delle caratteristiche e della potenza termica dei corpi scaldanti su cui vengono installati” al fine di chiarire la possibilità di utilizzo di tutte le tipologie di ripartitori;

    2) è stata cancellata la frase di cui al secondo comma del punto D.1 dell’appendice D: “la programmazione dei ripartitori, ai fini del progetto dell’impianto di contabilizzazione indiretta” al fine di consentire la scelta della metodologia più opportuna come richiesto dalla UNI EN 834.

    Secondo il CTI (Comitato Termotecnico Italiano) la termoregolazione senza la contabilizzazione del calore è poco utile in quanto l’utente non è motivato ad utilizzarla. E, viceversa, la contabilizzazione del calore senza la termoregolazione è ugualmente inutile perché l’utente non può regolare il proprio consumo in modo autonomo ed equo.

    contabilizzazione-termoregolazione-sanzioni-e

    Sintetizzando ai fini di una corretta gestione del servizio di contabilizzazione, il responsabile dell'impianto deve:

    • fornire agli utenti informazioni dettagliate sul funzionamento dell'impianto di contabilizzazione del calore ed istruzioni per gestire in modo consapevole l'impianto;
    • fornire agli utenti un prospetto previsionale della spesa totale per climatizzazione invernale e ACS (da fornire in caso di prima attivazione degli impianti);
    • fornire agli utenti un prospetto a consuntivo riferito ai consumi effettivamente registrati.
    • attivare le procedure di verifica della funzionalità dell'impianto di contabilizzazione e termoregolazione;
    • provvedere alla verifica dei dispositivi per la contabilizzazione e termoregolazione, in caso di consumi ritenuti anomali;
    • conservare per almeno 5 anni i consumi validati al fine di determinare il consumo storico in modo da poterli confrontare con i consumi rilevati periodicamente.

    In ultima analisi, evidenziamo le seguenti criticità della norma tecnica la quale non contempla: i coefficienti correttivi in base all’orientamento dell’appartamento, rendendo così più svantaggiati quelli situati nelle zone fredde (nord e nord-est); ulteriori deroghe temporali, oltre alla prima stagione termica, dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di adeguamento degli impianti.

    Responsabilitá e sanzioni

    La decisione di adeguare il condominio alle nuove disposizioni normative è in capo all’assemblea dei condomini mediante una delibera, con le maggioranze previste dal comm. 2 dell’art. 1120 del Codice Civile. L’amministratore condominiale, o un soggetto terzo, è invece tenuto a provvedere all’installazione, alla revisione dei sistemi di contabilizzazione del calore e alla termoregolazione degli impianti centralizzati di cui è legalmente responsabile. I condomini che non adeguassero il proprio immobile, entro il 31 dicembre del 2016, sarebbero soggetti a sanzioni amministrative pecuniarie da parte delle Regioni.   
    In Lombardia e Piemonte, a breve, i termini di adeguamento e le sanzioni saranno allineate alle scadenze nazionali e quindi prorogate. Considerando, che i lavori vanno eseguiti nei mesi in cui le caldaie sono spente (poiché occorre svuotare d’acqua l’intero impianto e smontare tutti i caloriferi) per adeguare l’impianto al nuovo decreto, rimane ancora una sola stagione (aprile - ottobre).

    Il legislatore nazionale introduce sanzioni a partire dal 2017, non solo per la mancata installazione dei dispositivi, ma anche per la ripartizione delle spese del servizio di riscaldamento non conforme a quanto previsto dalla stessa legge, che rimanda alla norma tecnica UNI 10200 e s.m.i.

    Si tratta del primo caso, per quanto ci consta, di norma sanzionatoria per ipotesi di ripartizioni di spese di un servizio comune non conforme alla legge. Se al Giudice compete un controllo, di mera legittimità, sulla delibera dell’assemblea condominiale con il conseguente potere di annullare, o meno la stessa, alla Regione invece compete il potere di obbligare il trasgressore a provvedere alla regolarizzazione in termini brevi dalla contestazione immediata, o dall’avvio del procedimento sanzionatorio che può essere avviato anche su segnalazione di un qualsiasi altro terzo portatore di un interesse legittimo (inquilino).

    Ai sensi dell’art. 9, comma 5, lett. d) D.Lgs 102/2014 -Criterio di ripartizione della spesa- è fatta salva la possibilità, per la prima stagione termica successiva all'installazione dei dispositivi di cui al presente comma, di suddividere  in base ai soli millesimi di proprietà. 
    Ai sensi dell'articolo 9, comma 5, lettera c) ART. 16  D. Lgs 102/2014 -Sanzione per la mancata installazione- il condominio e i clienti finali che acquistano energia per un edificio polifunzionale che non provvedono ad installare adeguati sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali (in corrispondenza di ogni radiatore) sono soggetti, ciascuno, alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2500 euro. La disposizione di cui al primo periodo non si applica quando, da una relazione tecnica di un progettista, o di un tecnico abilitato risulta che l'installazione dei predetti sistemi non è efficiente in termini di costi. Una sanzione amministrativa di pari importo viene applicata al condominio alimentato dal teleriscaldamento, o dal tele raffreddamento, o da sistemi comuni di riscaldamento o raffreddamento, che non ripartisce le spese in conformità alle disposizioni di cui all'articolo 9 comma 5 lettera d) -Sanzione per una ripartizione non conforme a norma UNI 10200 del menzionato D.L. 
    In caso di accertata violazione delle disposizioni il trasgressore e gli eventuali obbligati in solido sono diffidati a provvedere alla regolarizzazione dell’impianto condominiale, entro il termine di quarantacinque giorni dalla data della contestazione immediata, o dalla data di notificazione dell'atto di cui al comma 17.

    Ci auguriamo che questa nuova disposizione non si traduca in un’ulteriore tassazione occulta per tutti coloro i quali, indipendentemente dalla loro volontà, non riusciranno ad adeguare gli impianti condominiali entro i termini stabiliti dalla legge.  


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    Che cosa accade quando un trentunenne peruviano incontra una ventottenne belga? Un viaggio all'insegna della sostenibilità!

    No, non è uno scherzo; quella che segue è una storia vera, un progetto concreto di un viaggio lungo un anno, un documentario, attraverso 20 paesi e più di 20 mila chilometri, alla ricerca di uno stile di vita sostenibile: “Searching for Sustainability Street. 21.500 km. 20 countries. 1 documentary.”

    In copertina: il percorso del viaggio sulla “Sustainability street”.

    Viaggiare sostenibile: le regole delle 3E del turismo slow

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    Searching for sustainability streets: gli ideatori del viaggio

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    I protagonisti sono Bruno Cerpa Moreno e Lana Meeusen.

    Bruno, che si definisce un ottimista, in seguito ai suoi studi di cinematografia che lo hanno portato a vivere in Perù, in Italia, in Russia, in Spagna ed in Belgio, si è reso conto che la società moderna, a dispetto delle differenze culturali, è concentrata sul raggiungimento di un unico scopo: il successo economico, a qualunque costo. Questa consapevolezza ha acceso il suo interesse per la sostenibilità da cui è scaturito il progetto; il desiderio di cambiare le cose e la sua esperienza nella produzione e nella regia hanno fatto il resto.

    Il destino di Lana, che parla di sé come di una sognatrice, sembra segnato fin da bambina, quando insieme ad un amico ha realizzato il suo primo orto, tra tentativi riusciti e fallimenti.

    Nel corso degli anni il suo interesse per la sostenibilità è cresciuto con lei e l’orto si è presto trasformato inun progetto di permacultura in Thailandia. Dopo una tesi sul confronto tra agricoltura industriale e colture a piccola scala, Lana ha realizzato l’importanza di uno stile di vita davvero sostenibile e per trovare una soluzione alle molte domande a cui ancora non sa dare risposta ha deciso di intraprendere questo viaggio, con un’unica certezza: il suo posto non è “la giungla urbana occidentale” lavorando dalle 9 alle 17. 

    caption: Casa Maty in Spagna, sede di un’associazione che offre l’opportunità di assaporare uno stile di vita ecologico offrendo pasti salutari e mettendo a disposizione terreni in cui coltivare verdure biologiche. Sarà una delle prime tappe del viaggio.

    Gli obiettivi del viaggio documentario

    Bruno e Lana si sono dati un anno di tempo, a decorrere da Maggio 2016, un itinerario ben preciso, lungo 21.500 km, che parte dalla Spagna e attraversa l’Europa per arrivare fino al sud- est asiatico, dopo aver attraversato 20 paesi. La regola del viaggio è una: effettuare la loro avventura via terra in modo da ridurre al minimo le emissioni.

    Nel corso del viaggio lungo la “sustainable street”realizzeranno un documentario su comportamenti, iniziative e misure adottate da differenti persone nel mondo per vivere rispettando l’ambiente; tali forme di sostenibilità saranno analizzate dal punto di vista ecologico ma anche sociale ed economico, in ambienti sia urbani che rurali e con diversi gradi di coinvolgimento: comunità internazionali, progetti di quartiere, ONG, giardini comunali, iniziative individuali.

    caption: A Casa Maty alcuni volontari lavorano al loro orto biologico

    Lo scopo del documentario, patrocinato dal celebre regista e produttore televisivo belga Nic Balthazar, è quello di ricercare un nuovo modo di vivere e condividerlo con il maggiore numero di persone possibile ma soprattutto…ispirare il maggior numero di persone possibile!

    Vivete lentamente. Siate consapevoli. Siate critici.” esorta a tal proposito Lana dalle pagine del loro blog o, per meglio dire, del loro diario di viaggio.

    La società infatti è ormai governata dalla logica del volere tutto e subito senza però fermarsi a riflettere e a domandarsi a quale costo stiamo ottenendo tutto ciò. Viviamo in un mondo in cui le persone sono ancora sfruttate, il nostro cibo è pieno di agenti chimici, il clima sta cambiando e gli effetti che lo sviluppo sconsiderato ha sull’ambiente non sono più un tabù.

    Molte persone sono consapevoli che sia necessario cambiare il proprio modo di vivere per consegnare un mondo migliore alle future generazioni, ma bisogna essere anche coscienti del fatto che il nostro pianeta e le specie che lo abitano “hanno una data di scadenza” ed è giunto il momento di agire concretamente.

    Bisogna perciò tenere a mente una fondamentale verità: il momento più importante delle nostre vite è adesso“perché è quello che stiamo facendo oggi che definisce quello che diventeremo domani e quello che diventeremo domani determinerà sempre la qualità e la direzione delle nostre vite”. (Hal Elrod)


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    Un materiale naturale, in grado di rendere speciale qualsiasi accessorio e far sentire un po’ speciale anche chi lo indossa. Un materiale senza età, utilizzato da sempre e sempre più apprezzato.
    Il legno conquista mercato. Nell’architettura come nel design di interni e nel settore moda.

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    Se in architettura il legno è utilizzato prevalentemente per la realizzazione di strutture portanti e pannelli divisori e nel designi di interni per bellissimi pavimenti naturali, finiture, mobili e accessori per la casa, nel settore della moda negli ultimi anni ha trovato grande spazio negli accessori per la persona.

    Indossare un accessorio in legnoè un piacere non solo per il contatto indiretto che fornisce con la natura, ma anche per la piacevolezza al tatto, la sensazione di calore che dona e la sua leggerezza. Indiscutibile poi il fascino di un materiale naturale che fa di ogni accessorio un pezzo unico. Le venature del legno e le piccole imperfezioni della sua superficie sono infatti irripetibili. 

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    Per questi ed altri motivi, sono tanti i marchi di moda che hanno scelto di integrare questo splendido materiale naturale nelle proprie collezioni, progettando inserti in legno per borse, cinture e gioielli. Chi si è spinto oltre ha preferito utilizzarlo assoluto, per accessori che, al contrario contengano inserti in altri materiali come vetro e metallo.

    È il caso di Zalando, che propone una collezione di orologi con struttura interamente in legno e una collezione di occhiali da sole con inserti metallici. Le essenze utilizzate vanno dal legno chiaro dell’acero a quello scuro dell’ebano, passando per le tonalità intermedie del palissandro. 

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    Gli orologi da polso proposti, analogici con movimento al quarzo, hanno una linea molto semplice. Ce ne sono di unisex, da uomo o da donna, con qudranti tondi o più squadrati, bianchi o più scuri. Il vetro di zaffiro, a prova di graffio, protegge l’orologio da urti ed umidità. Il fatto che il legno sia un materiale che può essere lavorato con facilità e sottoposto a tecniche di lavorazione diverse come l’incisione, la serigrafia, la stampa a caldo, l’incisione laser, rende questi orologi particolarmente curati in ogni dettaglio. Gli occhiali da sole, particolarmente leggeri e comodi da indossare, come gli orologi rappresentano un pezzo unico, con venature e sfumature irripetibili.

    Articolo sponsorizzato.


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    Costruire insieme alla gente comune, alla popolazione in difficoltà, a chi si renda disponibile al co-working anche nel campo dell’edilizia si può, almeno secondo gli architetti dell’Orkidstudio e di StructureMode.

    La prima è un’organizzazione umanitaria che si occupa di design e di architettura focalizzandosi in modo particolare sui benefici che si possono apportare alla vita dei bambini e delle comunità che vivono in condizioni di povertà e di profondo disagio fisico e sociale. Secondo Orkidstudio, infatti, nuove tecniche costruttive possono costituire la strada da perseguire per colmare il profondo divario che separa la nostra civiltà da quei popoli ancora impegnati a combattere contro la fame.

    Structure Mode, invece, è una società di ingegneria che ha fatto della sperimentazione nel campo delle costruzioni la sua ragione di vita. Il campo d’azione di questa associazione varia dal ferro al cemento, dal legno al vetro. I materiali vengono di volta in volta declinati in modo tale da dare vita a prodotti innovativi e decisamente proiettati su un futuro in cui la tecnologia avanza, ma i costi diminuiscono.

    ARCHITETTURA PER LE DONNE: UN CENTRO DI ACCOGLIENZA PER LE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA

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    Il centro sociale costruito dalle donne cambogiane

    Il palcoscenico su cui le due organizzazioni si sono esibite, coinvolgendo nella “recita” anche la popolazione femminile locale è la Cambogia. Il tema? Costruire un centro sociale urbano nel cuore della città di Sihanoukville. Il materiale? Strano ma vero, il cemento.

    L’edificio, infatti, è stato realizzato attraverso dei getti di calcestruzzo contenuti da una particolare cassaforma:uno stampo in tessuto leggero.

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    Ad uno scheletro in legno sono stati fissati degli ampi teli in tessuto e, al loro interno, è stato rilasciato il getto di calcestruzzo. Una tecnica semplice nella realizzazione, ma altamente complessa nello studio della struttura che ne sarebbe derivata. Il compito di analizzare la costruzione è spettato agli ingegneri di Structure Mode, che si sono serviti di prove fisiche in laboratorio oltre che di appositi software al computer, come Oasys GSA Suite.

    Gli schizzi tridimensionali e la collaborazione con un attivo team di sarte ha permesso di individuare la forma che avrebbe concesso la realizzazione dell’edificio progettato e di quantificare i tempi necessari all’edificazione, corrispondenti ad appena otto settimane.

    Il nuovo centro comunitario sorge nel punto in cui si trovava il Bomnong L’Or, una struttura che, nel cuore di Sihanoukville, ha sempre fornito assistenza e sostegno alla popolazione locale, impegnandosi nell’alfabetizzazione dei bambini e nella definizione di spazi multiuso per gli adulti. Il sovraffollamento del centro, tuttavia, lo aveva reso un luogo non propriamente adatto allo svolgimento delle attività lavorative, oltre al fatto che le condizioni di illuminazione e di ventilazione risultavano poco efficienti.

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    L’edificio costruito insieme alle donne cambogiane segue la tipologia delle palafitte, sistema costruttivo locale. Al posto del legno, però, la struttura è caratterizzata da cemento e tessuto. Utilizzare il legno, infatti, avrebbe precluso al progetto di rientrare nell’ambito della “sostenibilità”, in quanto il materiale, nella zona, proviene principalmente da disboscamento privo di controllo.

    Il centro presenta le aule per l’insegnamento e l’apprendimento al piano superiore e una serie di spazi aperti dove i bambini, principali destinatari del progetto, hanno la possibilità di relazionarsi tra di loro e di dedicarsi ad attività ricreative. Al suo interno trovano spazio anche una sala computer, uffici amministrativi e locali di servizio.

    L’orientamento della struttura è stato studiato per permetterle di sfruttare i venti stagionali provenienti dal Golfo della Thailandia. Le ampie coperture, invece, hanno come obiettivo quello di evitare il surriscaldamento degli ambienti a causa dell’intensa luce solare durante l’estate. Questa strategia rende l’edificio completamente passivo e rappresenta, nel panorama dell’architettura sostenibile, un esempio molto importante di costruzione di qualità a prezzi contenuti.

    Uno dei meriti maggiori del progetto, la cui realizzazione si è conclusa nel settembre del 2015, è stato quello di mixare in un’unica soluzione tecniche costruttive tradizionali e materiali moderni. Si tratta di una vera e propria finestra aperta sul co-working, sulla collaborazione e sull’intenzione di creare insieme un posto migliore dove trascorrere il proprio tempo


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    I consumi energetici di un edificio rappresentano un tasto dolente per molti architetti che, nell’ultimo periodo, si stanno impegnando sempre di più sullo sviluppo del tema, studiando sistemi in grado di contenere il dispendio energetico e di far del bene non soltanto a chi utilizza l’edificio, ma anche al pianeta.

    È questa la filosofia che ha guidato un team di ricercatori spagnoli a proporre un prototipo di facciata prefabbricata in fibra di vetro in grado di sfruttare al massimo l’energia solare, assorbendola e rilasciandola all’interno per il riscaldamento degli ambienti, e di isolare perfettamente l’edificio dal punto di vista termico.

    PANNELLI IN IDROCERAMICA AUTORAFFRESCANTI

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    L’idea ha preso il via da un report diffuso dalla ONG The Climate Group, secondo la quale gli sprechi energetici degli edifici sono destinati a raggiungere il 45% entro il 2025 (il periodo di riferimento parte dal 2002). 

    Questo dato potrebbe non diventare realtà proprio grazie all’applicazione della facciata Made in Spain che, pur non essendo accessibile a tutti i portafogli, offrirebbe, sul lungo periodo, l’opportunità di portare ad una notevole riduzione dei dispendi energetici e, di conseguenza, economici.

    Il prototipo è stato realizzato dalla Divisione Costruzioni Sostenibili del Centro di ricerca Tecnalia di San Sebastian. Il pannello prefabbricato è stato ottenuto da una miscela di fibra di vetro e leganti organici e si è deciso di applicare il “modello pilota” su un edificio di Merida.

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    Verifiche e caratteristiche del pannello per facciata 

    I test a cui la parete in fibra di vetro è stata sottoposta per la verifica delle sue prestazioni si sono orientati in tre direzioni principali: resistenza al fuoco, resistenza ad acqua e vento, isolamento termico e isolamento acustico.

    L’esperimento eseguito per valutare il livello di resistenza al fuoco del pannelloè stato quello che, più di ogni altro, ha preoccupato i ricercatori, come ha rivelato l’archietto Julen Larraz Astudillo. Il motivo? Proprio il punto di forza del pannello: i materiali che lo compongono, la fibra di vetro e i leganti organici. In realtà il test ha dato risultati più che soddisfacenti, permettendo ai ricercatori di spuntare questo esperimento sulla checklist, annotando valori perfettamente in linea con gli standard dettati dall’Unione Europea.

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    La resistenza all’acquaè stata verificata attraverso il controllo della tenuta delle unità tecnologiche. I risultati hanno portato alla conclusione che la parete funziona se l’acqua piovana non entra in contatto con il lato interno, posizionato proprio dietro le unità tecnologiche. Nel caso in cui si verificasse questa condizione, infatti, il sistema potrebbe essere facilmente affetto da deterioramento. La resistenza rispetto alla forza del vento, di contro, sembrerebbe essere molto alta: la facciata è in grado di sopportare una pressione di circa 305 kg/mq senza presentare alcun segno di cedimento. Sicuramente rappresenta un ottimo riparo in caso di forte vento.

    Ma arriviamo all’aspetto più interessante in termini energetici: l’isolamento termico. Il fatto che il pannello sia collegato al prospetto originale dell’edificio attraverso dei fori aveva fatto pensare, in un primo momento, alla presenza di “spifferi”, piccoli spazi in grado di far passare l’aria all’interno. Va da sé che, se gli esperimenti avessero lasciato emergere un tale risultato, il nuovo pannello sarebbe stato considerato totalmente fallimentare, dal momento che l’idea è nata proprio con l’intento di contenere il dispendio energetico. E se il calore accumulato attraverso l’irraggiamento solare viene “contrastato” dall’aria che entra dall’esterno dell’edificio è evidente che non si è cavato un ragno dal buco. In verità i test non solo non hanno rilevato difetti dal punto di vista dell’isolamento termico, ma neppure sotto il profilo acustico. I fori, in altre parole, non lasciano passare né aria né suoni.

    Dopo lo studio accurato e le verifiche meticolose effettuate i ricercatori spagnoli si augurano che, pur non essendo economicamente appetibile e industrialmente riproducibile in modo agevole, il sistema brevettato possa rappresentare un primo passo verso il futuro, una novità nel campo del risparmio energetico in architettura. 


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    Con il DLgs 4 luglio 2014, n. 102  "Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica" entro il 31 dicembre del 2016 i condomìni, e gli edifici polifunzionali, dotati di un impianto di condizionamento dell’aria centralizzato, o rifornito da una rete di teleriscaldamento, dovranno installare sistemi di contabilizzazione, di termoregolazione individuali per misurare l’effettivo consumo -di ciascuna unità immobiliare- e adottare il criterio della ripartizione dei costi in base alla norma UNI 10200/2015. In questo articolo, il terzo di una serie di quattro, vediamo brevemente quali sono gli aspetti tecnici della contabilizzazione del calore nei condomini.

    ADEGUARE GLI IMPIANTI PER LA CONTABILIZZAZIONE E LA TERMOREGOLAZIONE

    SCADENZE E SANZIONI PER CHI NON SI ADEGUA AL DLgs 102/2014

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    Innanzi tutto, va segnalato che il ricorso a contatori orari e timer, molto diffuso nei vecchi impianti condominiali, non è più a norma, in quanto non conta l’effettivo calore consumato dalla singola utenza, bensì le ore di funzionamento delle pompe di circolazione, che non necessariamente sono un indicatore affidabile del consumo.

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    Il tipo di contabilizzazione: diretta o indiretta

    Il primo passo per la messa a norma dell’impianto è capire se sia possibile adottare un sistema di contabilizzazione diretta, o si debba ricorrere alla contabilizzazione indiretta. A tale scopo è necessario semplicemente verificare se il nostro edificio è dotato di rete di distribuzione del calore verticale a colonne montanti (edifici dai 30 anni in su) o orizzontale (edifici recenti). Nel primo caso l’unica opzione possibile è la contabilizzazione indiretta, mentre nel secondo caso è compatibile quella diretta. Il recupero dei dati registrati può essere di tre tipi, in funzione dell’entità e della raggiungibilità del condominio da gestire:

    1. lettura locale (piccoli condomini);
    2. lettura centralizzata tipo bus (villette a schiera);
    3. lettura centralizzata via radio (palazzi a sviluppo verticale).

    I contatori possono essere di due tipi: ultrasonici (classe 2 EN1434, con massimo errore di misura ammesso: 2%) e meccanici (classe 3, massimo errore di misura ammesso: 3%).

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    La contabilizzazione indiretta

    1) Rilievo e certificazione dei corpi scaldanti installati per la determinazione di:

    • potenza termica secondo la UNI 442-2 o metodo dimensionale;
    • nuova tabella millesimale

    2) Determinazione di:

    • diametro delle valvole termostatiche e dei detentori e del tipo di raccordo alle tubazioni;
    • tipo di valvole termostatiche e di sensore;
    • posizione d’installazione dei ripartitori;
    • tipo di ripartitore e di sensore;
    • curva della temperatura di mandata ai fini della precisione di regolazione e della temperatura di ritorno.

    3) Calcolo dei parametri richiesti dalla UNI 10200 ai fini della ripartizione della spesa totale dei consumi energetici, secondo quanto definito dalle UNI/TS 11300.

    4) Mappatura dell'impianto (codici apparecchi, nome utente, dati di programmazione etc.) da aggiornare nel caso in cui ci fossero stati interventi previ.

    5) Stesura delle istruzioni per l'utilizzo dell'impianto e dei dispositivi atti alla contabilizzazione.

    Contabilizzazione diretta

    1) Rilievo e certificazione dei corpi scaldanti installati per la determinazione di:

    • potenza termica secondo la UNI 442-2 o metodo dimensionale;
    • nuova tabella millesimale.

    2) Dimensionamento delle portate in modo da ottenere, in esercizio, valori di salto termico elevati.

    3) Determinazione di:

    • diametro delle valvole termostatiche e dei detentori e tipo di raccordo alle tubazioni;
    • tipo di valvole termostatiche e di sensore;
    • curva della temperatura di mandata ai fini della precisione di regolazione e della temperatura di ritorno.

    4) Calcolo dei parametri richiesti dalla UNI 10200 ai fini della ripartizione della spesa totale, secondo quanto definito dalle UNI/TS 11300.

    5) Scelta del contatore di calore corretto in funzione dei valori di portate previsti.

    6) Mappatura dell'impianto (codici apparecchi, nome utente, dati di programmazione etc.) da aggiornare.

    7) Stesura delle istruzioni per l'utilizzo dell'impianto e dei dispositivi atti alla contabilizzazione.

    Ripartitori di calore

    Un ripartitore dei costi di riscaldamentoè uno strumento elettronico in grado di misurare il consumo di calore del corpo scaldante sul quale è installato ed è indicato per impianti centralizzati a colonne montanti (UNI EN 834). Può essere installato solamente su corpi scaldanti con superficie accessibile nei quali è noto il rapporto tra temperatura e potenza termica, quali ad esempio i radiatori ad elementi (non pannelli a pavimento/soffitto o termoventilconvettori). I ripartitori sono di tre tipi in base alla temperatura media di esercizio da misurare sulla superficie del radiatore e alla presenza di un copriradiatore: a un sensore (>55°C), a doppio sensore >35°C) e a sensore remoto la cui unità elettronica viene installata all’esterno del copritermo.

    La norma dice che in uno stesso impianto i ripartitori devono essere dello stesso modello ovvero utilizzare lo stesso principio di misura (stesso tipo di sensore e marca).  Prima di installarli è opportuno verificare se l’impianto è adibibile completamente alla ripartizione; quale tipo di sensore utilizzare. La direttiva MID 2004/22/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 31 marzo sulla precisione degli strumenti di misura obbliga il costruttore ad omologare il contatore con il nuovo marchio CE-M e secondo la EN 1434 i contatori devono essere almeno di classe 3 (errore di misura < 3%).

    Dal momento che la distribuzione delle temperature non è uniforme è opportuno installare correttamente il ripartitore. Il valore ottenuto attraverso un qualsiasi ripartitore non è mai un valore assoluto, bensì un indice (%) di consumo (HCA, heat cost allocation, ovvero l'assegnazione del costo del calore) e pertanto il consumo del singolo radiatore può essere calcolato solamente rapportando il valore di HCA -letto sul ripartitore- con la somma di tutti i valori di HCA dei radiatori dell’impianto. In ultima analisi è possibile valutare il consumo riferendolo alla misura reale (diretta) di energia termica, o di combustibile. Infine, i ripartitori devono essere parametrizzati (ossia programmati ) inserendo la potenza termica (Watt) e il fattore K di contatto termico (in funzione della forma e materiale del radiatore). Entrambi i dati sono dichiarati dal fabbricante o, in mancanza delle schede tecniche, si possono calcolare in base alla UNI 10200/2015.

    Principi generali di ripartizione secondo la UNI 10200

    1. Valutare le spese totali
    2. Ricavare l'energia utile totale
    3. Determinare l'energia involontaria
    4. Calcolare i millesimi di ripartizione
    5. Formulare il prospetto di spesa

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    Tutte le spese relative all’impianto di riscaldamento vengono accorpate in un’unica voce (ST) e la suddivisione viene fatta in base a una quota fissa (Qf), pari a una percentuale della ST (tra il 30% e il 50%). Questa viene poi ripartita tra i condòmini in base ai millesimi di proprietà e a una quota a consumo (Qc), pari alla rimanente parte della spesa (Qc = ST - Qf); successivamente viene ripartita in parti proporzionali al consumo individuale misurato. In altri termini, dette U1, U2, …Un le unità di calore conteggiate per ciascun utente, le singole quote variabili saranno:

    Qc1= Qc * U1/(U1+U2+…Un)
    Qc2= Qc * U2/(U1+U2+…Un)
    Qc3= Qc * U3/(U1+U2+…Un)
    Qcn= Qc * Un/(U1+U2+…Un)

    Osservazioni sulla convenienza del sistema e le possibili truffe

    Benché l’obbligo di adeguamento al D.L. 102/2014 non sia previsto per edifici con meno di 8 condòmini  e quand'anche non fossero nemmeno tenuti ad essere gestiti da un amministratore, è raccomandabile valutare la convenienza d'installare un sistema di contabilizzazione e termoregolazione del calore per evitare di essere truffati da vicini affatto onesti.

    Sottolineiamo che, nei vecchi impianti dotati di contatore, dove la ripartizione della spesa avviene in base alle ore di funzionamento delle pompe di circolazione e non all’effettiva quantità di calore consumato, la possibilità di manomettere la regolazione delle valvole di mandata dell’ACS, di alimentazione dei corpi scaldanti, facilita gli imbrogli da parte di impiantisti compiacenti.

    In pratica, se un idraulico poco equo, quindi affatto professionale, apre completamente la valvola della pompa di circolazione corrispondente all'inquilino suo committente, mentre abusivamente regola a metà l’apertura di quella corrispondente agli altri appartamenti, succede che le pompe di questi ultimi devono funzionare più ore per convogliare la quantità di calore necessaria a soddisfare il bisogno termico. Orbene, poiché la ripartizione della spesa di combustibile è proporzionale alle ore di accensione, in altri termini, succede che negli appartamenti regolati con una portata ridotta anche se le valvole dei radiatori delle stanze inutilizzate vengono impostate come spente (mediante un cronotermostato programmabile) il consumo di riscaldamento non è equo in quanto viene computato a favore dell’inquilino che mantiene acceso per meno tempo l’impianto. Nei vecchi impianti centralizzati, l'iniqua ripartizione non necessariamente deve essere frutto di un’azione truffaldina: in genere l’unità immobiliare collocata più vicino alla caldaia, avendo minore caduta di pressione e anche minore superficie disperdente (tubazioni relativamente corte) richiederà meno ore di funzionamento delle pompe di circolazione, a parità di calore consumato.         

    Ricadute economiche e sociali della contabilizzazione e termoregolazione del calore negli edifici            


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    Con il D.L 4 luglio 2014, n. 102  “Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica” entro il 31 dicembre del 2016 i condomìni, e gli edifici polifunzionali, dotati di un impianto di condizionamento dell’aria centralizzato, o rifornito da una rete di teleriscaldamento, dovranno installare sistemi di contabilizzazione, di termoregolazione individuali per misurare l’effettivo consumo -di ciascuna unità immobiliare- e adottare il criterio della ripartizione dei costi in base alla norma UNI 10200/2015. In questo articolo, l’ultimo di una serie di quattro, vediamo brevemente quali sono le relative ricadute economiche e sociali.

    Come effettuare la contabilizzazione del calore negli edifici

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    Secondo un’indagine di Altroconsumo, benché i costi degli interventi varino in funzione dello stato degli impianti presenti, indicativamente si approssimano ai seguenti ordini di grandezza in base al numero di unità immobiliari:

    • Palazzina di 20/30 unità immobiliari: 7-8 mila euro
    • Palazzina di 30/60 unità immobiliari: 9-10 mila euro
    • Palazzina di circa 100 unità immobiliari: 11-12 mila euro

    I suddetti costi sono comprensivi di: lavaggio dell'impianto di riscaldamento prima dell'installazione delle valvole, installazione di una pompa elettronica per la modulazione della potenza di circolo dell'acqua, installazione di un defangatore e di un addolcitore dell'acqua.

    BONUS FISCALI E IVA AL 10%

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    Fino a tutto il 2016 (L. di Stabilità 190/2014) ai condomìni spetta la detrazione per gli interventi di edilizia, eseguiti cioè sulle parti comuni, i cui lavori vengono pagati dal singolo condomino attraverso appositi bonifici con ritenuta dell’8% (prevista per i pagamenti dei lavori di ristrutturazione edilizia fiscalmente agevolati).

    Per beneficiare del c.d. bonus ristrutturazioni, occorre richiedere all’Agenzia delle Entrate l’attribuzione del codice fiscale cumulativo, ottenuto sulla base delle istruzioni e i chiarimenti formulati dall’Agenzia con la risoluzione n. 74/E del 27 agosto 2015 che riguardano anche i cd. condomìni minimi (fino a otto condòmini), ma che ai fini della detrazione, sono obbligati a richiedere il codice fiscale mediante il modello AA5/6. Nella comunicazione, unica per tutti i condòmini, devono essere specificati, distintamente per ciascuno di essi: le generalità e il codice fiscale; i dati catastali delle rispettive unità immobiliari; i dati dei bonifici dei pagamenti effettuati per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio; la richiesta di considerare il condominio quale soggetto che ha effettuato gli interventi; le fatture emesse dalle ditte nei confronti dei singoli condòmini, intestate sempre al condominio.

    A conti fatti è raccomandabile prevedere non solo l’installazione dei ripartitori su ciascun corpo scaldante, ma anche la sostituzione della caldaia con una a condensazione per sfruttare la detrazione fiscale del 65% entro la fine del 2015.

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    In questo contesto è da valutare anche il costo per la redazione dell'APE (attestato di prestazione energetica) da parte di un un tecnico abilitato non coinvolto però nel processo di riqualificazione energetica del sistema edificio-impianto. L'APE si rende necessaria solo nei seguenti casi: quando gli interventi di riqualificazione delle prestazioni dell’impianto (o dell’involucro edilizio) determini il miglioramento di prestazione energetica di almeno una classe e quindi comporti la decadenza dell’APE, eventualmente esistente.          

    Dal 2016 il vantaggio fiscale sarà ridotto al 36%, salvo proroghe dell’ultima ora. Sostituendo il generatore con uno più efficiente e inserendo un sistema di contabilizzazione di termoregolazione dell’impianto, il risparmio energetico condominiale dovrebbe attestarsi tra il 30 e il 40% che risulta doppiamente conveniente rispetto alla contabilizzazione abbinata alla termoregolazione.

    Vantaggi degli interventi di efficientamento

    • Riqualificazione tecnologica della centrale termica con sistemi innovativi e conseguente rivalutazione dell’immobile.
    • Ottimizzazione del processo di produzione e di utilizzo dell’energia.
    • Risparmio energetico.
    • Autonomia di gestione del riscaldamento nelle singole unità immobiliari.
    • Maggiore sicurezza dell’intero impianto.
    • Delega al gestore del servizio di tutte le responsabilità inerenti alla centrale termica.
    • Pagamento soltanto del calore consumato.

    Appare dunque evidente che i maggiori interessati agli interventi di efficientamento sono i condomini degli immobili con impianto di riscaldamento centralizzato ed in particolare quelli con centrali termiche obsolete o fuori norma.

    Criticità dell'obbligo di efficientamento

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    Concludiamo suggerendo la seguente riflessione in merito all'efficacia dei provvedimenti di riqualificazione energetica: quanti pensionati con 500 €/mese o lavoratori precari (la maggioranza della popolazione italiana) possono accedere ai bonus fiscali? Molti investimenti di risparmio energetico, per essere significativi devono alzare almeno di una classe prestazionale, e siccome presuppongono spese importanti (talvolta ostacolando anche l'uso dell'immobile per i lavori) non sono ammortizzabili entro la vita utile del proprietario (orizzonte inferiore ai 10 anni come previsto nell’APE, affinché essa abbia validità legale) o addirittura inaccessibili per un lavoratore precario e, in fine, improponibili alla metà dei giovani in quanto disoccupati (percentuale ai massimi storici rispetto agli occupati). All'autore pare che la legge, ancora una volta venga recepita in modo iniquo, beneficiando solo le fasce più abbienti della popolazione (agevolate pur non avendone bisogno).  

    Pertanto, con gli obblighi imposti da questo nuovo D.L. verranno penalizzati in termini di comfort ancora una volta gli inquilini degli immobili più freddi e meno coibentati, mentre indiscriminatamente tutti ce ne rimetteremo in termini d’inquinamento ambientale, disattendendo paradossalmente lo scopo principale della direttiva UE sul risparmio energetico: ridurre le emissioni di CO equivalente.


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    L'opera più famosa dell'architetto catalano, Antoni Gaudí, potrebbe essere completata nel 2026, dopo 144 anni dalla posa della prima pietra. Il cantiere della Sagrada Familia aprì nel 1882 con il progetto dell'architetto Francisco de Paula del Villar; solo nel 1883 fu affidato a Gaudí con il compito di proseguirne l'opera, che però ne modificò radicalmente il progetto con il suo inconfondibile stile. Artista ossessionato dalla perfezione e architetto delle "forme impossibili", visse nella cattedrale come eremita dedicandole i suoi ultimi 14 anni di vita. Con la sua morte, avvenuta accidentalmente nel 1926, ha lasciato un'ingombrante eredità a scultori, artisti ed architetti. A quel tempo, infatti, erano state innalzate soltanto una facciata e una torre, ma già si preannunciava come il più grande capolavoro della cristianità.

    Chiese del XXI secolo: Shigeru Ban e la cattedrale in cartone

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    Nel 2026, in occasione del centenario della morte di Gaudì, il responsabile dei lavori di costruzione, l’architetto Jordi Faudi dichiara che la maggior parte dei lavori della Sagrata Familia saranno conclusi; rimarranno pochi elementi decorativi e finiture. Quindi, la chiesa dovrebbe essere interamente ultimata entro il 2030 o il 2032.

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    Dopo aver costruito le sei immense torri, ed in particolare la Torre di Gesù Cristo sormontata da una croce per un’altezza di 173,5 m, diventerà edificio di culto più alto d’Europa. Supererà di 10 m la cattedrale di Ulm, in Germania. Se però si considera l’altezza interna, il primato dell’edificio più alto rimarrà ancora alla cattedrale di San Pietro a Roma.

    La Sagrada Familia avrà 18 guglie dedicate a diverse figure religiose di varie altezze a seconda della gerarchia, quattro per gli evangelisti, una per ogni apostolo e due, che supereranno le altre, in onore della Vergine Maria e Gesù.

    La lentezza dei tempi di cantiere e l’incertezza delle date di completamento sono causate non solo dalle difficoltà costruttive e dalla vastità dell’opera, ma anche da motivi economici. La costruzione è finanziata esclusivamente da donazioni private e dal ricavato dei biglietti dei visitatori, che in media si aggira sui 13 e 20 milioni di euro per anno.

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    Il video di un minuto e mezzo, pubblicato dai costruttori della basilica, ci proietta nel futuro mostrandoci la configurazione finale a lavori ultimati. La costruzione, consacrata basilica da papa Benedetto XVI il 7 novembre 2010, continua a dividere cittadini, esperti ed ammiratori a causa dell’enorme budget speso, del progetto troppo articolato, e ovviamente dell’impossibilità di intercettare la visione originale dell’architetto catalano.

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    Dio non aveva fretta di vederla finita, aveva ironizzato Gaudì… ed in effetti tempi di realizzazione sono davvero considerevoli. Comunque ora la basilica si avvia alla sua fase finale, grazie alla caparbia dei sostenitori, alle donazioni ma soprattutto alle nuove tecniche costruttive e alle stampanti 3d, che sembrano aver accelerato la costruzione. "Lavorare sui disegni di Gaudì in 2d non ha senso dal punto di vista architettonico" dichiara Jordi; lo stesso Peter Sealy, ricercatore di Harvard conferma "la Sagrada Familia è così complessa che è quasi impossibile disegnare dei progetti. Gaudí, infatti, ha lasciato praticamente solo un sistema geometrico di superfici rigate e un metodo di lavoro per tradurre queste geometrie in modelli di gesso. Molti dei modelli di Gaudì furono distrutti dagli anarchici durante la guerra civile spagnola, ma i frammenti superstiti possono ora essere digitalizzati con gli scanner 3d."

    E infine: "le intenzioni progettuali di Gaudí possono essere decodificate da questi modelli digitali, che possono poi essere utilizzati per lo sviluppo del design e la fabbricazione, con pietra da taglio e cemento versato in stampi realizzati in scala 1:1 ".


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    Piogge incessanti d’estate, temperature elevate d’inverno: il fatto che “non esistono le mezze stagioni” non è più soltanto un detto popolare. Il clima sta cambiando, il Pianeta si sta surriscaldando e la colpa è dell’uomo. È quanto emerge da un report reso noto da IRENA – Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili.

    Lo studio, intitolato “REthinking Energy 2015 – Renewable Energy and Climate” ha portato gli esperti a rendersi conto di come l’uso di energie rinnovabili, associato all’impegno nel raggiungimento dell’efficienza energetica, possano inibire l’aumento della temperatura globale. Ne deriva che, se ciò non accade, l’energia che alimenta le abitazioni in cui viviamo non proviene da fonti rinnovabili e che l’uomo non si sta impegnando per salvare il pianeta che, nonostante tutto, continua ad ospitarlo.

    L'ONU PREMIA 17 PROGETTI CONTRO I CAMBIAMENTI CLIMATICI

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    Rapporto IRENA: fonti rinnovabili per due gradi in meno

    “La produzione di energia è causa di oltre i due terzi delle emissioni di gas serra”, ha affermato il direttore generale di IRENA, Adnan Z. Amin. Per contrastare il surriscaldamento basterebbe produrre appena il36% dell’energia a partire da fonti rinnovabili per ottenere, entro il 2030, una riduzione della temperatura globale di almeno due gradi.

    Il rapporto su rinnovabili e clima è stato presentato in occasione del decimo Council Meeting tenutosi ad Abu Dhabi proprio in questi giorni. Il pubblico che assiste all’evento conta, ogni anno, 250 partecipanti di 80 nazionalità diverse. L’obiettivo è quello di sensibilizzare, attraverso uno studio concreto, lontano dai meri esperimenti accademici, quante più personalità possibili ad instaurare legami e accordi volti a supportare il lavoro di IRENA e ad intervenire in favore dell’ambiente.

    Seguendo il consiglio di IRENA, infatti, si potrebbero spuntare dalla lista 12 dei 17 Sustainable Developement Goals posti dall’ONUper promuovere lo sviluppo sostenibile, la coerenza e l’integrazione delle politiche degli stati membri e l’intervento degli stessi attraverso azioni sociali, economiche e ambientali.

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    Le fonti rinnovabili: fonti di energia e di lavoro

    Il REthinkin Energy ha mostrato vantaggi economici associati a quelli climatici in caso di uso di fonti energetiche rinnovabili. Impegnandosi per contribuire alla riduzione del surriscaldamento globale e cercando di raggiungere l’obiettivo individuato dagli studiosi, le aziende del settore potrebbero incrementare notevolmente il numero dei posti di lavoro. Attualmente l’industria delle energie rinnovabili permette a 7,7 milioni di persone di procurarsi da vivere. Raggiungendo quel famoso 36%, invece, entro il 2030 il numero degli assunti potrebbe salire a 24 milioni a livello mondiale.

    È opportuno, tuttavia, procedere con calma e tener presente che, come viene evidenziato nello studio stesso, per raggiungere il range indicato entro il 2030 occorrerebbe moltiplicare per 6 volte rispetto ai numeri attuali gli impianti di produzione di energia a partire da fonti rinnovabili. In termini di costi questo equivale a chiedere un investimento annuo globale pari al doppio o al triplo di quello odierno. Si raggiungerebbero cifre superiori ai 500 miliardi di dollari fino al 2020 e ai 900 miliardi di dollari fino al “tanto atteso” 2030.

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    Come “guadagnare” i due gradi

    In relazione al fatto che l’investimento economico si presenta particolarmente oneroso per i finanziatori, il report propone una strategia d’azione da attuarsi attraverso una serie di step. Prima di tutto occorrerà rafforzare i legami e gli impegni politici presi dagli stati aderenti all’iniziativa, successivamente occorrerà attivare gli investimenti. A questo punto entreranno in gioco le istituzioni, che avranno il compito favorire il ricorso alle fonti rinnovabili da parte dei singoli paesi. Una volta consolidato il sistema statale toccherà alle regioni intervenire, rafforzando il loro impegno nel tentativo di rendere sostenibile il territorio di competenza.

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    Adnan Amin, direttore generale di IRENA è più che fiducioso rispetto all’iniziativa e ha affermato: “Il grande business delle rinnovabili ha reso la transizione energetica inevitabile. La domanda che bisogna porsi, a questo punto, è quanto tempo passerà prima che il nostro pianeta si proietti veramente verso un futuro sostenibile e “rinnovabile”. Per il momento tra le speranze di IRENA c’è la COP 21 di Parigi sul Clima, durante la quale, secondo Amin, i paesi coinvolti dovranno dare un segnale concreto di interesse verso un progetto a favore dell’ambiente e delle fonti energetiche che lo rispettano e, in qualche modo, cercano di salvarlo, contrariamente a quanto fa la mano distruttiva dell’uomo.

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    La natura si insedia sempre più in città, grazie alle living walls, agli orti e ai parchi urbani. Si aggiungono ora anche graffiti ecologici e pareti di muschio e licheni. Dopo l’esordio in piccoli interventi di guerriglia urbana, diventano addirittura i protagonisti dell’installazione "Moss your city" realizzata dallo studio Pushak. Paesaggi e odori delle foreste norvegesi si materializzano a Londra: sulle pareti di espanso sono fissate zolle di muschio prelevato dai boschi, mentre grazie ad aperture asimmetriche il visitatore può percorrere una sorta di galleria-labirinto. L’atmosfera, seppur in scala ridotta, è quella di una grotta naturale umida e verdeggiante.

    Tecniche e progetti per il verde verticale

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    L’architettura vuole ancora una volta incontrare la natura restituendo prestigio ad un elemento, il muschio, da sempre visto come nemico delle costruzioni. Pensato e pianificato può, invece, diventare una componente positiva dell’architettura e dei giardini. Del resto nei giardini giapponesi, nelle pavimentazioni in pietra e adesso anche nelle living walls, i risultati ottenuti sono piuttosto sorprendenti. È possibile sfruttarne la versatilità, l’abbondanza in natura e la bassa manutenzione necessaria dopo l’installazione, mantenendo sempre condizioni di alta umidità e poca luce. Ricoprire di muschio e licheni città, ambienti interni e giardini sta diventando un nuovo trend, un tipo diinverdimento più sostenibile ed economico delle pareti verdi.

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    L’installazione di Londra, presentata nel Festival dell’Architettura del 2010, è il primo progetto estero del collettivo femminile di Oslo, nato da un programma di scambio dell’Architecture Foundation per architetti emergenti in Norvegia e nel Regno Unito. L’intento è di incantare e di perdersi nel labirinto verde, celebrando i paesaggi scandinavi e il muschio come materiale interessante, che può lavorare in armonia con il design contemporaneo.

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    In realtà il muschio fissato alle pareti non può più crescere, ed ha più una valenza estetica che ecologica. Gli architetti Pushak hanno, però, deciso di studiare la relazione tra architettura contemporanea e i paesaggi norvegesi, adattandoli all’ambiente londinese e alle esigenze espositive. Al termine della galleria vegetale, cartoline esplicative riportavano sul retro la ricetta dei graffiti di muschio.

    Se volete realizzare un eco-graffito basta seguire le semplici istruzioni presenti su wikiHowcon pochi ingredienti quale muschio, yogurt e birra.


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