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Progetti di bioarchitettura, tecnologie e materiali per l’architettura sostenibile, risparmio energetico, eco design e novità sulle energie rinnovabili.

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    Il diffuso amore per il felini ha portato alla nascita in Italia di numerosi gattoparchi, parchi cittadini e aree verdi appositamente strutturate per accogliere i gatti randagi e/o offrire servizi di diverso genere a quelli domestici.

    Anche Milano sta cercando di rispondere alle esigenze dei suoi abitanti felini attraverso la creazione di appositi parchi. Nell'area tra via Barsanti, via Autari e Ripa di Porta Ticinese, in zona Navigli, il Piano Integrato d'Intervento recentemente approvato prevede, tra i vari interventi, anche la realizzazione di un gattoparco!

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    Patrizia Peletti, presidente dell'associazione “Gatto viziato” che si occuperà della gestione del gattoparco dice:  "Quando sarà stato bonificato il terreno, potremo partire con l'allestimento dell'area". 

    Nell’estate del 2014 quando lo spazio in zona Navigli venne individuato come possibile area di intervento le sue condizioni non avrebbero fatto presagire nulla di buono. Invece è bastato poco, tanta forza di volontà e qualche idea originale per dare il via ad un progetto di rigenerazione urbana che potrà fungere da esempio per altri comuni che ne avranno interesse a pensare ai felini delle proprie zone.

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    (L'area oggetto dell'intervento prima della bonfica. Fonte : https://www.facebook.com/Gattoparco/?fref=ts )

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    (L'area oggetto dell'intervento prima della bonfica. Fonte : https://www.facebook.com/Gattoparco/?fref=ts )

    Il progetto del gattoparco nella zona Navigli 

    L’area a verde destinata a gattoparco ha un’estensione di ben 6.400 Mq ed è adiacente al parco Baden Powell.

    Lo spazio sarà protetto con una recinzione perimetrale dotata di un doppio cancello e all’interno di essa vi saranno altri piccoli spazi recintati che consentiranno ai proprietari dei gatti di fruire di spazio all’aperto per il gioco senza pericolo che il gatto scappi via.

    Pare che i gestori potrebbero anche allestire l’area con strutture per far arrampicare i gatti, cespugli di erba gatta e tanti altri giochi e oggetti utili.

    I benefici del gattoparco per il quartiere

    Gabriele Rabaiotti, presidente del consiglio di Zona 6 spiega che il gattoparco "Sarà un giardino condiviso. Nasce, infatti, su iniziativa dei cittadini".

    I felini potranno essere accompagnati nella struttura del gattoparco dai propri padroni e lasciati liberi di giocare e girare liberamente incontrando propri simili. Questo è importante soprattutto per chi ha un appartamento piccolo dove il proprio gatto non ha molta libertà e fuori dal quale rischierebbe di incorrere in mille pericoli.

    Il gattoparco invece consente ai suoi ospiti di usufruire di un grande spazio protetto dalle insidie urbane. 
    "Ma il parco non è solo per i gatti, è per tutti" spiega ancora Patrizia Peletti, la quale fa presente che nell’area saranno programmati anche incontri sul tema “gatto” da indirizzare ad adulti e bambini. 


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    In un edificio addossato alle antiche mura della città di Castelfranco Veneto – provincia di Treviso – dove fino a poco tempo fa si trovavano alcuni uffici comunali, oggi è possibile degustare un buon vino accompagnato da un piatto tipico. L’architetto Anthony Bandiera, proprietario del locale e progettista, in collaborazione con Ideal Work, ha trasformato gli spazi anonimi e ordinari nell’Osteria del Maniscalco scovando in ogni angolo della città e dei dintorni oggetti e materiali di recupero.

    PROGETTARE CON MATERIALI DI RECUPERO

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    Il progetto dell'osteria

    L'Osteria del Maniscalco nasce dal recupero di materiali e arredi. Il locale si sviluppa su due livelli: una scala in ferro conduce al livello superiore che si affaccia direttamente sulla sala a doppia altezza del piano terra. Gli spazi interni sono stati ridisegnati e ristrutturati per adattarsi alla nuova funzione, però materiali e strutture sono stati mantenuti e valorizzati. Le travi in legno del soffitto sono state ripristinate, la parete in mattoni addossata alle mura medievali è stata lasciata a vista, mentre tutte le altre superfici verticali sono state rivestite con vecchie assi in legno di rovere. I pavimenti invece sono stati rifatti per rispondere alle nuove esigenze.

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    Molti elementi utilizzati sia per i rivestimenti che per i complementi d’arredo sono stati recuperatirovistando nelle stanze di vecchi casali della zona e nei mercatini dell’usato. I piani dei tavoli sono realizzati con assi di legno grezzo dello spessore di 3-4 cm utilizzate anche per rivestire il bancone mentre le sedie in ferro nero sono di recupero. Nuova invece è la vetrina espositiva dei vini in acciaio e vetro. L’intento è stato, infatti, quello non solo di riutilizzare e dare nuova vita a oggetti in disuso o del passato, ma anche quello di far dialogare antico e moderno.

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    Molteplici sono i volti, ed ognuno si porta dietro una meravigliosa storia: sono gli Eroi del Clima, persone che quotidianamente rispondono al surriscaldamento ed ai cambiamenti climatici globali, cercando di fare del proprio meglio per limitare i danni e ridurre l’impronta ecologica dell’impatto del vissuto umano sul pianeta Terra: sono state raccolte nel progetto Climate Heroes, su un sito dove è possibile non solo conoscere i fotografi del progetto, ma anche nominare e sostenere uno degli eroi ivi presenti.

    In copertina: Isatou Ceesay, cofondatrice della Women Initiative the Gambia.

    CAMBIAMENTI CLIMATICI: 17 PROGETTI PER CAMBIARE IL MONDO

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    Tra gli Eroi del Clima che combattono contro il riscaldamento globale c’è Isatou Ceesay, a Banjul, in Gambia, che è cofondatrice della Women Initiative the Gambia e che per 17 anni si è impegnata per insegnare alle donne del suo territorio come poter trasformare i rifiuti plastici in fonte di reddito, proprio per eliminare uno dei maggiori responsabili delle emissioni di anidride carbonica in Africa; c’è il Venerabile Bun Saluth, che in Cambogia è riuscito, nel 2002 a far in modo che i monaci della pagoda di Samraog avessero riconosciuto legalmente il diritto alla salvaguardia di ben oltre 18 mila ettari di foresta sempreverde, nello stesso territorio.

    caption: I monaci della pagoda di Samraog in Cambogia

    Altro eroe rappresentato nel progetto è Brian Kjaer e gli abitanti dell’isola di Samsø, che in Danimarca, in meno di 20 anni, hanno potuto raggiungere una reale indipendenza dai sistemi non rinnovabili, riuscendo a realizzare sistemi in grado di affidarsi al 100% su energie rinnovabili, risparmiando così l’emissione di oltre 60 tonnellate di anidride carbonica.

    A Montréal in Canada, Benoit Lavigueur ha impiegato gli ultimi sei anni dei suoi 29 alla lotta contro i cambiamenti climatici, costruendo la casa dei suoi sogni: un’abitazione costituita da materiali riciclabili e locali, che gli hanno permesso un risparmio energetico del 90 per cento e una certificazione LEED platinum, e che è la casa più ecofriendly di tutto il Quebeq.

     caption: un impianto eolico dell'isola di Samsø

    caption: Benoit Lavigueur e la sua casa ecofriendly

    Queste e molte altre storie sono presenti nel progetto sugli eroi del clima, con documentazione fotografica realizzata dall’autore del progetto, il fotografo Max Riché, che nel 2010 ha fondato l’ong Climate Heroes e per i successivi cinque anni, assieme ai sui amici e colleghi come Nicolas Beaumont e Luke Duggleby, è andato in ogni angolo del globo a caccia degli eroi del clima, personalità, cittadini o associazioni attive quotidianamente per combattere il cambiamento climatico.

    Ciascuno può fare qualcosa nel suo piccolo per opporsi a comportamenti sbagliati, relativamente alla sostenibilità ambientale, e questi comportamenti positivi potrebbero propagarsi per salvaguardare il nostro meraviglioso pianeta.


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    Il diffuso amore per il felini ha portato alla nascita in Italia di numerosi gattoparchi, parchi cittadini e aree verdi appositamente strutturate per accogliere i gatti randagi e/o offrire servizi di diverso genere a quelli domestici.

    PARCHI URBANI E BIOPARCHI PER GLI ANIMALI

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    Anche Milano sta cercando di rispondere alle esigenze dei suoi abitanti felini attraverso la creazione di appositi parchi. Nell'area tra via Barsanti, via Autari e Ripa di Porta Ticinese, in zona Navigli, il Piano Integrato d'Intervento recentemente approvato prevede, tra i vari interventi, anche la realizzazione di un gattoparco!

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    Patrizia Peletti, presidente dell'associazione “Gatto viziato” che si occuperà della gestione del gattoparco dice: "Quando sarà stato bonificato il terreno, potremo partire con l'allestimento dell'area"

    Nell’estate del 2014, quando lo spazio in zona Navigli venne individuato come possibile area di intervento, le sue condizioni non avrebbero fatto presagire nulla di buono. Invece è bastato poco, tanta forza di volontà e qualche idea originale per dare il via ad un progetto di rigenerazione urbana che potrà fungere da esempio per altri comuni che avranno interesse a pensare ai felini delle proprie zone.

    caption: L'area oggetto dell'intervento prima della bonifica. Foto dalla pagina Facebook "Il Gattoparco"

    caption: L'area oggetto dell'intervento prima della bonifica. Foto dalla pagina Facebook "Il Gattoparco"

    Il progetto del gattoparco nella zona Navigli 

    L’area a verde destinata a gattoparco ha un’estensione di ben 6.400 mq ed è adiacente al parco Baden Powell.

    Lo spazio sarà protetto con una recinzione perimetrale dotata di un doppio cancello e all’interno di essa vi saranno altri piccoli spazi recintati che consentiranno ai proprietari dei gatti di fruire di spazio all’aperto per il gioco senza pericolo che il gatto scappi via.

    Pare che i gestori potrebbero anche allestire l’area con strutture per far arrampicare i gatti, cespugli di erba gatta e tanti altri giochi e oggetti utili.

    I benefici del gattoparco per il quartiere

    Gabriele Rabaiotti, presidente del consiglio di Zona 6 spiega che il gattoparco "Sarà un giardino condiviso. Nasce, infatti, su iniziativa dei cittadini".

    I felini potranno essere accompagnati nella struttura del gattoparco dai propri padroni e lasciati liberi di giocare e girare liberamente incontrando propri simili. Questo è importante soprattutto per chi ha un appartamento piccolo dove il proprio gatto non ha molta libertà e fuori dal quale rischierebbe di incorrere in mille pericoli.

    Il gattoparco invece consente ai suoi ospiti di usufruire di un grande spazio protetto dalle insidie urbane. 
    "Ma il parco non è solo per i gatti, è per tutti" spiega ancora Patrizia Peletti, la quale fa presente che nell’area saranno programmati anche incontri sul tema “gatto” da indirizzare ad adulti e bambini. 


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    Casa Girasolè un progetto dello studio spagnolo Cadaval y Solà-Morales realizzato nel 2014 a Port De la Selva a Girona, in Spagna. L’edificio sorge su una scogliera bagnata dal Mar Mediterraneo, in un villaggio di pescatori della Costa Brava, al confine con la Francia ed ha la caratteristica di essere completamente orientato verso Nord richiedendo un'attenta analisi bioclimatica nel corso della sua progettazione.

    BIOCLIMATICA:  LA CASA DI TENERIFE CHE GUADA L'OCEANO

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    L'esposizione a Nord 

    Una posizione suggestiva, soprattutto per il panorama che circonda la casa. La volontà dei proprietari era di costruire una casa in stretto contatto col mare, ma non avevano considerato i problemi dovuti all’orientamento del terreno su cui sarebbe dovuta sorgere: totalmente orientato a Nord.

    Il problema principale nella progettazione bioclimatica è stato dunque pensare una forma che permettesse di catturare la luce naturale. Il secondo problema è invece legato alla Tramontana, un vento freddo proveniente da nord, che raggiunge addirittura punte di 180 km\h.

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    Analisi bioclimatica e progettazione della casa

    Il progetto è frutto e conseguenza di numerose e attente analisi bioclimatiche, sia tramite utilizzo di software specializzati che tramite uno studio puntuale sviluppato tramite modelli e ricerche della forma, al fine di riuscire a garantire un ottimo comfort all’interno di Casa Girasol, nonostante la sua esposizione a nord.

    La villa si sviluppa su 250 metri quadrati distribuiti su due piani, rispettivamente zona giorno e zona notte. Si compone di una serie di ambienti trattati come elementi indipendenti, ma allo stesso tempo in diretta connessione al grande spazio centrale della zona living. Il risultato è un grande ambiente da cui si diramano le diverse stanze: la zona pranzo, la zona relax, lo studio, e così via, ognuna diventa un cannocchiale sul paesaggio.

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    L’idea prende spunto dal girasole che ruota per catturare il più possibile la radiazione solare, allo stesso modo la pianta e gli ambienti della casa risultano in parte frammentati, ruotano posizionandosi secondo orientamenti diversi, nord-est o nord-ovest, evitando di avere le grandi vetrate totalmente rivolte a nord, per cercare di limitare quanto più possibile le dispersioni e per cercare di captare più luce possibile.

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    Ogni stanza è caratterizzata unicamente da pareti bianche e vetrate a tutta altezza. Avanzando e ruotando diventano così panoramiche sul mare, ognuna con una particolare e unica vista sul paesaggio e sulla costiera. La natura circostante diventa la quarta parete di ognuna delle stanze, trasformandole in un suggestivo e rilassante ambiente in cui il vero protagonista diventa la vista del mare e del cielo che muta continuamente colori anche a causa dei venti.

    Questo schema planimetrico permette di ricavare un patio centrale, il quale diventa uno spazio aperto riparato dalle pareti che lo delimitano e pertanto fruibile anche nelle giornate in cui tira la tramontana. Allo stesso tempo la posizione del patio è studiata per permettere di far entrare più luce possibile all’interno della zona living che risulta caratterizzata da grandi vetrate e dalla quale è possibile avere una visuale continua sulle diverse panoramiche. In questo modo anche dal patio è possibile ammirare il paesaggio, ma senza l'inconveniente del vento.

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    I materiali utilizzati sono tipici della tradizione locale. Le grandi vetrate sono state volute per creare una connessione diretta tra interno ed esterno, generando spazi riparati ma in continuità visiva tra di loro e con l’ambiente circostante.


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    I progetti in paglia si stanno configurando come la nuova frontiera delle costruzioni sostenibili. Attualmente l’industria edilizia è una grande fonte di inquinamento. I ricercatori del Centre for Innovative Construction Materials (BRE CICM – University of Bath) sono alla ricerca di alternative a basse emissioni di carbonio per sostituire in maniera sempre più efficiente i materiali da costruzione attualmente utilizzati nei progetti di edilizia e bioedilizia.

    TUTTI I VANTAGGI DELLE COSTRUZIONI IN PAGLIA

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    Ad esempio si stima che, in tutto il mondo, la produzione del cemento contribuisca al 10% di tutte le emissioni di CO2. Molte industrie stanno cercando una serie di materiali da costruzione, tra cui la paglia e i materiali vegetali come alternative base per la costruzione e nuovi impieghi innovativi, che utilizzino un basso tenore di anidride carbonica, rispetto ai cementi, per ridurre l’impatto ambientale.

    Edifici commerciali, residenziali ed industriali sono responsabili del 49% del consumo energetico mondiale. La maggior parte di questa energia utilizzata per il loro funzionamento può essere ridotta con l’ausilio di sistemi e tecnologie ad alta efficienza. Secondo Navigant Research, che redige il Global Building Stock Database, il patrimonio immobiliare mondiale è destinato a passare da poco più di 150 miliardi di metri quadrati, a oltre 170 miliardi di metri quadrati entro il 2024. Gli stati trainanti saranno la Cina (nonostante il fenomeno di forte rallentamento dell’ultimo periodo) gli Stati Uniti e l’Europa Occidentale.

    Con il continuo depauperamento delle risorse, aumenterà però la richiesta di progetti di edifici più piccoli e a basso costo, ma soprattutto ad alta efficienza energetica.

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    La paglia per un'edilizia più sostenibile

    Oltre ad avere una bassa impronta ambientale, un materiale come la paglia offre alcuni vantaggi come un migliore livello di isolamento termico, una migliore regolamentazione del livello di umidità, un miglior livello di comfort acustico…

    Lo scopo principale di una costruzione in balle di pagliaè l’efficienza; più è piccola e tanto è più comoda e facile da costruire. Il tempo dedicato al progetto è fondamentale, più sono grandi gli edifici, maggiore è il tempo da impiegare per curare i disegni e i particolari che lo rendano efficiente.

    La compattezza dello spazio racchiuso dai muri in paglia, permette di concentrare in un luogo tutte le funzioni utili, anche per aumentare la facilità di costruzione.

    caption: Felix Jerusalem Stroh Haus, Zurigo.

    Come in una casa passiva, per un buon rendimento, conviene progettare l’edificio esponendolo lungo l’asse Est-Ovest, fornendo una buona esposizione per il basso sole invernale con una percentuale finestrata maggiore a Sud cercando di moderare la dimensione delle aperture verso le altre esposizioni. Un maggior numero di vetrate a Sud richiede una maggiore massa termica all’interno del fabbricato per riuscire ad accumulare un quantitativo adeguato di calore.

    Gli edifici in paglia non dipendono da materiali ad alto dispendio energetico e non richiedono lavoro specializzato o complessi meccanismi industriali di realizzazione; questo fattore è incisivo perché rende questa tecnologia accessibile a molte persone.

    Gli edifici in paglia in Italia

    Molte delle moderne strutture in paglia, soprattutto in Italia, come indicato dalle Norme Tecniche per le Costruzioni, devono essere realizzate con sistema Non loadbearing, il sistema Post and Beam (trave e pilastro). Tutte le costruzioni in paglia (che dalle stesse norme non viene considerato come materiale da costruzione), sul suolo nazionale, devono prevedere uno scheletro strutturale che trasferisca i carichi di esercizio e i carichi permanenti alle fondazioni. Questo scheletro può essere realizzato in legno, acciaio o calcestruzzo. La paglia però viene considerata un materiale caldo, e a contatto con i cosiddetti materiali freddi porterebbe inevitabilmente a marcescenza e al deperimento dell’apparecchio murario.

    Negli Stati Uniti, la paglia può essere utilizzata come materiale con funzione strutturale (metodo loadbearing). Nonostante il sistema Post and Beam fornisca alcuni vantaggi come la maggiore flessibilità, la possibilità di usare ballette meno dense o di inserire aperture più frequenti all’interno della superficie opaca di tamponamento, questo risulta più dispendioso, in termini economici, di materiali e di forza lavoro per la costruzione rispetto al metodo con balle di paglia portanti (loadbearing)

    Il progetto di un Pod in paglia

    A Coazze (Torino), lo staff di Naturalmente Paglia ha realizzato un Modulo Abitativo Ecologico in paglia. In questo piccolo Pod sono stati applicati i principi di economia e modularità, abbinati all’uso di materiali naturali come il legno (per la struttura), la paglia (per il tamponamento) e l’argilla (per i rivestimenti interni). Pensato inizialmente come struttura mobile, realizzato su un vecchio carrello di trattore, il Pod si poggia su gabbioni metallici riempiti da pietrisco. Questi elementi sono un forte esempio di come si possano coniugare efficienza, economia e salubrità. Punto di forza di questo Pod è il reperimento dei materiali che lo compongono.

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    Il team di progetto, costituito da giovani professionisti che lavorano con grande passione sui temi della progettazione biocompatibile ed ecologica, incentrano la loro attenzione sulla salute delle persone, cercando, ove possibile, di fare largo uso di materiali naturali. Ogni elemento utilizzato per la sua costruzione proviene da una zona immediatamente vicina al sito di progetto/realizzazione. Grande punto di forza per progetti in paglia, risulta essere l’autocostruzione. Molti edifici infatti sono concepiti per essere realizzati da persone non specializzate, sotto la supervisione di almeno un professionista che abbia presenziato ad almeno due cantieri costruiti attraverso autocostruzione.

    Prima di spendere tempo per sviluppare un progetto dettagliato, bisogna considerare le caratteristiche rilevanti del progetto. Bisogna in primo luogo informarsi sul reperimento delle balle di paglia (vicinanza dal sito di progetto, produzione, dimensione), allo stesso tempo bisogna esplorare la situazione normativa del sito di intervento. Una parte di questa fase preliminare è atta a considerare la possibile opzione di fondazione che coniuga dati geologici, climatici, stabilità del terreno, dati idrogeologici e proprietà dell’edificio che si vuole progettare.


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    Sintetica, naturale e colorata, la corda rallegra ambienti interni e giardini con insoliti abbinamenti ed effetti sorprendenti. Adatta sia per gli interni dal design più elegante che in stile shabby chic, si presta perfettamente a rivestire qualsiasi complemento d’arredo: cornici, specchi, altalene, mensole e divani. Come protagonista assoluta, le funi di iuta possono definire separé per sfilate di moda e per laboratori open space, controsoffitti di negozi e ristoranti.

    IL VIMINI E L'ARTE DELL'INTRECCIO

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    La corda è amata dagli arredatori "faidate", dai designer e da tantissime aziende di divani, lampadari e arredi per la casa, perché capace di stupire per la semplicità e la sua bellezza sperimentale. Sfruttando l'intreccio di fibre naturali o sintetiche e la possibilità di comporre tessiture tridimensionali con colori diversi, con le funi di iuta gli effetti sono sempre sorprendenti e originali.

    Tende e separé di corda

    Massimo impatto con minimo sforzo: sono le schermature fatte con funi e supporti lignei, da associare anche a tende vegetali fatte con piante rampicanti per soluzioni temporanee dall'effetto leggero e naturale.

    Shelly Leer di ModHomeEc suddivide il suo negozio/studio a Indianapolis con corde distanziate, per distinguere le aree "private", come la sala d’attesa e l’ufficio, dalle zone di lavoro, ovvero l'area stoccaggio e per gli utensili e il laboratorio per studenti. La soluzione alternativa di iutaè perfetta per vari motivi: mantenere un budget basso (il locale è anche in affitto), e perché pareti tradizionali avrebbero creato ambienti piccoli e bui. Decide, perciò, di suddividere l’ampio open space con cortine di funi su supporti lignei, che lasciano passare luce e danno piena visibilità a tutto lo spazio. Un altro grande vantaggio è, inoltre, che la "texture" calda contrasta il freddo e duro ambiente industrial. Il processo di design e realizzazione è piuttosto semplice, ma un po' laborioso: sono fissati listelli di legno su misura sul pavimento e soffitto, con fori equidistanti in cui inserire le funi. Infilate nella parte superiore e legate in basso, sono in tensione grazie ai nodi all’estremità, che rimangono però nascosti all´interno dei telai.

    caption: Shelly Leer, The Brick House

    caption: Rope Room, Studio Gangs Architects

    caption: Shadow Lands, Gloss Creative, foto di Rocket Mattler

    caption: Shadow Lands, Gloss Creative, foto di Rocket Mattler

    Idea simile è realizzata da Alwill Studio a Sidney, con l’unica differenza che le corde sono legate ad un supporto sul soffitto e scendono liberamente. Più sofisticate, invece, le soluzioni degli studi Gang Architects e di Gloss Creative che utilizzano forme circolari e illuminazioni variabili. Di grande effetto l’allestimento "Shadow Lands" realizzato in occasione di una sfilata di moda nel 2013.

    caption: Ristorante Odessa, YOD Design Lab

    caption: Heavybit Industries, IwamotoScott Architecture

    caption: A sinistra, Ufficio Alwill Studio; a destra, Ufficio Harrison Grierson, disegnato da Conrad Gargett, Riddel Ancher, Mortlock Woolley

    Controsoffitti e intrecci orizzontali in corda

    Corde colorate ed intrecciate sono appese in ristoranti e negozi di lusso, per sostenere bulbi di lampade o creare piccole alcove per i clienti. Ideati come allestimenti creativi, rappresentano una "seconda pelle", caotica o regolare per caratterizzare soffitti piani e noiosi.

    caption: A sinistra, Ristorante Gochi, Mim Design; a destra, Pakta, El Equipo Creativo, foto di Adrià Goula

    caption: A sinistra, Il Tavolo del contadino,Taylor Robinson, foto di Acorn; a destra, Media Storm, foto di Bjorg Magnea

    caption: Ristorante Odessa, YOD Design Lab

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    caption: Studio Wieki Somers, Merry-Go-Round Coat Rack

    Un'esplosione di allegria e suggestive atmosfere per il ristorante "Pakta", in cui soffitti e divisori tra i tavoli sono caratterizzati da enormi telai che tendono fili colorati.

    "Pakta" in lingua peruviana significa "unione di due culture", ed in fatti il ristorante rappresenta la fusione di due gastronomie e di due stili architettonici, giapponese e peruviano. L’atelier El Equipo Creativo progetta il bar, la cucina e gli arredi con un chiaro riferimento alle tradizionali taverne giapponesi, rallegrandone l'austerità con grandi supporti per le corde. I tradizionali telai di tessitura peruviani sono meccanismi in legno dove si intrecciano fili colorati in varie direzioni, utilizzati dai progettisti per creare uno spazio tridimensionale stravagante. "Utilizzando tre diversi tipi di sezioni trasversali, insieme ad alcuni pezzi disposti longitudinalmente, i telai abbracciano lo spazio creando un ritmo colorato e cangiante", spiega il collettivo spagnolo specializzato in attività commerciali e gastronomicheLa re-interpretazione degli elementi tradizionali più rappresentativi delle due culture ha definito una soluzione visivamente potente ma equilibrata, mentre l´illuminazione curata da BMLD Lighting Design vuole focalizzare l'attenzione sui piatti e sfruttare la penombra di alcuni telai.

    caption: Pakta, El Equipo Creativo, foto di Adrià Goula


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    Gli ospedali verdi sono sempre più numerosi sia all’estero che in Italia. Una classifica pubblicata sul sito Healthcare Administration Degree Programs ci fa conoscere le 30 strutture ospedaliere più sostenibili del mondo. Scorrendo la lista scoprirete se gli ospedali italiani sono stati abbastanza all'avanguardia da esservi inseriti e quali progressi si stanno compiendo.

    In copertina: St. Mary’s Hospital (British Columbia) è tra gli ospedali più verdi del Nord America. Fonte foto: hospitalnews.com.

    OSPEDALI GREEN: IL MAGGIE CENTER A LEEDS

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    Sono in aumento le realizzazioni di ospedali che attraverso alcuni accorgimenti si dimostrano attenti alle esigenze ambientali incrementando ad esempio l’efficienza energetica, prevedendo sistemi per il riciclaggio dei rifiuti o impianti per il recupero dell'acqua piovana, o semplicemente migliorando la struttura stessa dell’edificio con soluzioni tecniche e innovative che puntano all’utilizzo di sistemi all’avanguardia e materiali green. Sta trovando sempre maggiori adesioni il trend positivo dell’eco-sanità, che punta alla costruzione di strutture sanitarie dal ridotto impatto ambientale e ad alta efficienza energetica, grazie all’impiego di fonti alternative e rinnovabili di energia e all’applicazione di criteri di sostenibilità ambientale tanto nella costruzione quanto nella gestione degli edifici.

    Numerosi sono inoltre gli ospedali esistenti che stanno aderendo o hanno già aderito a progetti di riconversione delle strutture e degli impianti esistenti.

    I 30 ospedali più sostenibili al mondo

    Ecco che quindi Tom Stevens ha redatto una lista dei 30 ospedali più sostenibili del mondo, strutture che hanno ricevuto certificazioni ambientali, mostrando un particolare impegno nel riciclo dei rifiuti o prevedendo particolari accorgimenti che consentano di ottenere risparmi energetici.

    Nella top 30 compaiono sia strutture di nuova costruzione sia strutture recentemente ristrutturate e riqualificate con l'intento di migliorarne le prestazioni energetiche e, più in generale, di renderle più ecologiche.

    La maggior parte di questi edifici ha ottenuto la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), il programma statunitense di certificazione volontaria degli edifici sviluppato dallo U.S. Green Building Council (USGBC). Tale programma, a seconda del rispetto di alcuni criteri standard come ad esempio il risparmio energetico, il risparmio idrico, la riduzione delle emissioni di CO2, il riciclo di rifiuti, la tipologia di materiali usati, la sostenibilità del sito e il miglioramento generale della qualità degli ambienti interni, certifica le costruzioni ecologicamente sostenibili. Forse anche per questo motivo la classifica è dominata soprattutto da strutture ospedaliere presenti negli Stati Uniti (ben 25 ospedali sui primi 30 ospedali più verdi del mondo). Tuttavia la lista comprende anche due strutture presenti nel Regno Unito, due in Canada e una a Singapore.

    La classifica

    Le ultime dieci posizioni della classifica degli ospedali più green del pianeta sono occupate da nove strutture ospedaliere statunitensi e una britannica:

    30. Rush University Medical Center, East Tower, Chicago, Illinois;

    29. Great Ormond Street Hospital, Morgan Stanley Clinical Building, London, U.K.;

    28. Johnston Memorial Hospital, Abingdon, Virginia;

    27. Bronson Methodist Hospital, Main Building, Kalamazoo, Michigan;

    26. Women & Infants Hospital of Rhode Island, South Pavilion, Providence, Rhode Island;

    25. Boulder Community Foothills Hospital, Boulder, Colorado;

    24. Childrenis Healthcare of Atlanta, Atlanta, Georgia;

    23. Anne Arundel Medical Center, Hospital Pavilion South, Annapolis, Maryland;

    22. Walter Reed National Military Medical Center, Bethesda, Maryland;

    21. University of Colorado Health, Medical Center of the Rockies, Loveland, Colorado.

    Risalendo la classifica troviamo, dal ventesimo all'undicesimo posto, sette strutture ospedaliere statunitensi, una canadese, una britannica e l'unica struttura di Singapore.

    20. Sentara RMH Medical Center, Harrisonburg, Virginia

    19. Sunnybrook Health Sciences Centre, Toronto, Canada

    18. University Hospital of South Manchester: Wythenshawe Hospital - Manchester, U.K.

    17. Dana-Farber Cancer Institute: Yawkey Center for Cancer Care, Boston, Massachusetts

    16. St. Elizabeth Hospital: Heart, Lung & Vascular Center, Appleton, Wisconsin

    15. Helen DeVos Childrenis Hospital, Grand Rapids, Michigan

    14. Mount Elizabeth Novena Hospital, Novena, Singapore

    13. Martha's Vineyard Hospital, Oak Bluffs, Massachusetts

    12. UF Health Shands Cancer Hospital, Gainesville, Florida

    11. Joe DiMaggio Children's Hospital, Hollywood, Florida

    La parte più alta della classifica si apre con un ospedale canadese in decima posizione. Le posizioni seguenti della classifica sono interamente statunitensi.

    10. St. Mary's Hospital, Sechelt, Canada

    9. Muskogee Community Hospital, Muskogee, Oklahoma

    8. North Shore University Hospital: Katz Women's Hospital, Manhasset, New York

    7. West Kendall Baptist Hospital, Miami, Florida

    6. Legacy Salmon Creek Medical Center - Vancouver, Washington

    5. NewYork-Presbyterian Hospital: Vivian and Seymour Milstein Family Heart Center, New York

    4. Kiowa County Memorial Hospital, Greensburg, Kansas

    Le tre strutture ospedaliere più sostenibili

    Il podio di questa top 30 delle strutture ospedaliere più ecologiche è interamente dominato da ospedali statunitensi.

    Al terzo posto troviamo il Providence Newberg Medical Center di Newberg in Oregon, progettato da Mahlum. È il primo ospedale statunitense ad aver ricevuto la certificazione Leed Gold e la prima struttura sanitaria negli Stati Uniti a soddisfare l'intero fabbisogno energetico mediante fonti rinnovabili (geotermico, eolico e idroelettrico). Un innovativo sistema di ventilazione inoltre, preleva continuamente aria dall'esterno contribuendo a migliorare la qualità e il comfort degli ambienti interni.

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    Al secondo posto si classifica un ospedale texano, il Dell Children's Medical Center of Central Texas di Austin. È il primo ospedale ad aver ottenuto la certificazione Leed Platinum, il più elevato standard previsto dalla certificazione Leed. Sembra quasi più chiara la luce che passa attraverso gli ampi vetri o quella che illumina l’asfalto dei numerosi garage e parcheggi della struttura: questa è, infatti, l’unica realtà pediatrica al mondo costruita quasi interamente con materiale riciclato. Proviene completamente da riciclo, il vetro utilizzato per la fabbricazione delle finestre e anche l’asfalto con cui sono stati ricoperti i numerosi posti macchina dell’ospedale era già stato utilizzato in precedenza altrove.

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    Una turbina alimentata da gas naturale, inoltre, produce tutta l’energia elettrica necessaria al funzionamento della struttura, mentre all’esterno, nel giardino, una cascata d’acqua a risparmio idrico e una rigogliosa serie di piante disposte su vari livelli assicurano aria pulita e ricca di ossigeno a tutti gli ospiti e i degenti.

    Questo ospedale presenta ulteriori caratteristiche green che lo rendono una delle strutture sanitarie più ecologiche del mondo: l'uso di vernici ecocompatibili, un sistema di illuminazione altamente efficiente, un sistema di raccolta dell'acqua piovana per l'irrigazione dei giardini e per i servizi igienici, impianti per il recupero di calore e un particolare tetto bianco in grado di riflettere la luce del sole e mantenere l'edificio fresco e confortevole in modo naturale.

    Infine, è il Children's Hospital di Pittsburgh in Pennsylvania, ad aggiudicarsi la medaglia d'oro di questa top 30 degli ospedali più ecologici del mondo. Presenta svariate caratteristiche che hanno fatto sì che ottenesse ben due certificazioni LEED e che fosse eletto l'ospedale più ecologico del mondo: è stato completamente eliminato l'uso della carta, svolgendo ogni operazione con mezzi elettronici oltre all'uso di materiali riciclati, a sistemi per il recupero dell'acqua, all'efficienza energetica e ad un eccellente sistema di trasporto pubblico e di condivisione di veicoli.

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    Quanto sono sostenibili gli ospedali Italiani?

    Non bisogna però pensare che queste siano realtà presenti esclusivamente all’estero. Anche in Italia stanno infatti nascendo strutture sanitarie sostenibili. 

    Va ad esempio al Meyer di Firenze il primato italiano nel campo dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale. Ha battuto sui tempi tutte le altre strutture italiane, introducendo per primo sistemi avanzati di ventilazione, climatizzazione e illuminazione per ridurre al minimo i consumi energetici e creare un migliore equilibrio termico all’interno. Le zone esterne del giardino, invece, hanno ricevuto la certificazione Bio-Habitat che attesta la gestione degli spazi verdi secondo principi biologici.

    Nel nostro Paese inoltre numerose strutture ospedaliere partecipano al progetto europeo denominato “RES – Renovable Energy Sources“, il cui obiettivo è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica prodotte dai 15.000 ospedali presenti in Europa: l’Istituto Europeo di Oncologia, l’ospedale San Matteo di Pavia, l’istituto Humanitas Rozzano, gli ospedali di Ravenna, Rimini, Forlì, Cesena, Genova e Torino.

    Con questo progetto, la Comunità Europea si è posta l’obiettivo di individuare delle best practices nel campo della sanità sostenibile da riproporre successivamente in tutte le strutture assistenziali europee.

    Presso il Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, ad esempio, si sta cercando di quantificare il risparmio energetico prodotto dall’impiego della tecnologia LED al posto delle lampadine di tipo tradizionale. L’obiettivo, non è però solo quello di ottenere un risparmio energetico, ma anche quello di rendere più confortevole la permanenza dei pazienti e dei visitatori all’interno delle strutture, accrescendone il benessere visivo.

    Tra le bio-innovazioni nell’edilizia sanitaria, occorre ricordare la pavimentazione ecologica dell’Ospedale Brotzu di Cagliari e le coperture dei parcheggi del San Camillo di Roma realizzate con pannelli solari. A San Donato Milanese, invece, vengono serviti già da tempo menu ospedalieri a km zero.

    Merita, infine, di essere menzionato, il progetto di ospedale green curato da Renzo Piano, che sarà realizzato a Sesto San Giovanni: la Città della Salute, costruita secondo criteri di risparmio energetico, prevede infatti un parco verde di 450mila mq, in cui avranno un ruolo centrale orti e frutteti con scopi essenzialmente terapeutici.


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    Nella nuova programmazione 2014-2020 nel quadro delle politiche per la crescita della UE, per la prima volta la Commissione europea (CE) adotta un piano per i liberi professionisti equiparandoli agli imprenditori, già destinatari di finanziamenti europei.

    Vediamo quali sono gli interventi dedicati alla categoria, quali i fondi pubblici e come accedervi.

    FONDI UE PER IL RISPARMIO ENERGETICO E L'EFFICIENZA ENERGETICA

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    I liberi professionisti come PMI

    Finalmente, dopo anni di esclusione dai finanziamenti UE, i liberi professionisti sono riconosciuti, a livello europeo, come PMI, nonché come soggetti fondamentali per il conseguimento degli obiettivi comunitari delineati nella Strategia Europa 2020 con orizzonte appunto fissato al 2020.

    Il cambio di rotta di Bruxelles si deve ad un’indagine a livello comunitario condotta nel 2010 che ha evidenziato l’esistenza di 3,7 milioni di imprese di liberi professionisti che forniscono un’occupazione a 11 milioni di persone. Comprensibilmente, si tratta di un business non marginale, superiore ai 560 miliardi di euro. Il ruolo dei liberi professionisti per il conseguimento degli obiettivi europei con orizzonte 2020, sarà strategico, grazie alle loro conoscenze tecniche potranno contribuire nei seguenti settori:

    • Efficienza delle risorse: costruire a basse emissioni di carbonio riciclando e valorizzando i rifiuti derivati dai processi di costruzione e demolizione.
    • Investimenti di efficienza energetica nella ristrutturazione degli edifici e per la ricerca e l'innovazione intelligenti, sostenibili e inclusive.

    I finanziamenti a cui possono accedere i liberi professionisti

    Nel 2015 la CE ha lanciato un Piano d'azione per migliorare l'attività degli 11 milioni di persone che nell'UE svolgono libere professioni in una forma strutturata equiparabile a quella di una micro o piccola impresa, tra cui anche quelle tecniche (architetti, ingegneri e non solo).

    In sintesi, i liberi professionisti possono essere destinatari di qualunque tipologia di fondo comunitario.

    Vediamo i punti su cui si articola il Piano:

    • accesso al credito: i liberi professionisti possono fruire dei finanziamenti europei indiretti (attraverso le regioni) o diretti (attraverso la UE).
    • formazione: sarà costituita una piattaforma per coordinare le attività di Università, liberi professionisti ed imprese, cui andrà ad aggiungersi la formazione professionale online (e-learning) per lo sviluppo delle competenze nell’ambito della gestione d’impresa;
    • accesso ai mercati ed internazionalizzazione con la collaborazione dei liberi professionisti e della rete Enterprise Europe Network nella quale sono coinvolti 54 Paesi nel Vecchio Continente e in tutto il Mondo, ai quali corrispondono oltre 600 organizzazioni;
    • semplificazione: sarà costituito un tavolo di lavoro progettato per la diffusione delle pratiche ritenute più valide nel campo della semplificazione con il contributo attivo delle associazioni di liberi professionisti;
    • governance: verranno definiti degli incontri annuali tra la CE e il mondo della libera professione, nonché conferenze relative al tema di politica dell’impresa.

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    La legge di stabilità per l'accesso dei liberi professionisti ai bandi per i fondi europei

    La L. 208/2015, detta anche “legge di stabilità" ha riconosciuto quanto affermavano alcuni anni fa la Raccomandazione 2003/361/CE e il Regolamento UE 1303/2013, che equiparavano i professionisti alle PMI, poiché la nozione di impresa, in Europa include qualsiasi entità che esercita un'attività economica, a prescindere dallo status giuridico di detta entità e dalle sue modalità di finanziamento.

    Pertanto, in quella definizione rientrano a pieno titolo anche i liberi professionisti e così, nel 2014, le Linee d'azione per le libere professioni, del Piano d'azione imprenditorialità 2020, li individuano come destinatari dei fondi europei. Nonostante ciò, la gran parte dei bandi regionali italiani hanno continuato ad escludere le categorie professionali inserendo in molti casi l'iscrizione alla Camera di Commercio come requisito imprescindibile.

    Dal primo gennaio 2016, l'approvazione della legge di Stabilità dovrebbe, in teoria, eliminare tutte le barriere d’accesso -ai professionisti- ai prossimi bandi, sia regionali che nazionali, dei fondi strutturali europei. Inoltre, al di fuori di iniziative ad hoc, attraverso la creazione di un consorzio di fidi, i professionisti dovranno essere beneficiati anche dalle misure di garanzia per prestiti. Complessivamente, tali misure dovrebbero consentire alla categoria di competere nel mercato globalizzato e della libera circolazione delle idee, sancito definitivamente con l’attuazione della tessera professionale europea.

    Un’ulteriore e doverosa precisazione: con il Ddl Lavoro (collegato alla L. 208/2015) l’equiparazione tra imprenditori e liberi professionisti sarà a tempo indeterminato, quindi non più limitata fino al 2020. Infine, l’articolo 7 del Ddl Lavoro stabilisce che l’accesso ai fondi UE è aperto ad ogni forma di lavoro autonomo, diversamente dalla norma contenuta nella Legge di Stabilità 2016 che citava solo i “liberi professionisti” senza fornire ulteriori approfondimenti in merito.

    Come accedere ai finanziamenti europei

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    Il Piano d’azione per le libere professioni dunque consente anche ai liberi professionisti di fruire degli 80 miliardi di euro del programma Horizon 2020, relativo a ricerca e innovazione, e dei 2,4 miliardi dei fondi del programma COSME 2014–2020 entrambi lanciati nel 2014.
    Allo stesso modo anche i piani operativi regionali (POR) e nazionali (PON) dei fondi sociali europei (FSE) e fondi europei di sviluppo regionale (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014-2020, si intendono estesi anche ai liberi professionisti.

    L’apertura dei bandi comunitari ai liberi professionisti dovrebbe così consentire all’Italia di sfruttare meglio i fondi strutturali. Secondo l’ultimo aggiornamento sulla spesa certificata nell’attuazione dei programmi finanziati dai fondi comunitari, il nostro Paese ha raggiunto il 47,5% della dotazione totale stanziata nel ciclo di programmazione 2007-2013, in altri termini, ciò significa che è riuscito a spendere neppure la metà dei 100 miliardi resi disponibili dall’UE.

    I liberi professionisti, privi di nozioni di euro progettazione e di project management, troveranno particolarmente utile lo sportello del Comitato Unitario delle Professioni. Entro aprile del 2016 ne verrà aperto, ci auguriamo, uno in ogni provincia, o almeno in modo sufficientemente capillare per diffondere informazioni riguardo all’accesso ai bandi europei e per istruire le procedure di domanda.  

    Per concludere condividiamo il pensiero del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, in merito all’apertura dei fondi UE ai liberi professionisti: "Non si tratta di un traguardo, ma di un punto di partenza per assicurare a tutti i liberi professionisti, senza alcuna distinzione, le risorse necessarie per competere ad armi pari sul mercato dei servizi professionali. Adesso, dobbiamo rimboccarci le maniche perché siamo all’inizio di un percorso che, in linea con gli orientamenti comunitari, supera le distinzioni tra PMI e studi professionali e ridisegna dalle fondamenta il valore dei liberi professionisti in un contesto economico ancora fragile".


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    Il grattacielo Intesa Sanpaolo, progettato da Renzo Piano Building Workshop, è vincitore del premio ArchDaily Building Of the Year 2016 per la categoria uffici. L’importante riconoscimento è stato assegnato in seguito ad una votazione tra gli oltre 3 mila progetti presentati da ArchDaily, il sito web di Architettura più visitato al mondo, a cui hanno partecipato 55.000 utenti.

    PILLOLE DI RENZO PIANO: LA MINI ABITAZIONE DIOGENE

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    Il grattacielo, firmato da Renzo Piano e vincitore del premio Archdaily Building of the Year 2016, nasce a Torino in prossimità del centro storico, all’incrocio tra Corso Inghilterra e Corso Vittorio Emanuele. La realizzazione è parte di una convenzione siglata tra la Città di Torino e Intesa Sanpaolo che comprende anche la riqualificazione dell’adiacente Giardino Nicola Grosa, e di un parcheggio interrato di 8.800 mq in via Nino Bixio. 
    L’opera, che ha richiesto un investimento complessivo di circa mezzo miliardo di euro, è stata interamente finanziata dal gruppo bancario per ospitare gli uffici centrali e dirigenziali.
    L’inaugurazione è avvenuta nell’aprile 2015, a 5 anni dall’inizio dei lavori. Al processo progettuale hanno partecipato gli studenti del Master di II livello in Progettazione e costruzione di edifici di grande altezza, organizzato dal Politecnico di Torino in cooperazione con Intesa Sanpaolo e la Camera di Commercio di Torino.

    La struttura del grattacielo Intesa San Paolo

    Il grattacielo di Renzo Piano si sviluppa verticalmente su 44 livelli, di cui 38 fuori terra, raggiungendo una altezza di 166 metri, due in meno rispetto alla Mole Antonelliana.
    Gli elementi strutturali sono costituiti da un nucleo, che contiene i vani per i diciassette ascensori e le scale, e uno scheletro portante, disposto secondo pianta di 7000 mq, che sostiene l’involucro esterno in alluminio e vetro.
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    L’edificio ha al proprio interno un mix di spazi di lavoro e per la collettività. La sezione interrata ospita un giardino ipogeo, un asilo nido, un ristorante aziendale, locali impianti e tre livelli destinati a parcheggi per oltre 300 vetture. Alla base dell'Intesa Sanpaolo Office Building si trova un auditorium che, grazie alla platea amovibile, ha capacità di cambiare la propria conformazione trasformandosi all’occorrenza in sala aperta al pubblico per conferenze, concerti ed esposizioni. 27 piani sono occupati dagli uffici, frequentati giornalmente da oltre 2000 dipendenti. Il 31° piano è un laboratorio per l’innovazione e la ricerca.

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    In cima al grattacielo è ubicato il secondo spazio di carattere pubblico, una serra bioclimatica di 15.000 mq suddivisa su 3 livelli: il tetto giardino con ristorante panoramico (35° piano), una sala esposizioni (36° piano) e una caffetteria con galleria (37° piano). Percorrendo il ballatoio, che si sviluppa lungo il perimetro sui tre piani, è possibile godere di viste panoramiche su tutta la città ed osservare gli arbusti e le piantagioni presenti, tra cui eucalipti, acacie, lavande, che contribuiscono al mantenimento del clima temperato all’interno dell’ambiente.

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    Criteri di sostenibilità del nuovo grattacielo di Renzo Piano

    Durante la progettazione sono state studiate le più sofisticate strategie energetiche per lo sfruttamento ottimale delle risorse naturali, secondo i principi di sostenibilità promossi dal GBC (Green Building Council).
    Il grattacielo Intesa Sanpaolo ha ottenuto la certificazione LEED Platinum con il totale di 83 punti, uno score fra i più elevati al mondo per gli edifici di grande altezza.
    La certificazione è ottenuta in seguito alla valutazione e ai punteggi assegnati in base alle caratteristiche del sito di costruzione, alle scelte progettuali e tecnologiche, alla qualità degli ambienti interni e alla gestione dei materiali.

    Sostenibilità del sito

    L’edificio sorge all’interno di un’urbanizzazione già sviluppata. La presenza di un elevato numero di servizi a disposizione dell’utenza non rende necessario la costruzione di ulteriori strutture con una conseguente riduzione dell’impatto del progetto sul territorio.

    I servizi di base sono compresi entro una distanza percorribile a piedi oppure mediante mezzo di trasporto alternativo. È stata predisposta, infatti, l’installazione di stazioni per il bike sharing e il car sharing. L’accessibilità dell’area è inoltre ampiamente servita dalla rete di trasporto pubblico.

    Energia e Atmosfera

    Il funzionamento della struttura tecnologica è controllato da sonde collegate al BMS (Building Management System), un sistema di gestione avanzato che permette di modulare il comportamento dell’edificio in relazione alle variazioni climatiche.
    Le superfici a est e ovest sono rivestite da un involucro trasparente “a doppia pelle”.
    In inverno, i raggi solari attraversano il primo strato di vetro e alluminio e riscaldano per effetto serra l’aria presente nell’intercapedine contribuendo alla mitigazione del clima.
    In estate, la regolazione meccanica delle aperture e dei sistemi frangisole permette il rilascio del calore accumulatosi nelle ore diurne impedendo il verificarsi di fenomeni di surriscaldamento. Durante la sera, l’aria fresca è incanalata dentro l’intercapedine dei solai a doppio strato di calcestruzzo e rilasciata da pannelli radianti durante la giornata rinfrescando gli spazi di lavoro.

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    La superficie della facciata esposta a sud è interamente rivestita da 1600 mq di celle fotovoltaiche per la produzione di energia elettrica. Sullo stesso lato dell'Intesa Sanpaolo Office Building, il volume per la scala esterna è anche un giardino d’inverno che si sviluppa per tutta l’altezza dell’edificio.
    L’acqua calda sanitaria è prodotta da un sistema di collettori solari.
    In copertura, la serra bioclimatica si comporta da “tetto verde”. D’estate impedisce l’accumulo di calore che sarebbe rilasciato all’interno dell’edificio, in inverno riduce il disperdersi dell’energia termica.
    Il condizionamento è affidato alla tecnologia geotermica ad alto rendimento. L’impianto sfrutta l’acqua di falda e si comporta da pompa di calore in regime invernale e da macchina frigorifera nella stagione estiva.

    Gestione delle Acque

    L’acqua piovana viene incanalata in apposite vasche di accumulo e, per mezzo di sensori e centraline di controllo, utilizzata per i servizi igienici e a scopo irriguo. Queste strategie permettono un risparmio idrico sino al 48%.

    Gestione dei Materiali

    Gran parte dei materiali da costruzione utilizzati contiene una componente di riciclato oppure è prodotta a poca distanza dall’area di cantiere, consentendo un notevole risparmio sui costi di trasporto.

    Il legno utilizzato è certificato FSC, ossia prodotto da foreste gestite secondo principi di sostenibilità e rispetto delle risorse naturali. L’accumulo di calore e i conseguenti fenomeni di surriscaldamento sono ridotti grazie alla scelta di colorazioni chiare per le superfici esterne. L’edifici progettato dal Renzo Piano Building Workshop, illuminato dal sole, diventa così brillante “come un pezzo di ghiaccio”, inserendosi perfettamente nel contesto panoramico delle montagne innevate sullo sfondo della città.

    Qualità degli spazi interni

    La progettazione del grattacielo è stata particolarmente incentrata sul benessere degli spazi di lavoro.

    Gli uffici, alti 3,20 m, sono stati studiati con le finalità di favorire lo sfruttamento degli apporti solari gratuiti e di ridurre i fenomeni di abbagliamento mediante la modulazione dell’irraggiamento con i sistemi frangisole meccanizzati.

    Il valore di illuminamento correttoè garantito dalla presenza di sensori e da lampade a luce dimmerizzata che ottimizza il rendimento dei corpi illuminanti in funzione della radiazione solare in ingresso. L’impianto d’illuminazione, inoltre, è prevalentemente dotato di corpi illuminanti LED a basso consumo energetico.

    Gli interni sono rivestiti da materiali basso emissivi che rilasciano limitate quantità di sostanze organiche volatili. Per prevenire la presenza di inquinanti, dovuta ai processi di costruzione, prima dell’entrata in funzione degli uffici è stato eseguito un flush-out, ossia una depurazione mediante “lavaggio” degli ambienti con grandi volumi d’aria.
    La salubrità in fase di esercizio è garantita da portate d’aria superiori agli standard e da sensori che monitorano la concentrazione di CO2.
    I pannelli radianti, utilizzati per la climatizzazione, hanno anche la funzione di ridurre i rumori generati dalla ventilazione meccanica garantendo un ottimo livello di comfort acustico.
    L’efficacia delle strategie energetiche adottate è stata valutata in regime dinamico mediante l’utilizzo di software avanzati. Il risultato di queste simulazioni è un edificio che risparmia il 45% di energia rispetto a una costruzione standard.

    Dopo il progetto Number 6 nella categoria restauro, la Città di Torino con il Grattacielo Intesa Sanpaolo di Renzo Piano vede per la seconda volta consecutiva un suo edificio vincere il premio Building of the Year, affermandosi a livello internazionale come portavoce dell’architettura italiana sostenibile e di qualità.


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    Tutta l'Italia e tutto il mondo conoscono gli agrumi di Sicilia per le loro qualità organolettiche, per il loro gusto unico e per l'esclusività del prodotto. Non tutti, però, sanno che il loro utilizzo può essere esteso anche all'esterno dell'ambito culinario e, più in particolare, può coinvolgere il mondo dell'energia rinnovabile. I residui organici come le bucce delle arance, difficilmente digeribili, rientrano nel ciclo produttivo da una porta che si apre ad un nuovo settore, quello della produzione di biomassa a partire proprio da questi scarti.

    In copertina: foto da © 2016 AranciaDOC

    RICICLARE SCARTI DELLA FRUTTA: CARTA E PELLE DALLE MELE

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    Il progetto, che prevede l'analisi della soluzione in questione, è stato presentato dall'associazione no profit Distretto Agrumi di Sicilia che ha lanciato la sfida di utilizzare il pastazzo, scarto di lavorazione degli agrumi, per ricavarne biomasse e ottenere una fonte energetica pulita, sostenibile e rinnovabile. L'idea è piaciuta subito a The Coca-Cola Foundation, che ha deciso di finanziare materialmente l'intenzione siciliana e di contribuire a trovare una soluzione ottimale per un'area dove i residui delle arance sono diffusi quasi quanto i cannoli.

    La conferma ufficiale dell'avvio dell'iniziativa è stata diffusa da Federica Argentati, presidentessa del Distretto che, nel 2014, aveva lanciato l'idea coinvolgendo la Cooperativa Empedocle, formata da diverse società impegnate nella produzione di energia alternativa e dall'università di Catania. L'obiettivo era quello di sviluppare un progetto-pilota capace di dimostrare la fattibilità e la convenienza legate al riuso di prodotti altrimenti destinati allo smaltimento, senza essere sfruttati appieno fino al completo esaurimento della risorsa che rappresentano.

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    La produzione di energia a partire dalle arance

    A partire da Catania, l'iniziativa si è espansa a macchia d'olio in tutta la Sicilia, coinvolgendo le province dell'isola che hanno accolto con entusiasmo e spirito di collaborazione la proposta avanzata. Caltanissetta ne è l'esempio e, più precisamente, il comune di Mussomeli, dove un'azienda agricola locale ha installato un impianto a biogas alimentato proprio dal pastazzo. Lo stesso prodotto, da tempo utilizzato per fertilizzare il terreno e, quindi, per produrre frutti succosi e saporiti, viene sfruttato, adesso, per la produzione di energia elettrica pulita. 

    Attualmente 40 tonnellate di bucce di agrumi riescono a produrre una quantità di energia elettrica e termica pari a 23.976 kWhal giorno. È stato stimato che il sistema è in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di ben 333 abitazioni, senza adibire interi terreni alla coltivazione di biomasse, sottraendoli ad altri prodotti che potrebbero portare un ritorno economico maggiore. Usare gli scarti vuol dire agire intelligentemente, limitare i costi e incrementare la coltivazione delle famose e gustose arance, nel caso della Sicilia, e di altri prodotti ortofrutticoli, nel caso di altre zone italiane. 

    Il pastazzo, infatti, oltre a costituire una soluzione ideale dal punto di vista ambientale, producendo energia pulita, interviene anche sull'aspetto economico, abbattendo i costi legati allo smaltimento del rifiuto, che in Sicilia si aggirano intorno ai 10 milioni di euro annui. Nell'arco del dodici mesi, nell'isola, si producono circa 340 tonnellate di pastazzo, ovvero quantità tali da provvedere sia alla produzione di energia che al suo utilizzo in agricoltura come fertilizzante. Il progetto, quindi, porterebbe ad una riduzione dei costi contemporaneamente all'aumento della coltivazione dei prodotti da poter vendere sul mercato.

    Affinchè tutta la Sicilia possa ricorrere al nuovo metodo di produzione dell'energia dalle arance sarebbe necessario installare altri impianti di trasformazione (circa 20 su tutta l'isola) chiamati digestori. In questo modo si potrebbe risolvere il problema che affligge la regione di smaltire gli scarti della lavorazione degli agrumi e, al tempo stesso, si produrrebbe energia pulita. 

    caption: Il pastazzo lavorato nell'impianto installato a Mussomeli, in provincia di Caltanisetta. Fonte: chimici.info

    Energia pulita non solo dagli agrumi

    L'esperimento ha mosso i primi passi a partire dal pastazzo, ma può coinvolgere anche altri ambiti della filiera agroalimentare, ricca com'è di prodotti che, una volta ricavata la parte "buona", vengono scartati senza essere riutilizzati e sfruttati appieno. È il caso, ad esempio, della sansa che si ottiene dall'olio, delle vinacce, delle pale dei fichi d'india, e così via. Il percorso dovrebbe essere analogo e, in questo modo, ogni regione avrebbe il proprio prodotto da sfruttare, da spremere fino all'osso, contribuendo a migliorare la qualità della vita in Italia e su tutto il pianeta. Ogni regione potrebbe approfittare della propria peculiarità, incrementandone la produzione e non gettando via nemmeno una briciola di quello che, ormai, non serve più nell'ambito alimentare o agricolo. Questa forma di energia pulita potrebbe essere una più che valida da perseguire, sin da subito, allontanandosi, seppur lentamente, dal carbone e da altri combustibili fossili. 

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    Si può arrivare a dei compromessi per evitare che lo sviluppo urbano divori le origini di un popolo? In alcuni luoghi del pianeta pare di no: dove la speculazione non tiene presente le esigenze di tutti, si demolisce anziché tutelare e recuperare, rischiando di cancellare importanti pezzi di storia di una civiltà. Un caso emblematico è quello di Hong Kong e del borgo antico di Nga Tsin Wai, un minuscolo villaggio inghiottito dalla metropoli che rischia di sparire.

    IL VILLAGGIO CINESE SOMMERSO DALLA VEGETAZIONE

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    Hong Kong sta per perdere un pezzo di storia durato sei secoli e mezzo.

    La Urban Renewal Autority (URA) demolirà infatti la maggior parte di un borgo di Kowloon, Nga Tsin Wai, noto per essere stato istituito dalle famiglie Ng, Chan e Lee durante la metà del XIV secolo. Al suo posto sorgeranno due torri di appartamenti e un parco urbano.

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    La storia del villaggio Nga Tsin Wai

    A quel tempo (era il 1352), essendo il villaggio situato vicino al porto, le famiglie residenti decisero di costruire al suo interno un tempio in onore della dea del mare Tin Hau. In origine il borgo storico di Hong Kong contava 127 edifici ed un ponte levatoio serviva a superare il fossato perimetrale che, con la cinta di mura perimetrali servivano a difendersi.

    Nel 1724 sono state costruite delle mura per proteggere il villaggio dai pirati ma poi, da allora e fino ai giorni nostri, il mare è scomparso, sostituito dall’aeroporto Kai Tak. 

    La conformazione del borgo è rimasta tuttavia sempre quella di centinaia di anni fa, con tre strade strette e sei vicoli fiancheggiati da piccole case con tetti di tegole. 

    I residenti attuali dicono che "tutto questo sta per essere presto perso per sempre". Quello che si perderà sarà un altro pezzo dell’identità di Hong Kong che - come per altre metropoli iperindustrializzate - tende apparentemente a svilupparsi, ma in realtà perde identità e si uniforma alle regole di un’Architettura troppo globalizzata per essere ritenuta “sostenibile”.

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    Le reazioni dei residenti al nuovo sviluppo urbano 

    Uno dei portavoce di URA dice che già oltre la metà delle proprietà del borgo sono state acquisite e che il processo di acquisizione è ancora molto lento a causa di chi si oppone alle demolizioni. Tuttavia la URA promette di conservare i cimeli storici del villaggio e alcune sue parti come la portineria, il tempio, la cosiddetta “sala degli antenati”, ed alcune vecchie case caratteristiche che saranno inseriti in un "parco urbano della conservazione" che metterà in evidenza la storia del paese, ma pochi, pare, hanno fiducia in queste promesse. 

    L'Associazione Conservancy che si batte contro la demolizione di Nga Tsin Wai ha rilasciato una dichiarazione critica circa le proposte avanzate dalla URA sulla conservazione apparente dei cimeli di questo luogo. 

    Choi Yan-chi, uno dei fondatori della vicina Cattle Depot Artists 'Village e da molto tempo residente nella città di Kowloon, dice che è solo l'ultimo di una serie di borghi storici abbattuti nella zona. Ma il motivo di tanto timore per Nga Tsin Wai  è che "Questo è il più antico di sinistra e noi vogliamo che rimanga", dicono.  

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    "Ho sempre considerato questo villaggio come la mia sola ed unica casa" racconta uno dei residenti, e ancora "Stanno distruggendo un luogo a noi sacro, in cui le tradizioni del nostro popolo e i ricordi familiari sono gli unici valori di vita. Viviamo in un'epoca dove si pensa solo ai soldi e non alla cultura […] Il nostro futuro è incerto, ci sentiamo frustrati".

    Per il momento, la vita del villaggio va avanti, anche se le case vengono lentamente abbattute e il numero di abitanti diminuisce. Da lontano Nga Tsin Wai appare vivace, circondato da negozietti di alimentari, barbieri all'aperto e venditori ambulanti, ma l'atmosfera cambia quando si attraversa il cancello del borgo. Macerie e cartelli di cantiere hanno preso il posto di molte case. L'erba cresce dai vecchi tetti di tegole degli edifici rimanenti, quasi a richiamare quel senso di ruralità ormai scomparso da tempo.

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    Se vi capitasse di passare dal borgo Kowloon e di incontrare un’anziana abitante di Nga Tsin Wai  chiamata Wong Poh-Poh - letteralmente “nonna Wong” - state pur certi che lei vi dirà "Prima di fare qualsiasi altra cosa, andate a rendere omaggio al tempio di Tin Hau". Questo la dice lunga su quanto valore abbia l’Architettura tradizionale e perché abbia importanza preservarla: con ogni tassello della storia che cancelliamo, perdiamo una parte di utili notizie che servono a far sì che lo sviluppo futuro sia davvero sostenibile. Non facendo così, dimenticando tutto e seppellendo la storia con il cemento, il metallo, il vetro, avremo solo temporanei involucri senza anima.


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    Sei alla ricerca di qualche idea creativa per rallegrare le tue scale e trasformarle in grazioso elemento d´arredo? Ecco una selezione di scale decorate con pattern floreali, gradienti di colore e tappeti, facili da realizzare e per ogni gusto.

    Come per tutti i progetti DIY (Do it yourself) basta dare un'occhiata sul web, mixare e scambiare idee con amici per avere nuovi spunti e trovare la soluzione adatta per decorare la propria abitazione. Personalizzare l'arredamento e vecchi oggetti è più divertente e facile di quanto si pensi!

    SCALE ORIGINALI: LA SCALA A CHIOCCIOLA VEGETALE

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    Le scale interne possono diventare un elemento caratterizzante delle abitazioni a più di un livello, specie quelle noiose con rampa rettilinea. Meritano la stessa attenzione di altri elementi della casa anche perché qualsiasi parte, ringhiere, alzate e pedate, può essere rivestita e decorata con pattern, colori e tappeti con alcune di queste idee creative.

    Pitture colorate per le alzate della scala 

    Stessa logica del restyling delle vecchie cassettiere per queste idee: gradienti di colore o varie tinte applicate alle alzate delle scale daranno un tocco nuovo all'intera stanza. Per ottenere un effetto sobrio sono necessari pochi colori, mentre per uno stile più allegro e festoso, ci si può sbizzarrire con un arcobaleno o combinare più tinte. I colori pastello definiscono interni armoniosi e chic, mentre due tinte per ogni gradino (per es. bianco/nero), che possono proseguire anche sulle pareti, produrranno un effetto ipnotico e grintoso.

    Semplice ed efficace la tecnica di scegliere colori consecutivi per le alzate, utilizzando per esempio cinque/sei tonalità. I più creativi, che amano spesso cambiare gli interni, possono invece decorare le scale ricoprendole con una pittura effetto lavagna per disegni e testi temporanei.

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    Carta da parati e stencil per decorare le scale

    Altra idea creativa per le scale è di decorare le alzate con pattern originali, applicando nastri adesivi, carte da parati e stencil. Bisogna evitare le bolle d'aria, preparando accuratamente la superficie e applicando la decorazione con pazienza. Esistono in commercio moltissime carte, con finitura metallo martellato per uno stile industrial, con pattern arabi, floreali o geometrici, bellissimi per scale in pietra e in legno. Dove regna il design minimalista, con nastro, vernice bianca e nera si possono trasformare le scale drammaticamente con frecce o linee astratte.

    Molti creativi hanno giocato con strisce verniciate lungo alzate e pedate, per dare l'illusione ottica di tappeti o di strisce di tessuto applicate all'intera rampa. Le righe verticali allungano e i gradini sembreranno più alti, mentre il contrasto con colori o materiali scuri (come il legno) darà la sensazione di maggiore profondità.

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    Idee creative per tappeti sulle scale

    Specie per le scale condominiali o nelle vecchie case è comune usare tappeti e runner, fissati ad ogni gradino con occhielli o tubi per decorare con colori o pattern. Si possono sostituire i tappeti con tele di juta e sisal per uno stile provenzale, mentre passatoie di velluto sono più adatte ad indoor classici. È molto trendy usare runner di fibre naturali oppure unire diversi tappeti a fantasia. Geniali tutte le scale in cui si sfruttano i primi gradini come cassetti apribili o con librerie sotto il rampante. Del resto ogni mobile salva spazio è una benedizione per le case XXS o per chi non riesce a buttare proprio nulla! Queste soluzioni, realizzate da falegnami o da bravissimi artigiani del fai da te, riescono a coniugare la funzione principale con quella di archiviare libri e e oggetti. 

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    Sembra un edificio su cui è stato adagiato uno dei classici cappellini cinesi a forma di tronco di cono con una base particolarmente schiacciata. Sarà per questo che in molti hanno interpretato la scelta progettuale fatta dallo studio Stufish Entertainment Architects per il Dai Show Theatre, realizzato a Xishuangbanna (Yunnan) in Cina come un omaggio alla cultura cinese. La pseudo-cupola scintillante quasi come l'oro, in realtà, non si riferisce al copricapo asiatico, ma piuttosto guarda alla natura per far entrare, nella struttura, la natura stessa sotto forma di vento e di luce. L'idea nasce dalla sovrapposizione di rami di palma ed è stata realizzata per garantire la ventilazione e l'illuminazione naturale degli ambienti interni al Dai Show.

    TEATRI: A MONTPELLIER L'EDIFICIO ROSSO DAL CUORE VERDE

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    Il progetto del Dai Show Theatre

    Il Dai Show Theatre spicca per imponenza, magnificenza, ricchezza. Non è un caso che la copertura si ispiri, sì, ad un elemento naturale come le foglie di palma, ma risulti luccicante come lamine d'oro intrecciate e ripiegate per raggiungere la forma desiderata. 

    L'edificio si sviluppa su una superficie di circa 20 mila mq ed è sormontato da una copertura con un raggio di circa 55 metri. Si presenta come un polo multifunzionale destinato ad attrarre quanti più turisti possibili con gli appartamenti, centri commerciali, negozi di vario genere, bar, alberghi e ristoranti che ne costituiscono l'anima. Al suo interno è presente anche un parco tematico, ideale per l'intrattenimento dei più piccoli.

    Il cuore dell'edificio è il teatro, progettato dal team Stufish Entertainment Architects, il cui nome suggerisce chiaramente la loro propensione e specializzazione nella realizzazione di strutture dedicate all'intrattenimento. Si tratta di un ambiente con ben 1183 posti a sedere disposti ad anello intorno ad uno spazio destinato ad ospitare uno spettacoli permanenti di acrobazia acquatica.

    La scala, di forma circolare, è divisa in tre settori, tutti affacciati sul palco centrale, anch'esso circolare. Alto 14 metri, ospita una piscina dal diametro di 8 metri, studiata per essere sollevata o fatta scomparire in base al tipo di spettacolo che si deve svolgere.

    Al soffitto sono applicati dei dispositivi che permettono agli acrobati di fluttuare ad un'altezza di 9 metri dal palco, aggiungendo all'effetto scenografico della struttura anche quello dell'intrattenimento. In questo aspetto è evidente tutta l'abilità degli architetti che, contemporaneamente, si sono imposti anche come validi scenografi.

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    La copertura come rami di palme incrociati

    La copertura rappresenza senza dubbio l'aspetto più interessante dell'intera progettazione, sia perchè è l'elemento più evidente, a causa dell'aspetto scintillante, sia per il concetto che si nasconde dietro la sua progettazione. Immerso in uno splendido contesto naturalistico, infatti, il Dai Show Theatre è circondato da alberi di diverse specie ma, su questi, ne prevale uno: la palma. È per questo motivo che gli architetti, nell'elaborazione della forma della copertura, hanno preferito rifarsi proprio a questi slanciati alberi.

    Il disegno originale è stato ideato dal fondatore dello studio Mark Fisher che, dopo aver visitato il sito prescelto per il teatro, è rimasto immediatamente colpito dalla bellezza della natura circostante e da essa ha tratto l'ispirazione. La sua intenzione è stata quella di creare un'architettura che si integrasse al parco circostante in modo tale da sembrare viva, da essere percepita come se fosse un albero in costante crescita in mezzo a tanti alberi veri.

    caption: Stufish Entertainment Architects

    La copertura è caratterizzata da una fitta intelaiatura a doghe secondo uno schema che rievoca la conformazione delle foglie di palma. È organizzata su due livelli sovrapposti, così da assolvere a una duplice funzione. Da un lato i visitatori potranno godere della bellezza del parco in cui il teatro è immerso senza essere accecati dal sole, dall'altro, più importante, è possibile garantire la ventilazione naturale degli ambienti. Questo aspetto, oltre ad essere in perfetto accordo con i principi dell'architettura sostenibile, rappresenta una condizione ideale per un clima caldo come quello di Xishuangbanna.

    La doppia copertura è sorretta su entrambi i piani da pilastri a forma di tronco di albero. In questo modo, chi staziona tra un piano e l'altro, ha davvero la sensazione di trovarsi all'ombra di un albero di palma. Le doghe, collegate a dei costoloni al cui interno sono stati fatti passare gli impianti, si sviluppano attraverso un movimento di torsione, creando, all'interno, un effetto di grande impatto scenografico. Sono posizionate in modo tale da permettere il passaggio e il ricambio dell'aria oltre che della luce. Quest'ultima, tuttavia, non arriva in modo diretto, ma la struttura a "foglie di palma" costituisce una sorta di brise soleil capace di illuminare in maniera soffusa. La scelta del color oro si addice al modo in cui i fasci luminosi battono sulla parete, perchè permette di diffondere all'interno la radiazione solare senza accecare e, soprattutto, sfruttando anche dei tagli molto sottili come quelli progettati dagli architetti. 

    caption: © Tim Franco

    caption: © Tim Franco

    caption: © Tim Franco


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    Recentemente, molte camere di commercio hanno messo a disposizione un vademecum per orientare, sia le pubbliche amministrazioni che i beneficiari, sull’offerta e le modalità di accesso ai finanziamenti mirati al rilancio dei settori in crisi in linea con la Strategia Europa 2020. Vedremo brevemente la definizione di Aiuti di Stato, a chi sono destinati e come accedervi in particolare per i settori dell’energia e tutela ambientale.

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    Cosa sono gli Aiuti di Stato (State Aid)

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    Innanzitutto, ricordiamo che la politica in tema di aiuti, la c.d. SAM (EUState Aid Modernisation), si prefigge tre obiettivi principali in linea con la strategia “Europa 2020” che riassumiamo:

    1. Rafforzare una crescita sostenibile e intelligente in un mercato interno competitivo;
    2. Focalizzare il ruolo della Commissione europea (CE) sulla valutazione ex ante degli aiuti col maggior impatto sul mercato interno e incrementare il ruolo degli Stati membri nel controllo degli aiuti concessi ai sensi di “de minimis” e dei regolamenti di esenzione;
    3. Semplificare le regole per velocizzare il processo decisionale.

    Per quanto riguarda l’ordinamento italiano, novità significative sono contenute nella L.234/2012, entrata in vigore nel 2013. La disciplina comunitaria riguardo allo State Aid (artt.107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’UE) ha tra i suoi principali obiettivi quello di garantire la libera concorrenza e quindi di favorire lo sviluppo del grande “Mercato Unico Europeo”, stimolando la crescita equa delle Piccole Medie Imprese (PMI) rispetto a quelle grandi.

    In generale, per Aiuto di Stato s’intende un’agevolazione concessa dallo Stato (senza un corrispettivo, al lordo di imposte e altri oneri), a un numero determinato di soggetti economici (beneficiari).

    L’aiuto economico, come vedremo, può assumere forme molto diverse tra loro, ad esempio:

    • un contributo a fondo perduto,
    • un finanziamento a tasso agevolato,
    • uno sconto sul valore di un immobile pubblico venduto,
    • un’esenzione da imposte o tasse,
    • un investimento con capitali di rischio pubblici,
    • un incentivo.

    Gli aiuti devono essere compatibili con il mercato interno per ovviare distorsioni nella competitività. Pertanto, la CE ritiene compatibili solo gli aiuti che rispettano ciascuno dei seguenti criteri:

    1. Contribuzione a finalità di interesse comune;
    2. Necessità dell'intervento statale;
    3. Appropriatezza della misura;
    4. Proporzionalità;
    5. Trasparenza dell'aiuto;
    6. Assenza di rilevanti effetti negativi sulla concorrenza e sugli scambi commerciali fra i paesi membri.

    In sintesi, distinguiamo tre diversi tipi di aiuti:

    • a finalità regionale,
    • settoriali,
    • orizzontali. 

    Di seguito, ci limiteremo ad approfondire il tema degli Aiuti di Stato settoriali nei quali sono compresi gli aiuti all’energia e alla tutela dell’ambiente, mentre per le categorie di tipo orizzontale rimandiamo al Regolamento n. 733/2013 del 22 luglio 2013 e al vademecum sugli aiuti di Stato.

    Aiuti di Stato in materia di energia e tutela ambientale

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    Le linee guida (Regolamento n. 651/2014 della CE, del 17 giugno 2014 e dalla Comunicazione della CE sulla disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-20) in materia di aiuti ai settori dell'ambiente e dell'energia, entrate in vigore dal 1 luglio 2014, stabiliscono nuove regole per gli aiuti alle fonti di energia rinnovabili e delineano, per la prima volta, le condizioni per il sostegno agli investimenti infrastrutturali e ai progetti che assicurano adeguate capacità di generazione.

    Le novità introdotte sono tese a minimizzare le distorsioni del mercato e ad aiutare gli Stati membri a raggiungere obiettivi comuni come la sicurezza degli approvvigionamenti e il progresso nella lotta contro il cambiamento climatico. Per la prima volta, la Commissione europea ha deciso di adottare orientamenti che supportano il settore energetico nel suo complesso e non riguardano unicamente le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica.

    Definizioni chiave delle linee guida sugli Aiuti di Stato nei settori energia e ambiente

    Riportiamo alcune definizioni chiave contenute nelle menzionate linee guida:

    “Tutela ambientale o tutela dell’ambiente: qualsiasi azione volta a porre rimedio, o a prevenire un danno, o a promuovere un uso più razionale delle risorse naturali, ivi inclusi le misure di risparmio energetico e l’impiego di fonti di energia rinnovabili.

    Efficienza energetica: la quantità di energia risparmiata determinata mediante una misurazione e/o una stima del consumo prima e dopo l’attuazione di una misura volta al miglioramento dell’efficienza energetica, assicurando nel contempo la normalizzazione delle condizioni che influiscono sul consumo energetico.

    “Internalizzazione dei costi”: principio in base al quale le imprese che inquinano devono includere nei loro costi di produzione l’insieme dei costi legati alla tutela dell’ambiente.

    “Sito contaminato”: luogo ove sia confermata la presenza, imputabile ad attività umane, di sostanze pericolose in quantità tale da rappresentare un rischio significativo per la salute umana o per l’ambiente, tenuto conto dell’uso attuale dei terreni o del loro uso futuro approvato.

    Gli Aiuti di Stato più rilevanti per energia e ambiente

    In linea generale, gli aiuti a favore dell’ambiente e dell’energia sono considerati compatibili con il mercato interno solo se comportano un effetto d’incentivazione del beneficiario a cambiare il comportamento: da uno insostenibile ad uno più rispettoso dell’ambiente. Precisiamo inoltre che tali aiuti non devono sovvenzionare i costi di un’attività d’impresa che comunque sosterrebbe e nemmeno devono compensare il normale rischio d’impresa di un’attività economica.

    Vediamo quali sono gli aiuti più interessanti e la loro intensità:

    1. Aiuti di Stato intesi a realizzare un livello di tutela dell’ambiente superiore a quello assicurato dalle norme dell’ UE, o ad innalzarlo in assenza di norme specifiche (ad esempio gli incentivi alle diagnosi energetiche nelle PMI, poiché non sono obbligatorie come per le grandi imprese);
    2. Aiuti per l’adeguamento anticipato a future norme dell’UE (ad esempio le misure per migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua);
    3. Aiuti per studi ambientali (la valutazione dell’inquinamento);
    4. Aiuti per il risanamento di siti contaminati;
    5. Aiuti a favore dell’energia da fonti rinnovabili (FER);
    6. Aiuti a favore di misure di efficienza energetica, compresi cogenerazione, teleriscaldamento e tele raffreddamento;
    7. Aiuti per l’uso efficiente delle risorse e, in particolare, per la gestione dei rifiuti (ad esempio: riduzione dei rifiuti prodotti da altre imprese in linea con la direttiva 2008/98/CE sulla gerarchia dei rifiuti);
    8. Aiuti per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2, inclusi singoli elementi della catena del sistema di cattura e stoccaggio di CO2 (direttiva 2009/31/CE);
    9. Aiuti sotto forma di sgravi o esenzioni da tasse ambientali (politica fiscale verde);
    10. Aiuti sotto forma di riduzione dell’onere di finanziamento a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;
    11. Aiuti per le infrastrutture energetiche (entro il 2020 la CE ha stimato sarà necessario lo stanziamento di 200 miliardi di euro a livello europeo).

    Sottolineiamo che l’effetto d’incentivazione, mediante l’aiuto economico, deve essere tale da modificare il comportamento delle imprese interessate spingendole ad intraprendere un’attività supplementare che non svolgerebbero senza l’aiuto di Stato, o svolgerebbero soltanto in modo limitato, o diverso. In altri termini, la politica della UE eliminerà gradualmente i sussidi dannosi all’ambiente (ad esempio: agevolazioni sul consumo di combustibili fossili) anche se la gestione del diesel gate emersa nel 2015 non pare essere una buona partenza per contrastare l’inquinamento dovuto ai gas climalteranti. Nella seguente tabella riassumiamo le tipologie di aiuti dettagliati in base all’intensità e alla taglia del beneficiario.

     

     

    Tipologia di aiuti

    Intensità, importo o

    caratteristica degli aiuti

    alle imprese

    Piccole Medie Grandi
    Aiuti agli investimenti che consentono alle imprese di andare oltre le norme dell'UE in materia di tutela ambientale, di innalzarne il livello in assenza di tali norme 60% 50% 40%

    Aiuti agli investimenti per l'adeguamento anticipato a future norme dell'UE

    - più di 3 anni

    - da 1 a 3 anni

    20%

    15%

    15%

    10%

    10%

    5%

    Aiuti agli investimenti a favore di misure di efficienza energetica 50% 40% 30%

    Aiuti agli investimenti a favore di progetti per l'efficienza energetica degli immobili (possono essere concessi sotto forma di una dotazione, di equity, di una garanzia o di un prestito a favore di un fondo per l'efficienza energetica, nonché di un altro intermediario finanziario, che li trasferiscono integralmente ai proprietari degli immobili o ai locatari). Gli aiuti possono essere concessi per le seguenti misure (con un comprovato risparmio energetico o con un utilizzo di fonti energetiche rinnovabili):

    a) Isolamento termico di tetti, soffitti dell’ultimo piano e terrazze non calpestabili di edifici esistenti;

    b) Isolamento termico di muri esterni, soffitti della cantina, portici e terrazze calpestabili di edifici esistenti;

    c) Sostituzione di finestre e porte-finestre di edifici soggetti a tutela degli insiemi per i quali vige la misura protettiva del divieto di demolizione;

    d) Installazione di impianti solari per il riscaldamento dell’acqua e/o della piscina;

    e) Installazione di impianti solari per il riscaldamento e/o il raffreddamento;

    f) Installazione di impianti di riscaldamento a biomassa alimentati automaticamente;

    g) Installazione di caldaie a gassificazione);

    h) Installazione di pompe di calore geotermiche;

    i) Termorecupero da impianti di raffreddamento per prodotti;

    j) Installazione di impianti fotovoltaici ed eolici per la produzione di energia elettrica;

    k) Studi di fattibilità tecnica ed economica.

    Gli aiuti concessi dal fondo per l'efficienza energetica o da un altro intermediario finanziario a favore di progetti ammissibili per l'efficienza energetica possono assumere la forma di prestiti o di garanzie.
    Il valore nominale del prestito o l'importo garantito non superano 10 milioni di EUR per progetto a livello dei beneficiari finali.
    La garanzia non supera l'80 % del relativo prestito
    Aiuti agli investimenti a favore della cogenerazione ad alto rendimento 65% 55% 45%*
    Aiuti agli investimenti volti a promuovere l’energia prodotta da fonti rinnovabili (intensità variabile a seconda del metodo di calcolo)

    60% o

    55% e

    100%

    con gara

    50% o

    45% e

    100%

    con gara

    30 o

    45% e

    100%

    con gara

    Aiuti al funzionamento volti a promuovere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili Aiuti concessi sotto forma di premio che si aggiunge al prezzo di mercato al quale i produttori vendono la propria energia elettrica direttamente sul mercato. Condizioni specifiche sono previste per impianti di capacità ridotta
    Aiuti al funzionamento volti a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili in impianti su scala ridotta

    L'importo dell'aiuto per unità di

    energia non supera la differenza tra i costi totali livellati della produzione di energia dalla fonte rinnovabile in questione e il prezzo di mercato della forma di energia interessata

    Aiuti sotto forma di sgravi da imposte ambientali in conformità della direttiva 2003/96/CE I beneficiari degli sgravi fiscali versano almeno il rispettivo livello minimo di imposizione previsto dalla direttiva 2003/96/CE.
    Aiuti agli investimenti per il risanamento di siti contaminati 100% 100% 100%
    Aiuti agli investimenti per teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti sotto il profilo energetico 65% 55% 45%
    Aiuti agli investimenti per il riciclaggio e il riutilizzo dei rifiuti 55% 45% 35%

    Aiuti agli investimenti per le infrastrutture energetiche

    (solamente in zone assistite)

    L'importo dell'aiuto non supera la differenza tra i costi ammissibili e il risultato operativo dell'investimento.
    Aiuti per gli studi ambientali 70% 60% 50%

    Chi può beneficiare degli Aiuti di Stato

    Premesso che i criteri di assegnazione degli aiuti economici sono uniformi all’interno della UE, l’approccio della CE, nell’esaminare una misura di aiuto, mira ad individuare nella domanda di finanziamento, i seguenti aspetti fondamentali:

    • gli obiettivi perseguibili con gli aiuti (ad esempio ricerca e sviluppo, investimenti produttivi, formazione, occupazione, ecc.),
    • l’adeguatezza degli strumenti applicabili,
    • le spese ammissibili e le diverse condizioni di compatibilità a cui attenersi.

    Possono richiedere gli aiuti di Stato le imprese (a prescindere dalla propria forma giuridica) definite come PMI (fino ai 250 occupati, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro, o il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro), o gli enti che svolgono un’attività d’impresa (ad esempio: enti pubblici, consorzi, o associazioni anche no profit). Precisiamo che la CE non considera le fondazioni bancarie come imprese, per il mero controllo di imprese strumentali. Tuttavia, la Corte di Giustizia ha precisato che devono essere considerate “imprese” le fondazioni bancarie qualora, agendo direttamente in ambiti di interesse pubblico e di utilità sociale, siano in grado di offrire beni, o servizi, sul mercato in concorrenza con altri operatori (ad es. in settori come la ricerca scientifica, l’educazione, l’arte o la sanità).

    Il Vademecum sugli Aiuti di Stato

    Dai siti web delle Camere di commercio (CC.AA.), di Confindustria o delle regioni, è possibile scaricare gratuitamente un vademecum sugli aiuti di Stato, aggiornato all’ultima approvazione della Carta nazionale degli aiuti approvata dalla CE nel settembre del 2014. Il vademecum è particolarmente utile ai consulenti e agli enti erogatori in genere, quindi non solo ai funzionari delle camere di commercio, ma anche delle pubbliche amministrazioni (regioni, comuni, ecc.).

    Si tratta dunque di una guida pratica dove si trovano, oltre ai testi normativi comunitari più rilevanti, anche i modelli predisposti per le comunicazioni alla CE, e per le dichiarazioni delle imprese da presentare direttamente alle CC.AA., o indirettamente (attraverso i Confidi o alle associazioni di categoria). Il Vademecum chiarisce, con interessanti esempi, i più frequenti dubbi sulla legalità dei contributi concessi, ad esempio come regola generale sono vietati tutti quelli utili al funzionamento amministrativo, privi di carattere innovativo poiché limitati alla gestione corrente di una società. Raccomandiamo, dunque, prima di confezionare una domanda di aiuto, di analizzare tali esempi per evitare spiacevoli sorprese e perdita di risorse.

    Come accedere ai finanziamenti

    Gli aiuti di Stato sono attuati attraverso bandi, o avvisi pubblici (ai sensi del Regolamento n. 1407/2013 della CE del 18/12/2013). Le intensità degli aiuti economici sono espresse in percentuali del valore di ESL e variano regionalmente, in base alla Strategia Europa 2020, da un 10% (fino al 20% per le PMI)  a un 25% (le c.d. zone “a”: Italia meridionale). La domanda di aiuto, da inviare all’ufficio regionale competente, deve contenere almeno le seguenti informazioni:

    • nome e dimensioni dell'impresa;
    • descrizione del progetto, comprese le date di inizio e fine;
    • ubicazione del progetto;
    • elenco dei costi del progetto;
    • tipologia dell'aiuto (sovvenzione, prestito, garanzia, anticipo rimborsabile, apporto di capitale o altro) e importo del finanziamento pubblico necessario per il progetto.

    Per avere un’idea degli interventi statali tipici rimandiamo all’allegato 2 della C200/46 del 2014 dove sono elencati alcuni esempi in funzione di costi ammissibili, mirati ad aumentare il livello di tutela ambientale, o a  rafforzare il mercato interno dell’energia. Nella tabella seguente riportiamo i punti di contatto regionali in materia di aiuti di Stato http://www.politicheeuropee.it/attivita/19110/aiuti-di-stato-punti-contatto:

    Abruzzo Giovanna Andreola giovanna.andreola@regione.abruzzo.it
    Basilicata Presidente della Regione dg_presidenza.giunta@regione.basilicata.it
    Calabria Paola Rizzo p.rizzo@regcal.it
    Campania Raffaele Chianese raffaele.chianese@regione.campania.it
    Emilia Romagna Enrico Cocchi dpa@regione.emilia-romagna.it
    Friuli Venezia Giulia Olga Simeon olga.simeon@regione.fvg.it
    Lazio Tiziana Petucci tpetucci@regione.lazio.it
    Liguria Gabriella Drago gabriella.drago@regione.liguria.it
    Lombardia Emanuele Prosperi emanuele_prosperi@regione.lombardia.it
    Marche Cristiana Sposito cristiana.sposito@regione.marche.it
    Molise Gaspare Tocci g.tocci@regione.molise.it
    Piemonte Davide Donati davide.donati@regione.piemonte.it
    Puglia Pasquale Orlando p.orlando@regione.puglia.it
    Sardegna Gabriella Massidda pres.dirgen@regione.sardegna.it
    Sicilia Maria Mattarella maria.mattarella@ull.regione.sicilia.it
    Toscana Patrizia Magazzini patrizia.magazzini@regione.toscana.it
    Trentino Alto Adige Presidente regione presidente@regione.taa.it
    Umbria Luigi Rossetti lrossetti@regione.umbria.it
    Valle d’Aosta Fausto Ballerini f.ballerini@regione.vda.it
    Veneto Lisanna Simon lisanna.simon@regione.veneto.it


    Concludiamo con una riflessione stimolata da uno studio di alcuni ricercatori, diretti dal prof. Francesco Giavazzi pubblicato nel 2011 sull’efficacia degli aiuti di Stato.

    Le imprese italiane nel 2011 hanno beneficiato di circa 36 miliardi di euro grazie agli aiuti di Stato. Oggi possiamo tranquillamente affermare che si è trattato di una cifra considerevole se relazionata con il debito pubblico di quell’anno pari 1,9 miliardi di euro (il 120,7% del PIL), poiché rivelatasi ininfluente sulla crescita economica. In pratica, alcuni anni più tardi, precisamente nel luglio del 2014, avremmo raggiunto il massimo debito pubblico storico: 2,1 miliardi di euro.

    Secondo il Giavazzi, potremmo risparmiare circa 10 miliardi di euro in aiuti se tutti gli enti erogatori li gestissero in modo più responsabile, evitando infiltrazioni mafiose e sovvenzioni alle imprese prive di seri piani di ristrutturazione. Inoltre -ravvisa lo studioso- in tale modo conseguiremmo anche una crescita del PIL più che proporzionale al reddito procapite, di circa 1,5% nell’arco di due anni.

    E infine -sostiene il professore- una seria e trasparente politica di controllo degli aiuti di Stato determinerebbe un auspicabile alleggerimento della pressione fiscale, ora talmente vessatoria da impedire la competitività dei nostri prodotti e servizi nei mercati internazionali.


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    In Corea del Sud, i ricercatori dell'Università di Hanyang hanno progettato un'altalena capace di estrarre acqua dal sottosuolo e purificarla per renderla potabile. Il problema della carenza di acqua potabile, una risorsa vitale, è purtroppo sentito da molte popolazioni. Secondo un rapporto dell'UNESCO, entro il 2030 il mondo dovrà affrontare la perdita di ben il 40% delle risorse globali di acqua potabile, in uno scenario generale in cui i cambiamenti climatici sono alla base di questo problema. 

    CRISI GLOBALE DELL’ACQUA: UN PROGETTO D'ARTE PER SENSIBILIZZARE

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    Nel caso dell'Africa le cifre sono ancora più preoccupanti. Si stima che molte donne impegnino fino a quattro ore al giorno per la ricerca e per il trasporto di acqua, un compito gravoso reso ancora più duro dal trasporto effettuato totalmente a piedi. 

    Ad oggi circa il 36% del totale della popolazione mondiale non ha accesso a fonti di acqua potabile e questo è causa di epidemie e decessi per disidratazione.

    Oltre all'altalena ideata in Corea  del Sud, negli ultimi anni sono stati brevettati diversi sistemi per estrarre e raccogliere l’acqua potabile purificandola, ed è stata anche ideata una serra che permette alle piante di crescere in pieno deserto, ma tutto ciò non è ancora sufficiente a risolvere il problema della carenza idrica nei paesi del terzo mondo

    L'altalena per estrarre acqua potabile

    Un'altra iniziativa per quanto riguarda questa difficile realtà è "OasiSaw", un sistema innovativo che sfrutta l'energia prodotta da un meccanismo a bilanciere per estrarre acqua dal sottosuolo. 

    Il dispositivo, utilizzabile come un gioco anche dai bambini, produce energia per alimentare una pompa per estrarre l'acqua da falde sottoterranee. Inoltre la pompa di cui fa parte il sistema è dotata di filtro per depurare l’acqua e renderla potabile.

    L'altalena, progettata da Jin Hyuk Kim dell'Università di Hanyang (Corea del Sud), fa sì che si generi un flusso d’acqua grazie all’attivazione di una turbina che spinge l’acqua in un tubo collegato a sua volta con un rubinetto.

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    Il flusso passa prima in un microtubo di carbonio che agisce da filtro per rimuovere virus e batteri: in questo modo si ottiene acqua potabile, senza bisogno di trasportarla a mano per lunghi tratti.

    Questa invenzione consente di recuperare una fonte di vita coinvolgendo allo stesso tempo dei bambini nel processo di recupero che simula un gioco.  

    Un tubo che si estende sotto il piano di calpestio può essere pressurizzato con questa tecnologia intelligente, e un'ora di attività sull'altalena Oasi Saw potrebbe fornire, filtrandola, abbondante acqua depurata per un cospicuo numero di persone assetate.

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    Il design e l’architettura sono “arti sociali”, in cui immaginare spazi, colori, ambienti vuol dire conoscere le persone che vivranno quegli spazi, ed il modo in cui li vivranno. Quando spazi, attività e persone sono in sinergia, quello che accade è magico e forte. Inevitabilmente. In Puglia, a San Vito dei Normanni, un paese dell’Alto Salento, è successo qualcosa di simile. In un ex stabilimento enologico è stato realizzato XFood, il primo ristorante sociale che prevede l'inserimento lavorativo di ragazzi disabili. 

    DISABILI: COME PROGETTARE L'ACCESSIBILITÀ

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    Il ristorante sociale e l’inserimento lavorativo dei disabili

    All’interno di un grande contenitore urbano che è Ex Fadda (Laboratorio urbano nato dalla politica della Regione Puglia all’interno di un ex stabilimento enologico), è stato realizzato un ristorante speciale. Il suo nome è “XFood: qualcosa di diverso” e si tratta del primo ristorante sociale della Regione, in cui si porta avanti un importante progetto di inclusione sociale, dove la disabilità è intesa come risorsa.
    Il progetto ha infatti permesso il coinvolgimento e l’inserimento lavorativo di sedici ragazzi disabili. C’è da occuparsi della cucina, della sala, e anche dell’orto!

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    In un contesto così ricco e speciale, in cui il valore sociale e di comunità acquistano un posto di rilievo, l’architettura e le scelte progettuali hanno finalmente la possibilità di tornare a raccontare quello che hanno sempre fatto: il legame tra lo spazio, le attività e le persone diventa indissociabile, e soprattutto percepibile.
    Il risultato del progetto di XFood è speciale per questo. Manifesta un aspetto fortemente emozionale.

    L’esperienza del ristorante sociale

    Oltre al tema dell'accessibilità per i disabili e al loro inserimento lavorativo, un'altra cosa che colpisce, avvicinandosi all’ingresso, sono le luci: tante, luminose, calde; quasi a indicare un luogo di festa e di gioia. Le luci sono luminarie (quelle tipiche delle feste patronali del Sud Italia) ricomposte secondo un design moderno.

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    Il primo tema che si evidenzia nel ristorante è proprio quello di una forte integrazione tra la tradizione -il passato, la memoria (spesso associati ai tempi in cui la collettività era un valore ed una “pratica” attiva e ordinaria)- e l’innovazione (tipicamente evidenziata da un design contemporaneo: un vero e proprio riuso di questo tipo di luci). Di fatto già l’utilizzo delle luminarie come illuminazione interna di un ambiente costituisce una novità rispetto al loro utilizzo abituale.

    Una volta dentro il ristorante un altro aspetto attira la nostra attenzione: tutti gli arredi presenti all’interno, dai tavoli alle sedie e persino posate e stoviglie, sono diversi tra loro. Ogni oggetto del ristorante è unico, esclusivo: trovati nei mercatini, recuperati dalla casa della nonna o ancora ridisegnati. Ciascun oggetto ha una storia e una provenienza differente. Ma è nell’essere insieme a tutti gli altri oggetti e sedie e tavoli -tutti diversi tra loro- che ogni singolarità acquista valore.

    ristorante-sociale-disabili-xfood-c

    Il concetto espresso da questa scelta progettuale è basilare e diventa potente in funzione delle attività e della vita che si compiono in quello spazio.

    L’esempio del ristorante sociale XFood è importante perché permette di vedere come delle valide scelte progettuali, sicuramente sostenibili (grazie ad una sapiente pratica del riuso) e funzionali, possano trovare realizzazione anche in piccoli contesti e “spazi minori”.

    Il progetto, realizzato dalla designer Sara Mondaini, è stato inoltre selezionato dall’Osservatorio Permanente di Design ADI per concorrere al premio della prossima edizione del Compasso d’oro (il più antico e autorevole premio di design a livello mondiale) oltre ad essere pubblicato nell’annuario ADI Design Index 2015.


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    Le bianche architetture affacciate sul Mediterraneo non sono lì solo per deliziare i nostri occhi. L'uso del bianco nella tradizione costruttiva mediterranea è infatti frutto di sperimentazioni e di un sapiente uso dei materiali locali che oggi distinguono uno stile architettonico ben preciso, rispondendo anche requisiti legati al comfort e alla vivibilità.

    In seguito alla Rivoluzione Industriale e ancora di più al giorno d’oggi grazie alle tecnologie digitali, gli standard progettuali si sono evoluti, a volte sono completamente cambiati e, sfortunatamente, a causa delle esigenze di mercato e per bisogni legati al crescente sviluppo industriale e demografico, dopo il XX secolo, le città hanno perso molti dei propri connotati originari e con essi le proprie caratteristiche architettonico-urbanistiche.

    In copertina: Ostuni

    TETTI BIANCHI: LA TECNOLOGIA COOL ROOF PER RIDURRE LA TEMPERATURA

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    Nell’ambito del bacino Mediterraneo tuttavia restano ancora evidenti quelle peculiarità stilistiche che nascono da esigenze ben precise. I materiali per eccellenza dello stile mediterraneo sono la pietra, il ferro battuto ed il legno. I colori invece sono il blu, in tutte le sue sfumature che arrivano sino all’azzurro chiaro che richiama il colore cristallino del mare, ed il bianco. Il bianco resta quello che primeggia nei paesaggi urbani ed extraurbani e che spicca tra il verde della campagna e i colori limpidi del cielo e delle coste del Mediterraneo.

    La scelta del colore bianco in architettura non è casuale e tantomeno legata a semplici fattori estetici: esso è un colore che ha delle qualità ben specifiche.

    Il perché dell'uso del bianco

    Il bianco riflette i raggi solari più degli altri colori, che a loro volta riflettono di meno tanto quanto sono più tendenti al nero. Più la radiazione solare viene riflessa tanto minore è il calore che si accumula nell'ambiente interno.

    Visto che nell'antichità le leggi della fisica non erano note ma ogni scoperta era fatta casualmente o in maniera empirica, le ragioni che condussero a prediligere il bianco in edilizia furono principalmente due:

    1. la facile reperibilità, il basso costo e la semplice lavorazione/posa in opera della materie prime di colore bianco a disposizione;
    2. l'aver scoperto, mediante il suo utilizzo, che il bianco riflette la radiazione solare e fa apparire più estesi gli spazi in cui è utilizzato.

    caption: Il grassello di calce

    Cenni storici sull'uso del bianco nell'architettura mediterranea 

    Il motivo dell’antica tradizione di imbiancare gli edifici sta nel fatto che le materie prime sono ancora oggi facili da reperire a basso costo, ma la necessità un tempo era soprattutto quella di riflettere i raggi solari e assicurare agli ambienti ristretti dei vicoli e delle strade dei centri storici di impianto medievale, maggiore igiene e luminosità, grazie alla luce sia diretta che riflessa.

    Fra i luoghi che ospitano edifici dell’architettura tradizionale mediterranea noti per il proprio colore bianco e per essere realizzati con materiali naturali e tecniche della tradizione edilizia locale ricordiamo:

    • Alberobello con i suoi trulli;
    • Ostuni, detta “la città bianca”;
    • Le città siciliane, come Trapani e Siracusa, e le piccole isole degli arcipelaghi siculi;
    • Santorini e Mykonos, in Grecia, con le loro tipiche casette ed i mulini a vento;
    • I cosiddetti “villaggi bianchi” dell’Andalusia in Spagna;
    • I villaggi croati in riva al mare. 

    caption: Santorini

    Materiali e prodotti di colore bianco nell'edilizia mediterranea

    La calce spenta

    La calce spenta (differente dalla cosiddetta calce viva per composizione chimica e perché utilizzata in edilizia) è un materiale che dona un colore candido alle superfici e che, oltre ad essere 100% naturale (parliamo di calce tradizionale senza additivi chimici) possiede molte proprietà utili alla conservazione dell’involucro edilizio e al miglioramento delle sue performance, come il fatto di essere impermeabilizzante e disinfettante. Inoltre la calce, essendo altamente traspirante, evita il formarsi di fenomeni di umidità.

    Le pietre naturali bianche

    Alcuni tipi di pietre naturali di colore bianco o comunque molto chiaro come la pietra di Lecce, la pietra di Trani, la pietra bianca di Siracusa (in dialetto locale pietra giuggiulena) per citarne alcune dell’arco mediterraneo italiano, oltre a quelle usate in Grecia, Spagna e Turchia, hanno la caratteristica di essere oltre che facilmente lavorabili anche utili ad innescare processi bioclimatici all’interno degli edifici se collocate opportunamente come rivestimenti sia esterni che interni.

    caption: Il ciclo della calce

    Le tende bianche

    L’uso di tendaggi e di sistemi di oscuramento dal colore candido sono ancora oggi utilizzati se pure con alcune varianti moderne rispetto a quelle della tradizione: molti forse non sanno che collocare una tenda per proteggersi dalla radiazione solare all’esterno dell’infisso è la scelta giusta per impedire che la radiazione solare -e quindi il caldo- penetri all’interno dell’immobile. Mettere una tenda dalla parte interna della facciata serve solo a proteggere dalla luce poiché il calore sarà penetrato dalla vetrata senza ostacolo! 

    caption: Schermature solari e risparmio energetico

    Col tempo l’uso dei tendaggi, soprattutto nelle costruzioni moderne, è stato soppiantato da tecnologie più evolute e più pratiche dal punto di vista della manutenibilità: parliamo dei vetri rivestiti da pellicole e con schermature solari integrate nella vetrata dell’infisso che assolvono le stesse funzioni di isolamento dall’irraggiamento eccessivo con il vantaggio di non ingombrare, di non dover essere lavati e di non dover essere sostituiti per usura come i tessuti di una tenda tradizionale.

    caption: Controllo della radiazione solare


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    Il periscopio è uno dispositivo ottico costituito da due specchi paralleli tra loro che, inclinati di 45 gradi, consentono ad un osservatore situato più in basso dell’obiettivo di esplorare l’intero orizzonte. Da tale strumento prende il nome la Periscope House (Casa Periscopio), l'a casa con tetto giardino a Brooklyn, che sfrutta lo stesso principio per godere, dall’interno dell’abitazione, del suggestivo panorama dello skyline di Manhattan.

    In copertina: Foto © Frank Oudeman

    TETTI GIARDINO:PIÙ VERDE NEL CAMPUS UNIVERSITARIO DI MELBOURNE

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    Il progetto di uno dei primi tetti verdi di Slope Park

    L’operazione effettuata dai progettisti di nARCHITECTS a Brooklyn per la Periscope House potrebbe sembrare una delle tante ristrutturazioni edilizie realizzate a New York. In realtà dietro la brownstone, la pietra scura tipica di molti edifici residenziali della Grande Mela, si nasconde uno dei primi tetti giardino realizzati nel quartiere di Slope Park.

    L’intervento, commissionato dai Signori Wilson nel 2007, prevedeva la ristrutturazione e l’ampliamento di un appartamento articolato su 4 livelli; gli architetti lo hanno declinato in un progetto originale e sostenibile, in cui è il verde a fare da protagonista.

    Gli ambienti principali della casa offrono infatti una spettacolare vista su “giardini intimi”: delle vere e proprie “stanze all’aperto” poste a quote differenti e connesse tra loro tramite una serie di scale.

    caption: foto di © Frank Oudeman

    Il tetto giardino

    Fiore all’occhiello dell'intervento è il tetto giardino, realizzato in collaborazione con i paesaggisti del Future Green Studio. Il tetto verde è caratterizzato da un mix casuale di specie erbose tra cui piante alte, rampicanti, Sedum in fiore e tappezzanti. Si tratta per lo più di specie perenni e “rustiche”, ovvero in grado di resistere a basse temperature e con necessità di poca annaffiatura. Il mix di colori va dal rosso fuoco del nasutrizio (Tropaeolum speciosum, il “fiore fiamma”) al lilla e violetto dei cespugli di Aster, al rosa e bianco dei garofani fino al blu e grigio della festuca glauca. La maggior parte di queste specie fioriscono in estate ma una volta appassiti i petali, rimane comunque il verde del fogliame.

    caption: foto di © 2016 Future Green Studio Corp.

    Alla flora volutamente selvaggia del tetto si contrappone quella più ordinata e curata della texture del giardino al primo livello. Su di esso si affaccia una terrazza illuminata da luci a LED e protetta da parapetti in vetro colorato in cui le dense aiuole non interrompono la continuità della pavimentazione in deck.

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    caption: foto di © Frank Oudeman

    caption: In Immagine: A sinistra, foto di © Frank Oudeman; a destra foto di © 2016 FUTURE GREEN STUDIO CORP.

    Gli interni della Periscope House si contraddistinguono per i colori chiari e il design pulito ed essenziale. Ciò è reso ancora più evidente dalla luce naturale che invade ogni angolo dell’abitazione, grazie alle nuove aperture vetrate. Tali bucature sono frutto di una progettazione attenta, in cui dimensione e posizione non vengono lasciate al caso. Lo scopo è fare in modo che, da qualsiasi stanza, durante la routine quotidiana, non venga mai perso il contatto visivo con le terrazze verdi sulle quali ciascun ambiente affaccia. Le finestre dello studio sono dunque poste a filo della scrivania mentre quelle della cucina si trovano a circa 50 cm dal pavimento, perfettamente allineate con le panche lignee che corrono lungo le due pareti perimetrali.

    caption: foto di © Frank Oudeman

    La scala periscopio per ammirare lo skyline di Manhattan

    Cuore dell’intero progetto è la scala a giorno che conduce al tetto giardino; completamente in legno, emerge in copertura con un volume netto, a forma di prisma trapezoidale.

    Il rame che riveste tale volume lascia spazio, sul alto est, al vetro colorato; qui un’ampia finestra consente alla luce del mattino di illuminare naturalmente la stanza sottostante.

    Uno specchio, posto all’intradosso della copertura inclinata di 45 gradi, trasforma il corpo scala in un periscopio: guardando in alto, dai piedi della scala, è dunque possibile ammirare il fascino dei grattacieli di New York mentre, durante il tramonto, l’appartamento è inondato da una luce purpurea.

    Spogliato della mera funzione di collegamento, un semplice connettivo verticale diventa un elemento architettonico a sé stante.

    caption: foto di © Frank Oudeman

    caption: foto di © Frank Oudemancaption: foto di © nARCHITECTS

    Vivere in un appartamento senza rinunciare al verde è possibile, anche in una città come New York; la Periscope House ne è la prova.

    L’operazione effettuata da nARCHITECTS a Slope Park a Brooklyn è inoltre la conferma di come ogni progetto, anche quello all’apparenza più semplice, può racchiudere in sé molteplici sfide; sta alla sensibilità del progettista saperle cogliere e soprattutto affrontarle libero da qualsiasi pregiudizio.


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    Dopo quattro anni di studio, si è concluso a fine 2015 il progetto SUS-CON, la ricerca coordinata dal Consorzio CETMA sul calcestrutzzo sostenibile riciclato ottenuto dal reimpiego di materie prime seconde. 

    CALCESTRUZZO POTENZIATO DAL RICICLO DEI PNEUMATICI

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    Il progetto di ricerca SUN-CON ha permesso di sviluppare tecnologie che consentissero il riciclo di materie prime seconde per ottenere un materiale cementizio leggero, ecologico e sostenibile. I primi prodotti (pannelli e blocchi in calcestruzzo) sono stati adeguatamente testati per i primi edifici dimostratori.

    L’efficienza energetica negli edifici e la riduzione del consumo di materie prime ed energia possiedono un'importanza notevole e sempre maggiore per l’Unione Europea. Entro il 2020è stato, infatti, prefisso l’obiettivo di ridurre del 20% il consumo energetico annuale dei Paesi dell’Unione. Si tratta di un obiettivo audace ma necessario, che bisogna perseguire con determinazione.

    Il settore dell’edilizia è uno dei più energivori e, per questo, anche uno dei più importanti, in cui i criteri della sostenibilità e dell’efficientamento energetico devono trovare applicazione concreta per raggiungere i risultati imposti dalle direttive europee.

    L’industria delle costruzioni non deve essere intesa solo come il suo prodotto finito, ossia il manufatto edilizio: essa include, infatti, una serie di attività molteplici che va dalla produzione dei materiali edili alla loro posa in opera, fino alla dismissione degli stessi passando per il periodo di “vita” dell’edificio. Per tali ragioni, la sostenibilità di un intervento va commisurata anche con aspetti che precedono (e succedono) la sua realizzazione.

    L’applicazione dei criteri della sostenibilità può, e deve, iniziare molto prima della realizzazione del manufatto.

    Il calcestruzzo riciclato

    SUS-CON (SUStainable, innovative and energy-efficient CONcrete, based on the integration of all-waste materials), ovvero calcestruzzo sostenibile, innovativo e a basso consumo energetico, basato sull'integrazione di materiali di scarto, è un progetto di ricerca, finanziato dalla Comunità Europea, che percorre questa strada.

    SUS-CON ha avuto inizio nel gennaio del 2012 e si è concluso lo scorso dicembre 2015, con la presentazione dei risultati raggiunti dopo 4 anni di attività. Si tratta di un progetto di Ricerca e Sviluppo coordinato dal Consorzio CETMA - Centro di progettazione, design & tecnologie dei materialidi Brindisi che ha visto la partecipazione di 16 partner provenienti da 9 Paesi europei e da un paese extra UE con l’obiettivo di sviluppare nuove tecnologie per consentire l’integrazione delle materie prime seconde nel processo di produzione del calcestruzzo.

    SUS-CON, inoltre, è uno dei 5 progetti europei afferenti all’area tematica“Low Embodied Energy” di AMANAC (Advanced MAterial & NAnotechnology Cluster), un cluster di progetti di ricerca sulle nanotecnologie e i materiali avanzati per l’efficienza energetica degli edifici.

    L’EmbodiedEnergy dei materiali usati in edilizia, o Energia incorporata, è definita come la quantità di energia necessaria per produrre, trasportare fino al luogo di utilizzo e smaltire un prodotto o materiale. 
    Ogni materiale può essere definito attraverso la sua Energia incorporata (che si misura in MJ/Kg). 

    Alla luce di questa definizione è più immediato comprendere quante siano le dinamiche che interagiscono con la sostenibilità e l’efficienza energetica in edilizia: spesso sono proprio questi aspetti meno evidenti e più complessi ad essere maggiormente energivori e a produrre emissioni di gas a effetto serra.

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    Obiettivo del progetto SUS-CON è stato sviluppare tecnologie che permettessero di riutilizzare materiali di scarto (come plastiche miste provenienti dalla selezione dei rifiuti solidi urbani, pneumatici a fine vita, schiume di poliuretano recuperate da frigoriferi dismessi, plastiche provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e sottoprodotti del processo di produzione dell’acciaio) destinati a essere smaltiti, per la realizzazione di nuovi prodotti da costruzione con alto valore aggiunto (in termini di prestazioni e tecnologie di processo messe a punto).

    Risultato del progetto è stato realizzare un prodotto cementizio leggero, ecologico ed economicamente sostenibile, in grado di assicurare l’isolamento termico e acustico, ovviamente verificato in termini di proprietà meccaniche e resistenza al fuoco, che può essere utilizzato sia per applicazioni premiscelate che prefabbricate. Quindi - di fatto - un prodotto che tipicamente appartiene alla tradizione del settore edile ma che ha in sé tutta la forza dell’innovazione.

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    Alcuni numeri sui prodotti prototipali realizzati a conclusione del progetto:

    • 1.000 blocchi e 50 pannelli SUS-CON realizzati a livello industriale (presso gli impianti di Magnetti e ISTON, partner industriali del progetto). Si è dimostrato che la produzione dei prodotti SUS-CON è compatibile con i processi esistenti (si riducono così i costi per l’adeguamento delle attrezzature);

    • Costruzione (con pannelli e blocchi SUS-CON) di 3 demo building in scala reale in Spagna, Turchia e Romania per portare a termine la fase di dimostrazione;

    • Monitoraggio delle performance di isolamento termico in differenti condizioni climatiche dei demo building. I prodotti SUS-CON presentano delle capacità di isolamento termico superiori rispetto ai prodotti commerciali utilizzati come riferimento;

    • In termini di resistenza al fuoco, i pannelli SUS-CON sono stati classificati EI 240 (dimostrandosi 4 volte più performanti degli analoghi pannelli commerciali attualmente prodotti dal partner industriale Magnetti, classificati EI 60);

    • Si è infine dimostrato l’alto livello di replicabilità dei risultati del progetto SUS-CON.  Utilizzando per la produzione dei prototipi prodotti locali in Turchia (diversi da quelli precedentemente utilizzati nella fase di sperimentazione in laboratorio), i risultati sono rimasti invariati.

    Questi in sintesi gli output di progetto, ora il passo successivo sarà il trasferimento dei risultati dal mondo della ricerca a quello della produzione industriale.


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