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Progetti di bioarchitettura, tecnologie e materiali per l’architettura sostenibile, risparmio energetico, eco design e novità sulle energie rinnovabili.

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    Nell'arcipelago delle Canarie sull'isola di Tenerife nei pressi della cittadina di Granadilla è stata finalmente realizzata una casa bioclimatica pensata nel 1995. L'architetto José Luis Rodríguez Gil pensava e studiava da diversi anni di progettare un'abitazione energeticamente quasi autosufficiente e dalle forme e dai colori in armonia con il paesaggio circostante quasi disabitato che sia affaccia verso l’oceano.

    5 ESEMPI DI BIOCLIMATICA LOW-COST

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    IL PROGETTO DELLA CASA BIOCLIMATICA

    L'edificio si sviluppa lungo l'asse Est-Ovest per sfruttare al meglio i venti dominanti: il volume a base rettangolare ha in questo modo la zona giorno esposta a Sud e la zona notte a Nord. Il muro in pietra di basalto, che fa da cesura tra le due parti, costituisce l'elemento generatore del progetto al quale viene addossato da un lato un parallelepipedo e dall'altro una struttura leggera in acciaio zincato e vetro con copertura inclinata a una falda.

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    La casa è disposta su di un unico livello. La cucina, la sala da pranzo e il soggiorno sono ospitati in un unico ambiente che si apre verso la veranda e il paesaggio. La zona notte è costituita da quattro piccole camere da letto e da due bagni. Un lungo corridoio con due finestre posizionate agli estremi permette l'accesso a questi ambienti e favorisce l'afflusso di aria per il raffrescamento naturale.

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    La scelta di inclinare la copertura della zona giorno ha comportato diversi vantaggi in termini di benessere ambientale inteso da più punti di vista: innanzitutto ha permesso di integrare nel volume sia i pannelli solari per la produzione di acqua calda sia i pannelli fotovoltaici per la generazione di energia elettrica; inoltre ha favorito l'inserimento di alcune aperture strategiche per agevolare la ventilazione naturale all'interno degli spazi abitati e la creazione di una veranda.

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    I materiali impiegati, privi di elementi nocivi come ad esempio i COV - Composti Organici Volatili - o le vernici sintetiche, sono stati alcuni reperiti in zona, come la pietra di basalto rivestita con lapillo vulcanico, materiale atossico e con un alto potere isolante, mentre altri, come il legno e la struttura in acciaio, provengono dall'industria della prefabbricazione.


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    I vantaggi della prefabbricazione, se associati a quelli del legno, materiale sostenibile per eccellenza, danno luogo a costruzioni doppiamente valide, caratterizzate da tempi di esecuzione ridotti, sicurezza e pulizia del cantiere, bassi consumi energetici e sostenibilità. Abbiamo raccolto alcuni esempi di progetti di case prefabbricate in legno.

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    CASA GG: IL LEGNO E LA RIDUZIONE DEI CONSUMI

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    GG è una casa prefabbricata in legno con dei numeri vincenti: 4 moduli, 4 mesi e 1 kilowatt. Si riferiscono rispettivamente alla distribuzione degli spazi, suddivisi in 4 moduli, al tempo di realizzazione, di soli 4 mesi, e al fatto che in inverno le case sono riscaldate da un unico radiatore da un solo kilowatt acceso per due ore al giorno. Il progetto spagnolo di Casa GGè opera di Alventosa Morell Arquitectes e dimostra tra le altre cose che la prefabbricazione in legno riduce i tempi di realizzazione e può dar luogo ad abitazioni a basso consumo energetico.

    UNBOXED: PREFABBRICAZIONE PER L’AREA MEDITERRANEA

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    Unboxedè il progetto di un’abitazione unifamiliare in legno specificamente pensata per l’area mediterranea. Gli architetti Micaela Colella e Maurizio Barberio hanno realizzato uno spazio di grande qualità, con interni progettati in modo da essere flessibili e quindi adattabili con l’evolversi della famiglia. La struttura di Unboxed è composta da pannelli prefabbricati in legno ben isolati, studiati per abbattere i ponti termici ed è completamente riciclabile.

    ÁPH80: PROTOTIPI TRASPORTABILI

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    Piccole case prefabbricate in legno, dotate di ogni comfort e trasportabili. ÁPH80è ancora solo un prototipo ma è destinato a diventare presto realtà. I suoi ideatori infatti, dopo la singola abitazione, sono già passati al concept di una serie di case assemblabili a creare un intero villaggio trasportabile. Potrà essere composto da abitazioni accostate l’una all’altra e disposte a formare piazze e stradine. I singoli moduli sono dotati di ogni comfort ed accessoriate con camera da letto, angolo cottura e soggiorno ed un bagno.

    POP-UP HOUSE: LA CASA PASSIVA IN LEGNO DA COSTRUIRE IN 4 GIORNI

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    Pop-up house combina un sistema costruttivo a basso costo con performance termiche talmente elevate da essere una casa passiva. Lo studio di architettura Multipod, che l’ha progettata, l’ha definita una casa fai-da-te per sottolineare quanto sia semplice e rapido costruirla. La casa infatti si costruisce in soli 4 giorni, in 4 persone, senza l’ausilio di grossi macchinari. Ha una struttura in legno ed i pannelli modulari che la rivestono, che si incastrano con facilità tra loro, sono completamente riciclabili. 


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    L’uomo passa la maggior parte del tempo a cercare di superare la natura come se questa presentasse dei limiti e non si accorge che le soluzioni che sta cercando si celano nei meccanismi naturali che un occhio attento e curioso può osservare e reinterpretare. Non è un caso che, come nel caso del padiglione in legno Wunderbugs realizzato a Roma dallo studio OFL Architecture, le migliori soluzioni tecnologiche nascono proprio da un’attenta osservazione dei fenomeni naturali.

    NATURA E ARCHITETTURA SI INCONTRANO CON LA BIOMIMETICA

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    ARCHITETTURA E NATURA: IL CONNUBIO PERFETTO

    Ma cosa succede se ad ispirarsi alla natura è l’architettura? Come si può ricreare un suono naturale per generare uno spazio suggestivo ed affascinante?

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    Lo studio romano OFL Architecture nel padiglione Wunderbugs sfrutta il volo degli insetti per generare musica, grazie a questo progetto si aggiudica il premio A+Awards2015 per la categoria “Architettura+Collaborazione”. Il padiglione vede infatti la collaborazione tra diverse figure professionali quali: architetti, designers, una biologa, un tecnico del suono, un compositore ed un apicultore.

    A rendere così speciale questo padiglione, installato a Roma negli spazi dei giardini pensili dell’Auditorium Parco della Musica per la seconda edizione del Maker Faire Europe, sono gli insetti e l’interazione tra uomo e natura.

    UN PADIGLIONE IN MODULI DI LEGNO ASSEMBLABILI.

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    Wunderbugsè un padiglione caratterizzato dall’unione delle forme tipiche del barocco romano rilette ed integrate dalle geometrie naturali tipiche del mondo degli insetti. Costituito da moduli in legno ripetuti, il padiglione può assumere numerose conformazioni a seconda della combinazione dei moduli stessi: 1.104 moduli ad arco, 92 rombi con fori circolari che consentono di alternare i vuoti e i pieni. Archi e rombi sono tenuti assieme da 198 nodi in legno che servono a gestire l’andamento curvilineo del padiglione, permettendo di generare spazi sempre diversi tra loro.

    UNO SPAZIO FATTO DI SUONI E SUGGESTIONI.

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    Ma il vero fulcro, il cuore pulsante del progetto, non è tanto la scatola quanto il contenuto. All’interno dello spazio racchiuso dal sistema modulare in legno sono presenti sei sfere trasparenti sostenute da elementi verticali in legno. Ognuna rappresenta un ecosistema interattivo con terra, piante ed insetti. All’interno sono presenti dei sensori che, grazie ad Arduino, permettono di controllare il movimento, la temperatura, l’umidità e l’intensità della luce solare in ogni singola sfera.

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    Si trasforma in un vero e proprio spazio di interazione tra i visitatori e i microsistemi naturali: i dati registrati nelle sfere insieme a dei microsensori che percepiscono le posizioni dei visitatori permettono di modulare all’istante la composizione musicale che viene trasmessa all’interno del padiglione. Una sala dei suoni a cielo aperto in cui architettura e geometria, uomo e natura, grazie all’utilizzo sapiente della tecnologia, generano uno spazio sensoriale ed armonioso. 

    Osservare con curiosità la natura è dunque quel valore aggiunto alla progettazione che può fornire grandi stimoli e portare a soluzioni progettuali del tutto eccezionali.

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    Per conoscere qualsiasi territorio è indispensabile relazionarsi con gli abitanti, scoprire usi e costumi del posto e, con essi, l’anima dei luoghi. Servizi di geolocalizzazione, mappe interattive e un monitoraggio aggiornato possono indirizzare e coinvolgere turisti e residenti, agevolando nel contempo le amministrazioni nella valorizzazione dei beni materiali e non. All’interno del "web semantico" in cui applicazioni per smarthphone e tablet sono i nuovi strumenti di lettura del territorio, si inserisce il progetto M|app - Mestieri e arti popolari pugliese - vincitore del bando pugliese "Principi Attivi 2012".

    LA PUGLIA RACCONTATA IN UN'INFOGRAFICA

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    L’app mette a sistema laboratori, organizzazioni ed eventi artigianali presenti sulla regione con l’obiettivo principale di agevolare la fruibilità dei territori e mostrare la moltitudine di punti d’interesse dell'artigianato artistico, in maniera semplice e interattiva. Se ricerchi per città o categoria scoprirai musei, mercatini ed eventi indicizzati, ma non solo… Potresti partecipare ad alcune attività promulgate dall’associazione, chiacchierare con un eclettico liutaio, fare cavatelli e strascinate con maestre pastaie o incontrare uno dei pochi maestri trullari ancora viventi!

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    I giovani pugliesi e la partecipazione attiva sul territorio

    Dal 2008 la Regione Puglia promuove e supporta progetti ideati e realizzati dai giovani grazie a Principi Attivi "iniziativa per favorire la partecipazione dei giovani pugliesi  alla vita attiva e allo sviluppo del territorio" . M|app nasce dalle menti di Cristina Dicillo, Pasquale Minervini, Rosanna Rizzi e Sabrina Scaletta ed è un progetto pilota a scala regionale che può essere ampliato a scala nazionale. 

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    Se la geografia emozionale è la nuova chiave di lettura dei territori, una mappa "smart" può aiutare a scoprire paesaggi tipici e protagonisti dell’artigianato. Infatti la mappatura interattiva individua realtà artigianali già presenti ed operanti sul territorio ma non in contatto tra loro, e promuove iniziative culturali individuali o limitate nel tempo. Come raccontano i soci, "il ruolo di M| app è di strutturare queste informazioniin una base di conoscenza condivisa, fruibile attraverso una piattaforma web e applicazioni per smartphone e tablet che consenta di conoscere in tempo reale localizzazione, caratteristiche e ogni genere di informazione utile per partecipare e conoscere l’attività d’interesseIl riconoscimento dell’identità territoriale e la promozione delle tradizioni ‘che costituiscono risorsa da tramandare alle future generazioni’ rappresenta infatti uno dei principali indirizzi delle politiche della Regione Puglia, laddove la componente rurale e storico-culturale viene intesa come una delle declinazioni del ‘bene’ territorio al pari degli aspetti paesaggistici e ambientali e, in quanto tale, suscettibile di tutela’’.

    Attività on line e off line

    Accanto ad una fase online, l’associazione promuove una offline di natura didattico-pratica con workshop e incontri con personalità della scena pugliese. La divulgazione del saper fare è promossa con iniziative in partnership con associazioni e istituzioni già presenti da tempo sul territorio. I laboratori sono cadenzati rispetto alla stagionalità delle attività e suddivise secondo i quattro ambiti principali della vita dell’individuo: i mestieri, l’abitazione, il cibo e il tempo libero. Il progetto prevede inoltre l’attivazione di processi collettivi di coesione e cooperazione, rivolti a Istituti Scolastici e di assistenza sociale, per favorire la sperimentazione didattica e l’integrazione di minori, anziani, diversamente abili, attraverso attività laboratoriali organizzate sui temi delle tradizioni locali.

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    Il primo appuntamento laboratoriale sviluppava il tema mestieri e ha visto la collaborazione dei maestri ceramisti della Bottega Vestita di Grottaglie (TA). Dopo un seminario teorico sulla storia della ceramica Magno-Greca e Medievale e sui metodi di lavorazione e decorazione tradizionali, i partecipanti hanno lavorato con il tornio modellando vasi e piccoli oggetti. Hanno appreso anche alcune tecniche decorative tra cui l’ingobbio a graffito e incisione, e lo smalto.

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    Il secondo appuntamento ha come tema il cibo e negli spazi baresi di MICROBA i partecipanti si sono cimentati nella produzione di orecchiette, cavatelli, strascinate e altri formati tipicamente pugliesi. Si è tenuto, inoltre, il simpatico contest culinario e show cooking. Il primo piatto preferito in cui i presenti divisi per squadre si sono sfidati con ricette a base di orecchiette prodotte in giornata sulla Q-CINA mobile degli amici di MoMAng.

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    La terza attività didattico-pratica è stata chiamata “La dimora”, dedicata alle tecniche costruttive in pietra a secco tipiche pugliesi con l’aiuto dei trullari Giuseppe Miccoli, divulgatore dell’antico mestiere, e Lorenzo Grasso, autorizzato ad operare nei siti patrimonio UNESCO. Durante la giornata i maestri hanno mostrato le caratteristiche tecnologiche dei muri a secco, soffermandosi sulle tipologie dei paretoni e dei paralupi; in seguito hanno mostrato gli strumenti tradizionali (martello, seidenti, filo a piombo, squadro, guidamest, callared, zappa e piccone).

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    Infine unpercorso tra storia, musicologia, fisica e arte l’ultimo appuntamento per il macro-tema tempo libero, dedicato alla scoperta del mestiere del liutaio con Antonio Dattis in cui i partecipanti hanno potuto apprezzare la sua eccezionale abilità nello scolpire il legno e trasformarlo in musica.


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    La regola delle tre erre per favorire la sostenibilità ambientale stabilisce che vi possa essere una riduzione ed una limitazione dei rifiuti prodotti dall’uomo, grazie alle reimmissione degli stessi nel ciclo vitale e produttivo. La strategia delle “tre erre” afferma: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.

    L’idea condotta avanti da una startup dell’Alto Adige è quella di utilizzare scarti biologici come materia prima per nuove produzioni, in particolare partendo dalle mele.

    RICICLARE SCARTI ALIMENTARI PER PRODURRE BIOPLASTICA 

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    L'ingegnere Alberto Volcan, a partire dal 2009 dalla bolzanina Frumat di Hannes Parth, ha visto passare da 0 a 30 tonnellate al mese in 5 anni il quantitativo di rifiuti utilizzato per realizzare prodotti ecosostenibili.

    Dalle mele è possibile ricavare non solo sidro o marmellate, ma utilizzando le bucce ed i torsoli si possono creare fazzolettini o rotoli, e tessutiin eco-pelle. Il prodotto è stato soprannominato cartamela. Proprio nell’Alto Adige si concentra oltre la metà della produzione di mele del territorio nazionale, e grazie all’ingegnere Volcan nel 2004 gli scarti delle stesse sono stati impiegati per la prima volta per realizzare fazzolettini e rotoli di carta.

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    "Il primo prodotto che abbiamo realizzato è stata la cartamela - spiega Hannes Parth - un prodotto creato con pura cellulosa arricchita con gli scarti di lavorazione delle mele che dopo l'iniziale produzione di carta igienica, oggi trova diverse declinazioni sia come rotoli da cucina, fazzolettini da naso, scatole per il packaging. La nostra ricerca e le nostre sperimentazioni però non si fermano e ora siamo impegnati nella realizzazione della pellemela, un prodotto ottenuto sempre dagli scarti di lavorazione delle mele ma destinato alla legatoria, alle calzature e ai rivestimenti di divani e sedie".

    Grazie alla ricerca condotta negli anni, ad oggi diverse imprese lavorano questo tipo di rifiuto alimentare trasformando una media di 30 tonnellate al mese in prodotto. Per quanto riguarda la carta, nella produzione i rifiuti della mela concorrono fino a un massimo del 25%, per la pelle fino al 30%.

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    Nella lavorazione della cartamela gli scarti di mela vengono sottoposti a un trattamento di disidratazione, raffreddamento e macinazione che ne blocca decadimento e fermentazione e lascia inalterato il loro contenuto di zuccheri e di cellulosa, indispensabile per la produzione di carta. Da questo processo si ottiene una farina bianca, che contiene il 65 per cento di cellulosa e che si presta alla produzione di qualsiasi tipo di articolo cartaceo. Un metodo non solo eco-friendly, ma che ha anche il merito di contribuire ad abbattere i costi di gestione dei rifiuti: gli scarti di mela, di cui fanno parte i residui della produzione industriale di succhi di frutta, vengono infatti considerati “rifiuto speciale”, categoria per il cui smaltimento è necessario un iter molto costoso.

    La “pellemela” è una pelle vegetale molto versatile, che può avere gli stessi impieghi della vera pelle, dall’arredamento alla moda, dalle scarpe alle borse; da queste soluzioni a base di farina di mele, che già molte aziende altoatesine hanno sviluppato, possono scaturire vari effetti positivi. Oltre a tutelare l’ambiente, infatti, la crescita e il potenziamento di una vera e propria industria basata sul riciclo, garantisce uno sviluppo sostenibile e armonico del territorio altoatesino e può anche avere importantissime ricadute in termini occupazionali.

    Riscontri positivi sono sia in Italia che all’estero, come in Germania, Austria e Svizzera, da sempre Paesi molto attenti a questo tipo di processi. "Un dato a mio avviso molto interessante - spiega Parth - è che nell'arco di pochi anni ho potuto constatare che anche nel nostro Paese le aziende interessate a produrre utilizzando scarti ottenuti dalla lavorazione industriale di alimenti, in questo caso specifico quelli delle mele, sono in continuo aumento".


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    Una vecchia bottega artigiana, situata in un quartiere ovest di Parigi, è stata trasformata in abitazione. Il compito difficile di ricavare in uno spazio con poche aperture verso l'esterno e con due angusti patii interni sui quali si affacciano le finestre degli edifici circostanti è stato affidato all'architetto Maxime Jansens. Il risultato è stato la realizzazione di un appartamento a pianta aperta con leggere e trasparenti partizioni interne.

    PARIGI: SOCIAL HOUSING A LES MARAIS 

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    IL PROGETTO DELLA NUOVA CASA

    La casa è disposta su di un unico livello su di una superficie di circa 130 mq. Non esiste una divisione canonica tra zona giorno e zona notte e i due patii sono stati chiusi e coperti con dei lucernari in modo da collegare ogni parte dell’abitazione. Le tre ampie aperture del fronte strada che corrispondevano alle vetrine della bottega ora sono rispettivamente due finestre del soggiorno e una della camera da letto matrimoniale. 

    Una volta varcato l’ingresso ci si ritrova direttamente nel salotto sul quale si affacciano tutti gli altri ambienti. La cucina occupa il primo patio, mentre il secondo, che mette in comunicazione due camere da letto e un bagno con il soggiorno, è occupato da un’area attrezzata a scrivanie e librerie per lo studio. Le stanze dei bambini, infatti, non hanno finestre e quindi ospitano semplicemente i letti. Invece, attraverso il soggiorno si accede direttamente alla camera da letto matrimoniale con il suo bagno privato.

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    Per ovviare ai problemi legati alla mancanza di aperture si è cercato di ridurre all’essenziale le partizioni interne per permettere alla luce zenitale proveniente dai lucernari di attraversare liberamente tutti gli ambienti. I muri delle camere in alcuni casi sono stati trattati come dei serramenti inserendo alcune porzioni vetrate alternate a superfici opache.

    Cemento, legno e acciaio sono i materiali utilizzati e conferiscono agli ambienti un aspetto industriale. Gli arredi fissi della cucina hanno una struttura in cemento rivestito in resina, mentre la credenza è in legno di pino.

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    “Learning by doing” è il modello anglosassone cui si ispira, per il secondo anno consecutivo, il Master-Lab Architettura | Ambiente  organizzato dalla Scuola di Architettura Strategica NewItalianBlood, nata a Salerno con un unico e prezioso obiettivo: la coesione tra progettazione sostenibile, tutela dell’ambiente e sviluppo economico, coniugando etica e pratica professionale, ricerca e conoscenza del territorio, anche attraverso collaborazioni e contributi di partner internazionali fra cui i più autorevoli architetti, paesaggisti, sociologi, economisti, ingegneri ed esperti del costruire ecosostenibile. 

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    Il Master, programmato dal 3 novembre 2015 al 14 aprile 2016, sarà organizzato come un superstudio-laboratorio dove i partecipanti, affiancati da progettisti professionisti tra i più interessanti e innovativi, svilupperanno in cinque mesi di attività almeno tre progetti: riuso di edifici o spazi pubblici abbandonati, rigenerazione urbana di aree periferiche, interventi turistici, culturali e sociali per la trasformazione eco-compatibile del territorio.

    Chi si dimostrerà più meritevole, ottenendo l’Attestato Speciale di Merito, avrà l’opportunità di seguire uno stage finale di tre mesi in importanti studi nazionali o internazionali e chi sceglierà di svolgere lo stage in Campania o presso gli studi partner italiani, avrà diritto a un rimborso spese di 600 Euro al mese.

    Oltre a lezioni pratiche e teoriche, da svolgersi negli spazi prestigiosi della scuola con l’utilizzo di risorse hardware innovative, sono previste visite in cantiere, seminari, workshop, allo scopo di fornire conoscenze per realizzare una progettazione strategica integrata, dedicata sostanzialmente alla qualità diffusa, indispensabile per lo sviluppo del territorio, dell’economia e del turismo.

    L’iscrizione al Master dovrà essere perfezionata entro il 15 settembre 2015.

    Particolarmente interessanti le dieci borse di studio messe a disposizione da NewItalianBlood per sostenere i giovani talenti under 35 e under 30: 2.500 Euro ciascuno per due progettisti tra i 30 e i 35 anni, residenti in Italia, Europa, Mediterraneo e 1.750 Euro ciascuno destinati a otto giovani sotto i 30 anni, residenti in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Le candidature dovranno pervenire entro il 10 luglio 2015.

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    NIB ha attivato, inoltre, una partnership con la Regione Lazio, promotrice del programma Torno Subito; si tratta dell’opportunità, per residenti o domiciliati nel Lazio, under 35, di ricevere una borsa di studio che copre tutte le spese fino a 12.000 Euro per frequentare un’attività di formazione professionale fuori regione, come il Master di Salerno, organizzando lo stage di ritorno in studi o aziende laziali i cui contatti sono forniti dal network. Le domande vanno inviate entro il 6 luglio 2015.

    Altre sponsorizzazioni e contributi saranno offerti da Fondazioni, Istituzioni, Enti Pubblici, ONG, Aziende Private, quali partner di riferimento per la copertura delle spese relative allo sviluppo dei progetti.

    È dunque un’occasione unica per “imparare facendo”, costruendosi un portfolio di qualità, indispensabile per proseguire il proprio percorso professionale e fare esperienza nei più importanti studi di progettazione nazionali e internazionali. 

    Per saperne di più visita il sito di New Italian Blood


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    Sono ormai anni che si parla sempre più frequentemente di analisi energetiche e software di calcolo energetico ed è quindi il caso di spendere qualche parola per spiegare meglio cosa sono e a cosa servono. Come prima cosa, c’è da dire che spesso, parlando di simulazioni energetiche si intende erroneamente soltanto l’aspetto di condizionamento estivo ed invernale. In verità, una simulazione energetica non riguarda unicamente il comfort termico interno dell’edificio, e quindi la semplice necessità di riscaldare o raffreddare un ambiente, ma anche di un aspetto fondamentale e che spesso e volentieri è sottovalutato: lo studio dei sistemi di illuminazione e di ricircolo dell’aria. Tali impianti infatti, influenzano ampiamente in consumi di edifici altamente performanti dal punto di vista termico. Inoltre, un altro aspetto difficilmente quantificabile è quello del benessere interno, della salubrità e in generale del comfort che non avendo un effetto diretto sulle bollette è spesso trascurato.

    EFFICIENZA ENERGETICA: L'AUDIT E LE BUONE PRATICA IN EDILIZIA

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    Focalizzando invece l’attenzione sull’oggetto edilizio di per sè, c’è da precisare che esso non deve essere visto come qualcosa di immutabile e statico nel tempo, ma anzi come qualcosa le cui proprietà fisiche cambiano costantemente nell’arco della stessa giornata! Questi cambiamenti sono dovuti in primo luogo all’ambiente che agisce su di esso in moltissime forme e sollecitazioni ma anche (e a volte soprattutto) da ciò che possiamo definire come “fattori interni”, ovvero tutto quell’insieme di funzioni e attrezzature che l’edificio ospita. Tra i “fattori interni” spiccano i sistemi di condizionamento e soprattutto le persone che lo utilizzano.

    I fattori da considerare per le simulazioni energetiche

    Andando con ordine, per ogni simulazione energetica che si vuole fare, si deve sempre avere chiaro di che edificio si sta parlando, di dove è posizionato e di tutto ciò che vi sta intorno (incluso alberi, altre strutture ed in generale ogni elemento fisico che può interagire con l’edificio analizzato) e quali sono le condizione ambientali esterne nel corso del periodo di studio. Ma bisogna anche conoscere quali sono le funzioni che la struttura è destinata ad ospitare e quindi che tipo di utenza deve accogliere, il tipo e numero di attrezzature presenti e i loro consumi, tutti i sistemi tecnologici presenti al suo interno e soprattutto il numero di persone che lo utilizzeranno e il loro comportamento “tipo” come fruitori.

    Come si può ben capire da queste poche righe, la situazione risulta essere estremamente complessa perché ognuno dei punti sopra elencati può mutare nel tempo. Basti pensare a quelli che sono i fattori ambientali ed umani. Intanto bisogna avere ben presente quali sono le condizioni fisiche dell’intorno, quindi la presenza di altre strutture ma anche alberi che però come ben sappiamo sono tutt’altro che fisse e immutabili anzi, basti pensare alla possibilità che un vostro vicino di casa decida, da un giorno all’altro, di piantare un bell’albero nel suo terreno, oppure di sopraelevare (o costruire ex novo) la sua casa. Già questo può far capire l'aleatorietà della situazione, ma se aggiungiamo inoltre le variabili dovute a chi utilizza l’edificio, rischieremmo di perderci in un elenco infinito di possibilità. La variabile utente infatti, insieme a quella climatico-ambientale è una delle maggiori cause della non accuratezza delle simulazioni energetiche e che spesso ne altera sensibilmente le previsioni progettuali.

    A questo punto, la domanda che può venire in mente è: che ruolo possono ricoprire le simulazioni energetiche visto che ci sono molti elementi non predittibili che le influenzano? A questa domanda si può rispondere dicendo che il loro scopo non è quello di prevedere esattamente i consumi dell’edificio analizzato, ma anzi di fornire dati utili a capirne meglio il comportamento in modo da poter confrontare diverse strategie e scegliere quella che garantisce, a parità di comfort, il minor uso di energia. Vorrei spendere due parole per precisare questo concetto: il fatto che una soluzione risulti essere la migliore per un edificio, non significa che è per forza la migliore in ogni altro caso anche analogo poiché, come detto prima, sono molteplici i fattori che ne influenzano il comportamento e quindi ogni caso deve essere trattato separatamente. Ovviamente, parlando dell’aspetto che più interessa in genere agli acquirenti, ovvero il riscontro monetario del processo di analisi, se una simulazione è stata fatta bene è lecito aspettarsi che i consumi finali risultino essere in linea con quelli previsti.

    Appare chiaro su tutti un concetto, nel campo delle simulazioni energetiche, piuttosto articolato, confluiscono molteplici discipline diverse come l’ingegneria, ma anche l’architettura, fisica, scienze ambientali, scienze del comportamento e non solo. Ci sarebbero da scrivere centinaio di pagine riguardo alcuni fattori che entrano in queste analisi, come ad esempio i file climatici, l’uso dei materiali, l’effetto della massa, le schedule di utilizzo e altro, ma non volendo scendere troppo nei dettagli, una classificazione di massima risulta indispensabile.

    I TIPI DI SIMULAZIONE ENERGETICA

    La classificazione che viene normalmente fatta sulle simulazioni energetiche riguarda le semplificazioni che vengono adottare nella rappresentazione della fisica dell’edificio e dei materiali nonché nell’unità oraria che viene usata per indagare il fenomeno. Essenzialmente è quest’ultimo il fattore che porta ad una maggiore o minore raffinatezza dei risultati. Si possono individuare quindi tre tipi diversi di simulazioni energetiche in base, appunto, all’unità temporale che viene adottata e che risulta essere la “stagione” di riscaldamento o di raffrescamento per quanto riguarda le “simulazioni energetiche stazionarie”, il mese come unità temporale per quanto riguarda le “simulazioni energetichesemi-stazionarie” e infine l’unità oraria o sub oraria come unità di tempo per quanto riguarda le simulazioni cosiddette “dinamiche”.

    Simulazioni stazionarie e semi-stazionarie

    Questo tipo di analisi sono le più comunemente usate per diversi motivi tra i quali spicca la semplicità di esecuzione. Ovviamente questa semplicità deriva da un alto livello di semplificazione adottata che sicuramente non è passato inosservato dal lettore. Infatti le unità temporali usate per questo calcolo vanno dalla “stagione” di riscaldamento o raffrescamento al mese. Questa semplificazione comporta delle notevoli approssimazioni nella modellazione e nei parametri che vengono presi in esame. In regime stazionario o semi-stazionario il bilancio energetico viene fatto unicamente come un confronto tra le temperature interne ed esterne avendo come elemento di separazione una parete con una trasmittanza termica definita e costante nel tempo e senza massa o sfasamento. Questi ultimi due parametri che vengono trascurati da questo tipo di simulazioni, sono di cruciale importanza per quanto riguarda i consumi finali e il comfort totale e quindi, per forza di cose, queste simulazioni spesso risultano imprecise e lacunose.

    In genere gli input di questo genere di programmi si limitano a scarse indicazioni geografiche (spesso limitate al comune), ad una sommaria modellazione geometrica e spesso ad una indicazione approssimativa degli impianti presenti e delle schedule di utilizzo dell’edificio stesso. Questo tipo di simulazioni è spesso utilizzata per effettuare delle graduatorie per confrontare diversi edifici tra di essi e usualmente, per il mercato immobiliare italiano. Comunque, per via della loro semplicità di esecuzione, queste simulazioni possono essere usate nelle fasi iniziali della progettazione per avere un'idea iniziale sulle caratteristiche dell’edificio e su quali possono essere i suoi punti deboli.

    Alcuni programmi che svolgono questo tipo di analisi sono TerMus, EdilClima, MC4.

    Simulazioni dinamiche

    Con le simulazioni in regime dinamico, si apre un nuovo mondo ai progettisti. Infatti in questi programmi l’unità di tempo considerata è l’ora ma molto spesso si può scendere anche alla scala sub-oraria. Ciò permette di avere una descrizione minuziosa del comportamento dell’edifico ora per ora e ne permette di analizzare e sfruttare quelle che sono le caratteristiche fisiche proprie dei materiali. Questi programmi spesso riescono ad inserire input variabili come ad esempio sistemi di schermatura intelligenti, controlli di illuminazione oltre che la funzione della massa di cui calcolano adeguatamente ogni sua caratteristica e questo permette di simulare in modo realistico gli effetti di ogni singola modifica si decida di apportare alla struttura analizzata. Infatti, questo tipo di software permettono altresì di simulare nel dettaglio i vari sistemi di condizionamento presenti nell’edificio e di vederne gli effetti nei consumi ma anche nel comfort interno.

    Le simulazioni dinamiche permettono non solo di ottimizzare gli apporti energetici e i consumi ma anche di ottimizzare il comportamento dell’involucro con quello degli impianti in modo da poter optare per impianti generalmente meno potenti e quindi meno costosi, il tutto garantendo un alto comfort interno. Spesso incluso in questo tipo di analisi, si include un efficace calcolo illuminotecnico in modo da avere una predizione dei consumi e del confort in tutti i suoi aspetti. Ovviamente l’aspetto negativo di questo processo deriva proprio dalla sua notevole complessità. Infatti questo tipo di analisi richiedono una conoscenza approfondita di ogni singolo elemento del progetto, sia costruttivo che impiantistico ed inoltre la modellazione deve essere estremamente scrupolosa e accorta poiché anche una semplice svista può portare a risultati differenti e non realistici.

    Esistono diversi programmi a pagamento che effettuano simulazioni energetiche dinamiche. Nonostante ciò, uno dei programmi più usati al mondo è Energy +, un software gratuito sviluppato dal dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America con l’aiuto di alcune tra le più prestigiose università al mondo e che sempre più si sta affermando a livello mondiale.

    Conclusioni sulle simulazioni energetiche

    Da ciò che appare da questa breve discussione, si può capire che il mondo delle simulazioni energetiche è estremamente vasto e complesso ma che può aiutare a migliorare notevolmente la qualità della progettazione di un edificio. Ovviamente, come è stato detto, esistono moltissimi strumenti a disposizione dei progettisti per raggiungere i propri obiettivi e ovviamente ognuno di loro ha una sua funzione e un suo preciso scopo. Come già detto, le simulazioni energetiche dinamiche sono quelle che richiedono più lavoro e precisione ma risultano essere anche le più precise ed efficaci. Questa loro complessità deve quindi essere giustificata all’interno di un processo progettuale profondo e innovativo che non le releghi semplicemente come ultimo step ma che anzi le valorizzi e le utilizzi in ogni fase del processo, dalla progettazione di massima a quella del dettaglio. Questo ovviamente sarebbe il modo migliore di utilizzarle ma purtroppo spesso, sia per la scarsa diffusione delle stesse che per una autoreferenzialità del processo progettuale di per sè, esse sono relegate come elemento accessorio della progettazione a cui è demandato il compito di stabilire unicamente quanti centimetri di isolante devono essere usati per ottenere la classe energetica richiesta. Per fortuna, sembra che le cose stiano lentamente cambiando, specialmente nei paesi europei continentali e speriamo che quindi, questo tipo di approccio olistico alla progettazione diventi presto il modo “normale” di progettare anche in ambito nazionale. L’Italia infatti grazie alla sua conformazione geografica offre una serie estremamente variegata di situazioni che impongono analisi sempre diverse agli specialisti del settore. Ciò da un lato presenta degli ovvi svantaggi (difficile standardizzazione dei casi), ma dall’altro è una grande possibilità per formarsi a tuttotondo in modo da essere in grado affrontare autonomamente ogni situazione e fare scuola anche nel resto dell’Europa e non solo. 


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    Le isole Shengsi, sono la patria di Goqui, un villaggio di pescatori cinese abbandonato, che sembra essere stato inghiottito dalla terra e dalla natura, sommerso dalla vegetazione

    LA NATURA VINCE SU TUTTO:IL PONTE DI LIANE

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    Situate a circa due ore da Shanghai, al largo della costa orientale della Cina, vicino alla foce del fiume Yangtze, le isole si presentano come un luogo da favola per la gente del posto, diventando il diversivo al caos cittadino, rinomato per i rinomati ristoranti in cui si possono gustare eccellenti frutti di mare, nonché per le numerose mete di escursione e per prendere il sole, godendo di acque cristalline. Pochi gli stranieri che arrivano fino qui, il che lo fa diventare uno di quei luoghi ideali per coloro che amano viaggiare fuori dai sentieri battuti. A Goqui, difficilmente raggiungibile dai turisti, la natura si è riappropriata del territorio. Questo caratteristico villaggio è inghiottito da una vegetazione lussureggiante, dovuta anche al clima subtropicale del luogo.

    Purtroppo molte persone associano la Cina alle città altamente urbanizzate e iper affollate come Shanghai e Pechino, ma probabilmente c’è ancora chi ricorda che non molto tempo fa il paese era patria di migliaia di piccoli villaggi rurali come quello delle isole Shengsi. Molti di questi villaggi oggi sono purtroppo abbandonati. Così il fotografo cinese TangYuhong ha deciso di catturare queste immagini portando al pubblico mondiale le bellezze del villaggio perduto di Goqui, dove la natura si è riappropriata del suo spazio e gli edifici sono diventati tutt’uno con l’ambiente circostante. 

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    Il villaggio dell’arcipelago di Goqui è un esempio di autoecocompatibilità spinta, anche se molti degli immobili al momento risultano disabitati; certo è che essi potrebbero essere il punto di partenza per un recupero ambientale mirato a far diventare questo luogo un modello. Il suo mare, le luci, le caratteristiche imbarcazioni da pesca e i suoi scogli sono paragonabili per bellezza a quelli dell'arcipelago hawaiano e questo rende le spiagge della zona un piccolo paradiso incontaminato lontano dalla caotica civiltà.

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    VENTO (acronimo di VEN che sta per Venezia, e TO per Torino) è il progetto di una pista ciclabile che dovrebbe connettere Venezia a Torino, attraverso un’infrastruttura leggera, costeggiando il Po e attraversando le città più note ma anche alcuni luoghi dell’entroterra, oggi forse un po’ sottovalutati e dimenticati, in modo da favorire lo sviluppo economico e culturale anche di queste aree.

    In copertina: lo schema del percorso ciclabile di VENTO, da Venezia a Torino, con tutte le connessioni intermedie a trasporti pubblici e ad altre piste ciclabili italiane ed europee.

    PISTE CICLABILI IN ITALIA: IL TRACCIATO LIGURE

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    L’idea è di unire i tratti ciclabili già esistenti e percorribili in biciletta con i segmenti di pista che invece sono interdetti per questioni legali o di sicurezza, creando un percorso unitario di 679 Km totali, a un costo di 80 milioni di euro (che rappresentano lo 0,01% della spesa pubblica annuale, ovvero un costo di 1 o 2 km di autostrada), budget che dovrà essere diviso tra i diversi comuni che la pista attraverserà. Quindi, con una spesa preventivata di circa 118 euro al metro, si potrebbe realizzare la pista ciclabile più lunga d’Italia, e una delle più lunghe d’Europa.

    caption: la spesa da coprire per attuare la ciclabile VenTo divisa tra i diversi comuni che vengo attraversati dalla pista.

    Dal punto di vista economico VENTO punta a rappresentare un nuovo modello di sviluppo, ispirato a diversi paesi Europei che già l’hanno attuato, e che possa rilanciare l’economia locale dei territori attraversati con un progetto sostenibile e localizzato, volto a creare nuove opportunità di occupazione nel campo del cicloturismo e della cultura, richiedendo un basso investimento iniziale ma con un alto riscontro dal punto di vista socioculturale. Basti pensare che in Germania, con i suoi 40 mila Km di piste ciclabili, si producono 4 milioni di introito all’anno nel campo del cicloturismo.

    Il tracciato

    caption: il percorso di VenTo da Venezia a Torino.

    Secondo i suoi ideatori, VENTO vorrebbe essere il primo di una serie di progetti che potrebbero realizzarsi in futuro, e dovrebbe anche essere in grado di aiutare a diffondere una visione di ciclabilità che ancora non si è sviluppata nella cultura italiana, creando un sistema di mobilità dolce simile ad altre realtà europee le cui piste sono usufruite da milioni di cicloturisti ogni anno.

    Ancora oggi non è possibile pedalare in sicurezza ai lati del Po, nel tratto che va da Venezia a Torino, nonostante esista in potenziale una possibilità reale di creare una pista continua lungo il fiume.

    Il percorso di VENTO è stato così tracciato in modo da creare una pista unitaria e continua, che sia sicura per tutti, e i cui costi di costruzione rimangano contenuti – quindi includendo per esempio i tratti di pista già esistenti laddove ve ne sia la possibilità. Inoltre si è cercato di collegare la ciclabile in diversi punti ad altri mezzi pubblici, come al treno e ai traghetti, in modo che sia flessibilmente usufruibile, con accesso ed uscita in diversi tratti, cercando di integrare sia le città e le cittadine nel percorso,  ma anche i parchi e le aree protette.

    Lo stato attuale della pista

    La buona notizia per il progetto VENTO è che, dopo cinque anni di studi, il ministro Graziano Delrio ha affermato lo scorso 3 giugno che c’è la volontà di realizzare il progetto: il ministro ha sostenuto, infatti, che le infrastrutture leggere possono solo giovare a un paese che ha bisogno di riscoprire nuovi modelli di sviluppo capaci di riscattare e far proliferare anche le aree interne.

    Per quanto riguarda lo stato attuale del percorso, oggi la pista consta di un 15% di percorso ciclabile sicuro e utilizzato, composto però da segmenti discontinui tra loro, che sono in totale pari a 102 Km. 

    Il 42% di VENTO invece è caratterizzato da una ciclabile pronta che però, per legge, non può ancora essere utilizzata per via delle regole riguardanti l’uso degli argini, che appunto ne interdicono l’utilizzo. Per questo servirebbe che le quattro regioni interessate (Friuli, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte) trovassero nuovi accordi con gli enti fluviali.

    Per il 22% per cento della pista invece sarebbero necessari piccoli interventi per rendere il percorso più sicuro e ciclabile, mentre per il restante 21% si richiederebbero interventi seri, volti a risolvere problemi per integrare i tratti ciclabili mancanti, i dislivelli e gli attraversamenti del fiume.

    caption: il grafico mostra lo stato attuale in percentuale.

    I progettisti di VENTO, architetti e urbanisti affiliati al Politecnico di Milano, credono che questo sia un progetto molto importante per aprire "una breccia" nella concezione che si ha oggi d’infrastruttura, poiché si è portati a credere che queste siano solo autostrade, aeroporti o ferrovie veloci, mentre proprio le ciclovie dovrebbero essere considerate una fantastica fonte di sviluppo e allo stesso tempo espressione tangibile di un nuovo modo di intendere il progetto: ovvero il cui intento sia finalizzato a creare spazi usufruibili da tutti, salutari, produttivi, nel rispetto dell’ambiente, delle persone e della cultura locale, evitando che ogni cosa possa essere surclassata dallo strapotere del profitto e dei soldi.


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    Il 23 giugno presso l’Università di Roma Tor Vergata saranno inaugurati i nuovi spazi della Macroarea di Ingegneria riqualificati e arredati da un gruppo di studenti nel corso del workshop “WAKEMAKE”.

    RIQUALIFICARE RICICLANDO: IL PROGETTO DI VIVIAMOLAQ

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    L’evento da poco conclusosi ha visto un gruppo di studenti del corso di laurea in Ingegneria edile-architettura impegnarsi in un laboratorio di autocostruzione di oggetti di arredo per esterno, interamente realizzati con materiali di riciclo dal cantiere della Città dello Sport di Calatrava, opera incompiuta e ferma ormai da 5 anni. A guidare i 24 ragazzi l’esperienza dello Studio Arcò - architettura&cooperazione di Milano.

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    L’iniziativa, lanciata e sviluppata dai giovani Sonia Luisi, Filippo Lorenzi, Federico Giunta e Iacopo Carinci,  ha vinto anche il bando per le attività culturali studentesche, ma oltre all’intento didattico, l’obiettivo principale è stato quello di riqualificare uno spazio inutilizzato della Macroarea di Ingegneria per riconsegnarlo al campus trasformato in un luogo vivibile e di condivisione: "il Salotto".

    Simbolicamente gli studenti doneranno questo nuovo spazio all’Università di Roma Tor Vergata con una cerimonia di inaugurazione presenziata dal Magnifico Rettore Prof. Giuseppe Novelli che si terrà il giorno 23 Giugno 2015 alle ore 11.40 presso la Macroarea di Ingegneria.
    Per informazioni è possibile contattare gli organizzatori all'indirizzo email info.wakemake@gmail.com e seguire le prossime attività di WAKEMAKE su Facebook e Instagram.


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    Lo studio londinese Tate Harmer in collaborazione con gli artisti Natalie Jeremijenko e Shuster + Moseley, l'ingegnere Tim Lucas Prezzo e Myers, hanno progettato e costruito un rivoluzionario spazio di co-working temporaneo nel parco di Hoxton Square a Londra.

    La struttura, che avvolge un albero, denominata TREExOFFICE, si propone di sviluppare un nuovo metodo per rendere fruibili e “produttivi” i parchi urbani. Le idee dei progettisti per le possibili destinazioni dell’ufficio sono tante: può essere affittato come postazione personale, come sede di associazioni che raccolgono fondi per l’ambiente e la riqualificazione o base per opere caritatevoli.

    UFFICI NEL BOSCO: NON SEMPRE SONO UNA SOLUZIONE SOSTENIBILE

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    TREExOFFICE è pensato come piattaforma per il co-working, unico nel suo genere, che offre spazi di lavoro individuali per 8 persone, e può anche essere noleggiato esclusivamente per piccole riunioni e eventi intimi.

    Questi 25 mq di area da poter occupare crea nuove possibilità per lo spazio pubblico che assume una nuova veste e, per chi volesse una location per gli affari, si presenta come un originale postazione per stupire i propri clienti.

    La struttura, in pannelli traslucidi collegati ad alette ricurve, consentono di celare l’interno dall’esterno garantendo una certa privacy senza rinunciare alla piacevole brezza e visione dell’esterno; un telo quasi invisibile al posto del soffitto ripara gli occupanti da inconvenienti dati dalla caduta all’interno di escrementi di uccelli. Niente deve disturbare il lavoro che si svolge nell’ufficio del parco.

    Inoltre, un alimentatore wifi consente alle persone di essere collegate alla rete in ogni momento. Secondo i progettisti dello studio Tate Harmer, la forma organica dell'edificio si integra perfettamente nell'ambiente naturale della piazza e la struttura è stata progettata per essere agilmente smontata senza essere dannosa per l’oasi urbana

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    Se si ha intenzione di sfruttare l’opportunità, aperta a individui, imprese o gruppi, è necessario inviare un'e-mail all'indirizzo park.hack@groundwork.org.uk per  richiedere il codice di accesso per la prenotazione degli spazi oppure collegarsi al sito di Park Hark.

    Gli introiti generati dall’affitto delle postazioni di TREExOFFICE saranno reinvestiti nella manutenzione  dei parchi di Hackney e spazi verdi, a beneficio di tutti coloro che vivono, lavorano e giocare nel quartiere. Lo spazio è gratuito per i gruppi durante il fine settimana.

    Pensavate che ai giardinetti fossero l’ambiente giusto solo per anziani o mamme con bambini? Da oggi potete immaginare di trasferirci il vostro ufficio!


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    Un tessuto è un manufatto a superficie piana, sottile e flessibile ed è il risultato finale delle diverse combinazioni di materie prime (fibre tessili naturali, artificiali o sintetiche) e armature (Tela, Panama, Saia, Batavia, Raso ). I principali tipi di tessuto sono: Batista, Bisso, Broccatello, Broccato classico, Chintz, Cretonne, Damasco, Damascato, Floccato, Denim, Drill, Fiandra, Gabardine, Garza, Gobelin, Goffrato, Lampasso, Madras, Moirè, Metelassè.

    I TESSUTI PIÙ NATURALI ED ECOLOGICI

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    In generale, le principali sostanze chimiche problematiche per la salute nell'industria tessile sono: carrier alogenati, coloranti azoici (che possono liberare ammine aromatiche cancerogene) e allergenici, candeggianti ottici, agenti di finissaggio, idrorepellenti, antimacchia, ritardanti di fiamma (tra questi i migliori sono i sali di boro che sono innocui per l'uomo e problematici solo in fase di smaltimento), antimicrobici, ammorbidenti, formaldeide, metalli pesanti, antiparassitari, pentacloro e tetraclorofenoli. Questi ultimi, conosciuti come pcp e tcp, hanno proprietà antibatteriche e antimuffa nei trattamenti di fibre naturali o per protezione di manufatti tessili durante il magazzinaggio ed il trasporto. Essi sono vietati o soggetti a limiti molto restrittivi, andrebbero sostituiti con prodotti simili ma non tossici; pericoli provengono dai prodotti provenienti da paesi extraeuropei, in cui non sono vietate queste sostanze, o da materiali tessili riciclati. Per difenderci, dobbiamo leggere attentamente l'etichetta, diffidare dai prodotti che ne sono sprovvisti, lavare e ventilare i tessuti prima di utilizzarli eliminando così alcune delle sostanze chimiche presenti (se lavandoli perdono colore, rilavarli fino a che si stabilizzano). Va anche detto che molte di queste sostanze sono pericolose soprattutto in fase di lavorazione e di fronte al prodotto finito il rischio di tossicità o allergia dipende dalla predisposizione della singola persona e dalla facilità di cessione.

    Per valutare un tessuto dal punto di vista eco-bio, bisogna anche andare ad esaminare le materie prime utilizzate.

    • Fibre tessili naturali: le fibre naturali possono essere animali (lana, seta, peli diversi, bisso), vegetali (cotone, lino, canapa, juta, cocco, paglia, ramiè, sisal, ginestra, ibisco, manila, bamboo, kapok)e minerali (amianto, lana di vetro, fili metallici). 

    • Tecnofibre: racchiudono fibre tessili artificiali, se prodotte a partire da polimeri organici di origine naturale (cellulosiche come rayon, modal, cupro, acetato, triacetato, Lyocell, gomma o caucciù, viscosa; proteiche come merinova, vicara, ardil), fibre tessili sintetiche, se prodotte da polimeri di sintesi (acrilico, modacrilico, poliammide, poliestere, polipropilene, polietilene, clorovinile, poliuretano, teflon, aramidiche) e fibre tessili inorganiche, se prodotte da minerali o sostanze inorganiche (vetro tessile, fibra di carbonio, basalto,metalliche, metallizzate).

    LE FIBRE NATURALI 

    Lana di pecora

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    Materia prima rinnovabile e riciclabile con un bassissimo bilancio energetico, la lana di pecora presenta alta igroscopicità e traspirabilità. Si presenta come materiale morbido, caldo e difficilmente sgualcibile. Può essere filata con il processo cardato o pettinato (più fine e costoso del primo). La qualità della fibra (lunghezza, finezza, elasticità) dipende dalla razza e dalla provenienza della pecora, nonché dal periodo in cui viene tosata. La lana deve essere trattata con insetticidi. È possibile l'uso di sali e prodotti antitarme a base di urea e sali di boro per incrementare la resistenza al fuoco che in genere è di classe 2. L'uso di sostanze antitarma a base di cloro può dare dei problemi in caso di incendio ed in fase di smaltimento. Esiste inoltre la possibilità di allergie sia durante la lavorazione che con l'utilizzo del prodotto finito. Il costo ambientale in termini di trasportoè alto dal momento che la maggior produzione di lana vergine si trova in Nuova Zelanda. Il costo di lavorazione è modesto ma l'offerta mondiale di lana supera la domanda, quindi il sovrappiù viene incendiato o interrato come concime. Questa fibra, oltre che come coibente naturale, può essere utilizzata negli interni, spesso in abbinamento ad altri materiali sintetici, per coperte, divani, cuscini, tende, tappeti, moquette. Quest'ultima è poco consigliabile dal punto di vista biocompatibile dal momento che raccoglie molta polvere ed è difficilmente pulibile, contribuendo così ad incrementare l'inquinamento indoor.

    Seta

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    Fibra proteica di origine animale che dà luogo a tessuti pregiati, lucenti, morbidi. La seta è ideale per tende, cuscini, sofà, rivestimenti di pareti. Si tratta di un materiale robusto ed elastico, nonostante l'apparente delicatezza. Per valutarne la qualità dobbiamo studiarne la composizione dal momento che spesso viene mischiata a lana o a fibre sintetiche per migliorarne la resistenza. Altre caratteristiche sono rappresentate dal minimo spessore, che le conferisce leggerezza e comodità, dalla resistenza alle deformazioni e dalla qualità di buon isolante (caldo d'inverno e fresco d'estate). Non resiste alla luce solare e si macchia con il sudore. È anallergica. Nel campo dell'arredamento, esistono vari tipi di questo materiale:

    • Seta Cotta (o Sgommata) significa che ha subito un profondo lavaggio con acqua calda per eliminare una sostanza chiamata sericina, divenendo maggiormente lucente, flessibile e morbida rispetto alla seta cruda.
    • Seta Bourette: deriva dagli scarti della lavorazione di pettinatura delle fibre più lunghe ed ha un aspetto opaco, filato grosso e irregolare.
    • Seta Shappe: si produce con i bozzoli danneggiati ed è ottenuta dalla lavorazione dei cascami più lunghi. Finitura opaca e morbida consistenza.
    • Seta Tratta: prodotto bianco opaco, ruvido. Presenta difficoltà nell'ottenere colori uniti.
    • Seta Tussah: è un tessuto selvatico, ottenuto con un filato grezzo  struttura irregolare. È di colore marrone ma può subire un processo di sbiancamento fino al colore ecrù o crema. Questo tipo di seta è più spesso e meno lucente ed i colori producono un effetto frammentato.
    • Seta Shantung: originariamente era un tessuto rarissimo di seta selvaggia (tussah) derivante dalla bava doppia, prodotta da due bachi che formano il bozzolo insieme. Dall'aspetto rustico, pesante, opaco, ruvido, fiammato e irregolare. Colore unito, spesso in tonalità sgargianti. Oggi con questo nome si indicano tessuti di peso vario in seta, cotone o altre fibre (anche sintetiche) che ne riproducono artificialmente l'aspetto rustico con filati che inglobano cascami per imitare la fiammatura e la bottonatura.

    Cotone

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    si tratta di una fibra naturale vegetale che viene ricavata dal fiocco di fibre che emergono dalle capsule del fiore quando giungono a maturazione. Composto per il 95% di cellulosa, è difficilmente attaccabile da insetti, è leggero, morbido ed assorbente. La fibra di cotone, meno robusta del lino, non si usura ma si strappa; è poco elastica e pertanto si sgualcisce. I lavaggi frequenti e l'esposizione al sole tendono a scolorire i tessuti di cotone. Si tratta di un tessuto generalmente anallergico e non presenta sostanziali problemi per la salute. Si può escludere l'inquinamento in fase di utilizzo. La coltivazione di cotone assorbe il 20% del consumo mondiale di prodotti chimici per l'agricoltura. Il riciclaggioè senza dubbio possibile. Dal momento che brucia facilmente, spesso per aumentare le sue caratteristiche di resistenza al fuoco viene trattato con sostanze ignifughe come borace. Questo rende problematici il compostaggio e lo smaltimento in discarica. Il cotone viene utilizzato per la biancheria da casa ma anche per  divani e tendaggi, spesso si trova in abbinamento ad altri tessuti per migliorarne elasticità e resistenza. A livello biocompatibile bisognerebbe fare attenzione ai materiali riportati sull'etichetta e privilegiare i prodotti con la più bassa percentuale di tecnofibre, meglio se al 100% naturali. I principali produttori di cotone nel mondo sono: Cina, America, India, Pakista, Uzbekistan. Il cotone biologico, ancora molto caro, viene ricavato da piante coltivate senza l'uso di pesticidi e le tinte utilizzate sono ricavate da prodotti vegetali al 100%.

    Lino

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    È una fibra naturale del regno vegetale che si ricava, attraverso la macerazione degli steli (grazie alla quale avviene la separazione delle fibre tessili dai residui legnosi e quindi la pettinatura che elimina le impurità), dalla pianta omonima; quest'ultima è una panta erbacea annua composta essenzialmente di cellulosa. Dai semi si ricava l'olio, con cui si preparano molte vernici ecologiche tramite cottura a 100°C e insufflaggio d'aria.  I problemi per la salute non ci sono se non durante l'uso degli insetticidi sulle coltivazioni. Si tratta di un materiale rinnovabilee riciclabile. Il trasporto comporta dispendio energetico solo se il lino proviene da lontano, ma attualmente esiste una raccolta di cascami anche in Europa. Il lino presenta buone caratteristiche isolanti, non si deteriora e, attraverso il trattamento con sali di boro, aumenta la propria resistenza al fuoco. Inoltre, non provoca allergie, assorbe l'umidità e lascia traspirare la pelle: pertanto è indicato, in arredamento, per lenzuola, tovaglie, asciugamani e fazzoletti, nonché per divani e tendaggi, dove però è difficile trovarlo al 100%. Le fibre di lino infatti si mescolano spesso a cotone, lana, seta, viscosa e poliestere e questi filati di mischia permettono di ottenere molti tipi di tessuto. La combinazione di due fibre consente di avere una “mano” diversa, cioè una consistenza ed un aspetto diversi rispetto a quelli ottenuti con filati semplici. Molto resistente, soprattutto se bagnato, può essere lavato moltissime volte senza alterarsi, anzi diventa sempre più morbido. Ha bassissimaelasticità, pertanto i tessuti in lino non si deformano. Molto utile in cucina usato come canovaccio in quanto, non essendo peloso, non lascia peli su piatti e bicchieri. Il lino di migliore qualità, sia per morbidezza che per resistenza, è quello biancastro.

    Canapa

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    Fibra tratta dal fusto della pianta omonima, risulta essere un ottimo prodotto dal punto di vista ecosostenibile e biocompatibile. Presenta notevoli caratteristiche di isolamento termico e acustico, risulta avere buona stabilità nel tempo e resistenza all'umidità e non viene attaccata da insetti. Fin da epoche preistoriche viene utilizzata per la realizzazione di tessuti (oltre che per vele, carta,corde). La canapa ha uno dei più alti tassi di crescita di tutta la zona temperata, la ricrescita è annua e la pianta è coltivabile per anni sullo stesso terreno ed è resistente agli infestanti. In fase di lavorazione non presenta particolari rischi per la salute e l'impatto sull'ecosistemaè migliore rispetto a quello del cotone; inoltre, viene utilizzata l'intera pianta, evitando così sprechi. Spesso si trova combinata con fibre di poliestere. Il fabbisogno energetico complessivo è estremamente ridotto, il riciclaggio è sempre possibile ed il compostaggio solo per la canapa pura. Questo tessuto è inoltre molto resistente allo sporco, in grado di respingere il 95% dei raggi ultravioletti. Lo possiamo utilizzare per ambientazioni rustiche o etniche, ma anche molto moderne in ambienti domestici o negozi e temporary shop. Gli utilizzi spaziano da tende e tappeti fino a cesti e biancheria per la casa.

    Cocco

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    Si tratta di fibre altamente traspiranti, resistenti all'umidità e inattaccabili da muffe, insetti, batteri. La resistenza al fuoco è di solito aumentata passando da facilmente a normalmente infiammabile, come per le altre fibre naturali, grazie all'utilizzo di sali di boro. Il dispendio per il trasportoè elevato ma la catena di lavorazione è corta e la fibra di cocco è il sottoprodotto della lavorazione del frutto. Il riciclaggio è possibile. In arredamento si usa per stuoie e tappeti ma anche per divani, poltrone, tendaggi e rivestimenti.

    Iuta

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    Come per il lino e la canapa, la materia tessile per la produzione si ricava dal fusto della pianta. Il suo colore varia dal bianco al giallognolo al marrone. La lucentezza determina la sua qualità; le fibre migliori sono quelle più fini, lucenti e brillanti (dette fibre d'oro) e  possono essere usate anche per fare un tessuto ad imitazione della seta. La Iuta è una fibra dura, pertanto i tessuti che ne derivano sono ruvidi e grossolani, resistenti ma meno del lino e della canapa. È altamente igroscopica e questo ne consente la miscelazione con altri elementi al fine di migliorarne alcune caratteristiche (aggiungendo ammoniaca, ad esempio, diviene soffice e simile alla lana). La iuta si può lavorare all'uncinetto da sola o mescolata con altri filati, per realizzare, in arredamento tessile, tende, tappeti e tovaglie.

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    È un materiale al 100% biodegradabile e riciclabile. È la seconda fibra vegetale più importante dopo il cotone, in termini di utilizzo, consumo globale, produzione e disponibilità. Ha un elevato carico di rottura, una bassa estensibilità, e garantisce un'alta traspirazione del tessuto. Le varietà della iuta sono la Corchorus olitorius (riflessi dorati) e la Corchorus capsularis (riflessi argentei).La migliore area produttiva mondiale per la iuta è la pianura del Bengala. Questa fibra naturale, usata da sempre per la produzione di sacchi da imballaggio, di corde e per la tessitura di tappeti, è stata gradualmente sostituita dall'uso di tessuti sintetici. Usualmente, nell'arredamento (e anche nell'abbigliamento), le sue fibre sono miscelate con altre fibre tessili, come il nylon, la lana, il cotone, il polipropilene,il rayon, che ne migliorano alcune caratteristiche come l'aspetto estetico e la versatilità. Nel campo della tappezzeria, per la casa o per gli interni di auto, viene impiegato come struttura di supporto per il linoleum. Utile anche per recuperare vecchie poltrone o divani.

    Ramiè

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     È una fibra vegetale usata da migliaia di anni nell'estremo oriente, ricavata da una pianta simile all'ortica. Il suo aspetto è bianco, fine e lucente. I cinesi la utilizzavano molto tempo prima che il cotone fosse introdotto in oriente. Alla fine del XX secolo si è diffuso l'utilizzo anche in Occidente, soprattutto mista al cotone; la limitata diffusione in Occidente è da imputare principalmente ai suoi costi di lavorazione. La fibra tessile è molto lunga, è morbida, lucente, uniforme, elastica e presenta una buona resistenza alla torsione. Le fibre grezze hanno un colore bianco grigio o verdastro, le digrezzate bianco sericeo. La ramia contiene circa il 60% di cellulosa, il resto sono sostanze gommose e incrostanti; dopo il trattamento di sgommatura, il contenuto di cellulosa può arrivare sino al 95%. Resiste all'attacco di vermi, batteri e muffe; è estremamente assorbente e facilmente smacchiabile; resiste a temperature molto elevate; non restringe. Di negativo, oltre a stropicciarsi facilmente, ha la scarsa elasticità, la ridotta resistenza all'abrasione, la rigidità e la fragilità. Come le altre fibre naturali, per acquistare maggiore resistenza, in genere viene mescolata ad altre fibre naturali o sintetiche (cotone, canapa, lana, seta, viscosa, acrilico). L'utilizzo del Ramiè si concentra soprattutto su fazzoletti, tovaglie, tovaglioli.

    FIBRE ARTIFICIALI

    Il Rayon, chiamato inizialmente “seta artificiale” o “seta del legno” è una fibra trasparente che si ottiene dalla cellulosa. Esso assorbe l'acqua, a differenza del nylon, il che contribuisce a rendere i tessuti più confortevoli.

    Il modal, fibra ottenibile sia lucida che opaca, cerca di accostarsi alle caratteristiche del cotone relative alla mano morbida e alla stabilità dimensionale. Ha una buona resistenza ai lavaggi.

    Le fibre artificiali in generale non sono molto resistenti, si stropicciano facilmente, si possono restringere o allentare e necessitano perciò di trattamenti specifici. Inoltre presentano una certa facilità di tintura ma scoloriscono facilmente. Sono facilmente modellabili.

    FIBRE SINTETICHE

    Acrilico, poliestere, polietinene e le altre fibre sintetiche vengono mescolate con quelle naturali ottenendo tessuti morbidi, ingualcibili, molto resistenti e flessibili. A differenza di quelle artificiali non si restringono e non si stropicciano. Si ricavano quasi sempre tessuti che non hanno bisogno di essere stirati e si tingono bene. Non assorbono l'umidità e trattengono il calore del corpo, non sono indicate quindi per tessuti estivi: il sudore e il calore favoriscono l'assorbimento delle sostanze chimiche. Si possono creare prodotti dalle mille proprietà “apparenti”, in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di estetica e versatilità a discapito però degli aspetti biocompatibili. 

    Acrilico

    Molto morbido e resistente ma poco elastico. Tra quelle sintetiche, l’acrilico è una fibra di qualità che non viene attaccata da tarme e muffe.

    Poliestere

    Prodotto leggero, ingualcibile e irrestringibile. Il poliestere si asciuga facilmente e non ha bisogno di stiratura. È una delle fibre più diffuse e sviluppate tecnologicamente. Nell'arredamento tessile lo troviamo soprattutto in tende (specialmente in quelle a pacchetto) e rivestimenti di mobili imbottiti. I tessuti di poliestere, grazie al basso coefficiente di assorbimento dei liquidi, non assorbono l'umidità, il che li rende impermeabili e resistenti allo sporco, ma non fanno respirare la pelle a causa della scarsa traspirabilità.

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    Polietilene

    È un prodotto del tutto idrorepellente ed è impiegato per la produzione di pettinati o per un utilizzo a fibra continua. Vengono aggiuni antiossidanti, pigmenti, antistatici, ritardanti di fiamma. Il processo di produzione è molto complesso ed energivoro. Si può riciclare e si deve smaltire attraverso incenerimento ad elevate temperature

    TESSUTI INNOVATIVI

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    Tra le tante novità ecologiche in termini di arredamento tessile, troviamo: fibre di banano, per biancheria da casa, letti e divani; fibre di ortica, per tappeti e rivestimenti interni; alghe, per asciugamani, tappeti e imbottiture; cheratina estratta da piume di pollo e gallina, per tessuti resistenti e leggeri; fibre di soia, per realizzare, ad esempio, coperte in cachemire vegetale e tessuti soffici, brillanti, resistenti, antibatterici, traspiranti ; tessuti in canna da zucchero e mais; caseina per tessuti morbidi, lavabili e biodegradabili, sughero, per prodotti durevoli e caldi.

    Sono tanti i nuovi tessuti che cercano sempre più di raggiungere l'ecosostenibilità; a volte però si tratta di prodotti che rispettano l'ambiente ma non rispettano per forza la salute contrastando quindi l'aspetto biocompatibile. Ad esempio, bisogna fare attenzione quando ricicliamo un prodotto che originariamente era stato creato con materiali nocivi o creato prima che certe leggi venissero emanate, oppure quando ricicliamo un prodotto proveniente da un paese estero che non ha le nostre stesse norme. Le cose da sapere sono tante e spesso si deve scendere a compromessi se non si vuole impazzire tra le mille informazioni.

    Altro suggerimento in tema di tessuti eco-bio è quello di scegliere tinture naturali derivanti da piante tintorie e di selezionare attentamente anche l'imbottitura di divani, cuscini e materassi.

    Per progettazioni di interni ecosostenibili e biocompatibili, online o in loco, e assistenza nella scelta dei tessuti per l’arredamento potete contattarmi a info@chiarabellini.bio e visitare il mio sito:  www.chiarabellini.bio (consulenze, progettazioni complete di disegni 2d e 3d, personal shopper, home relooking).

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    Uno studio dell’Autorità per l’Energia il Gas ed i sistema idrico (2013) rivela che il costo dell’energia elettrica subirà un aumento del 34% entro il 2020 e addirittura, entro i prossimi 25 anni, crescerà del 100%. Sono cifre che incidono pesantemente sul bilancio economico familiare ed aziendale. Un’opzione possibile, per evitare bollette sempre più salate ed evitare di sfruttare ulteriormente le preziose risorse del nostro Pianeta, è quella di optare per l’utilizzo di energia pulita, proveniente da fonti rinnovabili, non fossili.

    Per saperne di più sulle possibilità, i benefici e le ricadute economiche che una scelta del genere comporta, Architettura Ecosostenibile ha intervistato Massimo Casullo, Presidente di NWG Energia, divisione di NWG S.p.a., leader nella fornitura dienergia elettrica proveniente da fonti rinnovabili che opera nel mercato libero attraverso l’offerta di energia elettrica a tariffe concorrenziali.

    Da statuto aziendale, NWG Energia prevede la fornitura di energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili. Da quali fonti proviene l’energia che NWG fornisce?

    Come ha anticipato, le fonti di energia che compongono la nostra offerta sono tutte di origine rinnovabile, come l’energia idroelettrica, eolica, solare, geotermica ed altre fonti rinnovabili. Non c’è spazio per le energie fossili e non ce ne sarà in futuro; una scelta di campo netta che abbiamo voluto suggellare con l’inserimento di un paragrafo ad hoc già nello Statuto dell’Azienda. Un atto che ci rende orgogliosi ed allo stesso tempo responsabili nei confronti dei nostri clienti.

    C’è chi si scaglia contro il fotovoltaico perché sono necessarie distese di territorio per installare grandi impianti. A parità di suolo occupato, qual è la tecnologia che rende di più?

    NWG Spa si è da sempre occupata prevalentemente del mercato residenziale e di piccole e medie aziende; la quasi totalità dei nostri impianti è quindi sopra edifici già esistenti, per cui il consumo di suolo è stato quasi nullo. Anzi, io preferirei parlare di recupero di superfici inutilizzate. Anche perché un impianto, se montato sopra un tetto esistente, aiuta anche  ad aumentare il valore dell’edificio migliorando la classe energetica e addirittura in estate, diminuendo il fabbisogno di energia per il raffrescamento estivo. Inoltre, l’energia prodotta in loco ha un valore maggiore di quella prodotta in luoghi distanti, in quanto questa, per un principio fisico chiamato effettuo Joule, si disperde trasportandola. Sicuramente gli impianti eolici possono occupare meno spazio e produrre molta energia rispetto alla superficie occupata, tuttavia hanno un impatto sul paesaggio molto incisivo e dipendono da una variabile difficile da rendere statisticamente utilizzabile nel corso degli successivi.

    Quali sono i risparmi in termini sia ambientali che economici che una famiglia di circa 4 persone può aspettarsi dall’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili rispetto all’energia di tipo tradizionale?

    Se si pensa ai disastri ecologici causati dall’utilizzo di combustibili fossili negli ultimi 40/50 anni, verrà in automatico pensare a quali e quanti benefici ambientali potrebbero derivare da un crescente utilizzo delle fonti rinnovabili. Dal punto di vista economico, la questione è più delicata: quasi il 60% delle nostre bollette è composto da imposte, oneri generali e servizi di rete, mentre solo la restante quota è relativa ai servizi di vendita. NWG Energia, tuttavia, è riuscita a proporre soluzioni concorrenziali in cui, oltre a fare del bene all’ambiente, è possibile fare del bene anche al proprio portafoglio. Con LuceAmica Premium, i nostri clienti possono addirittura azzerare la bolletta della luce semplicemente tramite passaparola. La “bolletta zero” è già realtà per molti nostri clienti. Esiste poi la possibilità di autoprodurre la propria energia attraverso l’installazione di impianti fotovoltaici che possono coprire il fabbisogno di una famiglia o di una azienda fino al 70% dei propri consumi. Diciamo che oggi rispetto a qualche anno fa sono stati fatti di grandi passi avanti verso la produzione, l’utilizzo e il consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili. Una curiosità, il 16 giugno 2013, per la prima volta in Italia la produzione di energia rinnovabile ha coperto per un’ora l’intero fabbisiogno del paese.

    Qual è la garanzia dell’utente che l’energia che acquista proviene davvero da fonti rinnovabili?

    NWG Energia rilascia al cliente un attestato di Garanzia di Origine (G.O.) che attesta l’origine 100% rinnovabile dell’energia fornita. Questo previa approvazione del GSE (Gestore Servizi Energetici). NWG Energia, quindi, adotta tutte le indicazioni che l'autorità dell'energia, il GSE e il GME richiedono affinché gli sia permesso di emettere gli attestati di garanzia di origine (GO). L'energia prodotta da fonti rinnovabili non è solo il fotovoltaico e l'eolico, ma anche quella prodotta con biomasse, idroelettrico, geotermico ecc.

    Decidere di utilizzare energia proveniente da fonti rinnovabili è una scelta importante per l’ambiente ma comporta ugualmente emissione di CO2. Si può fare di più per salvaguardare il pianeta e compensare queste emissioni. Che provvedimenti ha adottato NWG in questo senso?

    Si può fare sempre qualcosa in più per salvaguardare il nostro pianeta, anzi, credo che sia necessario farlo. In quest’ottica, NWG Energia offre a tutti i propri clienti LuceAmica Premium, un servizio di compensazione delle emissioni di CO2 prodotte dagli spostamenti quotidiani in auto. Questo avviene grazie al progetto di NWG “ioCOMPENSO” e prevede la piantumazione di alberi da frutto in paesi in via di sviluppo. Ad oggi sono stati piantati 28.000 alberi per una riforestazione di oltre 2.400 ettari di terreno montuoso ad Haiti. Un gesto concreto che è molto apprezzato dai nostri clienti.

    L’idea di piantare alberi per compensare le emissioni di CO2 prodotte è anche un modo per avvicinare i più piccoli al mondo delle energie rinnovabili. Si tratta di un’operazione materiale, che il bambino riesce ad apprezzare perché la vede con i propri occhi. Ci sono delle altre iniziative che NWG ha intrapreso per sensibilizzare i bambini e renderli consapevoli che le risorse del pianeta sono limitate e bisogna sfruttarle con coscienza?

    NWG Energia sostiene il progetto “Il Sole in Classe” di ANTER, Associazione Nazionale per la Tutela delle Energie Rinnovabili. Un progetto davvero entusiasmante perché rivolto a bambine e bambini delle scuole elementari e medie con l’obiettivo di coinvolgerli e guidarli, pur con un linguaggio semplice, in questioni anche molto complicate come quelle delle energie rinnovabili e dell’inquinamento. Devo dire tuttavia che i bambini si dimostrano davvero attenti e ricettivi. Ad oggi ANTER ha coinvolto oltre 600 scuole per un totale di oltre 66mila bambini; un risultato davvero grandioso.


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    È uscita il 18 giugno “Laudato si’, Lettera Enciclica sulla cura della casa comune”, l'enciclica di Papa Francesco. Il testo si sofferma in particolare su alcuni aspetti, invitando la popolazione a proteggere la “casa comune”, controllando i danni che possono essere arrecati all’ambiente, e ponendo attenzione a tentativi reali di cambiare il modello di sviluppo, per favorire uno sviluppo integrale e realmente sostenibile. Bergoglio considera anche gli aspetti legati all’economia, condannando il consumismo eccessivo e sollecitando l’adozione di nuovi stili di vita, più consoni al benessere ed alla salvaguardia per tutti gli esseri presenti sul pianeta.

    AMBIENTE E RISORSE: L'INSEGNAMENTO DEL CAPO INDIANO 

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    I CONTENUTI AMBIENTALISTI DELL’ENCICLICA

    L’incipit dell’Enciclica è legata a San Francesco, di cui il Papa cita Il Cantico delle Creature, e rilevando i danni che vengono determinati sull’ambiente dalle azioni dell’uomo:

    «"Laudato si', mì Signore", cantava San Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza […]. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. […].»

    Papa Francesco si sofferma sull’attenzione che dovremmo riversare nei confronti della natura, per salvaguardarla e proteggerla da qualsiasi forma di degrado, anzi promuovendo un atteggiamento positivo e costruttivo.

    «La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio, […] perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado. Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli “stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società”.»

    Chi ha dunque il compito di migliorare gli stili di vita? Ciascuno di noi è invitato ad impegnarsi in prima persona per poter rendere possibile ciò, favorendo la creazione di un ambiente di vita migliore. Di rilievo è anche il problema dei trasporti in ambito urbano: «La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano. Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici. Tuttavia alcune misure necessarie difficilmente saranno accettate in modo pacifico  dalla  società  senza  un  miglioramento sostanziale di tali trasporti, che in molte città comporta un trattamento indegno delle persone a causa dell’affollamento, della scomodità o della scarsa frequenza dei servizi e dell’insicurezza.»

    ECOLOGIA E BENE COMUNE

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    Il Papa tratta il tema dell’ecologia come studio dell’oikos, “casa” di tutti in greco: San Francesco stesso è patrono d’Italia e testimone di un’ecologia integrale, nella quale ogni creatura riconosce la bellezza della natura, e l’uomo ha un valore ed un fine in sé, senza essere il dominatore della natura stessa o di altri esseri umani. E a questa ecologia umana è collegato l’equilibrio di tutti gli esseri umani, anche da un punto di vista sociale. Papa Bergoglio afferma: «Un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale e deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della Terra quanto il grido dei poveri. […] Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi».

    La crisi ecologica è stata determinata da alcuni aspetti negativi, elencati chiaramente: riscaldamento globale, cambiamento climatico, inquinamento, innalzamento dei mari, impoverimento della biodiversità, distribuzione iniqua del cibo, la carenza e il diritto di tutti all’acqua. Tutto ciò conduce ad uno squilibrio globale: «È indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche libertà e giustizia». La denuncia è contro la «globalizzazione del paradigma tecnocratico», che si riflette nel «consumismo ossessivo» e «tende ad esercitare un dominio anche su economia e politica».

    Auspichiamo che i continui richiami sulla sostenibilità ambientale e sulla salvaguardia dell’ambiente possano essere messi in pratica presto, con coerenza e positività, per il benessere dell’intero pianeta.


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    Il nuovo compito che ci si propone di affrontare in un’ottica sostenibile è quello di indagare e scoprire il nuovo ruolo dell’architettura contemporanea, attraverso non solo il rapporto con l’ambiente e l’economia, ma anche i moderni sistemi che influenzano ed agiscono sulla socialità, soprattutto in quei luoghi che sono il cuore pulsante delle opportunità dal punto di vista delle idee e delle sperimentazioni.

    La sfida è stata accolta dallo studio londinese di Thomas Heatherwick con un progetto concettualmente rivoluzionario per il nuovo Learning Hub della Nanyang Technological University di Singapore.

    UNIVERSITÀ DI SINGAPORE: UN CAMPUS VERDE PER GLI STUDENTI

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    L’edificio, completato nel marzo 2015, è strutturato in modo tale da abbattere la tradizionale concezione di università, basata su di un’organizzazione a corridoi ed aule, per favorire la creazione di uno spazio di lavoro improntato sulla condivisione. L’idea è promuovere l’interazione casuale tra studenti e professori per generare variabili più interessanti e stimolanti dal punto di vista dell’apprendimento.

    LA STRUTTURA DEL LEARNING HUB

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    L’edificio è formato da un fascio di dodici torri tubolari collegate tra loro da un atrio centrale sul quale si affacciano tramite ballatoi. Le cinquantasei aule, che si aprono su questo spazio comune, sono gerarchicamente equivalenti, evitando la formazione di spazi avvantaggiati dal punto di vista delle relazioni. Al loro interno l’organizzazione dello spazio è dettata dalla flessibilità, per permettere di volta in volta di gestire lo spazio in maniera efficace in rapporto all’attività. Il distributivo, che mantiene il collegamento visivo tra tutte le aule, può assumere diverse configurazioni diventando, in base alle necessità, parte dell’aula, spazio espositivo o area relax e di conversazione.

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    I MATERIALI 

    La volontà di combinare sistemi di costruzione locali ha portato alla scelta del calcestruzzo a vista come materiale dominante; ma l’idea principale era quella di far sembrare l’edificio come una sorta di grande blocco in argilla modellato. A tale scopo sugli elementi di risalita sono stati impressi nel calcestruzzo circa settecento disegni raffiguranti temi dell’arte, della scienza e della letteratura, con l’obiettivo anche di favorire uno spunto continuo allo studente.

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    TECNOLOGIA GREEN

    L’atrio centrale, naturalmente ventilato, favorisce la circolazione dell’aria attorno alle torri e funge da canale per la creazione di una convezione naturale silenziosa all’interno delle aule, le quali riescono a mantenere temperature variabili tra i 25° e i 31°C. Le tecnologie messe in atto per mantenere il comfort delle aree interne hanno permesso all’edificio di ricevere il più alto standard ambientale per un edificio della categoria: il Green Mark Platinum della Building and Construction Authority (BCA) di Singapore.

    Nonostante gli sforzi per dare all’edificio un aspetto armonioso, c’è da dire che esso rimane ancora molto crudo esternamente incontrando il parere non sempre favorevole di una critica competente; appare ovvio però che non è l’aspetto esterno a dare peso a questa architettura, e nemmeno la tecnologia messa in gioco, sebbene gli sia valsa il Green Mark Platinum. Ciò che appare importante sottolineare è il carattere sociale dell’edificio che tenta di sperimentare un approccio diverso al tema della sostenibilità.


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    Le case tipiche delle isole Eolie (Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi, Panarea), fortemente condizionate da fattori ambientali oltre che dall’influenza dell’edilizia Campana e di quella del Mediterraneo orientale, sono state costruite e si sono evolute nel tempo per garantire un comfort abitativo anche in condizioni climatiche svantaggiose, e in modo da resistere al meglio a terremoti di varia intensità, in un’area caratterizzata da una sismicità piuttosto elevata.

    In copertina: foto di Adriano Bacchella

    VIVERE SU UN'ISOLA: LE CASE DI PANTELLERIA

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    L’orografia di queste isole è caratterizzata da terreni scoscesi, e ciò ha determinato il profilo degli insediamenti a gradoni terrazzati. La struttura della casa eoliana, che si è sviluppata dapprima in verticale tipo torre, e poi in orizzontale, è il risultato dell’adattamento nel tempo al clima locale, alla scarsità d’acqua e al suolo vulcanico che caratterizzano le isole.

    Tipicamente le strutture delle case venivano realizzate con un sistema modulare di celle cubiche dal tetto piatto (detto astricu), a cui si affiancavano secondo le esigenze altri elementi cubici indipendenti, che non erano comunicanti tra di loro ma erano aperti sul bagghiu, il terrazzo-cortile caratteristico di queste abitazioni, che era il cuore della casa e il punto d’incontro per la vita sociale della famiglia.

    caption: Il bagghiu di un casa eoliana con i biseli, le sedute in muratura. Foto Adriano Bacchella

    Il bagghiu tradizionale consisteva in un terrazzo, sempre coperto da un pergolato sorretto dalle pulere – i pilastri tradizionali – sul quale di solito cresceva la vite. Tutt’attorno alla terrazza erano disposti i sedili in muratura, detti biseli e vi era anche un forno a cupola per la panificazione (il furnu); inoltre, al bagghiu, erano raccordati tutti I percorsi che conducevano alla casa, ovvero la cucina, le stalle, l’ovile, la tettoia per il ricovero estivo degli animali, gli essiccatoi per l’uva e per i pomodori, i magazzini e il lavatoio. Il bagghiu era il cuore della casa eoliana perché era lì che la famiglia passava il tempo insieme, il posto dove si mangiava, si lavavano i panni con l’acqua della cisterna, si riposava e si faceva appassire l’uva sui cannizzi.

    caption: Il bagghiu di una casa di Panarea. Fonte Adriano Bacchella

    caption: A sinistra, una casa tradizionale eoliana situata sulla costa orientale di Panarea. (Foto di Adriano Bacchella); a destra il tradizionale forno eoliano a cupola. ( Foto dell'agriturismo CasaGialla).

    La raccolta dell’acqua piovana

    Per raccogliere l’acqua piovana, preziosa in un territorio arido e con poche fonti naturali, il terrazzo era impermeabilizzato con il latte di calce mista a sabbia, e veniva costruito con una pendenza minima che permetteva all’acqua piovana di defluire attraverso dei canali in terracotta (detti casulere) che andavano ad alimentare la cisterna posta sotto al calpestio del bagghiu. Sulle casulere veniva spesso inserito un deviatore che faceva in modo che le prime acque canalizzate, sporche di polvere, foglie ed insetti, venissero scartate e non entrassero nella cisterna.

    Isolamento termico e antisismicità degli edifici

    Le fondamenta delle case venivano realizzate in blocchi di pietra lavica massiccia, mentre i muri erano di solito in pietra pomice, e il tufo veniva usato per la pavimentazione dalla terrazza: grazie all’utilizzo di questi materiale ad elevata inerzia termica l’edificio era adeguatamente isolato dal freddo invernale e soprattutto dalla calura estiva, per via della lenta escursione termica delle pietre laviche con cui erano costruite le pareti.

    Inoltre il pergolato che ombreggiava il bagghiu attenuava il caldo torrido delle estati riparando anche gli interni della casa dai potenti raggi solari.

    Per via della scarsa quantità di vegetazione a fusto alto si ha un ridotto utilizzo del legno nell’edilizia, le coperture delle abitazioni erano tuttavia realizzate in travi di legno dispose a 40 cm l’una dall’altra, e sulle travi veniva disposta una stuoia di canniccio  ricoperta a sua volta da uno strato di pietrame piuttosto fine e isolato con malta pozzolanica e calce, battuto per rendere il tetto impermeabile. Il tetto era così leggero e friabile rispetto alla massa solida dei muri: la diversa risposta che i muri (pesanti) e il tetto (leggero) hanno se sottoposti a vibrazioni ha fatto si che le abitazioni resistessero  alle frequenti sollecitazioni sismiche a cui sono sottoposte le isole eolie.

    Orientamento delle case

    L’orientamento delle case veniva scelto sia per ragioni di sicurezza, ovvero per avvistare in anticipo eventuali pericoli di attacchi via mare e cambiamenti climatici, ma anche per ragioni di confort abitativo (come per ripararsi dai forti venti di tramontana) e per sfruttare al meglio la ventilazione naturale all’interno degli ambienti: per questi motivi si prediligeva l’esposizione verso sud e a ponente, con la facciata principale sempre rivolta verso il mare.

    Per evitare che i venti freddi entrassero in casa e per avere una migliore esposizione ai raggi solari, le aperture delle abitazioni erano poche e piccole, di solito orientate a mezzogiorno e a levante, mentre gli altri lati erano ciechi, fatta eccezione per la cucina che richiedeva un ricircolo d’aria maggiore rispetto alle altre stanze.

    L’intonaco naturale da materiali locali

    L’intonacatura a calce bianca, oggi popolare sulle isole insieme agli altri colori pastello che caratterizzano le abitazioni eoliane, è sopraggiunta solo negli ultimi anni: l’intonaco tradizionale poteva essere o di colore grigio, ottenuto da una miscela di pietra vulcanica con poca calce (che era costosa perché importata dalla Sicilia), oppure giallo ocra come a Panarea, e veniva creato mescolando la calce con l’ossido di magnesio depositato dalle fumarole della Calcara, una spiaggia a nord dell’isola.


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    Nella grande fattoria Barn, in Inghilterra, lo studio di progettazione Stonewood Design ha previsto un intervento di ripristino del fienile e della casa, ripulendo la struttura dalle stratificazioni della storia e riportando la tenuta alla conformazione originaria. L’edificio, risalente al XVII secolo, fa parte di una vecchia tenuta nel Cotswolds, una regione rurale dell'Inghilterra meridionale nota per le sue case in pietra calcarea e paesaggi pittoreschi. Il complesso, costituito in origine da un insieme di parti frammentate, è stato reso unico creando una connessione e una continuità tra granaio e galleria.

    PIETRA E LEGNO PER IL RECUPERO DEL JONAŠ BARN

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    L’intervento contemporaneo si distingue dall’impianto originale per l’uso di materiali differenti: la quercia chiara e il vetro di costruzione hanno lo scopo di staccarsi dalle pareti di pietra e dalle capriate in legno scuro a vista che caratterizzano il vecchio fienile, considerato come uno dei migliori esempi di architettura tradizionale da salvaguardare.

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    Il committente aveva chiesto ai progettisti di prevedere, all’interno del granaio, per natura un ambiente caldo, secco, leggero e chiuso ermeticamente, uno spazio per ospitare collezione d’arte, quadri e acquerelli. Il granaio è diventato nella mente degli architetti lo scenario ideale per concepire un telaio dove installare una galleria d’arte, denominata la Galleria Pod. La struttura in legno prevista, leggera, si inserisce tra le mura, il tetto e il pavimento originari con pochi punti di contatto, dando l’impressione al visitatore di trovarsi in presenza di una nave racchiusa nel suo arsenale. Creando un ambiente reversibile e smontabile, i progettisti hanno immaginato che la struttura possa subire nuove trasformazioni future senza pesanti interventi.

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    Grazie a questa strategia molto “discreta” di approccio all’esistente, le autorità locali per la conservazione non hanno avuto nulla da eccepire rispetto al progetto di restauro, approvando speditamente l’intervento. Porte e finestre originarie nel fienile sono stati sostituite con delle feritoie tradizionali e la muratura esterna è stata ricucita ove necessario. Le vetrate nella galleria sono in linea con le aperture originali e danno una vista sia interna che esterna della struttura. Il timpano del vecchio fienile è vetrato e si affaccia sul granaio.

    L’effetto voluto di continuità tra le due parti permette dall’abitazione di abbandonarsi alla contemplazione della galleria come se si fosse di fronte a un paesaggio: dal granaio, il fienile sembra quasi il proseguimento di una navata di una chiesa. Dalla casa osservo l’arte. Il resto del fienile sarà utilizzato per esporre grandi opere d’arte, visibili dall'interno della galleria, o come spazio per il cavallo dei clienti. Scongiurata l’idea di un usuale “maquillage" della struttura, quello utilizzato nella fattoria Barn può essere un valido metodo per riportare in vita manufatti così preziosi e convertirli a nuovi usi.


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  • 07/01/15--22:05: Celle solari stampate in 3D
  • Il costo dell’energia solare si è ridotto notevolmente negli ultimi decenni ed è destinato a diminuire ulteriormente con il diffondersi delle nuove tecnologie. Le celle solari stampate in 3D possono offrire una soluzione a costi ridotti, facile da trasportare, flessibili e cosi sottili che richiedono solo una stampante industriale. L’evoluzione di questo prodotto è stato molto rapido, arrivando dal 3 al 20% di efficienza in una manciata di anni.

    Il fotovoltaico organico a film sottile

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    In occasione della World Conference of Science Journalists di Seul, in Corea del Sud, dei ricercatori coreani hanno presentato una ricerca che ha l’obiettivo di portare l’energia pulita in zone rurali e povere del pianeta, difficili da raggiungere, dove circa 1,3 miliardi di persone vive senza elettricità. I ricercatori coreani hanno illustrato i dettagli del nuovo metodo: i vantaggi sono numerosi, dai costi ridotti rispetto ai pannelli tradizionali all'efficienza energetica, al trasporto dei dispositivi.

    Usando una stampante industriale 3D, un sottilissimo strato viene depositato su una superficie di materia plastica. Questo permette di applicare le celle solari su finestre creando uno strato semitrasparente, come una tinteggiatura. Le celle possono anche essere stampate su superfici più piccole per ricarica e alimentazione di smartphone e di laptop.

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    L’elevata efficienza è dovuta al materiale di cui le celle sono composte: la perovskite, un cristallo che garantisce rendimenti elevati, molto più di quelli attuali a base di silicio, che richiedono grandi quantità di energia solare per funzionare in maniera opportuna. Questo materiale offre una maggiore flessibilità, facilitando il trasporto verso le zone più esterne ed isolate. I costi di produzione sono notevolmente ridotti grazie allo spessore molto ridotto delle unità, di dimensione pari a quello di una pellicola.

    Scott Watckins, della coreana Kyung-In Synthetic afferma: “Ho visto in prima persona come la tecnologia ha permesso alle comunità povere dell’India l’accesso all’elettricità off-grid. Il successo è dovuto alla semplicità ed ai costi ridotti. Una pellicola di 10x10cm permette di generare circa 10-50 W/mq.” Tuttavia, questa innovativa soluzione non è scevra da problemi: infatti una stampante industriale richiede sostanzialmente un capitale iniziale da investire. I pannelli stampati possono essere vulnerabili all’umidità e portare contaminazioni da piombo in caso di rottura. Aziende come la Kyung-In Synthetic stanno effettuando ricerche per nuovi rivestimenti che possano evitare questi problemi, per esempio attraverso una tecnologia “a spruzzo”, che scongiuri il rischio di trazioni eccessive. I costi iniziali per l’investimento sarebbero notevoli, nonostante i costi di produzione siano inferiori rispetto al pannello standard. Inoltre la mancanza di una rete di distribuzione che consenta l’accesso alla tecnologia anche nelle zone più remote del pianeta costituisce un grosso limite, che potrebbe essere sormontato, per esempio, se si organizzasse un sistema cooperativo, in cui i membri della comunità contribuiscano alle risorse ed alla salvaguardia della gestione democratica dell’impresa, potrebbe garantire sia un buon investimento iniziale che la creazione di una salda rete di distribuzione locale. Accettare la sfida e incrementare questo tipo di produzione potrebbe essere un passo rilevante per un’economia basata interamente sulla produzione di energia da fonti rinnovabili.


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    Alla ricerca di una nicchia tra le città turistiche, il comune di Saulkrasti in Lettonia ha deciso di puntare tutto sul suo magnifico lungomare che dà sul golfo di Riga attrezzandolo per attività ricreative e sportive. Nasce così il parco costiero firmato dagli architetti Substance a collegamento tra la cittadina e il mare. La vista aerea mostra l’elemento chiave della zonizzazione dell’area: una lunga passerella di legno con una ventina di triangoli poggiati sulla sabbia. Simili alle fortificazioni storiche, le pedane terminano in cunei dagli angoli taglienti rivolti verso l’esterno, contro le onde del mare. 

    LE ISOLE DI LEGNO TRA BARCELLONA E VALENCIA

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    Tra spiaggia e foresta

    Premiato del prestigioso Design Award 2014, è un magnifico esempio di waterfront realizzato e voluto dall’amministrazione pubblica che ha pensato al turismo come strumento territoriale e sociale per lo sviluppo dell’aerea. Il lungomare si affaccia sul Golfo di Riga e copre un territorio di circa 10.000 mq. Tra dune primarie e secondarie si sviluppa un territorio pianeggiante. Essendo molto vicino al mare, come anche alla foresta, si può godere del profumo dei boschi, delle ombre scure durante il giorno e dei mille colori del tramonto. La località conserva intatti i valori di autenticità e sostenibilità.

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    Il turismo esperenziale, il nuovo segmento di mercato che l’amministrazione pubblica vuole attirare, è coerente con la vocazione del territorio lettone. A causa della crescente offerta turistica, la riduzione di prezzi dei voli e l’internazionalizzazione digitale, ai turisti non basta più offrire tranquillità̀ e un bel contesto naturale… è necessario regalare loro il fascino ineguagliabile di un’esperienza emotiva da condividere e ricordare!

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    Passerella e arredi in legno

    Anche se il legno è un materiale low tech che necessita periodica manutenzione, ha il potere di creare un'atmosfera indimenticabile. Caldo, leggero e facile da usare, risveglia tutti i sensi: l'odore del legno ricorda le calde giornate estive e ci fa sentire più vicini alla natura. È scelto dagli architetti non solo come elemento chiave dell’intervento, ma anche per gli arredi, le panchine, le rastrelliere per biciclette e i cestini. Come materiale decorativo, ogni tavola ha una sua estetica e offre diverse sfumature durante la giornata. 

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    Punti di uscita delle passerelle

    Gli architetti Substance sono riusciti a valorizzare le qualità del golfo e migliorare l’accessibilità dell’area, definendo un posto suggestivo e romantico. Le piazzette sulla sabbia  invitano turisti e residenti ai vari eventi d’intrattenimento organizzati annualmente, in contemporanea agli spiaggianti sui lettini o agli ammiratori del meraviglioso tramonto lettone. La "matrice" lineare è costituita da assi con diversa inclinazione e gli unici elementi in acciaio sono gli attrezzi per le attività sportive. I progettisti consapevoli dell’imprevedibilità e capricciosità del mare, da completamente sereno a ondeggiante, hanno considerato il facile deterioramento della struttura lignea. Così configurano i punti di uscita sulla spiaggia come cunei contro le onde del mare. Sarà comunque necessaria una periodica manutenzione per impedire il deterioramento dovuto agli attacchi biotici (funghi, batteri e insetti) e abiotici (vento, sole, acqua e sostanze chimiche).

    Varie attività nel parco

    Anticipando le molteplici esigenze di residenti e turisti, il "Sea Park" crea un nuovo centro di attrazione a Saulkrasti: mentre i genitori nuotano in mare o usufruiscono della zona fitness, i bambini possono divertirsi nel parco giochi. Dal percorso lineare si aprono alcune piazze pavimentate e due campi di beach volley con piccole terrazze, spazio fitness all’aperto, aree gioco  e docce sulla spiaggia. 


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