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Progetti di bioarchitettura, tecnologie e materiali per l’architettura sostenibile, risparmio energetico, eco design e novità sulle energie rinnovabili.

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    Un nuovo strumento di agevolazione dell'energia sostenibile per interventi sociali è stato avviato dalla Comunità Europea (CE) -organo esecutivo dell’UE- utilizzando i fondi non spesi del Programma energetico europeo. Dovrà sostenere gli Stati membri dell'UE a soddisfare gli obiettivi della direttiva conosciuta come “pacchetto 202020. Vediamo brevemente le principali peculiarità e quali opportunità offre a investitori e beneficiari.

    IL PROGRAMMA ELENA PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

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    L’EEEF EUROPEAN ENERGY EFFICIENCY FUND

    L’European Energy Efficiency Fund (EEEF) è una partnership mista -tra pubblico e privato- e ha una duplice valenza: da un lato agevola l’accesso al credito di promotori di progetti pubblici (P.A e ESCOs) di piccola scala e dall’altro remunera gli investitori privati mediante un sistema di vendita di azioni. In generale, il fondo è in linea con la Dichiarazione sui Principi e gli Standard Ambientali e Sociali della BEI (Banca Europea degli Investimenti ed è dotato di un SEMS (Social and Environmental Management System) che definisce i suoi propri standard di rendimento e relative procedure. Nello schema visualizziamo il suo approccio olistico:

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    Creato nel 2011 il fondo europeo ammette l’ingresso d’investitori di vario tipo: le agenzie donatrici, governi, istituti finanziari internazionali e investitori privati professionali e, in ogni caso, in base alla legge lussemburghese SIF (Specialized Investments Funds). La CE ha apportato 125 milioni di euro (Junior Tranche Fund), in parte assumendo i rischi economici associati ai progetti d'investimento. La BEI (dalle sue origini nel 1958 fino alla fine degli anni ’80 presieduta da italiani) ha apportato 75 milioni di euro (Mezzanine Tranche and Senior Stock Option), la nostrana Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha contribuito con 60 milioni di euro (Mezzanine Tranche and Senior Stock Option ), mentre la Deutsche Bank (DB) ha investito 5 milioni di euro (Mezzanine Tranche) ed è anche l’ente gestore degli investimenti dell’EEEF. Il gruppo dei principali azionisti punta ad aumentare il capitale totale, dagli attuali 265 milioni di euro a circa 800 milioni di euro, attirando ulteriori investitori privati.

    CATEGORIE DI FINANZIAMENTO

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    Risparmio Energetico ed Efficienza Energetica

    I progetti finanziabili possono riguardare:

    • gli investimenti in edifici pubblici e privati per l’adozione di soluzioni per l’efficienza energetica e l’utilizzo di energie rinnovabili, comprese quelle basate sull'uso delle TIC (Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione);
    • gli investimenti in produzione combinata ad alta efficienza energetica di elettricità-calore (CHP) -compresa la micro-cogenerazione- e le reti di riscaldamento e raffreddamento, in particolare da fonti di energia rinnovabile;
    • le infrastrutture locali, compreso l'efficientamento delle infrastrutture pubbliche per l’illuminazione esterna -come strade e semafori- per lo stoccaggio di energia elettrica, le smart metering e le smart grid, che fanno pieno uso delle TIC;
    • le tecnologie basate sull’efficientamento energetico ed energie rinnovabili con il migliore potenziale innovativo ed economico disponibile nel mercato.

    Fonti Rinnovabili di Energia

    I progetti finanziabili possono riguardare: 

    • la produzione di energia da fonti rinnovabili locali, in reti di distribuzione con tensione medio-bassa (fino a 110 kV);
    • le Smart-grid che consentano un maggiore consumo da fonti di energia rinnovabile; 
    • lo stoccaggio energetico per l’accumulo di parte dell'energia prodotta da fonti intermittenti durante le ore di basso consumo, per poterla poi restituire nei picchi di domanda; 
    • l’inserimento del biogas prodotto localmente nelle reti del gas naturale, come anche gli impianti di microgenerazione da fonti di energia rinnovabile, che solitamente fornisce meno di 50kW in relazione alla tecnologia di produzione di calore e/o energia mirata alle utenze domestiche individuali, case di occupazione plurima, abitazioni multiple, e settori commerciali leggeri; 
    • Ie tecnologie che non si limitano al solare fotovoltaico ma includono anche impianti microeolici, microidraulici, pompe di calore con fonti terra, acqua e aria, riscaldamento solare, a biomasse o a biogas, e micro-CHP che utilizzano fonti di energia rinnovabile.

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    Trasporto Urbano Pulito

    I progetti finanziabili devono riguardare:

    • il trasporto urbano alimentato da fonti pulite, azioni a supporto dell'aumento dell'efficienza energetica e dell'integrazione di fonti energetiche rinnovabili, con speciale attenzione al trasporto pubblico, alle vetture elettriche ad idrogeno e con ridotte emissioni di gas serra;
    • la promozione di una efficace e progressiva sostituzione del petrolio con combustibili alternativi e lo sviluppo di vetture che consumano meno energia e generano meno emissioni inquinanti.

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    CRITERI DI SELEZIONE DEI PROGETTI

    I progetti vengono ammessi al finanziamento agevolato in base a dei precisi criteri di selezione condotta in due fasi dalla DB: la prima (mediante screening) e la seconda (mediante due diligence). Gli investimenti devono raggiungere l’obiettivo specifico di risparmio di energia primaria per progetti di efficienza energetica almeno del 20%, fatta eccezione per il settore edilizio nel quale è richiesta una percentuale più elevata a seconda dei casi. Gli investimenti nel settore dei trasporti devono soddisfare l’obiettivo specifico della riduzione del 20% delle emissioni di CO2. Allo scopo, è necessario fornire una stima dell'attuale risparmio di COe di energia primaria. Altri dettagli da includere sono le previsioni e il metodo di calcolo, ovvero gli indicatori per misurare il raggiungimento di detti obiettivi ambiti. 

    Gli organismi pubblici che richiedano finanziamenti dovranno esplicitare obiettivi concreti, ovvero misurabili, volti alla mitigazione dei cambiamenti climatici  così come le eventuali strategie pluriennali per perseguirli. Ad esempio, la sottoscrizione del Patto dei Sindaci è vista dai selezionatori come un fattore positivo poiché dimostra l’impegno preso dall’ente locale di andare oltre agli obiettivi delle politiche energetiche dell'UE in termini di riduzione delle emissioni di CO2 attraverso un miglioramento dell'efficienza energetica, la produzione e l'uso di energia più pulita. L’elemento chiave del buon esito della richiesta di finanziamento è il rapporto totale tra debito e capitale, se è al di sopra di un certo livello (a seconda del progetto) e EEEF considera tale valore insufficiente, il finanziamento allora non è fattibile.

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    BENEFICIARI E TIPI D’INVESTIMENTI

    I beneficiari finali del fondo sono gli enti pubblici -a livello locale e regionale (compresi i Comuni)- le aziende pubbliche e private (al servizio degli enti locali) quali le aziende del settore energetico dedite al pubblico servizio, i fornitori di trasporto pubblico, le associazioni di edilizia sociale, o le società che offrono servizi energetici, ecc. Gli investimenti sono ammessi in Euro e solo in una piccola percentuale anche nelle altre monete locali. Sono finanziabili solo i progetti realizzabili negli stati membri dell'Unione Europea. Per quanto riguarda la tipologia, come vedremo, gli investimenti nel settore in oggetto possono essere di due tipi: diretti oppure verso le istituzioni finanziarie.

    Investimenti Diretti

    Gli investimenti in progetti di efficienza energetica ed energia rinnovabile vanno dai 5 ai 25 milioni di Euro e riguardano i progetti di soggetti promotori come: società di servizi energetici (ESCO), servizi di energia rinnovabile ed efficienza energetica su scala ridotta, agenzie di distribuzione che servono mercati di efficienza energetica ed energia rinnovabile nei paesi target.

    Gli strumenti finanziari includono debito senior (pagamento prioritario, n.d.t.), finanziamenti intermedi (o mezzanine), strumenti di leasing e prestiti forfettari (in cooperazione con i partner industriali). Sono inoltre disponibili co-investimenti equity per energie rinnovabili anche oltre il termine dei progetti finanziati e con la partecipazione di enti privati che agiscano per conto delle autorità locali, regionali e nazionali.

    I tradizionali finanziamenti bancari -come i debt investments- possono durare fino a 15 anni, mentre la partecipazione dell’EEEF al finanziamento ma anche ai guadagni come gli equity investments- possono essere flessibili, quindi adattati alle necessità delle varie fasi di progetto.
    Il Fondo può co-investire come parte di un consorzio e partecipare mediante una condivisione di rischio con una banca locale.

    Investimenti in Istituti Finanziari

    Riguardano gli investimenti in banche commerciali locali, società di leasing e altri istituti finanziari scelti che finanziano, oppure si impegnano a finanziare, i beneficiari finali soddisfando i criteri di ammissibilità dell'EEEF. Gli istituti finanziari, partner scelti, riceveranno debt investments con scadenza a 15 anni. Gli strumenti ammessi, eccetto gli equity investments, sono: debito senior, debito subordinato e garanzie. 
    Gli istituti finanziari accordano ai beneficiari del Fondo -che soddisfano i criteri di ammissibilità- il finanziamento di progetti di efficientamento energetico e di energia rinnovabile.

    TASSI D’INTERESSE, RENDIMENTI E ASSISTENZA TECNICA

    Il Fondo offre finanziamenti commerciali, ovvero prestiti di denaro a valore di mercato, il cui tasso d’interesseè negoziabile da parte del beneficiario in funzione della struttura di rischio del suo investimento. Nella maggior parte dei casi varia in funzione dell’EURIBOR, ma può essere convertito anche in tasso fisso. Ad eccezione dell'Assistenza Tecnica (AT), qualunque finanziamento mediante l’EEEF va restituito interamente.

    Il fondo concede un contributo della Commissione Europea pari al 90% dei costi complessivi per coprire il servizio di AT a condizione che il progetto venga poi finanziato mediante lo stesso fondo. Il servizio ha lo scopo di facilitare l'implementazione di progetti sostenendo la preparazione di studi di fattibilità, business plan e gare d'appalto.

    Agli investitori è assicurato un rendimento basato sulla resa azionistica del principio a cascata, secondo il quale ci sono tre diverse categorie di azioni in ordine rispetto al maggior grado di rischio: C, B e A. La variabilità del rendimento è agganciata all’Euribor 6M più uno spread (aggiornamento semestrale, n.d.t.). A seconda della redditività del Fondo, sono possibili dividendi complementari.

    COME RICHIEDERE IL FINANZIAMENTO

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    La domanda di finanziamento può essere inviata direttamente alla DB, oppure attraverso un proprio project manager esperto in europrogettazione per la verifica di fattibilità del progetto. Una volta terminato positivamente lo screening, per la rispondenza alle linee guida dell’EEEF, il progetto verrà ammesso alla due diligence e quindi sottoposto alla decisione finale in merito alla sua ammissibilità al finanziamento da parte dei maggiori azionisti del fondo. Per l’ammissione alla seconda fase di analisi i proponenti devono fornire informazioni più dettagliate, come il modello finanziario, descrizione generale del progetto e dettagli tecnici per la valutazione del rapporto rischio-rendimento. Solo in caso di rispondenza del progetto, alle prescrizioni ambientali e di sviluppo, l’ente gestore del fondo prepara una proposta di investimento, affinché possa essere valutata dal Comitato degli Investimenti. Una volta ottenuta l'approvazione, da parte degli organi direttivi del fondo, la DB prepara la relazione finanziaria finale, necessaria per assicurare il rispetto dei termini e delle condizioni concordate. A tal fine, i beneficiari devono includere una regolare rendicontazione (semestrale e annuale) delle performance finanziarie, sociali ed ambientali.

    Per concludere, evidenziamo che l’EEEF investe soltanto in tecnologie sicure (quelle nell’ambito della R&S sono ammesse, ma seguono altri criteri non oggetto del fondo in questione) purché non precedentemente finanziate da altri programmi UE (Fondi Strutturali, Fondi di Coesione, ecc.). L’unica ipotesi ammissibile di complementarietà tra l’EEEF e i sopra menzionati programmi UE è la possibilità del progetto di essere finanziabile in fasi separate. In fine, la richiesta di finanziamento non ha una scadenza definita, pertanto fino alla durata del fondo può essere inviata in qualsiasi momento; tuttavia per la verifica dell’ammissibilità è preferibile che la gara di appalto del progetto sia stata già avviata o conclusa. Per ulteriori informazioni rimandiamo al sito della BEI.


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    Sono stati più di 1300 i professionisti da oltre 80 Paesi di tutto il mondo ad accogliere la sfida lanciata da YAC (Young Architects Competitions) in collaborazione con Marlegno s.r.l. per la progettazione diFood & Wellness club, un centro benessere in prossimità di F.I.C.O., il grande parco alimentare che aprirà a Bologna nel 2016.

    L’edificio, dedicato alla cura del corpo, la meditazione ed il benessere, mira ad essere un’eccellenza architettonica internazionale, un luogo sostenibile e strettamente legato al tema del parco in cui si inserisce.

    A decretare i progetti vincitori, tra i 276 presentati, una giuria composta da professionisti di rilievo internazionale come gli architetti Nicola Scaranaro (collaboratore di Foster + Partners dal 2005), Italo Rota (designer degli spazi interni del Musée d’Orsay) ed Edoardo Miles (esperto in materia di tutela paesistico ambientale), il professore Donald Bates (recentemente designato quale giurato per il premio Holcim Awards for Sustainable Construction), gli architetti Andrea Zamboni e Pier Giorgio Giannelli e l’ingegnere Angelo Luigi Marchetti.

    Il montepremi, per un totale di 15 mila euro, di cui 8 mila per il primo classificato, è stato assegnato ai team che hanno saputo interpretare al meglio il tema proposto e ideato edifici in cui la luce, la sostenibilità, la cura della persona e l’esperienza sensoriale vissuta dal visitatore giocano un ruolo chiave.

    I PROGETTI SUL PODIO

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    Ad aggiudicarsi il primo premio del concorso Food & Wellness Club è stato il team VSC che, guidato dalla citazione di Nietzsche “There is more reason in your body than in your best wisdom”, ha esaltato l’interazione dell’edificio con la luce, elemento in grado di plasmare gli spazi e contribuire al benessere psico-fisico dei visitatori.

    Al secondo posto si colloca il team ArchiStuff (prima immagine in alto) che rivisita il tipico design delle industrie produttive anni Settanta proponendo un gioco di volumi sospesi su un piano dedicato alle piscine, giochi d’acqua multi-sensoriali e docce aromatiche.

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    Two Worlds è il progetto del team Floràn che si aggiudica il terzo premio per aver saputo interpretare, sviluppare e rendere evidente la tensione tra urbano e suburbano, agricolo e industriale.

    LE MENZIONI

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    Al contrario del team vincitore del terzo posto, il gruppo ODD Studio, a cui è andata la menzione Gold ha preferito ridurre il contrasto tra esterno ed interno, artificiale e naturale e proporre un edificio quasi evanescente, senza confini netti.

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    L’altra menzione Gold va al gruppo MD2, che ha reso l’esperienza sensoriale dei visitatori il cuore del progetto. L’edificio è arricchito con materiali che evocano sensazioni percettive diverse (caldo, freddo, ruvido, compatto…) e conducono in un vero e proprio viaggio sensoriale, alla ricerca di se stessi.

    Le altre menzioni d’onore vanno ai team: Fiore, A+B+C+M, ACD Studio, AI Studio, QuadratoBlu, Acqua_Terra, CTRL Studio, Bodega&Piedrafita, MP+RV, FPMG, con partecipanti da Austria, Grecia, Irlanda, Italia, Russia, Siria e Uruguay.

    Ad aderire al concorso non solo progettisti e studenti, ma anche istituzioni accademiche e realtà imprenditoriali consolidate hanno patrocinato l’iniziativa: Università di Bologna Alma Mater Studiorum – Sede di Cesena, Universidad Nacional del Litoral di Santa Fe, Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Roma La Sapienza, Università di Melbourne, LAB Architecture Studio, Studio Italo Rota, Foster + Partners, l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Verona, ArchitettiBologna, l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bergamo, Forum P.A., Unindustria Bologna.


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    Le iniziative parallele portate dalla grande macchina Expo Milano 2015 hanno dato una bella spinta al progetto previsto per Marghera, che già da tempo era nel cassetto dell’amministrazione veneziana. L’esigenza di ridare un’identità al waterfront lagunare era da tempo sentita anche dal punto di vista morale e di riscatto di un’area in forte degrado che non è mai stata in grado di vestire al meglio il ruolo chiave che essa ha nei rapporti con Venezia.

    PORTO MARGHERA E IL VEGA PARK PER RIQUALIFICARE IL WATERFRONT

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    CHE COS’È IL VENICE WATERFRONT?

    Il vasto progetto di rigenerazione urbana prevede il recupero dell’ex area industriale di Porto Marghera, nell’ottica di promuovere uno sviluppo più attento ai temi della sostenibilità e trasformare la non più comoda appendice industriale in un polmone nuovo capace di dare respiro ad una Venezia storica che rimane sempre più schiacciata dal peso dell’età, ma che è ancora capace di attrarre culturalmente tutto il mondo.

    L’idea non è promuovere un progetto statico che si concluderà con la fine di Expo Milano 2015, ma mettere in moto una macchina capace di creare occasioni per un rilancio continuo che guarda ai prossimi vent’anni. Il lancio del progetto con la costruzione del padiglione collaterale “Aquae” è solo il punto di partenza al quale seguiranno delle fasi successive che nei prossimi cinque anni dovrebbero portare allo sviluppo di una serie di servizi a supporto dell’area.

    Il tema chiave voluto fortemente dall’architetto Michele De Lucchi e dal paesaggista Andreas Kipar, progettisti dell’intervento, è basato su una “Green Tree Strategy” per la quale l’intervento rappresenta la chioma vitale di quell’albero che affonda nella città storica le proprie radici.

    PADIGLIONE AQUAE

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    Punto di partenza di questo processo è il padiglione polifunzionale “Aquae” che rappresenta il rilancio dell’area industriale con le eccellenze della ricerca e delle imprese, e la volontà di sottolineare l’importanza che il così detto oro blu ha per Venezia e per il resto del mondo, sia da un punto di vista concreto sia concettuale. L’idea è di creare un polo attrattivo culturale che possa diventare il punto di partenza di un processo che non si concluderà con l’Expo, ma che sarà capace di affermarsi con forza sul territorio.

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    Il progetto di Venezia per l’Expo 2015 prova a reinventare l’idea di città tradizionale e lo fa in un’ottica che guarda alla sostenibilità attraverso la rigenerazione urbana ed il rilancio del territorio anche da un punto di vista culturale. Il padiglione, in questo contesto, diventa il catalizzatore di un’area nuova che ha voglia di cambiare e crescere, e che non rimane indifferente ai temi globali. Sicuramente un’opportunità che va sfruttata per tutto quello che mette in gioco, ma anche un’esperienza artistica capace di generare sensazioni e risvegliare la sensibilità umana davanti ai temi della sostenibilità e dello sfruttamento delle risorse, per provare a riscoprire un’attenzione in più su ciò che ci circonda. 


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    Tra la vasta distesa di edifici a Madrid, vi è un particolare tetto dove si trovano delle “nuvole” gonfiabili. Situata sulla copertura di CasaDecor e disegnato da Carolina González Vives, il progetto “Osservatorio delle nuvole”, è il risultato di un’attenta ricerca compiuta sul microclima delle oasi naturali. Vives e il suo team hanno studiato un modo per poter raffrescare e purificare l’aria di uno spazio esterno con il minor consumo energetico possibile, sfruttando il principio dell’evaporazione ed esaminato i meccanismi spontanei e naturali delle oasi in aree geografiche aride, dove la giusta combinazione di ombra, vegetazione ed acqua raffredda l'aria.

    LA FORESTA TROPICALE DELLA STAZIONE DI ATOCHA DI MADRID

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    Il principio base dell’autosostentamento dell’oasi si basa essenzialmente sulla forte dispersione termica che s’innesta tra il giorno e la notte: l’evaporazione dell’acqua, durante il giorno, e la sua condensa, durante la notte, permette all’area di irrigarsi autonomamente grazie allo sfruttamento degli agenti atmosferici che si generano, favorendo la sussistenza della vegetazione.

    A CasaDecor, per riprodurre questo principio, sono state utilizzate tre basse “nuvole” di plastica bianca, dove viene trattenuta l'aria densa e fresca. Gli altri elementi del terrazzo, comprese le forme e le superfici delle colline artificiali sono state geometricamente calcolate al fine di riprodurre condizioni fisiche organiche. Decorative, le nuvole sono più sostenibili e meno costose rispetto all’aria condizionata ed agiscono anche come divisori sottili che forniscono ombra.

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    Questo “osservatorio atmosferico” vuole quindi trasformare un’isola di calore in un oasi fresca attraverso la creazione di nubi basse e di un sistema di vaporizzazione e creare un’opera architettonica che, grazie all’impego della corretta tecnologia, disegni uno spazio sociale, non domesticamente sfruttato e che mantiene, al contempo, l’identità originaria del luogo.

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    L’ispirazione naturale si riscontra anche nella scelta compositiva: pochissimi elementi, costituiti da teli di plastica, servono ad enfatizzare la leggerezza dell’aria.Le nuvole hanno, inoltre, la funzione di ridurre al minimo necessario la presenza di mura perimetrali, che racchiuderebbero eccessivamente lo spazio. Con lo stesso fine, immagini stampate su specchi con differenti inclinazioni si incontrano e scontrano con le pareti più alte moltiplicando alle diverse scale la percezione del paesaggio. L’oasi naturale si traduce in uno spazio aperto divertente, con un bar ed un tappeto erboso artificiale contornato da piante in vaso, dirigendo gli occhi dello spettatore verso il magnifico skyline madrileno.

    Un intervento di innovazione tecnologica, ma che possiede anche una valenza sociale, poiché favorisce le relazioni creando un habitat affascinante e attento al contesto in cui si colloca.


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    Non sarebbe bello camminare per le strade della propria città ed imbattersi improvvisamente in piccoli spazi coltivati in cui la raccolta non solo non è vietata ma addirittura viene incoraggiata?

    In diversi quartieri di Friburgo opportunità simili sono diventate realtà dall’estate del 2011, anno in cui la città tedesca ai confini della Foresta Nera, da sempre molto sensibile al tema della sostenibilità, ha deciso di seguire l’esempio di numerosi paesi di tutto il mondo invadendo la città con orti urbani.

    In copertina: foto da waldgarten-wiehre.de

    Visita la città di Friburgo e i suoi orti urbani.

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    Gli orti urbani e la salvaguardia dell’ambiente

    Cibo e sostenibilità ambientale sono infatti strettamente connessi tra loro: basta pensare che un terzo delle emissioni totali delle attività umane sono causate dall’agricoltura e che il trasporto di merci e alimenti contribuisce in maniera significativa all’ emissione di CO2 nell’aria per capire come i sistemi di produzione e consumo alimentare hanno ripercussioni dirette su problematiche stringenti come inquinamento, deforestazioni e consumo di suolo e di risorse idriche.

    Progetti volti all’auto-produzione e al consumo di prodotti locali rappresentano una risposta concreta delle comunità che vogliono dare il proprio contributo alla salvaguardia dell’ambiente.

    Con questo scopo un gruppo in continua crescita di cittadini di Friburgo ha deciso di dare vita a quella che loro definiscono una vera e propria “riqualificazione ecologica della città” e di cui gli orti urbani rappresentano una delle maggiori iniziative. 

    Gli altri benefici degli orti urbani

    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Ma quali sono i vantaggi di avere orti comunitari all’interno dei centri urbani

    “Noi siamo ciò che mangiamo” asseriva il filosofo Feuerbach e frutta e ortaggi a chilometro zero, senza l’utilizzo di fertilizzanti ed antiparassitari, oltre a limitare i danni all’ambiente, hanno effetti benefici sulla salute che sono riconosciuti dai medici di tutto il mondo. In alcuni quartieri di Friburgo sono stati seminati prodotti locali quasi dimenticati come fave ed alcune varietà di pomodori: prodotti biologici a filiera corta che assecondano la stagionalità e mantengono inalterate proprietà organolettiche e principi nutritivi.

    Gli orti urbani svolgono inoltre un importante ruolo sociale ed educativo. Si tratta infatti di un sistema basato sulla cooperazione sociale e il networking in cui persone appartenenti a diversi ceti sociali condividono tempo ed energie mentre differenti generazioni mettono a confronto i diversi livelli di esperienza nell’abito della semina e della cura dei prodotti della terra.

    Infine il giardinaggio urbano può essere eseguito ovunque: un tetto piano, una parete, spazi incolti e aree industriali dismesse, senza considerare che ogni cittadino può praticarlo sul proprio balcone privato.

    Il comune di Friburgo ora ha messo a disposizione dei abitanti ampie porzioni di terreno inutilizzato, ma l’Urbanes Gärtnern è iniziato tramite il rinverdimento di zone grigie all’interno dell’abitato, come le aree recintate intorno agli alberi, a dimostrazione di come siano sufficienti pochi “ingredienti”, primi fra tutti forza di volontà e fantasia.

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    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Le tecniche alla base del giardinaggio urbano

    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Alcuni orti sono stati realizzati in prossimità delle fermate dell’autobus, lungo le strade della città; abitanti e turisti spesso ingannano l’attesa visitandoli e chiedendo informazioni, i più curiosi aspettano addirittura la corsa successiva.

    L’accesso ai giardini è libero ma, data la risposta positiva della popolazione, i responsabili del progetto riservano alcune particolari giornate (definite “open door garden”) per rispondere alle domande degli interessati e raccogliere eventuali nuove adesioni. Inoltre durante l’anno programmano eventi pubblici quali proiezioni di film, conferenze e workshop per illustrare in maniera più approfondita i principi e le tecniche di tale forma di giardinaggio.

    In particolare viene introdotto il tema della permacultura ovvero un metodo di coltivazione in cui la progettazione dei terreni avviene secondo gli schemi e le relazioni presenti in natura consentendo una gestione etica della terra. Tramite un’imitazione quasi letterale degli ecosistemi, alberi da frutto, siepi e ortaggi sono posizionati per far sì che la produzione dell’uno diventi la nutrizione dell’altro in una disposizione tutt’altro che casuale. Il fine è quello di ottenere il massimo rendimento con poco lavoro e in maniera sostenibile: il terreno non deve essere arato, bensì deve essere mosso il meno possibile; non è contemplato l’uso dei pesticidi; non è prevista la sarchiatura; è vietata la concimazione “artificiale” a favore di letame e materiale organico: è per questo che in nessuno degli orti urbani di Friburgo manca il raccoglitore del compost.

    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Le domande più frequenti riguardano le tecniche utilizzate, ossia pacciamatura e letti rialzati.

    Con la pacciamatura, il suolo viene ricoperto con materiale di origine organica portando numerosi benefici: miglioramento delle proprietà del terreno tramite la sostanze nutritive generate dalla formazione di humus; diminuzione dell’apporto idrico e mancata erosione del suolo in quanto il terreno rimane più umido; mancata formazione di erbe infestanti; protezione dagli agenti atmosferici ovvero dal gelo nei periodi freddi e dai raggi solari in quelli caldi.

    La tecnica dei letti rialzati consiste nel porre le coltivazioni ad una quota più alta rispetto al terreno circostante e delimitandone l’area, meglio se con materiali naturali e riciclati (molto usati sono i pallet). In questo modo il terreno non viene calpestato (e quindi compattato) e di conseguenza non viene tolta aria alle radici; c’è un aumento della produttività: le piante possono essere posizionate più vicine tra loro non essendo necessario lo spazio per il passaggio; i letti rialzati tendono a riscaldarsi prima in primavera e restano produttivi per più tempo consentendo più lunghi periodi di coltivazione; infine c’è un migliore drenaggio grazie alla maggiore altezza rispetto al terreno dove ristagna l’acqua. 

    Il gruppo Transition Town di Friburgo

    caption: logo del movimento TT Freiburg e del gruppo Urbanes Gärtnern foto da www.ttfreiburg.de

    In immagine: logo del movimento TT Freiburg e del gruppo Urbanes Gärtnern foto da www.ttfreiburg.de

    Gli orti urbani sono un’iniziativa del Transition Town di Friburgo (TT Freiburg) un gruppo appartenente al movimento mondiale Tansition Town. TT Freiburg incoraggia i cittadini a lavorare attivamente per uno stile di vita sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale. Lo scopo è quello di fare in modo che i propri bambini vivano in quartieri urbani multifunzionali e a clima neutrale, con un’elevata qualità della vita e basso consumo di risorse.

    Partita in Inghilterra con due gruppi nel 2006 la “Città di Transizione” ha avuto adesioni sempre maggiori in tutto il mondo tanto che nel 2014 le comunità riconosciute ufficialmente erano più di 2000. Si tratta di gruppi indipendenti ma connessi tra loro in una fitta rete di relazioni, amicizie ed esperienze diverse ed è questo il punto di forza del movimento: perché se molte persone lo fanno, in molti posti e a piccoli passi, si possono ottenere grandi risultati.


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    Un bel prato, fitto e compatto necessita di costante manutenzione per poter essere in salute e al massimo del suo splendore.Quindi sono essenziali una serie di cure per una buona tenuta nel tempo.Oltre al periodico sfalcio eseguito almeno due volte alla settimana, dalla primavera all’autunno, quando l’attività di crescita è rigogliosa, serve un’irrigazione costante. È necessario almeno una volta l’anno effettuare la risemina, nei punti maggiormente usurati; l’apporto di nutrienti mediante una concimazione e l’eliminazione del feltro che si deposita tra le piantine e rende il terreno poco permeabile.

    Un giardino in armonia con l'abitazione

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    Bisogna tenere presente che tutte queste operazioni di mantenzione del prato, importanti allo stesso modo, non vanno trascurate e necessitano di un bel po’ di tempo libero per poterle effettuare con tutta l’accortezza necessaria ed oltretutto hanno un costo.
    Per evitare queste procedure costanti e dispendiose in termini di tempo e denaro, si può optare per specie tappezzanti.

    LE TAPPEZZANTI

    Le tappezzanti, non sono altro che piante perenni con sviluppo orizzontale che si prestano bene ad essere utilizzate come coprisuolo, perché  ricoprono fittamente il terreno, richiedendo una minima manutenzione e di sovente vengono utilizzate in alternativa ai classici tappeti erbosi. 
    L’aspetto estetico è ovviamente diverso rispetto a quello di un prato tradizionale, ma sicuramente molto gradevole.

    Le classiche alternative sono rappresentate dalla Dichondra repens e dal Trifoliumrepens, piccole piante dallo sviluppo denso e compatto, molto resistenti al calpestio, che non necessitano generalmente di essere sfalciate con regolarità.

    La Dichondra

    La Dichondra della famiglia delle Convolvulacee è una pianta dallo sviluppo contenuto, in quanto raggiunge i 4-5 cm di altezza, molto piacevole e compatta e particolarmente adatta per i prati soleggiati.
    Sopporta benissimo la siccità e la carenza di nutrienti nel terreno, quindi non dovremo forzatamente preoccuparci di concimare e annaffiare frequentemente.
    Oltre ad essere durevole, necessita di pochissime cure: lo sfalcio, eseguito a fine inverno, per promuovere lo sviluppo di nuove foglioline.
    Presenta l’inconveniente di un tardivo insediamento, causa dei tempi lunghi che impiega per svilupparsi.

    Il Trifoglio

    Il Trifoglio offre una alternativa simile alla Dichondra, ma raggiunge un altezza di 10-12 cm e copre anche i terreni più duri e difficili. Sopporta la siccità e resiste ottimamente al gelo.
    La particolarità dei questa specie appartenendo alla famiglia delle Leguminose, è quella di ospitare tra le radici dei batteri che permettono di fissare l'azoto presente nell'aria, quindi non necessita di concimazioni e richiede 2-3 sfalci l’anno.

    caption: a sinistrafoto di Frances Santos; a destra foto di Sheldon .

    La Dymondia margaretae

    La Dymondia margaretae, della famiglia Asteraceae, pianta molto particolare per la splendida tonalità grigio-blu delle lunghe foglie arrotolate.
    Si tratta di una piccola pianta tappezzante, resistente al calpestio, che produce profonde radici e durante il periodo estivo, produce una bellissima fioritura di piccole margherite dorate.
    Si tratta di una piccola pianta che si sviluppa rapidamente, allargandosi nell'arco di alcune settimane. La peculiarità di questa specie è la grandissima resistenza alla siccità, alle correnti salmastre e al gelo prolungato, quindi ideale sia nei giardini costieri sia nei giardini dove il clima non è proprio mite.
    Non necessita di sfalci, poichè si sviluppa soltanto per 5-7 cm in altezza, l’unico accorgimento che dovremmo darle è una concimazione annuale.


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    L’edizione 2014 del premio Wood in Architecture Award ha visto sul gradino più alto del podio ARUP Associates per la realizzazione in suolo londinese dell’edificio Sky Believe in Better Building: completato in un solo anno rappresenta la più alta struttura lignea del Regno Unito.

    GRATTACIELI: SARÀ IN LEGNO QUELLO PIÙ ALTO DEL MONDO

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    Il sistema tecnologico adottato per il BSkyB è in lamellare CLT (Cross Laminated Timber), cioè costituito da strati di legno massiccio essiccato, sovrapposti in modo incrociato ed incollati tra loro con l’ausilio di colle ecologiche prive di formaldeide. Un sistema che permette di avere una buona insonorizzazione e resistenza ad eventi sismici. Grazie alle dimensioni elevate dei pannelli che possono arrivare fino a 2,95 m di larghezza e 16 metri di lunghezza, la messa in opera viene eseguita in tempi minimi con una riduzione notevole del numero di giunti. L’involucro esterno, in vetro lucido, lascia trasparire all’esterno l’innovativa anima di legno.

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    La gradinataè un elemento importante dell’intera costruzione, va a costituire una forte linea spezzata sporgente che caratterizza tutto il prospetto frontale: inizia a terra e sale con andamento irregolare attraverso l'atrio a tripla altezza. Ai piani primo e secondo la sua larghezza è maggiore perché incorpora spazi d’incontro e di sosta in costante comunicazione visiva con l’esterno.

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     arup-edificio-legno-d

    Gli uffici sono spazi flessibili facilmente convertibili in aule interattive, sale per riunioni o particolari eventi aziendali. Il grande open spaceè stato pensato con l’intento di conferire agli spazi per la socialità la stessa importanza di quelli per il lavoro.   

    L’edificio è un ottimo esempio di architettura sostenibile, anzi può essere definita architettura oltre il sostenibile. Quel gradino in più è dato da un progetto che si concentra sulla creazione di condizioni specifiche, attente alla salute e al benessere della persona: i principi emergenti del wellness, un’evoluzione in senso olistico del fitness, una nuova filosofia di vita che punta alla rigenerazione, all’armonia tra mente, corpo umano ed ambiente.

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    Sotto il titolo “Transforming Europe's energy system - Commission's energy summer package leads the way”, la Commissione Europea ha presentato un pacchetto di proposte per migliorare le condizioni dell’offerta d’energia per uso domestico. Si tratta di un nuovo modello del mercato elettrico europeo che prevede di aggiornare l’etichettatura dell’efficienza energetica e rivedere il Mercato dei Crediti di carbonio.

    RIVOLUZIONE ENERGETICA: il PIANO AZIONE PER L’ENERGIA SOSTENIBILE

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    Nel comunicato stampa, pubblicato il 15 luglio 2015 nel sito della UE, è possibile scaricare i vari documenti sulle diverse azioni programmate che vedremo brevemente in seguito:

    1. Diritto del cittadino a percepire una retribuzione per l’elettricità versata in rete.

    Tale retribuzione per la cessione in rete degli eccedenti dell’energia dovrà però tendere gradualmente al prezzo di mercato. In Italia abbiamo lo “scambio sul posto” e la “tariffa omnicomprensiva”, due meccanismi pensati per favorire rispettivamente le famiglie e le imprese. In Spagna, a meno che il consumatore diventi impresario e adempia alle stesse procedure burocratiche e fiscali proprie di una utility, è costretto a regalare le eccedenze d’energia prodotta all’ENEL (l’ente italiano è il principale azionista della omologa spagnola ENDESA).

    caption: Una delle centrali a carbone rilevate dall'ENEL in Spagna. Immagine tratta dalla pagina web della controllata Endesa, che presenta questo ecomostro costruito sulle rive del Mediterraneo come gestito nel rispetto dell'ambiente in quanto "certificato ISO 14001" dall'ente spagnolo di normazione AENOR.

    2. Eliminare le barriere burocratiche e amministrative per l’autoconsumo energetico.

    Finalmente la Commissione Europea riconosce ufficialmente che le procedure amministrative e autorizzative complesse, e ingiustamente onerose, sono una barriera allo sviluppo delle energie rinnovabili. Pertanto, chiede ai governi nazionali l’istituzione di procedure semplificate per i piccoli impianti, in particolare la semplice comunicazione d’inizio lavori anziché la richiesta d’autorizzazione. La proposta di Bruxelles arriva in un momento in cui la Spagna ha reso, ormai da alcuni anni, virtualmente impossibile l’autoproduzione domestica di energia da qualsiasi fonte e, in controtendenza al resto del mondo industrializzato, l’attuale governo Rajoy prepara inoltre delle misure per impedire perfino l’accumulo elettrico in batterie durante le ore vuote, per il suo ulteriore utilizzo nelle ore di punta e anche per vietare gli impianti domestici autonomi (composti cioè da pannello fotovoltaico e/o generatore microeolico + batterie): ancora una misura a favore della lobby ENDESA-ENEL.

    3. No a tasse e pedaggi discriminatori. 

    Sebbene la Commissione Europea preveda una riduzione del gettito necessario per coprire i costi operativi della rete elettrica dovuta alla diffusione massiva dell’autoconsumo energetico, non propone oneri o tasse discriminatorie, né sull’ energia versata in rete e né sull’autoconsumo. Il documento propone una revisione della struttura delle tariffe elettriche affinché risultino più eque e trasparenti. “Casualmente”, la direttiva di Bruxelles arriva in un momento in cui, in Spagna, l‘amministrazione Rajoy vuole istituire la“tassa al sole”: 40% di tasse sull’energia autoprodotta, non solo quella versata in rete ma pure su quella autoconsumata, con il fine di compensare Endesa-ENEL per il mancato guadagno. Ne più e ne meno di quanto già accade in Italia, dove i consumatori pagano in bolletta gli incentivi alle rinnovabili che poi incassano perlopiù grossi gruppi di capitale, Banche e multinazionali. La buona notizia è che l’iniqua“tassa al sole” è stata bloccata da una massiccia raccolta di firme promossa da Aavaz, una piattaforma di cittadini, che in poco tempo è riuscita a fare collassare la casella di posta del ministro spagnolo dell’energia, José María Soria. Ora il governo spagnolo ha fatto leggermente marcia indietro, “scoprendo” che i massicci aumenti delle tariffe elettriche dell’anno scorso consentono al sistema elettrico nazionale (Endesa-ENEL, ma anche altri operatori minori) di ridurre del 2% la bolletta (strategicamente prima delle elezioni). Inoltre, l’emendamento alla bozza di decreto prevede anche la riduzione degli adempimenti burocratici per gli impianti di autoproduzione con potenza inferiore a 10 kW. Si tratta dunque di un piccola vittoria dei cittadini, un ottimo esempio che noi italiani dovremmo imitare.

    4. Se si dovessero applicare cambiamenti alle tariffe o altri aspetti normativi, questi non potranno essere retroattivi.

    Tale situazione di abuso legislativo non è ignota a noi italiani, mentre in Spagna è diffusa sin dai tempi dell’amministrazione Aznar. La retroattività era anche prevista nella bozza del  Real Decreto che, oltre ad istituire la”tassa al sole”, avrebbe reso illegali a posteriori tutti gli impianti fotovoltaici autonomi già esistenti, costringendo i proprietari a riallacciarsi ad Endesa-ENEL.

    5. Consentire l’autoconsumo energetico alle comunità di vicini e alle zone industriali e artigianali.  

    La Commissione Europea considera fondamentale garantire un quadro normativo stabile che consenta l’aggregazione della domanda elettrica e l’autoproduzione condivisa, intesa come unione di vari produttori/consumatori, includendo lo stoccaggio d’energia condominiale o consortile. In Italia, i vincoli burocratici per la realizzazione di reti  private elettriche, di gas o di teleriscaldamento, sono quasi  insuperabili. In Spagna, la bozza di Real Decreto de Autoconsumo imponeva che il produttore ed il consumatore fossero la stessa persona, eliminando ogni possibilità di partecipazione dei gruppi di singoli cittadini nel settore energetico.

    6. Promuovere lo stoccaggio decentralizzato delle energie rinnovabili. 

    Lo stoccaggio decentralizzato dell’energia è fondamentale per armonizzare la produzione e la domanda d’elettricità. Inoltre, aumenta la capacità d’autosufficienza energetica dei cittadini e, in ultima istanza, anche la resilienza energetica di un Paese. Lo stoccaggio, dovrebbe dunque essere una priorità nazionale, ma per le utilities rappresenta una doppia minaccia: da una parte verrebbero a meno gli argomenti che giustificano gli incassi dell’ENEL (e in generale di tutte le aziende elettriche del mondo) per gli oscuri concetti definiti come “perequazione”, voci di spesa addebitate in bolletta incontestabili proprio per la poca trasparenza del metodo di calcolo utilizzato dal gestore e l’impossibilità di verificare i dati. In secondo luogo, perché la diffusione capillare di banchi di batterie rende inutile la costruzione di nuove centrali (spesso a combustibili fossili), che è parte del business delle compagnie elettriche, delle loro società d’ingegneria controllate e delle consorziate petrolifere e carboniere.        
    In Europa l’unico governo ad avere una politica coerente e corretta in materia di accumulo dell’elettricità forse è quello tedesco. Infatti, concede ai suoi cittadini fino al 30% di bonus fiscale e prestiti agevolati per l’acquisto di batterie fino a 30 kWh di capacità per l’autoconsumo.  

    7. Il diritto alla produzione energetica per autoconsumo è di tutti i consumatori, e in particolare i più vulnerabili.  

    La Commissione Europea chiede l‘istituzione di strumenti finanziari che rendano possibile l’accesso alla produzione energetica per autoconsumo per tutti i consumatori, e in particolare per le fasce più deboli economicamente.

    In altri termini, la direttiva arriva proprio quando la bozza del Real Decreto spagnolo doveva rendere incompatibile l’autoconsumo di energia rinnovabile, con il beneficio della “tarifa regulada” (uno schema tariffario simile alla nostra tariffa “maggiore tutela”)  comportando la perdita del diritto al Bono Social (l’equivalente del bonus energia per cittadini con reddito complessivo inferiore alla soglia di povertà). 

    Si suole dire che la Spagna e l’Italia siano cugine. Curiosamente, il proverbio latino "Barbam propinqui radere, heus, cum videris, prabe lavandos barbula prudens pilos" sussiste nel castigliano come “Si las barbas de tu vecino ves cortar, pon las tuyas a remojar” (Se vedi tagliare la barba al tuo vicino, metti la tua a mollo), mentre è sparito dall’italiano moderno. A dimostrazione che nei secoli, i baroni, monarchi, dittatori e tiranni travestiti da democratici che hanno governato il Bel Paese, sono stati più abili dei loro colleghi spagnoli nell’assopire la coscienza collettiva, al punto di creare un popolo di “miopi globali”. La “tassa al sole”, l’IVA sulle imposte regionali, la perequazione, gli inceneritori che producono la maggior parte della loro energia bruciando plastica, carta, cartone e rifiuti industriali ma prendono gli incentivi come se bruciassero biomassa vergine (vedasi CIP6) le paghiamo da anni, ma nessun movimento civico ha mai spinto un governo fino a farlo tornare sui suoi passi e ottenere perfino una posizione chiara da parte della UE.

    Amici lettori, rimaniamo vigili, non è da escludere che la casta nostrana tenti di rifilarci un’atra “tassa sul sole” nascosta in qualche decreto “salvaqualcosa” in qualsiasi momento, specialmente ora che le ferie di agosto sono vicinissime.


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    La crisi delle costruzioni e l’avvento delle più moderne forme di architettura sostenibile ed ecocompatibile hanno portato a riscoprire antichi materiali ritenuti erroneamente poco validi e di conseguenza dimenticati, tra cui la paglia.

    La paglia è un materiale naturale il cui utilizzo contribuisce ad ottenere ambienti salutari e naturali, privi di inquinanti abitualmente presenti tra le mura domestiche. La tendenza a realizzare edifici sempre più sigillati con lo scopo di limitare le dispersioni termiche, limita la ventilazione degli ambienti ed impedisce ai Composti Organici Volatili (VOC), elementi tossici presenti tra l’altro nelle finiture e nei prodotti usati per la cura della casa (detersivi, spray, vernici, colle dei mobili, solventi ecc.) di disperdersi.

    CASE IN PAGLIA A KM 0: UN ESEMPIO IN UMBRIA

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    Bisogna anche considerare però che come diceva Paracelso, medico svizzero del Rinascimento: “tutte le sostanze sono tossiche; solo la dose fa la differenza tra un veleno ed un medicamento”.  Nessun allarmismo quindi, ma uno studio condotto dall'Indoor Environment Management Branch, teso a determinare il rapporto indoor/outdoor tra le concentrazioni e le esposizioni relativamente a diversi inquinanti dell'aria, ha supportato l'ipotesi che l'esposizione indoor alla maggior parte degli inquinanti considerati supera notevolmente quella outdoor; le concentrazioni indoor riscontrate sono generalmente da 1 a 5 volte maggiori e l'esposizione indoor è da 10 a 50 volte superiore all'esposizione outdoor.

    Ecco che quindi, tra le principali fonti di inquinamento indoor compaiono anche i materiali da costruzione, gli arredi  (es. mobili fabbricati con legno truciolare o trattati con antiparassitari, moquettes, rivestimenti), colle, adesivi e solventi e la cattiva manutenzione dei sistemi di condizionamento, che possono divenire terreni di coltura per muffe ed altri agenti biologici, diffondendoli nell’intero edificio.

    Le case di paglia si configurano quindi come la potenziale “nuova” frontiera del costruire sostenibile e “salutare”.

    Già negli Stati Uniti furono realizzate nella seconda metà del 1800 le prime case di paglia con balle al posto dei mattoni dai coloni bianchi che pensarono di utilizzare il materiale di scarto delle loro coltivazioni di grano non avendo a disposizione altri materiali per realizzare le loro case. La paglia li isolava sia termicamente che acusticamente ed essendo compressa nonché ulteriormente rivestita con intonaco, non prendeva fuoco. La copertura era in terra cruda evitando così infiltrazioni e umidità all’interno.

    I costi di una costruzione in paglia

    La materia prima è piuttosto economica: in genere la singola balletta di paglia pesa circa 17 kg e costa tra € 1,50 e € 3, molto meno di qualunque altro isolante. Si impiegano circa 2 ballette per costruire 1mq di muro, quindi il costo è quasi 5 €/mq di parete (intonaco escluso), a cui va aggiunta l'incidenza della struttura portante. Inoltre, nelle regioni in cui la paglia è facilmente reperibile, si risparmia sui costi di trasporto, spesso quasi azzerati. I costi per i materiali da costruzione si mantengono quindi piuttosto bassi.

    Anche i costi per la manodopera per la costruzione non sono elevatissimi, anche considerando che la paglia si presta molto all’autocostruzione (la posa in opera è molto veloce ed è necessaria manodopera istruita ma non specializzata).

    Anche il costo di gestione di un edificio in balle di paglia è molto più basso rispetto a un edificio tradizionale. Il vantaggio economico si nota nel tempo, risparmiando quasi il 75% dei costi energetici per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti. Nel caso poi che l’edificio sia progettato secondo i principi di bioclimatica è persino possibile portare a zero le spese eliminando gli impianti.

    Piccolo esempio di questa nuova tendenza, che sta prendendo piede da qualche anno, è una casa per le vacanze di 70 metri quadri realizzata in Puglia nel territorio di Conversano in provincia di Bari.

    caption: foto da specialistaenergiaverde.com

    caption: barinedita.it

    In questa villa non esistono spigoli, ma solo forme tondeggianti e curve. Le pareti perimetrali, con una struttura portante in legno, sono state realizzate con un tamponamento in 120 balle di paglia di 40 centimetri per 40 rivestite dall’esterno con cinque centimetri di terra cruda sabbia e calce posati a strati alternati ed all’interno da terra cruda e calce.  I vani (cucina, due camere da letto ed un bagno) seppur piccoli, sono ariosi e ben illuminati. Rami di ulivo intrecciati e riempiti di paglia con rivestimento in terra cruda e calce fungono inoltre da protezione sulle finestre.


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    Nel 1700 il termine “skyscraper” era riferito agli altissimi alberi maestri delle navi inglesi, ma dal XX secolo la parola viene comunemente utilizzata per indicare edifici altissimi, che “grattano il cielo”. L’immagine dell’edificio è la massima rappresentazione della città moderna: imponenti in tutta la loro altezza con una superficie apparentemente interminabile di “curtain wall”. Le forme esteriori sono, col passare degli anni, sempre più articolate e fantasiose ma la struttura portante rimane quella in acciaio e calcestruzzo che sosteneva i primi grattacieli statunitensi dei primi anni del ‘900.

    BSKYB: L'EDIFICIO IN LEGNO PIÙ ALTO DEL REGNO UNITO È FIRMATO ARUP

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    Tuttavia la riscoperta di uno dei materiali da costruzione più antichi e lo sviluppo tecnologico, con tecniche sempre più raffinate di lavorazione, sta modificando la consuetudine e fatto sì che nella lista dei materiali utilizzati per i grattacieli si inserisse anche il legno.

    Woodscrapers: sperimentazioni

    Dopo le prime sperimentazioni di qualche anno fa, come lo Stadthaus a Londra ed il Forté Apartments di Melbourne -che anche senza essere dei veri e propri grattacieli mantengono tuttora il primato di edifici con struttura in legno più alti del mondo- in diversi paesi è in programma la costruzione di numerosi woodscrapers, con uno sviluppo che superi i 30 piani: i più noti sono il grattacielo di Berg | C. F. Møller in collaborazione con gli architetti Dinell Johansson e il consulto di Tyréns, che hanno vinto il concorso HSB architectural competition, presentando il progetto di una torre di 34 piani a Stoccolma, e il grattacielo HoHo di 24 piani ad opera dei progettisti Rüdiger Lainer, che verrà costruito nell’ambito della riqualificazione della zona Seestadt Aspern, a Vienna.

    Il Woodscraper di MGA per Baobab

    L’ultimo ad essere presentato -puntando ovviamente al primato mondiale di altezza per un edificio in legno- sfiderà anche la Tour Eiffel ed è ad opera del team di MGA – Michael Green Architects, in collaborazione con lo studio DVVD, con sede a Parigi, finanziati da REI France, società di promozione e costruzione specializzata in costruzioni ecologiche.

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    Nel 2012 l’architetto Michael Green ha presentato il suo progetto Tallwood, un edificio di 30 piani a Vancouver, costruito interamente in legno, accompagnando il progetto con una ricchissima e specifica documentazione di ricerca (The Case for Tall Wood Buildings), una sorta di manuale di istruzioni per la costruzione di edifici in legno stilato insieme all’ingegnere strutturista Eric Karsh. Dal punto di vista strutturale il grattacielo di Michael Green prevedeva una struttura a telaio, con travi LSL (Laminated Stranded Lumber), meglio conosciuti in Europa come Intrallam.

    Il grattacielo farà parte di un complesso di 6 torri, denominato Baobab, presentato nell’ambito della Reinventer Paris Competition, un’iniziativa delle autorità locali per la ricerca di innovazione nel campo del design urbano e della sostenibilità, che possa dare nuovo respiro e rivitalizzare l’architettura parigina. Il progetto sarà al centro delle operazioni di rinnovo di Porte Maillot, una parte strategica della “grande Parigi” che collega il distretto finanziario con La Défense.

    La struttura mista, per un totale di 35 piani, consiste in una serie di pannelli X-LAM, pilastri in legno e un core baricentrico, ospitante scale ed ascensori, anch’esso in legno; solamente alcune travi saranno in acciaio per fornire una resistenza addizionale e maggiore flessibilità alla spinta laterale del vento in facciata. In questo modo si potranno risparmiare circa 3700 tonnellate di anidride carbonica (CO2) rispetto ad una struttura tradizionale in cemento armato: l’equivalente di circa 2200 automobili in circolazione per un intero anno.

    Dal punto di vista della sostenibilità sociale, propone un nuovo modello di mixité sociale con la combinazione di un mercato, social housing e alloggi per studenti, orti urbani, hub per auto elettriche e mezzi pubblici. Il progetto Baobab si propone pertanto di introdurre una nuova visione della città, trasformando il sito di costruzione in un ingresso alla città e proponendo un nuovo modello per la città del futuro.


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    Il Piano di Mobilità Sostenibile (PUMS) di Milanoè stato avviato nel 2013 e stilato sotto la supervisione di un Comitato Scientifico: è il risultato di un intenso confronto con la realtà cittadina e gli enti interessati. Ridisegna la mobilità di Milano del prossimo decennio e i confini stessi della città intensificando le connessioni con vaste zone extraurbane, che rappresentano il territorio di gran parte della vecchia provincia. L’obiettivo del piano è garantire servizi più efficienti e sostenibili. 

    Mobilità sostenibile gratuita: casi studio

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    Gli interventi previsti dal Piano di Mobilità Sostenibile di Milano riguardano i seguenti ambiti:

    • Previsti potenziamenti alla linea metropolitana della M2 Assago-Rozzano e Cologno nord-Brugherio con un rinnovamento delle stazioni e l’impermeabilizzazione delle gallerie; della M3 San Donato-San Donato est; della M5 San Siro-Settimo e della M4 San Cristoforo-Corsico. Inoltre è prevista la realizzazione di una M6 sull’asse nord/ovest-sud/est.

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    • Bike sharing: 240 stazioni attive con 3.600 biciclette. Un sistema di trasporto pubblico che funziona sinergicamente con metropolitane, tram, autobus: ha il vantaggio di offrire un tipo di trasporto più flessibile perché i percorsi sono facilmente personalizzabili. Come luoghi per i posteggi delle bici si privilegiano i nodi di interscambio, come le stazioni della metropolitana e ferroviarie e i luoghi frequentati da molte persone come scuole, uffici pubblici, cinema, supermercati: la prima mezz’ora di utilizzo è gratuita.
    • Car sharing: servizio introdotto nel 2013 che risulta il più ampio d’Italia: con 2000 auto in movimento, 6 operatori in servizio e 200.000 utenti uno dei migliori in Europa. Grazie alla comodità e al risparmio che garantisce, sono numerose le famiglie milanesi che negli ultimi tempi hanno deciso di non acquistare la seconda auto.
    • Scooter sharingrecentissimo servizio introdotto il 15 luglio 2015, grazie al quale è a disposizione dei cittadini una flotta di scooter: da un lato sono più veloci della bicicletta e dall’altro più agevoli nel traffico e meno ingombranti delle auto.

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    • Evoluzione delle linee tranviarie tradizionali in Linee T cioè linee più rapide grazie alla dotazione di un software a bordo dei tram che, collegato alla centrale dei vigili, permette di far scattare in automatico il semaforo verde. È previsto inoltre l’allungamento di alcune linee.
    • Sistemi veloci su gomma per mettere in comunicazione la città con alcune direttrici non servite come ad esempio Segrate-Pioltello e Arese-Lainate.
    • Nuove aree adibite a parcheggi che, realizzate lungo le linee ferroviarie dell’hinterland, riescano il più possibile a servire l’utenza all’origine degli spostamenti.
    • Realizzazione di una Low Emission Zone nell’area delle tangenziali. Un sistema composto da 100 varchi elettronici, posizionati all’ingresso della città che monitorano il passaggio dei veicoli e consentono solamente la circolazione di quelli meno dannosi per l’ambiente: è prevista l’applicazione di filtri antiparticolato sui veicoli più inquinanti.

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    • Gestione più smart della logistica merci, in particolare dei sistemi di carico e scarico, per favorire l’efficienza delle aziende milanesi e lombarde
    • Valorizzazione dello spazio urbano con interventi dimoderazione della velocità dei veicoli per rendere più sicura la città.
    • Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) con l’introduzione di applicazioni tecnologiche che informano sull’accessibilità dei percorsi stradali.

    La  completa  attuazione del PUMS presenta i seguenti vantaggi: una diminuzione del 25% del traffico nelle aree a velocità moderata, una riduzione dell’10% della  congestione del traffico,  la riduzione del 28% delle emissioni di gas nocivi, un incremento del 140% sull’accessibilità  delle persone al trasporto pubblico e del 17% sulla sua celerità.


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    Il designer Paul Cocksedge e lo studio di ingegneria Arup hanno lavorato insieme ad un progetto davvero particolare: una scala vivente, vegetale, da posizionare all’interno degli uffici per l'impresa creativa Ampersand a Londra, nel quartiere di Soho.

    SCALE E SPAZIO: LA STAIR HOUSE DELLO STUDIO ONYX

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    OBIETTIVI DELLA SCALA VEGETALE

    Si tratta di una scala a chiocciola di quattro piani senza pilastro centrale, commissionata ai progettisti con l’obiettivo di aumentare la creatività e stimolare il dialogo fra i dipendenti ma anche la fantasia e l’immaginazione, portando la natura dentro l’edificio.

    Afferma il designer: “È uno spazio unico, perché è possibile guardare l’atrio da tutti i piani. Stavamo cercando di pensare ad una scala che, messa in quella posizione, potesse completare l’edificio aggiungendo qualcosa in più”.

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    GLI AMBIENTI IN UNA SCALA

    Non è solo una scala che ospita fiori e piante, ma contiene diversi “ambienti” con differenti funzioni molto interessanti: al primo piano si può trovare una piccola biblioteca dove soffermarsi a sfogliare un libro, al piano intermedio un lampadario di Ingo Maurer, noto designer tedesco, suona con i suoi petali d’acciaio e, all’ultimo piano, ci si può preparare un ottimo tè circondati da piante aromatiche come la menta.

    Il progettista spiega infatti: “Volevamo creare una scala che permettesse momenti in cui ci si può imbattere in qualcuno o avere una conversazione con qualcun altro con cui non avremmo mai avuto l’occasione di parlare se ci fossimo spostati in ascensore o con una scala tradizionale”.

    Lungo i due corrimano sono disposte le piante che, insieme al legno chiaro dei gradini e della pavimentazione, danno un tocco di colore al bianco predominante negli uffici e creano un’atmosfera calda e rilassante. Secondo i progettisti era importante introdurre e valorizzare l’elemento naturale nel luogo di lavoro e, aggiungo, favorire una leggera e salutare attività fisica per contrastare la sedentaria attività lavorativa di un ufficio.

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    Per raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni in atmosfera di gas serra, l’Unione Europea, in risposta alla direttiva europea 2010/31/EU, EPBD riguardante le prestazioni energetiche degli edifici, ha previsto il programma IIE (Intelligent Energy Europe Programme) che agirà su diversi settori, tra cui quello edile, causa dell’emissione del 36% di gas serra.

    “Edifici ad Energia quasi Zero” (Nearly Zero Energy Buildings - nZEB), rientra tra le iniziative previste dall’UE per accelerare gli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Tra gli edifici su cui intervenire, anche gli hotel, a cui è dedicata attenzione con il programma “Hotel ad Energia quasi Zero” (Nearly Zero Energy Hotels - neZEH) per la programmazione di interventi di ristrutturazione volti a ridurre il fabbisogno energetico delle strutture alberghiere (il programma ha come target strutture medio-piccole).

    Dal lancio del progetto Nearly Zero Energy Hotels (neZEH), nel Maggio 2013 (il progetto ha durata triennale), i risultati riportati sono i seguenti:

    • Realizzazione di 10-14 progetti pilota dislocati in 7 diversi Paesi (Croazia, Grecia, Francia, Italia, Romania, Spagna, Svezia) che dimostrano la fattibilità e la sostenibilità, anche economica, del programma neZEH per le realtà alberghiere medio-piccole. Ai gestori degli hotel sarà fornito supporto tecnico da parte di esperti in grado di guidarli nel miglioramento delle prestazioni energetiche della struttura.
    • Creazione di una rete in grado di mettere in contatto gli albergatori con i fornitori di materiale edile e altro tipo di fornitura utile per la riqualificazione energetica delle strutture.
    • Predisposizione di uno strumento elettronico da fornire ai gestori di hotel per aiutarli a valutare l’efficienza energetica attuale della propria struttura e ad identificare le soluzioni più ottimali per trasformarla in un Hotel ad Energia Quasi Zero.
    • Diffusione dell’iniziativa tra oltre 15 mila strutture. Tutti gli alberghi interessati potranno avere accesso alle analisi e ai risultati del programma.

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    Consapevole dell’importanza dell’efficientamento energetico, il Park Hotel Ermitage Hotel, con vista mare è un hotel in cui l’efficienza energetica (è alimentato ad energia solare) si sposano con un ambiente elegante e confortevole. 


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    Non sarebbe bello camminare per le strade della propria città ed imbattersi improvvisamente in piccoli spazi coltivati in cui la raccolta non solo non è vietata ma addirittura viene incoraggiata?

    In diversi quartieri di Friburgo opportunità simili sono diventate realtà dall’estate del 2011, anno in cui la città tedesca ai confini della Foresta Nera, da sempre molto sensibile al tema della sostenibilità, ha deciso di seguire l’esempio di numerosi paesi di tutto il mondo invadendo la città con orti urbani.

    In copertina: foto da waldgarten-wiehre.de

    Visita la città di Friburgo e i suoi orti urbani.

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    Gli orti urbani e la salvaguardia dell’ambiente

    Cibo e sostenibilità ambientale sono infatti strettamente connessi tra loro: basta pensare che un terzo delle emissioni totali delle attività umane sono causate dall’agricoltura e che il trasporto di merci e alimenti contribuisce in maniera significativa all’ emissione di CO2 nell’aria per capire come i sistemi di produzione e consumo alimentare hanno ripercussioni dirette su problematiche stringenti come inquinamento, deforestazioni e consumo di suolo e di risorse idriche.

    Progetti volti all’auto-produzione e al consumo di prodotti locali rappresentano una risposta concreta delle comunità che vogliono dare il proprio contributo alla salvaguardia dell’ambiente.

    Con questo scopo un gruppo in continua crescita di cittadini di Friburgo ha deciso di dare vita a quella che loro definiscono una vera e propria “riqualificazione ecologica della città” e di cui gli orti urbani rappresentano una delle maggiori iniziative. 

    Gli altri benefici degli orti urbani

    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Ma quali sono i vantaggi di avere orti comunitari all’interno dei centri urbani

    “Noi siamo ciò che mangiamo” asseriva il filosofo Feuerbach e frutta e ortaggi a chilometro zero, senza l’utilizzo di fertilizzanti ed antiparassitari, oltre a limitare i danni all’ambiente, hanno effetti benefici sulla salute che sono riconosciuti dai medici di tutto il mondo. In alcuni quartieri di Friburgo sono stati seminati prodotti locali quasi dimenticati come fave ed alcune varietà di pomodori: prodotti biologici a filiera corta che assecondano la stagionalità e mantengono inalterate proprietà organolettiche e principi nutritivi.

    Gli orti urbani svolgono inoltre un importante ruolo sociale ed educativo. Si tratta infatti di un sistema basato sulla cooperazione sociale e il networking in cui persone appartenenti a diversi ceti sociali condividono tempo ed energie mentre differenti generazioni mettono a confronto i diversi livelli di esperienza nell’abito della semina e della cura dei prodotti della terra.

    Infine il giardinaggio urbano può essere eseguito ovunque: un tetto piano, una parete, spazi incolti e aree industriali dismesse, senza considerare che ogni cittadino può praticarlo sul proprio balcone privato.

    Il comune di Friburgo ora ha messo a disposizione dei abitanti ampie porzioni di terreno inutilizzato, ma l’Urbanes Gärtnern è iniziato tramite il rinverdimento di zone grigie all’interno dell’abitato, come le aree recintate intorno agli alberi, a dimostrazione di come siano sufficienti pochi “ingredienti”, primi fra tutti forza di volontà e fantasia.

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    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Le tecniche alla base del giardinaggio urbano

    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Alcuni orti sono stati realizzati in prossimità delle fermate dell’autobus, lungo le strade della città; abitanti e turisti spesso ingannano l’attesa visitandoli e chiedendo informazioni, i più curiosi aspettano addirittura la corsa successiva.

    L’accesso ai giardini è libero ma, data la risposta positiva della popolazione, i responsabili del progetto riservano alcune particolari giornate (definite “open door garden”) per rispondere alle domande degli interessati e raccogliere eventuali nuove adesioni. Inoltre durante l’anno programmano eventi pubblici quali proiezioni di film, conferenze e workshop per illustrare in maniera più approfondita i principi e le tecniche di tale forma di giardinaggio.

    In particolare viene introdotto il tema della permacultura ovvero un metodo di coltivazione in cui la progettazione dei terreni avviene secondo gli schemi e le relazioni presenti in natura consentendo una gestione etica della terra. Tramite un’imitazione quasi letterale degli ecosistemi, alberi da frutto, siepi e ortaggi sono posizionati per far sì che la produzione dell’uno diventi la nutrizione dell’altro in una disposizione tutt’altro che casuale. Il fine è quello di ottenere il massimo rendimento con poco lavoro e in maniera sostenibile: il terreno non deve essere arato, bensì deve essere mosso il meno possibile; non è contemplato l’uso dei pesticidi; non è prevista la sarchiatura; è vietata la concimazione “artificiale” a favore di letame e materiale organico: è per questo che in nessuno degli orti urbani di Friburgo manca il raccoglitore del compost.

    caption: foto da www.ttfreiburg.de

    Le domande più frequenti riguardano le tecniche utilizzate, ossia pacciamatura e letti rialzati.

    Con la pacciamatura, il suolo viene ricoperto con materiale di origine organica portando numerosi benefici: miglioramento delle proprietà del terreno tramite la sostanze nutritive generate dalla formazione di humus; diminuzione dell’apporto idrico e mancata erosione del suolo in quanto il terreno rimane più umido; mancata formazione di erbe infestanti; protezione dagli agenti atmosferici ovvero dal gelo nei periodi freddi e dai raggi solari in quelli caldi.

    La tecnica dei letti rialzati consiste nel porre le coltivazioni ad una quota più alta rispetto al terreno circostante e delimitandone l’area, meglio se con materiali naturali e riciclati (molto usati sono i pallet). In questo modo il terreno non viene calpestato (e quindi compattato) e di conseguenza non viene tolta aria alle radici; c’è un aumento della produttività: le piante possono essere posizionate più vicine tra loro non essendo necessario lo spazio per il passaggio; i letti rialzati tendono a riscaldarsi prima in primavera e restano produttivi per più tempo consentendo più lunghi periodi di coltivazione; infine c’è un migliore drenaggio grazie alla maggiore altezza rispetto al terreno dove ristagna l’acqua. 

    Il gruppo Transition Town di Friburgo

    caption: logo del movimento TT Freiburg e del gruppo Urbanes Gärtnern foto da www.ttfreiburg.de

    In immagine: logo del movimento TT Freiburg e del gruppo Urbanes Gärtnern foto da www.ttfreiburg.de

    Gli orti urbani sono un’iniziativa del Transition Town di Friburgo (TT Freiburg) un gruppo appartenente al movimento mondiale Tansition Town. TT Freiburg incoraggia i cittadini a lavorare attivamente per uno stile di vita sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale. Lo scopo è quello di fare in modo che i propri bambini vivano in quartieri urbani multifunzionali e a clima neutrale, con un’elevata qualità della vita e basso consumo di risorse.

    Partita in Inghilterra con due gruppi nel 2006 la “Città di Transizione” ha avuto adesioni sempre maggiori in tutto il mondo tanto che nel 2014 le comunità riconosciute ufficialmente erano più di 2000. Si tratta di gruppi indipendenti ma connessi tra loro in una fitta rete di relazioni, amicizie ed esperienze diverse ed è questo il punto di forza del movimento: perché se molte persone lo fanno, in molti posti e a piccoli passi, si possono ottenere grandi risultati.


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    Economica, confortevole, a basso impatto ambientale: è la piccola e accogliente casa rotonda costruita vicino Asheville, in North Carolina, con sacchi pieni di terra e con ogni tipo di materiale di recupero. I proprietari, investendo circa 5.000 dollari e tutta la loro buona volontà, hanno realizzato con le loro mani questo rifugio lontano dalla città e disperso in un luogo selvaggio a contatto diretto con la natura. 

    SACCHI DI TERRA: COME COSTRUIRE CON EARTHBAG E SUPERADOBE

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    IL PROGETTO DELLA CASA DEI SACCHI DI TERRA

    Il volume dell’edificio, costruito utilizzando come elemento base non il mattone, ma il sacco, è un cilindro con copertura lignea. I primi due corsi, posizionati sopra le fondazioni, messe in opera impiegano le pietre generalmente utilizzate per realizzare le massicciate delle ferrovie, sono in sacchi di cemento, mentre tutti gli altri sono in sacchi di terra. Tra una fila e l’altra è stato inserito del filo spinato per ancorare meglio gli elementi tra di loro. Invece, per realizzare l’intonaco esterno e interno è stato necessario separare i sacchi con del polistirolo recuperato dai cassonetti e imbragare la struttura con della rete metallica proveniente dallo smontaggio di alcuni pollai.

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    Le travi del tetto sono fissate alle pareti perimetrali con una serie di corde e sono collegati a una colonna in legno massiccio posizionata al centro della casa. L’impermeabilizzazione è stata realizzata stendendo elementi a prova d’acqua sigillati tra loro con mastice in silicone, mentre una serie di fogli di cartone è stata inserita per aumentare l’isolamento termico. La copertura è poi coronata da una serie di pannelli fotovoltaici che forniscono l’energia elettrica necessaria alla casa, mentre una stufa a legna garantisce il riscaldamento invernale.

    La casa è costituita da un unico ambiente soppalcato: al livello del terreno si trova la zona giorno, mentre il livello superiore, raggiungibile con una scala a pioli, è occupato semplicemente da un letto matrimoniale. Le aperture sono ridotte al minimo indispensabile. Unica particolarità è la porta d’ingresso, dove la parte centrale è costituita da due battenti trasparenti, mentre i lati sono costituiti da un muro in terra, paglia e bottiglie colorate: un’idea interessante per riprodurre l’effetto del vetrocemento.

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    All’interno del nuovo quartiere Garibaldi-Porta Nuova, protagonista in questi anni di un vasto intervento di riqualificazione urbana ed architettonica, proprio in mezzo ai moderni palazzi Unicredit, ci si imbatte in un’architettura in grado di connettere piazza Gae Aulenti, il parco e le torri che lo circondano: è il nuovo Unicredit Pavilion, firmato dal Maestro Michele De Lucchi.

    MILANO ED EXPO 2015: LA FORESTA DEL PADIGLIONE AUSTRIACO

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    Concepito come un luogo di relazione e di cultura, il padiglione vuole essere uno spazio polifunzionale in grado di ospitare mostre, eventi e conferenze; un centro dove dialogo e condivisione diventano l’obiettivo delle iniziative che qui verranno organizzate. Serate, concerti e meetings, inoltre, potranno avere luogo contemporaneamente, grazie alla sapiente progettazione degli ambienti interni.

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    “Si capisce subito che non è ne un condominio nè un edificio da uffici e si memorizza con la forza emozionale di un monumento, un simbolo tra la natura del parco e gli uomini dei grattacieli” (M. De Lucchi)

    Scambi ed incontri aperti alla comunità che, secondo il progettista, “vengono generati da un seme che contiene il cuore della vita  e che cade sulla terra per poter radicarsi, crescere e vegetare;  un seme che è oggi un edificio di legno, al bordo di un grande parco cittadino.”  Affacciato verso le torri in vetro che lo circondano, il padiglione è sinonimo di sostenibilità e sensibilità verso la natura e l’ambiente; si presenta come un’architettura all’avanguardia contraddistinta da innovative soluzioni tecnico-costruttive attente alla valorizzazione delle risorse naturali ed al risparmio energetico.

    Un seme, appunto, reso immediatamente riconoscibile grazie ad una leggera struttura in legno di larice arricchita dalla luminosità del vetro, che si integrano perfettamente generando così un’atmosfera armoniosa ed accogliente; un volume architettonico arrotondato che si pone in contrasto (ma anche perfettamente in sintonia) con le linee rigorose degli edifici circostanti. 

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    Il padiglione si erge su tre livelli: al piano terra, innanzitutto, si trova un ampio auditorium che potrà accogliere fino a 700 posti, grazie alla versatilità dell’aula modulabile, che potrà essere suddivisa in ambienti più piccoli.

    Percorrendo una scala elicoidale che nasce proprio dall’auditorium, si accede poi alla Passerella dell’Arte, dedicata alle esposizioni artistiche ed alle mostre temporanee; un percorso flessibile che potrà essere adoperato a supporto di altre attività ospitate all’interno della struttura attraverso la creazione di narrazioni visuali ed interattive.

    Proseguendo verso il secondo livello, si giunge al Mini Tree, un nido d’infanzia a servizio dei dipendenti e non solo, che ospiterà fino a 60 bambini dai 3 ai 36 mesi; mentre al terzo piano è collocata la Greenhouse, un suggestivo open-space destinato ad accogliere conferenze ed eventi di business e caratterizzato da due “ali” apribili lunghe 12 metri e dotate di maxischermi, i quali permetteranno ai visitatori di seguire gli incontri anche dall’esterno.

    Inaugurato pochi giorni fa, la serata inaugurativa del 28 Luglio ha dato inizio ad una lunga serie di eventi che proseguiranno anche dopo i mesi estivi e che vedranno la partecipazione di protagonisti nazionali ed internazionali.


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    Stefaan De Croock usa materiali di scarto per creare murales tridimensionali. Lo street artist -pseudonimo Strook- applica sulla facciata di edifici oggetti di legno riciclato, componendo un mosaico di cui vecchie porte, pannelli di mobili, pavimenti inutilizzati sono le tessere.

    In copertina:“Wood&Paint” 

    Murales: pittura, fotografia e verde verticale per riqualificare gli edifici

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    La realizzazione dei murales 3D

    La prima fase per la  creazione dei murales è un’accurata selezione del materiale, operazione che secondo l’autore è “importante quasi quanto la realizzazione dell’opera”; seguono la pianificazione del lavoro, il ritaglio del legno in officina ed infine l’assemblaggio in opera su una parete creando astratti profili di volti secondo uno schema di linee e piani cromatici il cui effetto ricorda il gioco del tangram.

    caption: L’effetto cromatico e materico

    caption: La preparazione del materiale

    caption: La lavorazione del legno

    caption: L’assemblaggio in opera

    Si instaura un dialogo fra i diversi materiali presenti nella scena, ovvero quelli propri dei visi e quelli del supporto: legno e pittura in “Wood&Paint”, opera realizzata nel 2014 a Bruges, città dove Strook vive e lavora, in cui due soggetti di differenti materiali si guardano specularmente rappresentando le analogie e le differenze fra esseri umani (“noi siamo così differenti e così identici”); rispettivamente legno e mattoni in “Elsewhere”, opera dell’anno successivo, in cui la parete non finestrata di una vecchia fabbrica di mobili nella città belga di Mechelen diventa la fonte di ispirazione e la base per ospitare una sagoma che rompe la monotonia della trama in mattoni del muro.

    caption: L’aspetto finale di “Elsewhere”

    Risultati di efficaci fusioni fra murales e riciclo e di sintesi di ricerca scultorea-pittorica e contestualizzazione urbana, le figure sono volti enigmatici la cui incompletezza induce lo spettatore ad immaginare sineddoticamente la presenza di un corpo e la cui “malinconica, fragile posa simboleggia una persona nel comfort della sua casa, là dove è veramente se stesso”, come afferma l’autore.

    caption: La cura artigianale per il dettaglio 

    Opera e memoria

    Una costante dell’intervento di Stefaan De Crook è il mantenimento della memoriasia dei luoghi che dei materiali coinvolti nell’opera perchè “ogni pezzo di legno ha la propria storia e assemblandosi con altri pezzi in una nuova composizione forma una nuova storia”.

    Infatti, l’utilizzo di porte che un tempo costituivano un aspetto del contesto urbano contribuisce all’integrazione con i luoghi e il processo di trasformazione di un oggetto inutile in opera d’arte ready madenon prevede alcun colorante o altra modifica, mantenendo così segni dell’usura, texture e pigmentazione originali dei materiali.

    Inoltre l’opera, essendo en plein air, sarà sottoposta ad un ulteriore inevitabile processo di deterioramento, vivendo delle variazioni ambientali del contesto in cui è inserita.

    caption: Particolare di una delle porte utilizzate per “Elsewhere” 

    Il messaggio ecologico

    Uno dei valori della performanceè legato alla riflessione che essa induce sul ruolo che l’arte può assumere come veicolatrice di un messaggio ecologico criticando l’abitudine dell’uomo di liberarsi degli oggetti di cui non sa riconoscere un’utilità.

    Inoltre la collocazione outdoor dell’opera permette di trasmettere tale messaggio a tutti gli abitanti che costituiscono parte dello spazio urbano (camminando, sostando, guidando...) e implica di conseguenza un rapporto artista-fruitore-opera-supporto-luogo, in una fluida interazione fra le istanze che producono contenuti e coloro che li recepiscono e li reinterpretano.

    L’intensificazione del messaggio avviene tramite l’amplificazione iperbolica delle dimensioni reali dei volti: un’operazione di figuratività retorica che è una delle strategie della comunicazione visiva delle narrazioni urbane della street art.

    caption: L’opera e il contesto: “Wood&Paint”

    caption: Le notevoli dimensioni di “Elsewhere”

    Messaggio ecologico comune non solo al pensiero di Strook, ma a tutta quella corrente di artisti che riutilizzano non convenzionalmente materiali di scarto per realizzare murales e non solo, di cui sono esponenti ad esempio Moaffak Makhoul, Artur Bordalo e Choi Jeong-Hwa.

    caption: A Damasco, il più grande murale del mondo fatto con materiali riciclati, realizzato da un team di artisti con a capo Moaffak Makhoul. Foto dalla pagina Facebook dell'artista. 

    caption: Artur Bordalo all’opera nel creare un murale 3D costituito da una base lignea su cui è installato un collage di immondizia, pneumatici e cavi. Foto dalla pagina Facebook dell'artista.

    caption: Il sistema di facciata per un edificio di Seul, ideato da Choi Jeong-Hwa, la cui trama è un patchwork di mille porte riciclate colorate e differenti fra loro. Foto da choijeonghwa.com 


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    Un libro che può essere piantato e diventare un albero. È l’iniziativa ecosostenibile promossa da una casa editrice argentina specializzata in libri destinati ai bambini.

    In copertina: la copertina del libro

    Disegna, consuma, pianta! La matita biodegradabile Sprout

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    Il principio dell’iniziativa

    I volumi vengono realizzati artigianalmente utilizzando carte che sono ecologiche perché derivanti da materiali di recupero, esenti da acidi e stampate con inchiostri biodegradabili, e in cui risultano inseriti semi di Jacaranda, un albero dalla suggestiva fioritura blu-viola originario delle regioni tropicali e sub-tropicali dell’America centrale e meridionale apprezzato come elemento decorativo in tutto il mondo.

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    Il libro può essereinterrato, la carta si degrada completamente attraverso un processo di compostaggio, e dalla germinazione dei semi cresce una jacaranda, in un incessante processo di rinascita e trasformazione aderente a uno dei motti dell’iniziativa secondo cui “per fare un libro ci vuole un albero ma, da oggi, anche per fare un albero può bastare un libro”.

    Nelle librerie in cui l’eco-libro è distribuito è possibile comprendere direttamente l’iter che lo fa trasformare in albero grazie a un espositore in vetro contenente terra, sassi e il libro da cui germoglia una piantina.

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    La promozione della lettura e del rispetto per l’ambiente

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    Il testo per l’infanzia, scritto da Anne Decis e Gusti Llimpi e intitolato “Mi papá estuvo en la selva” (“Mio papà è stato nella giungla”), non poteva che trattare temi legati a biodiversità, ecosostenibilità ed equilibrio naturale, raccontando un viaggio reale nella foresta equatoriale attraverso la voce narrante di un bambino.

    La valenza educativa assunta dal libro di sensibilizzazione verso argomenti ambientalisti della generazione che ci succederà e che avrà il compito di gestire le risorseè così duplicemente legata sia alla lettura del testo che al riutilizzo dell’oggetto cartaceo stesso, facendo da eco all’aforisma di Choderlos de Laclos secondo cui “il pregio di un libro consiste nella sua utilità o nella sua piacevolezza, o in ambedue le cose, quando ne ha le qualità”.

    L’attività sequenziale leggere-piantare-innaffiareè svolgibile con estrema facilità da un bambino, non occorrendo particolari attenzioni durante la coltivazione della pianta, che si adatta a diversi climi, cresce rapidamente sia nel terreno che in vaso e resiste bene all’inquinamento.

    caption: Fioritura di alberi di jacaranda a Pretoria, in Sudafrica, detta la “Città della jacaranda”, per la rilevante presenza di tali alberi.

    Seguendo lo slogan “così cresce un albero. E anche un bambino” il progetto -denominato “Tree Book Tree” ad indicare lo stretto rapporto che si instaura fra albero e libro nel ciclo vitale del prodotto-, fornisce così attraverso un’esperienza ludica un insegnamento ecologico al piccolo lettore, il quale accresce le proprie conoscenze apprendendo in modo divertente l’importanza del ruolo rivestito dalle risorse, l’origine e il reciproco rapporto fra elementi naturali e prodotti e le modalità della tutela dell’ambiente.

    caption: Una pagina del libro  

    La conversione green dell’editoria

    Nelle intenzioni della casa editrice argentina “con Tree Book Tree il libro restituisce alla natura ciò che le ha tolto”.

    L’editoria quindi comincia ad allinearsi con l’ottica del riciclo che è alla base di diversi prodotti di ecodesign che hanno in comune fra loro la proprietà di poter essere piantati grazie alla presenza di semi nella cellulosa (bombe di semi, cartoline, scatole, scarpe, impermeabili, carte, filtri di sigarette, imballaggi, matite etc).

    Il testo è simbolo del passaggio da un’editoria classica ad una ambientalmente consapevole. Non implicando alcuno spreco di risorse naturali, esso è infatti un’eco-versione creata con materiali di post-consumo di un volume che in passato fu pubblicato invece con carta ricavata totalmente dall’abbattimento di alberi.

    Il libro seminabile tuttavia contribuisce solo in parte all’inversione della tendenza del Paese alla deforestazione, essendo essa legata non solo all’editoria (con stampe di libri che raggiungono numeri di 6 milioni ogni mese, per un totale annuo di 45.000 pagine), ma anche all’avanzare di piantagioni intensive.

    “Quando usiamo gli alberi con rispetto e parsimonia, abbiamo una delle più grandi risorse sulla terra”. (Frank Lloyd Wright)

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    L’imprenditore Barry Cox, imprenditore e titolare di una società di giardinaggio specializzata nel ripiantare alberi viviè il promotore di un progetto di una chiesa costituita interamente da alberi: la chiesa degli alberi.

    Oggi, dopo quattro anni di intenso lavoro, ad Ohaupo, in Nuova Zelanda,è possibile ammirare la chiesa realizzata con soli alberi veri.

    LA CATTEDRALE VEGETALE: LA VERSIONE VERDE DI NOTRE DAME

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    LA SELEZIONE DELLE ESSENZE ARBOREE

    La tree church (chiesa degli alberi) nasce come un’ispirazione dovuta a diverse passioni: il lavoro dell’imprenditore neozelandese nell'arboricoltura associato al suo interesse per l'architettura. La chiesa è una vera e propria opera d'arte verde vivente ma il risultato finale è stato frutto di approfondite ricerche che gli hanno consentito di selezionare la tipologia di arbusti con le migliori caratteristiche dal punto di vista della curvatura e della resistenza.

    Per le pareti la scelta è ricaduta su un albero australiano, della specie Leptospermum macrocarpum, che ha foglie spesse e un colore simile alla pietra.

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    Per il tetto, dove le piante si arrampicano attorno ad una trama di ferro, Cox ha scelto piante particolarmente flessibili: con il tempo i rami degli ontani diventeranno l'impalcatura stessa del tetto di questa speciale chiesa verde, mentre la scelta delle latifoglie permetterà il passaggio della luce attraverso il tetto anche in inverno.

    L'altare della chiesa è stato realizzato con marmo proveniente dall'Italia, dove vivevano i suoi antenati e faceva già parte della chiesa di famiglia di Barry nella località di Shannon, in Nuova Zelanda.

    La chiesa albero, o la chiesa foresta – questi i nomi con cui l’hanno denominata – può ospitare fino a un centinaio di persone e può ospitare anche eventi e cerimonie sacre. Anche la zona intorno alla chiesa è totalmente verde, grazie al prato che delimita la zona e alla vegetazione circostante.

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    LE CATTEDRALI VEGETALI IN ITALIA

    Non dimentichiamo che anche l'Italia ha la propria cattedrale verde. La prima Cattedrale Vegetale delle Alpi Orobie è stata inaugurata nel 2010. Voluta nel Parco delle Orobie Bergamasche, insieme ai Comuni di Oltre il Colle, Roncobello e Ardesio e con la partecipazione del Centro di Etica Ambientale di Bergamo, la struttura sorge, circondata da alberi, al centro di una silenziosa radura e si estende per 650 metri quadrati di superficie.

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    Questo santuario verde non è adibito a luogo di culto ma è destinato ad ospitare eventi culturali, concerti, manifestazioni folkloristiche, oltre che a diventare base di partenza ed arrivo per i percorsi e i sentieri del Parco.

    Fonte foto: chiesa italiana travelblog.it; fonte nuova zelanda: centrometeoitaliano.it


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    Nel Regno Unito è stato indetto un concorso "Spazio per nuove visioni”, giunto alla sesta edizione, organizzato dal magazine di architettura europea A10. I concorrenti dovevano creare un progetto visionario, presentando elaborati architettonici, di qualsiasi edificio. Vincitore del contest è il progetto sperimentale di un rifugio per senzatetto.

    CASE PER SENZATETTO dal riciclo di rifiuti

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    I progettisti avevano il mandato di puntare l’attenzione su temi quali la luce naturale, il comfort, la funzionalità, la facilità dell’utilizzo e il rispetto dell’ambiente.

    Il concorso ha ricevuto quasi 60 progetti provenienti da diverse parti del mondo, come la Bielorussia, Spagna, Repubblica Ceca, Polonia, Italia e Thailandia, Stati Uniti, Messico e Gran Bretagna.

    La giuria ha proclamato da pochi giorni il suo vincitore, dopo aver vagliato proposte di altissimo livello: l’originalità della destinazione ha inciso sull’esito del concorso. Il tema della gara prevedeva la creazione di uno spazio che spingesse la mente a una nuova visione di spazio. I vincitori, rappresentati da James Furzer  di  Spatial Design Architects, hanno proposto “ Le case per i senzatetto”. 

    Il problema degli homeless in UK è molto sentito: le persone senza fissa dimora sono oltre 750 nella sola Londra. Questa interessante “casa baccello” temporanea, arroccata su edifici esistenti, potrebbe essere un soluzione interessante per dare un ricovero a chi, di giorno e di notte, si trova emarginato in strada, soprattutto durante i climi rigidi.

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    Dal punto di vista strutturale, la pelle che ricopre la capsula può essere modificata a seconda delle esigenze dell’edificio a cui addossare i rifugi e alle disponibilità di recupero del materiale. La manutenzione, essendo ricoveri temporanei, sarà affidata a enti di beneficenza che dovranno gestire chi potrà usufruire dei baccelli.

    Con la crisi economica, le persone che vivono senza fissa dimora sono in aumento. Emarginato dalla società ed isolato, in media un senzatetto muore a soli 47 anni, e le persone che vivono in strada hanno molte più probabilità di ricorrere al suicidio rispetto alla media. Subire insulti, molestie e aggressioni da parte del pubblico è un duro prezzo da pagare per chi vive questa situazione ai margini della società. L’integrazione architettonica di queste mini dimore può essere un primo passo per rendere più facile la vita di queste persone disagiate. Con “Case per i senzatetto” , James Furzer spera di cambiare il mondo. Un rifugio alla volta.


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